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In Siria cercano di distrarre dall’avanzata dell’Esercito arabo siriano su Idlib

Tony Cartalucci, LDR, 2 marzo 2020

Turchia e Israele continuano l’aggressione alla Siria in maniera sempre più palese e diretta, e al costo di quel poco rimasto della credibilità regionale o internazionale di essi. Ora vi sono notizie di violenze nel sud della Siria a Dara, al confine siriano-giordano, per riprendere l’iniziale guerra per procura progettata dagli USA ed iniziata contro Damasco nel 2011, confermando gli Stati Uniti comune denominatore che collega aggressione turca, israeliana e giordana, ancora attivi nel tentare di perpetuare il conflitto in Siria e mutarne le fortune in esso.

Divisione delle forze siriane
Le violenze nel sud della Siria saranno probabilmente acuite da scontri altrove nel tentativo di dividere e distrarre le forze siriane dalle operazioni di successo nel nord Idlib. Ciò aiuta a svelare che lo scontro Turchia e Siria non era in definitiva progettato ad Ankara o per conto degli interessi turchi, ma invece da Washington e per conto degli interessi statunitensi. Questo spiegherebbe perché la politica estera altrimenti senza uscita della Turchia non sia stata modificata riflettendo gli interessi della Turchia immediatamente e nel futuro a medio o lungo termine, sembrando invece un ultimo disperato tentativo di far vincere a Washington la perdente guerra per procura contro Damasco.

Una rinnovata Blitzkrieg della propaganda
La violenza nel sud della Siria è indipendente dalle operazioni della Turchia nel nord, ma era chiaramente coordinata per sostenere l’aggressione della Turchia. Allo stesso modo, il rinnovato blitz propagandistico fu organizzato dai media occidentali per contribuire ad aggravare l’impatto politico della continua aggressione a Damasco. Ci sono ancora autori sui media occidentali che rappresentano le organizzazioni finanziate dai governi occidentali chiedere il cambio di regime in Siria e l’ostruzione della ricostruzione fin quando ciò non accada. C’erano anche tentativi di usare la protrazione occidentale su tale conflitto e conseguente impatto umanitario per demonizzare e fare pressioni sul governo siriano. La Turchia, oltre alla sua continua aggressione al territorio siriano, nuovamente usava i rifugiati lanciandoli in Europa per far esplodere la paura del pubblico occidentale. Questo non per avere il sostegno occidentale alle operazioni militari turche in Siria, poiché venivano effettuate per conto proprio delle macchinazioni occidentali. Invece, un’altra crisi dei rifugiati fabbricata e sfruttata aveva per scopo raccogliere il sostegno dal pubblico occidentale in modo che i governi occidentali possano impegnarsi in modo aggressivo assieme ai loro ascari terroristici turchi, israeliani e altri.

Futilità
In definitiva, questo è il replay di tutti i vecchi trucchi usati dal 2011. La differenza ora è negli Stati Uniti e i suoi ascari occupano meno territorio in Siria, meno carte politiche sul palcoscenico globale, e affrontano Russia e Iran trincerati ed abili nel contrastare violenza scatenata e stratagemmi politici gli Stati Uniti dentro e fuori la Siria. Questa rinnovata aggressività contro la Siria è probabilmente uno sforzo disperato per strappare concessioni prima della conclusione finale e inevitabile del conflitto, con una guerra quasi totale in grado di rovesciare il governo siriano e rimuovere Russia e Iran dalle posizioni dalla crescente influenza nel territorio siriano. La compiacenza è il peggiore nemico. Fin quando ogni centimetro quadrato di territorio siriano non sarà liberato e i confini completamente assicurati, la guerra continuerà e la minaccia che rappresenta per lo Stato siriano e il suo popolo dureranno, per quanto improbabile sia la completa rovina della nazione.

Traduzione di Alessandro Lattanzio