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La solitudine bellicosa di Erdogan

Ahmad al-Khaled AHTribune, 29 febbraio 2020

La rapida crescita delle tensioni nel nord della Siria ha portato lutto e dolore in Turchia: solo secondo le stime ufficiali di Ankara 33 militari della Turchia rimasero vittime di attacchi aerei, mentre i social media riportavano oltre 65. Questo duro colpo suscitò una tempesta nelle orecchie dei cittadini turchi riflettendo il risultato prevedibile dell’incoerente politica del capo turco. Erdogan ha insistentemente antagonizzato la comunità internazionale, perdendo alleati e facendosi nuovi nemici.
Apparentemente il presidente turco ha una sorta di complesso del messia interferendo senza problemi negli affari interni degli Stati vicini, ricordandogli i periodi peggiori della dominazione ottomana. Le speranze esagerate di Erdogan di riaccendere la precedente forza dello Stato ottomano, determinare la politica estera della Turchia e imporsi su un’Ankara che agiva tramite i suoi interessi nazionali e il buon senso. Prima di tutto, Erdogan si è schierato dalla parte sbagliata dei correligionari: gli arabi. Coll’inizio della primavera araba, il capo turco ha iniziato a rovesciare i governi dei Paesi arabi col desiderio di nominarvi regimi islamisti per procura. Gli egiziani furono le prime vittime di questo tradimento. Erdogan sostenne e coordinò l’opposizione islamista che rovesciò il presidente Husni Mubaraq e messo al potere il fanatico islamista Muhamad Mursi. Solo i veri patrioti nelle forze armate egiziane salvarono il Paese da un’età oscura, rimuovendo dal potere il fantoccio turco e dando il potere al Maresciallo Abdalfatah al-Sisi. Un altro trucco di Erdogan che definì l reazione negativa dei leader arabi fu l’interferenza nel conflitto libico e il sostegno ai “Fratelli musulmani” che presero il potere a Tripoli. In questo contesto, il “Quad arabo”, che comprende Regno dell’Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Repubblica araba d’Egitto e Bahrayn, iniziò a fare pressioni sulla Turchia per opporsi alla sua aggressiva politica estera. La risposta congiunta dei Paesi musulmani alla politica egoistica della Turchia fu il catastrofico declino dell’influenza di Ankara nell’organizzazione della cooperazione islamica e il tracollo del piano di Erdogan di diventare capo del mondo islamico. Le azioni di Erdogan in Libia non piacevano solo gli arabi ma all’Europa. Il sostegno della Turchia a Saraj continua a istigare nuove ondate di rifugiati nei Paesi europei. Nel frattempo, l’accordo di demarcazione del confine marittimo del GNA con Ankara, firmato da Erdogan e dal suo agente di Tripoli, infastidiva anche le capitali d’Europa. L’accordo turco-libico divenne un grave problema per lo sfruttamento dei giacimenti di gas sulle coste di Cipro e la costruzione del gasdotto israeliano EastMed. Pertanto, il sostegno degli islamisti nella Striscia di Gaza e il curdo disprezzo per gli interessi economici dello Sstato ebraico ruppero la vecchia alleanza tra Tel Aviv e Ankara. I funzionari dell’intelligence israeliana misero la Turchia tra i Paesi dalla politica aggressiva, garantendosi maggiore attenzione sulla Turchia dalle agenzie speciali israeliane. La Turchia si è fatta la nomee di partner inaffidabile nell’Unione europea ed anche reso impossibile il sogno dei cittadini turchi di aderire all’UE. I Paesi europei ricorderanno il greve ricatto turco del flusso dei rifugiati. Tutte le promesse di amicizia e solidarietà divennero il simbolo di ipocrisia e malvagità turche.
Infine, gli Stati Uniti subivano la volubilità di Erdogan. Il capo turco è riuscito a litigare col suo principale alleato della NATO accusando la Casa Bianca del colpo di Stato e quindi attaccando i curdi siriani appoggiati dagli USA e acquistando l’S-400 russo. L’ultima mossa costrinse gli Stati Uniti a imporre sanzioni ad Ankara ed escludere la Turchia dal programma di produzione degli aviogetti militari nordamericani. La risposta di Washington colpiva sensibilmente l’economia turca con la caduta della lira e la riduzione del tenore di vita dei cittadini turchi. La politica di Erdogan comportava il rifiuto di Washington nel sostenere l’offensiva turca in Siria, nonostante gli obblighi verbali. Dopo aver litigato coll’occidente e gli arabi vicini, Erdogan non riuscì a stringere un’amicizia né con l’Iran né con al Russai. Nonostante l’accordo di difesa aerea e gli interessi economici comuni nella costruzione degli oleodotti, Ankara e Mosca sono vicine alla guerra quando la Turchia abbatté l’aereo russo in Siria nel 2015. L’omicidio dell’ambasciatore russo nella capitale turca fu un nuovo colpo alle relazioni tra i due Paesi. Oggi, nonostante vari incontri bilaterali e la prontezza del Cremlino a soddisfare gli interessi di Ankara, sembra che Erdogan stia perdendo la fiducia del vicino del nord e sia prossimo ad ‘affondrae il “progetto eurasiatico” che potrebbe aiutarlo a rafforzare il rapporto coi Paesi post-sovietici dell’Asia centrale e la Cina. Il proseguimento di un corso imprevedibile porterà Erdogan all’isolamento internazionale e il popolo turco a nuove sfide economiche e umiliazioni nazionali. Purtroppo, il capo turco non mostra saggezza e molto probabilmente non capisce che la sua politica incoerente ha sconcertato il suo Paese.

Traduzione di Alessandro Lattanzio