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La battaglia del Khalkhin-Gol

Varjag2007, 28 luglio 2019

80 anni fa, nell’estate 1939, il conflitto tra Unione Sovietica e Giappone nelle steppe mongole portò quasi alla guerra tra i due Stati, le cui conseguenze sarebbero state imprevedibili. Le battaglie sul fiume Khalkhin-Gol possono essere considerate il vero inizio della Seconda guerra mondiale e ragione della conclusione dell’accordo tra Stalin e Hitler? Chi fu il colpevole di questo feroce e sanguinoso conflitto? In che modo i combattimenti sul Khalkhin-Gol nel 1939, che nella storiografia giapponese e occidentale sono spesso chiamati “incidente di Nomon Khan”, sono collegati all’attacco giapponese agli Stati Uniti nel dicembre 1941? Lo storico giapponese Kota Kasahara condivide le sua opinione su quegli eventi.

Ordine n. 1488
Andrej Mozhuzhin: Ha definito i combattimenti sul fiume Khalkhin-Gol tentativo di vendetta giapponese per l’esito infruttuoso delle battaglie sul lago Khasan nel 1938, che “quasi da conflitto locale divenne guerra tra Unione Sovietica e Giappone”. Cosa fu davvero, un incidente di frontiera o una breve guerra a tutti gli effetti?
Kota Kasahara: Penso che i combattimenti sul Khalkhin-Gol furono un grave conflitto di frontiera. Ma so che in Russia e Giappone, alcuni ricercatori considerano quegli eventi una “guerra non dichiarata” e in Mongolia, per quanto ne so, questo conflitto è chiamato proprio guerra. Un altro problema, era cosa credevano le parti in conflitto nel 1939. Mi sembra che non abbiano considerato i combattimenti sul fiume Khalkhin-Gol una vera guerra. Il conflitto sul fiume Khalkhin-Gol nel 1939 viene spesso paragonato alle battaglie presso il lago Khasan nel 1938, ma a mio avviso si tratta di eventi completamente diversi. Le battaglie del Khasan scoppiarono al confine tra URSS e Manchukuo, e i combattimento sul fiume Khalkhin-Gol furono al confine tra Mongolia e Manchukuo. Il governo giapponese affidò la difesa del Manchukuo all’Armata del Kwantung, tuttavia, durante le battaglie vicino al lago Khasan contro l’Unione Sovietica, combatté l’unità Chosengung, l’armata giapponese di stanza nella penisola coreana.

– Perché?
– Il fatto è che l’area vicino al lago Khasan era abitata da coreani, e il territorio del conflitto stesso era vicino al confine del governatorato generale giapponese di Chosen (Corea), la cui difesa era di competenza della Chosengun. Pertanto, la protezione di quest’area e del confine vicino fu affidata anche ad essa. Pertanto, Tokyo decise che il Chosengung attaccasse le forze dell’URSS nella regione del lago Khasan. Questo fu motivo di malcontento del comando dell’Armata del Kwantung, specialmente quando il Chosengun non fu all’altezza delle speranze e la collina Zaozernaja rimase all’URSS. Quindi i combattimenti sul fiume Khalkhin-Gol furono la vendetta non del Giappone come Stato, ma del comando dell’Armata del Kwantung. In effetti, il Giappone non intendeva combattere l’URSS e Tokyo chiese sempre che l’Armata del Kwantung non aggravasse le relazioni col vicino settentrionale.

– Quindi, i militari giapponesi dell’Armata del Kwantung avviarono il conflitto armato?
– Sì, i militari dell’Armata del Kwantung ne furono i responsabili. Il maggior-generale Masanobu Tsuji sviluppò col suo Stato Maggiore e il comandante dell’ Armata del Kwantung, Kenkichi Ueda, l’ordine n. 1488 del 25 aprile 1939, approvando i “Principi base per la risoluzione dei conflitti di confine tra Manchukuo e Unione Sovietica”. Tale documento ebbe un impatto enorme sul conflitto presso il fiume Khalkhin-Gol. Si può persino affermare che parte degli eventi seguenti fu dovuta alle disposizioni contenute nei “Principi base…”

Nessun Mikado al di sopra
– Di cosa si trattava?
– In breve, ecco i punti principali dei “Principi base…”. Innanzitutto, l’esercito giapponese non dovrebbe essere il primo ad attraversare il confine. Tuttavia, se i militari sovietici o mongoli lo facevano, avrebbe potuto attaccare i trasgressori per risolvere il problema il più rapidamente possibile. In secondo luogo, quando attaccavano i violatori, l’esercito giapponese poteva attraversare il confine, ma solo per un breve periodo. In terzo luogo, se il confine non era chiaro, il capo militare corrispondente avrebbe potuto decidere dove si trovasse e proteggerlo in conformità con la decisione. Nel caso dei combattimenti vicino al fiume Khalkhin-Gol, tale diritto fu concesso al comandante dell’Armata del Kwantung, Kenkichi Ueda.

– Non coordinò le sue azioni col governo centrale di Tokyo?
– Naturalmente, questo stato di cose solleva molte domande nei moderni ricercatori giapponesi. In primo luogo, i militari non avevano diritto di decidere dove passasse il confine: questa era una prerogativa dei diplomatici. In secondo luogo, per attraversare il confine e attaccare il nemico, era necessario l’ordine corrispondente dell’imperatore del Giappone, ma non c’era. Si sa che il comando dell’Armata del Kwantung ne scavalcò l’autorità non informando il quartier generale imperiale delle sue azioni. In terzo luogo, i “Principi base…” sviluppati da Tsuji non furono ufficialmente approvati dallo Stato Maggiore dell’esercito imperiale del Giappone. Cioè, rimasero solo un documento interno dell’Armata del Kwantung e non di tutte le forze armate giapponesi.

– Ma come poté sorgere una situazione del genere nell’impero giapponese con la sua rigida gerarchia verticista?
– Deve capire che l’Armata del Kwantung era un enorme organismo militare e lontano da Tokyo, e perciò praticamente fuori dal controllo del centro. Il suo comando agiva spesso in modo sconsiderato ed arbitrario, come accadde nel conflitto sul fiume Khalkhin-Gol. Mandò i “Principi base…” per l’approvazione non allo Stato Maggiore, che controllava le truppe, ma al Ministero dell’Esercito del Giappone imperiale, impegnato a nominare ufficiali e gestire il bilancio. È noto che il Ministro dell’Esercito concordava coi “Principi base…” in privato. Ma dopo il conflitto si seppe che lo Stato Maggiore giapponese includeva sia chi ne aveva sentito parlare ma non li approvava, sia chi non aveva proprio idea dell’esistenza di tale documento.

– Ora, non solo in Giappone, ma anche alcuni ricercatori in Russia cercano di assegnare le responsabilità per lo scoppio delle ostilità non solo ai giapponesi, ma anche alla parte sovietica. Di recente, Radio Liberty pubblicava un lungo testo, i cui autori accusano direttamente l’URSS di provocare tale conflitto militare, e i primi scontri nella regione del fiume Khalkhin-Gol nel maggio 1939 sono inequivocabilmente paragonati all’incidente di Glyvitsky, che iniziò la Seconda guerra mondiale. Cosa ne pensa di tale interpretazione di quegli eventi?
– Non so negli altri Paesi, ma nel Giappone di oggi non è accettato considerare i combattimenti sul fiume Khalkhin-Gol come risultato della provocazione sovietica. Per quanto riguarda questo particolare articolo, è ovviamente abbastanza curioso, ma per me una versione simile appare cospirazionista. Anche nel nostro Paese ci sono amanti di varie teorie della cospirazione. Alcuni, ad esempio, scrivono che la sconfitta giapponese sul Khalkhin Gol fu il risultato di una relazione amorosa tra il comandante della 23.ma Divisione di fanteria dell’Armata del Kwantung e la spia sovietica che presumibilmente lo ricattò.

Da Khalkhin-Gol a Pearl Harbor
– Le discrepanze cartografiche tra Unione Sovietica, Giappone e loro alleati poterono davvero essere la causa del conflitto militare sul Khalkhin-Gol?
– Sì, potevano. Negli archivi giapponesi c’è una mappa del Khalkhin-Gol del 1937, e il confine su di essa passa quasi come indicava l’URSS. Tuttavia, nel 1938, una missione militare giapponese ad Harbin mandò un maggiore nell’area contesa per chiarire il confine. Al suo ritorno, nell’ottobre 1938, riferì ai superiori i risultati della missione. A suo avviso, il vero confine passava lungo il fiume Khalkhin-Gol, e non ad est di esso, come sostenuto da Mongolia e URSS.

– Cosa gli dava motivo di pensarlo?
– Il maggiore trascorse due giorni sul Khalkhin-Gol, e durante questo periodo una pattuglia di cavalieri mongoli andò sul fiume dalla riva opposta, notando i giapponesi dall’altra parte, ma non fece nulla per espellerlo dal territorio conteso. Da ciò, il maggiore giapponese concluse che non aveva violato il confine. La triste, ma indiretta conseguenza di questa ricognizione, intrapresa su iniziativa giapponese, fu il conflitto armato scoppiato nella primavera dell’anno dopo.

– Come valuta il risultato degli scontri sul fiume Khalkhin-Gol? Chi si dimostrò migliore e chi vinse? Cosa ne pensano gli altri colleghi giapponesi?
– Le battaglie sul Khalkhin Gol furono pesanti e sanguinose. L’esercito giapponese cercò ostinatamente di raggiungere gli obiettivi, ma fallì. Fu allora che tra loro per la prima volta apparve l’idea che la prigionia fosse un peccato e che fosse meglio suicidarsi che arrendersi. Tuttavia, nel nostro Paese abbiamo sempre ricordato che nelle battaglie di Khalkhin-Gol nel 1939, la vittoria dell’URSS fu innegabile e che il Giappone perse ancora una volta. Ma dopo il crollo dell’Unione Sovietica, furono aperti molti archivi e alcuni ricercatori giapponesi scoprirono che le perdite umane dell’URSS nelle battaglie a Khalkhin-Gol superarono significativamente quelle giapponesi. Poi per qualche tempo nel nostro Paese iniziarono a parlare del fatto che, in effetti, il Giappone vinse le battaglie sul Khalkhin Gol. Ma la maggior parte degli stimati storici giapponesi respinse tale concetto assai controverso. Dopotutto, la vittoria nelle guerre non è stimata dal numero di perdite (ricordate quante persone l’URSS perse nella Grande Guerra Patriottica), ma raggiungendo gli obiettivi. E se valutate da questa posizione, allora sul Khalkhin-Gol l’Unione Sovietica sicuramente vinse. Questo è un fatto indubitabile.

– Lo storico statunitense Alvin David Cooks, nella sua lunga monografia Nomon Khan: Giappone contro URSS, 1939, scrisse che questo conflitto fu un momento chiave della storia giapponese. A suo avviso, fu la sconfitta del Giappone nelle steppe mongole a riorientarne l’espansione da nord a sud, verso l’Oceano Pacifico, che due anni e mezzo dopo portò all’attacco a Pearl Harbor.
– Gli eventi sul Khalkhin-Gol del 1939, ovviamente, ebbero un impatto sul cambiamento delle priorità nella politica giapponese, da nord a sud. Ma per una migliore comprensione, vorrei parlare dell’allora situazione interna del Giappone. Quando la Germania nazista invase l’URSS nel giugno 1941, Hitler chiese a Tokyo di sostenerlo attaccando l’Estremo Oriente sovietico. Tuttavia, il Giappone si rifiutò.

Preludio alla Seconda guerra mondiale
– Perché?
– In primo luogo, Tokyo fu trattenuta dal patto di neutralità sovietico-giapponese, firmato a Mosca il 13 aprile 1941. In secondo luogo, i combattimenti sul Khalkhin-Gol mostrarono chiaramente al Giappone che l’Armata Rossa era un avversario duro. Nell’estate 1941, la leadership militare-politica del Giappone era divisa in due gruppi. Il partito filo-tedesco, a cui appartenevano ad esempio il ministro degli Esteri Yosuke Matsuoka e il maggiore Shinobu Takayama del dipartimento operativo dello Stato Maggiore, insisteva sull’ingresso in guerra contro l’URSS dalla parte di Hitler. L’immediato superiore di Shinobu Takayama, colonnello Akio Doi, si oppose nettamente a questo, poiché una volta fu addetto militare a Mosca e conosceva bene il potenziale bellico dell’Unione Sovietica. Ma il 1° luglio 1941, Akio Doi si dimise da capo delle operazioni dello Stato Maggiore dell’esercito giapponese e gli successe Takushiro Hattori, che partecipò alle battaglie sul fiume Khalkhin-Gol. Durante una delle riunioni, ne seguì una discussione accesa. “Conosco la potenza dell’URSS”, disse Doi al successore e gli suggerì “E anche tu conosci la potenza dell’URSS”, cosa che Hattori dovette accettare: “In Giappone, le riserve di petrolio sono meno di due anni. Se ci opponiamo all’Unione Sovietica dalla parte della Germania, allora la guerra potrebbe continuare e non sopravviveremo. Quindi, se succede qualcosa, abbiamo l’accordo di neutralità coll’URSS”. Masanobu Tsuji, che al tempo era tenente-colonnello e aveva anche combattuto sul fiume Khalkhin-Gol, appoggiò questa decisione: “Conosco abbastanza la potenza militare sovietica, quindi il Giappone non ha altra scelta che agire verso sud”. Stranamente, fu la posizione dell’esercito giapponese, e non dei diplomatici, ad avere un ruolo chiave nel determinare i futuri piani strategici di Tokyo. Naturalmente, si basava sull’esperienza delle operazioni militari nelle steppe mongole di due anni prima.

– Cooks concorda col suo connazionale, lo storico Stuart Goldman, che ritiene che siano stati gli scontri sul fiume Khalkhin-Gol a segnare l’inizio della Seconda guerra mondiale. Il suo libro, pubblicato nel 2013, “Nomon Khan 1939: la vittoria dell’Armata Rossa che plasmò la Seconda guerra mondiale”. Goldman collega direttamente gli eventi sul fiume Khalkhin-Gol alla conclusione del Patto Molotov-Ribbentrop. Secondo lei, quanto sono vere tali affermazioni?
– Conosco questo libro, c’è la sua traduzione in Giappone. È difficile dire se le battaglie vicino al fiume Khalkhin-Gol possano essere considerate il vero inizio della Seconda guerra mondiale, ma certamente ebbero un legame con essa poiché, naturalmente, c’era un legame tra le battaglie del Khalkhin-Gol e la firma del Patto Molotov-Ribbentrop. Ricorda la cronologia di quegli eventi. Il 15 marzo 1939 le truppe della Germania nazista entrarono a Praga. Ciò ravvicinò brevemente Gran Bretagna, Francia ed URSS, il che, a sua volta, allertò la Germania. Decise di stabilire relazioni con Mosca, e il 20 aprile 1939, attraverso canali diplomatici, lo notificò ufficialmente al Giappone, suo alleato nel Patto Anticomintern. I combattimenti sul fiume Khalkhin-Gol iniziarono l’11 maggio 1939 e il Patto Molotov-Ribbentrop tra Unione Sovietica stalinista e Germania di Hitler fu firmato il 23 agosto 1939. Come sapete, questo documento conteneva un protocollo segreto sulla delimitazione delle sfere d’interesse di entrambe le potenze nell’Europa orientale, in particolare Polonia, Stati baltici e Finlandia. A causa dell’attività tedesca in Europa, l’Unione Sovietica cercò di massimizzare i confini occidentali, ma per questo era necessario concludere rapidamente il conflitto in Estremo Oriente. Pertanto, il 20 agosto 1939, le truppe sovietico-mongole lanciarono inaspettatamente un’offensiva su larga scala sul Khalkhin-Gol. Quando il Patto Molotov-Ribbentrop fu annunciato ufficialmente tre giorni dopo, la comunità internazionale ne fu scioccata e il Giappone persino presentò alla Germania una nota di protesta, rimasta senza risposta.
Il dopo, lo conosciamo bene: il 1° settembre 1939, la Germania attaccò la Polonia, il 15 settembre 1939, l’URSS firmò un accordo per porre fine alle ostilità col Giappone sul fiume Khalkhin-Gol e il 17 settembre le truppe sovietiche entrarono nelle regioni orientali della Polonia e il 30 novembre 1939 invasero la Finlandia. Pertanto, penso che questi eventi fossero davvero interconnessi: divennero i componenti del volano che aprì la Seconda guerra mondiale.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Una risposta a “La battaglia del Khalkhin-Gol”

  1. Certo chi definisce la battaglia di Kalkhin Gol un semplice “scontro di frontiera”, quando fra le due parti furono impiegati più di 130.000 uomini e centinaia di carri ed aerei, o è uno storico fallito oppure è in malafede

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