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Quanto lontano i russi scacciano i turchi prima che ci riprovano

John Helmer, 2 marzo 2020

Tutto, incluso fuoco d’artiglieria, movimenti di fanteria, lancio di droni, razzi e rifugiati, persino la perdita di territorio e uomini, è pianificato da tre turchi: il presidente Tayyip Recep Erdogan; Ministro della difesa ed ex-capo di Stato Maggiore turco Hulusi Akar; e Hakan Fidan, capo della National Intelligence Organization (in turco, MIT). Chiamateli il Sultano e i suoi Urtanti Visir (SUV). Il SUV non è mai così greve come vorrebbe apparire. Questo SUV turco ha inoltre pianificato il colpo di Stato del luglio 2016 a Istanbul e Ankara. Nulla di ciò che fanno, incluso il sacrificio di molti dei loro, si tradurrà in un colpo di stato militare per rimuoverli, non importa quanto costosi siano i loro errori. Quei turchi che possono calcolarne gli errori sono in prigione o morti. Il SUV ha deciso di lottare per la Siria al di fuori dell’accordo di Sochi. Col tiro d’artiglieria dalla parte turca del confine siriano, decidendo di combattere una nuova battaglia per Saraqib, ad est di Idlib, riuscendoci. Nella battaglia persero 60 clienti; l’esercito siriano più di mille. I siriani hanno liberato il sud di Idlib; e perso Saraqib. Devono riprenderla e tenerla; lo faranno; l’hanno fatto. Le forze russe ora stabilivano un cordone attorno la città ripristinando la copertura aerea dell’Esercito arabo siriano e, altrettanto importante, esteso le contromisure elettroniche (ECM) alla frontiera ed oltre. I droni da cui dipendeva il SUV per colpire con le armi a lungo raggio e per attaccare le unità dell’Esercito arabo siriano furono neutralizzati. I rifornimenti russi che arrivano via mare e via aerea sono più della partita della piccola forza che il SUV ha finora impegnato. La sconfitta rende il SUV più coraggioso che mai nel nascondere la propria debolezza. Akar si è ritirato dal suo quartier generale a sud di Ankara, mentre il SUV si preparava ad incontrare Putin e Stavka a Mosca. Un analista militare russo riferiva la valutazione dello Stato Maggiore che l’attende: “Il generale Akar dovrebbe controllarsi, perché una cosa è gonfiare le perdite del nemico e spacciare vecchi video come nuovi. È piuttosto un altro scrivere romanzi nel contesto della guerra dell’informazione”. Il SUV risponde alla forza delle armi più che alla forza del denaro. Crede che il Presidente Vladimir Putin e i suoi consiglieri del Cremlino siano l’opposto. Il SUV continuerà a utilizzare gli aerei AWACS della NATO per tentare la stessa imboscata tesa all’Aeronautica russa nel novembre 2015. Il SUV proverà a minacciare con armi statunitensi che il Pentagono non rischierebbe in una lotta persa. I turchi si spingeranno contro la codardia che si aspettano dal governo di Atene e dal presidente Nikos Anastasiades di Nicosia. Questa fu una strategia vincente per il SUV fin quando non esagerò con la forza anziché col bluff. Quando il SUV attraversava la Porta Spasskij, per la prima volta nei quattrocento anni dall’assedio ottomano di Vienna, un solo esercito, quello russo, difende l’Europa.
Il 1° marzo Akar annunciò l’operazione Scudo di primavera, dicendo che si trattava di una rappresaglia per “l’attacco atroce [contro le truppe turche] del 27 febbraio”. Colpì le linee siriane di minor resistenza, incoraggiando i guerrieri da poltrona che in inglese rivendicavano “la situazione probabilmente non migliorerà a causa della mancanza d’azione decisiva da parte di Damasco e suoi alleati”. A Londra, un noto banchiere internazionale era convinto che Putino, “fosse finito in una trappola sopra un inutile pezzo di sabbia siriana, e proprio quando gli affari con la Russia stavano mostrando segni di ripresa”. Sono i soldi che parlano, come pensa il SUV. Anche elementi delle forze islamiche iraniane e libanesi risposero, riferendo tramite Elijah Magnier che affermava che “la Russia ha commesso un errore nel non impedire ai droni turchi di attaccare il territorio controllato dalla Siria ad Idlib. Inoltre, la Russia ha commesso un altro grave errore nel non avvertire gli alleati [dell’esercito siriano] che la leadership politica di Mosca aveva dichiarato il cessate il fuoco unilaterale, esponendo i partner sul campo di battaglia e negandogli copertura aerea. Questa non è la prima volta che la Russia interrompe una battaglia in piano corso in Siria”. Fonti russe affermavano che tali affermazioni erano false. Non esisteva un cessate il fuoco russo, ma i siriani si posero sotto la copertura aerea e elettronica, indicavano le fonti, e non poterono rispondere al fuoco dell’artiglieria dal territorio turco. Evgenij Krutikov riferiva la valutazione dello Stato Maggiore di Mosca: “La perdita di Saraqib il 28 febbraio era dovuta principalmente al fatto che l’esercito del governo siriano non era pronto a resistere al tiro di supporto fornito ai terroristi dalla Turchia. Inoltre… gli elementi più efficienti dell’esercito siriano furono ritirati dalla prima linea venendo trasferiti nella valle di al-Qab nella parte meridionale di Idlib, dove si sta sviluppando in parallelo un’operazione riuscita dell’EAS [Esercito arabo siriano] . I riservisti rimasti in prima linea non iniziarono nemmeno ad “equipaggiare le strutture ingegneristiche”; cioè, semplicemente parlando, a scavare trincee. Le posizioni non erano coperte dalla difesa aerea, a seguito di cui i droni turchi semplicemente terrorizzarono i siriani. Allo stesso tempo, i turchi usarono attivamente la guerra elettronica, complicando le comunicazioni dell’esercito siriano. Anche l’effetto sorpresa fu efficace: nessuno si aspettava qualcosa di simile dai turchi”. Il resoconto russo era che le truppe turche nell’operazione di Akar ad Idlib ammontavano a quattro o cinque battaglioni di non più di cinquemila uomini, più 80 carri armati. Forze speciali e istruttori erano inseriti nelle unità jihadiste per migliorarne intelligence, coordinarne i movimenti e moltiplicarne la potenza di fuoco.
Colpisci, taglia e scappa dal campo questo, secondo un altro rapporto di Vzglyad, era la tattica del SUV. “Nei loro ranghi ci sono uno o due carri armati Leopard turchi che, dopo aver sparato un p ‘, andavano verso i ‘posti di osservazione’ dell’esercito turco. I corazzati turchi per il trasporto di personale operavano come tassisti dei terroristi… sempre più vicini alla prima linea. Pertanto, sotto la copertura dell’artiglieria turca, i terroristi del Tahrir al-Sham (ex al-Qaida) si avvicinavano alle posizioni siriane il più rapidamente possibile entrando in combattimenti ravvicinati. Ciò era chiaro, ma i turchi non trasmisero le coordinate delle posizioni delle loro truppe ai russi. È impossibile separare i soldati dell’esercito turco dagli ascari turchi durante la battaglia, i combattenti dell’NFO (Fronte di liberazione nazionale) avevano uniformi militari turche, a meno che non abbiano la barba. Quindi le perdite tra i militari turchi erano inevitabili”. Con o senza barba, la combinazione è troppo debole per resistere al contrattacco russo-siriano, tuttavia. Leggi di più sul rapporto sul campo di battaglia di Krutikov.
Il SUV ha ora rafforzato la valutazione russa secondo cui, come riportava Krutikov, “la situazione a Idlib non ha altra soluzione se non militare. Si può negoziare coi turchi quanto si vuole, su qualsiasi cosa, dalle pattuglie comuni al “disarmo”. Ma sul campo è possibile solo distruggere tutti i gruppi terroristici che non sono pronti ad integrarsi nella nuova società siriana. Sì, le brutali battaglie per Saraqib furono provocate proprio dalle ambizioni politiche e storiche della Turchia, che continua a considerare la Siria settentrionale suo territorio “ereditario”. Ma in generale, il problema d’Idlib non è tanto dei turchi, hanno le loro ambizioni, ma la presenza di bande jihadiste nei loro covi”. “Dato il tempo che resta al 5 marzo. data designata per i colloqui a Mosca tra Vladimir Putin e Recep Erdogan, ci si può aspettare un nuovo tentativo dei terroristi, supportati dall’artiglieria e dai droni turchi, di rioccupare Saraqib per la terza volta. Dato che le tattiche di terroristi e turchi non sono cambiate, ci si sarà di nuovo in un tritacarne”. Putin rispose, secondo i comunicati del Cremlino, parlando telefonicamente al Presidente Hassan Rouhani; al presidente francese Emmanual Macron; e presentandosi alle cerimonie per onorare i paracadutisti russi. Cosa sta spiegando Putin agli europei della NATO?
Greci e ciprioti sono ora soggiogati come mai dalla guerra civile del 1946-49 o dal governo di giunta del 1967-74. Non hanno la volontà, e nemmeno il permesso dell’ambasciatore nordamericano Geoffrey Pyatt ad Atene, di reagire alla spinta turca dei rifugiati sul confine del fiume Evros, e ancora più sulle isole del Mar Egeo dalle coste turche. Invece, il governo di Kyriakos Mitsotakis ad Atene ordinò alle sue forze di sparare agli isolani greci di Lesbo e Chios che protestavano contro i piani di espansione del campo profughi e contro l’assenza dell’esercito greco nel resistere all’arma turca dei rifugiati. Finora, non vi era alcun segno di opzioni militari greche contro le operazioni turche sui rifugiati. Che ci siano tali opzioni è il segreto militare meglio custodito in Grecia dal marzo 1987, quando i greci usarono la forza armata di sorpresa per sconfiggere contemporaneamente forze turche e statunitensi; quella fu l’operazione del primo ministro Andreas Papandreou, in coordinamento col Presidente della Bulgaria Todor Zhivkov. All’epoca Europa significava Grecia e Bulgaria. Ora significa Francia, Germania e Regno Unito nell’ordine di debolezza crescente. Il veto greco al Consiglio NATO dopo che la Turchia aveva avviato una consultazione ai sensi dell’articolo 4, era qualcosa di meno che coraggioso, era rivolto tanto a Francia, Germania e Regno Unito che ai turchi. Anche allora, i greci accettarono tale linguaggio nel comunicato finale della NATO: “L’incontro di oggi è un segno di solidarietà con la Turchia.. [Gli alleati della NATO] offrono le loro più sentite condoglianze per la morte dei soldati turchi nell’attacco di ieri sera presso Idlib. Gli alleati condannano i continui attacchi aerei indiscriminati da parte del regime siriano e della sua alleata Russia nella provincia di Idlib. Li invitiamo a fermare l’offensiva, a rispettare il diritto internazionale e a sostenere gli sforzi delle Nazioni Unite per una soluzione pacifica”. Leggasi di nuovo: l’Europa, tra cui Grecia e Cipro, attaccava la Russia deliberando erroneamente sull’origine dell’offensiva e per mano di chi. Il giorno successivo, il 29 febbraio, quando Putin parlò a Macron, era troppo educato per dirgli che se questo è ciò che pensavano veramente i francesi, erano invitati a difendersi sulla linea greca da Evros a Chios, e a sud con la portaerei francese e il suo squadrone fumante tra Limassol e le coste siriane. Questa è un’operazione che Macron chiamava Foch, dal generale francese che credeva di poter sconfiggere un nemico serio quando non poteva, e non ci riuscì.
All’ultima riunione di Putin col Consiglio di sicurezza del 28 febbraio, prevalse la valutazione dello Stavka. Il comunicato era più esplicito nel condannare i turchi con cui Putin ha mai concordato: “I partecipi alla riunione notavano che la Russia ha fatto tutto in suo potere durante l’offensiva siriana contro i terroristi per garantire la sicurezza dei militari turchi di stanza nei posti d’osservazione. Nessun militare turco di stanza rimase ferito o esposto al pericolo. I tragici casi in cui i soldati turchi persero la vita si ebbero nelle operazioni offensive dei terroristi. Fu osservato che i militari turchi non avrebbero dovuto trovarsi fuori dei loro posti di osservazione ad Idlib”. Nemmeno il 25 novembre 2015, quando i turchi tesero l’imboscata abbattendo il Su-24 dell’Aeronautica russa, Putin fu esplicito nella condanna. “Abbiamo una visione molto seria di quello che è successo”, disse. Giorni dopo, quando il Consiglio di Sicurezza si riunì e Putin fu pienamente informato, tutto ciò che decise di annunciare fu: “La discussione si concentrava sulle crescenti tensioni sulla Siria e l’azione aggressiva e imprevedibile della Turchia”. Imprevedibile? Non è questa la visione russa del comportamento turco. Fonti russe si aspettano che all’incontro col SUV, Putin non possa offrire negoziati sul ritorno alle linee di disimpegno dell’accordo di Sochi. Questo perché anche se Erdogan acconsentisse, non vi è alcuna fiducia dei russi nelle azioni turche. Invece, i russi sonderanno ora la soglia del dolore del SUV. ColonelCassad (Boris Rozhin) commentava: “Le perdite della Turchia non cresceranno solo in Siria. È interessante chiedere: quante bare dalla Siria per la Turchia stimoleranno serie domande su Erdogan nella stessa Turchia. Sembra che la società turca abbia sicuramente una certa soglia del dolore. Erdogan si è essenzialmente infilato in un vicolo, dove deve aumentare gli incidenti o cercare opportunità per uscirsene da scenari estremamente pericolosi”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio