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Erdogan preoccupato da un golpe militare in Turchia

Khorshid Delli, North-Press Agency, 01/03/2020

Da quando RAND Corporation pubblicò il rapporto sulla possibilità di un nuovo colpo di Stato militare in Turchia, alla luce della via nazionale della politica turca seguita da Erdogan, la controversia in Turchia non si fermava su un tale colpo di Stato, dato che Erdogan stesso fu costretto a parlare della questione, quando commentò il rapporto dicendo: “È un’indicazione che mira ad impedire alla Turchia di raggiungere i suoi obiettivi principali”. sebbene il discorso di Erdogan rispecchi le sue azioni contro l’istituzione militare turca negli ultimi anni denominate “riforma”; tuttavia, sono esattamente l’opposto nella realtà turca, confermando che Erdogan è preoccupato per la probabilità di subite un colpo di Stato militare,e quindi intraprende una serie di passaggi che possono essere riassunti in due articoli:
In primo luogo, lanciava una vasta campagna di arresti nell’esercito, compresi alti comandanti, col pretesto di essere coinvolti nel fallito tentativo di colpo di Stato e di sostenere il gruppo del predicatore Fethullah Gulen. In effetti, l’obiettivo principale di tale campagna era togliere i membri sleali dalla leadership dell’esercito e delle sue istituzioni e di mettervi chi gli era fedele ideologicamente e politicamente, forse non a caso la maggior parte dei capi dell’esercito nominati da Erdogan recentemente sono diplomati degli istituti Imam al-Khatib, che costituiscono il serbatoio dei quadri del Partito della Giustizia e Sviluppo (AKP), quando molti ufficiali dell’esercito furono costretti a fuggire dalla Turchia o a rimanere a case per via delle politiche di Erdogan. Sorprendentemente, le azioni di Erdogan presero di mira principalmente l’aviazione turca, in quanto vi sono rapporti secondo cui metà dei piloti turchi sono attualmente fuori servizio e che la Turchia soffre della grave carenza di piloti di F-16. Pertanto, le autorità turche furono costrette a richiamare piloti in pensione per colmare il vuoto. In cambio, Erdogan si concentrava sullo sviluppo delle forze di terra come esercito, forze speciali, polizia e forze di sicurezza.
In secondo luogo, le modifiche costituzionali fondamentali allo scopo di ristrutturare l’istituzione militare e il ruolo di essa nella vita pubblica turca. Forse l’emendamento più importante fu all’articolo 35, che prevedeva che la missione dell’esercito era proteggere la Repubblica turca secolare, modificandola nella missione di difendere i cittadini turchi dalle minacce e dai rischi che si presentano dall’estero e partecipare alle operazioni estere approvate dal Parlamento. Forse dando un’occhiata da vicino al contenuto di tale emendamento, si scopre che l’obiettivo principale di Erdogan è impedite un colpo di Stato militare contro di lui, poiché chi conosce la situazione turca, sa benissimo che l’esercito turco dipendeva da questo articolo per attuare una serie di colpi di Stato militari (1960 – 1971 – 1980 – e quello noto golpe bianco contro Erbakan nel 1997). Con tale emendamento, Erdogan mirava a limitare la missione dell’esercito solo all’estero e non all’interno, pertanto l’accusa di preparare un colpo di Stato militare contro il regime di Erdogan colpirà qualsiasi movimento in patria, e forse questo spiega il contenuto del commento di Erdogan su ciò di cui parlava il rapporto della Rand Corporation, da un lato, e la sua insistenza a deportare l’esercito nell’interno ed occuparlo all’estero, dall’altro, specialmente in Siria, Libia, Iraq, Grecia… e altre aree diventate paludi per l’esercito turco, soprattutto dopo che Erdogan l’ha trasformato in uno strumento per attuare le sue agende estere come le sfrenate ambizioni ottomane, poiché l’arma di Erdogan in tutto ciò cambiava la regola storica della Turchia, che diceva che l’esercito protegge la costituzione e la costituzione protegge l’esercito, trasformandola nella regola che dice tutto va ordinato da Erdogan, in particolare alla luce del sistema presidenziale che ha costruito, dichiarandosi Sultano con autorità assoluta.
Nonostante tutto, l’ossessione del colpo di Stato è sempre nella mente di Erdogan, poiché è pienamente consapevole dell’istituzione militare turca, la più antica istituzione nel Paese dalla fondazione della Repubblica turca nel 1923, dove lo slogan principale è ancora per proteggere i principi secolari dello Stato turco. Questa istituzione agiva tornando alla ribalta ogni volta che il sovrano del Paese voleva cambiare l’identità dello Stato e le sue opzioni politiche strategiche, come accadde nell’era di Adnan Menderes. Forse, ciò che aggrava le paure di Erdogan è la convinzione del suo regime che il rapporto della Rand Corporation sia espressione di un orientamento della politica estera degli Stati Uniti, e questo potrebbe spiegare le grandi controversie in Turchia su questo rapporto. In contrasto con la convinzione della possibilità di un nuovo colpo di Stato militare, c’è chi vede che il problema non si discosti dalle tattiche di sfruttamento dello stesso Erdogan, coll’obiettivo di creare altro terrore in Turchia, spingendo ad aggirarlo dopo che le sue politiche interventiste in Siria e Libia iniziavano a far presagire gravi ripercussioni in Turchia sulle sue economia e relazioni estere. Pertanto, non vedendo la possibilità che un colpo di Stato militare sia fuori discussione, soprattutto dopo gli attacchi di Erdogan alle istituzioni militari turche negli ultimi anni.
In ogni casi, se la possibilità di un nuovo golpe militare in Turchia sua reale o una pretese da parte di Erdogan per sue considerazioni interne, la controversia in tal senso indica un problema importante nella vita turca, l’assenza di fiducia tra Erdogan ed esercito, che si considera ancora il primo difensore dei principi di Ataturk, soprattutto perché la dottrina militare dell’esercito turco rimane legata a una struttura militare sorta dai principi su cui era fondata da una parte, e le sue relazioni pdi sicurezza storicamente con la NATO dall’altra, che le permettono di muoversi tra le forze politiche e partigiane sulla strada, come accadde in Egitto contro il dominio di Mursi.

Traduzione di Alessandro Lattanzio