Crea sito

Quando Fake News e martirio colludono

Dr. Can Erimtan, 21st Century Wire, 29 febbraio 2020

La non-così civile guerra siriana finalmente si avvicina alla fine… ma non se il presidente turco Recep Tayyip Erdo?an potrà fare a modo suo. Al momento, sembra intenzionato a preservare la provincia di Idlid come zona protetta, dalle sue parole e dall’esercito turco di stanza nell’area. Ma le cose potrebbero non essere così facili dopo tutto. Da quando la Turchia presumibilmente cambiò posizione iniziando a cooperare con la Russia, la non così civile guerra della Siria era un punto dolente che rese le relazioni tra i presidenti turco e russo a volte piuttosto tese. E ora, questo punto dolente è esploso come un’enorme cisti piena di pus, coprendo il presidente e i suoi soldati della miscela puzzolente di sangue e miseria.
Il 27 febbraio 2020 notte, i canali televisivi pro-AKP iniziarono a riferire di attacchi aerei “russi” sull’esercito turco (TSK o Turk Silahli Kuvvetleri ), indicando che numerosi soldati turchi erano rimasti feriti e molti morti, chiamandoli ‘martiri’. All’incirca nello stesso momento, il quotidiano pro-AKP Sabah aveva il seguente articolo: “trentatré soldati turchi sono stati uccisi e altri 32 feriti in un attacco aereo del regime di Assad sostenuto dalla Russia nel nord-ovest della Siria, Idlib, secondo il governatore di Hatay Rahmi Dogan. Il governatore Dogan inizialmente confermò il bilancio delle vittime do nove, ma in seguito aumentò a 22, 29 e infine 33. Altri 32 soldati turchi feriti erano in condizioni stabili ricevendo cure negli ospedali, aggiunse. Coll’attacco, il crescente allarme ad Ankara sulla recente escalation raggiungeva il punto di non ritorno”. A quel punto, Tayyip Erdogan convocò “un vertice improvvisato su Idlib nel suo palazzo Be?tepe di Ankara”, come twittai successivamente (alle 21:34, 27 febbraio 2020). Questo summit sembra essere durato due ore e, sorprendentemente, i media pro-AKP riferirino che l’esercito turco aveva “ucciso più di 1700 soldati siriani” negli ultimi 17 giorni. Allo stesso tempo, i medici turchi apparentemente attivi sul terreno nella vicina area turca di Hatay, affermarono sui social media che i resti di un centinaio di soldati turchi morti erano arrivati in vari ospedali della provincia. Inoltre, indicarono che in modo assurdo un assalto completo fu colpito. Il sito indipendente dokuz8HABER twittava video che pretendevano mostrare l’arrivo di numerosi “corpi” e “feriti” all’ospedale di Reyhanli.

Rapporti non verificati: 240 non 34 morti
Più o meno nello stesso momento,, l’utente turco di YouTube “Erdal Erdogan” pubblicava il video composto da riprese che ricordano il citato video dokuz8HABER su twitter, che mostrava una moltitudine di persone radunarsi davanti un edificio che sembrava un ospedale. Il video fu rimosso lo stesso giorno. Ad accompagnare le immagini vi erano vari messaggi apparentemente pertinenti ai singoli soldati turchi inviati nella regione di Idlib. Il video iniziava con una voce dire che la situazione era molto terribile, che negli ultimi quattro o cinque giorni le posizioni turche (probabilmente riferendosi posti di osservazione decisi su raccomandazione della consulenza SADAT A.S. fondato e guidato dallo zelota sunnita Adnan Tanriverdi) furono aggrediti da caccia F-16 (questa affermazione sembra falsa o semplicemente sbagliata, poiché Siria e Russia non non hanno caccia F-16). Continuando il resoconto, la voce anonima aggiungeva che gli aviogetti distrussero gli edifici nei posti di osservazione turchi e che i soldati all’interno non ebbero modo di fuggire venendo sepolti tra le macerie. La voce aggiungeva poi che i soldati turchi della sua unità poterono di ascoltare le comunicazioni delle forze d’attacco tramite i membri dell’esercito libero siriano, (ora ribattezzato esercito nazionale siriano), che probabilmente li tradussero. Questi messaggi indicavano che l’unità a cui apparteneva la voce anonima era la prossima nella lista dei bersagli. Piuttosto imbarazzata, la voce anonima ammise che ora si trovava sul suolo turco, poiché gli fu affidato il compito di accompagnare i resti dei suoi camerati (che lui chiamava “martiri”) al valico di frontiera turco di Cilvegozu. Altre testimonianze aggiunsero che i media mainstream (in Turchia) spacciavano bugie e che l’opinione pubblica non doveva dargli alcun credito. Nel caso successivo, un’altra voce aggiunse che un battaglione della 65a Brigata di artiglieria meccanizzata, proveniente dalla città tracia di Luleburgaz, fu colpita. Il sito indipendente HaberERK d’Istanbul, gestito dal caporedattore Nil Apaydin, pubblicò una storia su tale unità di carri armati la stessa notte (storia pubblicata alle “22:46”), indicando che “numerosi martiri furono subiti in seguito a un attacco aereo “eseguito da forze del regime”. In effetti, solo il sottotitolo parlava della brigata dei carri armati, mentre la maggior parte della storia era costituita da una parte delle informazioni raccolte dai media tradizionali del governo turco. Il resto del video pubblicato da “Erdal Erdogan” conteneva diverse voci che indicavano “40 martiri” trasportati in Turchia, o “58 bare” portate nella città di confine di Reyhanli o “20-30 martiri” portati nella provincia turca di Hatay. Un messaggio anonimo di WhatsApp (di nuovo, non ancora verificato) apparentemente di un soldato turco di stanza a Idlib e diffuso dal già citato collettivo di medici turchi conteneva parole e immagini ancora più nette: questa testimonianza indicava che la brigata di carri armati proveniente dal la provincia di Tunceli era giunta in soccorso della 65a Brigata di artiglieria meccanizzata, per poi essere completamente spazzata via da un altro attacco aereo. Il messaggio specifica che le truppe turche subirono molti morti e feriti, con molti soldati sfortunati bloccati sotto le macerie di strutture distrutte nel complesso del posto di osservazione attaccato. Il messaggio anonimo di WhatsApp dichiara che l’esercito turco aveva subito circa 240 morti nell’attacco nemico, un attacco avvenuto di giorno, a partire dalla mattina. È importante notare anche che tutto ciò coincise con le notizie di un blackout coordinato sui social media in Turchia a seguito dell’attacco alle forze turche. Ciò indicherebbe la possibilità che Ankara tentasse di controllare la narrazione e si preoccupasse delle informazioni che circolavano su queste piattaforme. Semmai, tali rapporti non verificati indicavano chiaramente che i megafoni della propaganda del presidente turco diffondessero abilmente false notizie (per usare il termine reso popolare se non coniato da Donald Trump). E sembrerebbe che la maggior parte della popolazione turca creda prontamente alle bugie diffuse dal governo e dai suoi volenterosi esperti di propaganda, esperti nel diffondere falsità come “verità” per chi voglia crederci.

La risposta ufficiale: ammonticchiare martiri
Sul loro sito ufficiale, le forze armate turche (TSK), supportavano una pagina dal titolo inquietante SEHITLERIMIZ (“I NOSTRI MARTIRI”). La pagina contiene i nomi di due persone morte il 26 febbraio e di altre 34 persone “martirizzate” il 27 febbraio, quindi l’esercito aderiva alla storia ufficiale, diligentemente diffusa dai media mainstream dell’AKP, mentre la figura dello stesso Erdogan era assente in modo evidente dopo il Giovdì di sangue d’Idlib, riemergendo solo due giorni dopo per rivolgersi a un gruppo di deputati dell’AKP in una riunione a Istanbul, dicendo ai suoi credenti quanto segue: “Ho chiesto a Putin che la Russia lasci le forze turche da sole combattere il regime [governo siriano], non possiamo capire le intenzioni della Russia lì”, comunicando che era stato di nuovo al telefono con la controparte russa. Erdogan ha poi preso la posa di un George W. Bush, “[se] se non liberiamo i nostri confini dai terroristi ora, potremmo dover combattere guerre più grandi in Turchia in seguito”. E in un certo modo per distogliere l’attenzione dalle perdite turche, iniziò a vantarsi che “siti esteri, tra cui campi di aviazione, depositi di munizioni, sistemi di difesa aerea, hangar e impianti di produzione di armi chimiche sono stati messi a dura prova e distrutti”, specificando che il TSK aveva distrutto sette siti chimici e quasi 300 veicoli militari, tra cui 94 carri armati, e ucciso più di 2100 truppe dell’EAS. E questo era probabilmente il messaggio, poiché l’affermazione 2100 è molto più di 240 e molto più di 36. Il giornalista indipendente Aysenur Arslan, apparso sul canale televisivo dell’opposizione Halk TV, osservò che le parole del presidente turco erano davvero sconcertanti e indicative della sete di sangue di costui. Poiché nel corso del discorso, Erdogan disse in particolare che “[dobbiamo] tenerlo a mente, la montagna di martiri non è mai vuota, [e] non rimarrà vuota. Se schiacciate questi territori, queste terre scateneranno martiri”, indicando di esser pronto a sacrificare altri coscritti sull’altare della sua politica di sunnificazione d’Idlib. Arslan aveva ragione dato che queste parole sembrano distaccate dalla realtà quotidiana della maggior parte dei turchi che cercano di sbarcare il lunario in un Paese che attraversa una grave crisi economica. Ancora più sorprendente era che Tayyip Erdogan usasse l’espressione “suheda” quando parlava di martiri. Oggi pochissimi turchi sanno probabilmente di questa espressione, in quanto è la forma plurale araba del singolare sostantivo sehid (in turco). Sembra che Erdogab fosse pronto a sacrificare altre vite nel perseguimento del suo obiettivo finale, che descriverei come stabilire lo Stato islamico, prima ad Idlib (e probabilmente in tutta la Siria) e pi nella Nuova Turchia. Ay?enur Arslan era ugualmente sconcertato dalla risposta di Erdogan alla domanda sul perché l’esercito turco fosse presente in Siria. Probabilmente nel tentativo di mettere Putin davanti al fatto compiuto, che aveva inviato forze in Siria su invito ufficiale, il presidente turco scherzava sul fatto che l’esercito turco era in Siria, su “invito del popolo siriano” e l’assurdità della dichiarazione parlava da sé.

Tattica della diversione: giocare la carta rifugiati
Erodogan fa di tutto per tenere occupate le menti del popolo turco, vantandosi del numero di soldati siriani uccisi e della quantità di materiale siriano distrutto. E in un’altra “mossa geniale”, come formulato dal giornalista indipendente Adem Yavuz Arslan, Erdogan poi giocava una mano rivelando la carta dei rifugiati, spesso citata come strumento persuasivo di pressione sull’UE. Pur distogliendo l’attenzione dal fatto che truppe e posti di osservazione turchi sul suolo siriano costituivano un probabile un valido casus belli, Erodgan riaccendeva il fuoco dei rifugiati del 2015: “Non possiamo gestire un nuovo flusso di rifugiati ma non possiamo lasciarle alla misericordia del regime di Assad… Cosa abbiamo fatto ieri? Abbiamo aperto le porte. Non le chiuderemo… Perché? Perché l’Unione europea dovrebbe mantenere le sue promesse”. Infatti, i media principali dell’occidente e pro-AKP della Turchia ripetevano il mantra che Idlid era l’ultima roccaforte “ribelle” (come se i terroristi jihadisti dell’Hayat Tahrir al-Sham e/o i suoi numerosi alleati e affiliati fossero dei Jedi che combattevano l’Impero malvagio) sull’orlo della caduta per l’assalto crudele e disumano di Assad e dei suoi alleati russi. Tale narrazione è molto simile o forse dovrei dire, la stessa, di quella impiegata in Libia nel 2011. Nel 2011, la popolazione d’Idlib è gonfiata a una stima di “3 milioni di persone, tra cui 1 milione di bambini”, dal milione e mezzo nel 2011. Ciò significa che circa 50.000 oppositori del governo di Assad sono fuggiti a nord-ovest del Paese, apparentemente più a suo agio, dominato da una rete di tribunali della sharia, istituiti da al-Qaida. Nel frattempo, questi 500000 adulti riuscivano a produrre un milione di bambini, anche se alcuni di loro potrebbero essersi semplicemente uniti ai genitori in fuga, mentre una buona parte di tali bambini era probabilmente nata a Idlib. Ciò significherebbe che circa un milione e mezzo di rifugiati dalla mentalità shariatica sarebbero finiti nella Nuova Turchia. Infatti, poiché non sono disponibili dati concreti ad indicare la percentuale effettiva della popolazione originale di Idlib rimasta nella provincia, i numeri potrebbero essere molto più grandi… ma almeno 1,5 milioni di siriani potrebbero probabilmente finire alle porte di Erdogan. In realtà, i rifugiati che ora affollano il confine greco o che tentano di attraversare il Mediterraneo per raggiungere le isole greche sono per la maggior parte persone fuggite da terribili circostanze in Afghanistan, Pakistan o qualsiasi altro luogo che mostri una vita dalle condizioni indesiderabile e che attraverso una qualche tortuosa via erano finiti nella Turchia dell’AKP. Semmai, ciò indicava che Recept Tayyip Erdogan giocava un gioco molto disonesto con UE e popolazione turca, ed attualmente gioca a poker con due mani diverse: una promette di provvedere a una montagna di martiri coi cittadini turchi e l’altra ricatta l’Unione europea con una moltitudine di persone di pelle scura che fugge da regioni instabili e che desiderano una vita migliore. Si potrà chiamarne il bluff questa volta o si rivelerà ancora una volta un abile imbroglione che sfrutta notizie false e miseria umana a suo vantaggio?

Collaboratore speciale di 21st Century Wire, Dr. Can Erimtan è uno storico ed analista geopolitico indipendente attualmente in esilio autoimposto dalla Turchia. Le sue pubblicazioni includono la monografia revisionista “Ottomans Looking West?” così come numerosi articoli accademici. A Istanbul, Erimtan scriveva su Today’s Zaman e Hurriyet Daily News. Poi divenne il curatore della Gazzatta di Istanbul e iniziò a scrivere per RT Op-Edge, NEO e infine 21st Century Wire. L’archivio di Can è qui.

Traduzione di Alessandro Lattanzio