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Come l’occidente cerca di nascondere la propria sconfitta

Arthur Evans, FRN 29 febbraio 2020

L’attuale conflitto tra ordine unipolare e ordine multipolare mondiale è combattuto nel mondo. Gli attori principali sono sicuramente Russia, USA e loro alleati in vari punti d’attrito nel mondo. A causa della campagna mediatica condotta attivamente da entrambe le parti, è difficile per una persona comune sapere come realmente vanno le cose, chi vince e chi perde la guerra. Quali sono le vittorie strategiche e quali gli eventi scritti per la massa nel conflitto in corso?
In diverse occasioni, in seguito alla distruzione dello Stato islamico, il presidente degli Stati Uniti dichiarò vittoria e annunciò graduali ritiri da Siria ed Iraq, sottolineando ripetutamente che gli USA avevano raggiunto l’obiettivo. Chiunque sia interessato all’analisi geopolitica sa che tale nozione è completamente assurda. Assad è ancora al potere, l’Iraq si avvicina all’Iran, l’Iran arriva al Mediterraneo per via terrestre, la Russia consolida le posizioni in Siria. Quindi, se guardiamo alla situazione reale sul campo, gli USA hanno subito una sconfitta completa, eppure sostengono che la loro sconfitta è una vittoria. La distruzione dello Stato islamico in Siria e Iraq è stata una coperta mediatica degli USA per coprire il loro fallimento strategico nel raggiungere uno degli obiettivi. Dal loro punto di vista, lo Stato islamico, grazie all’intervento della Russia, non ha nemmeno adempiuto al ruolo assegnatogli, ovvero la completa distruzione dell’Asse della Resistenza Teheran-Bagdhad-Damasco-Bayrut. Certo, lo Stato Islamico avrebbe potuto avere uno scopo di vasta portata, ma coll’intervento della Russia, le è stato impedito per sempre.
Uno dei simboli della vittoria birdamericana sullo Stato islamico fu la caduta della sua capitale, Raqa. Dopo aver cercato di consolidare le posizioni sull’Eufrate, secondo i media occidentali sulle presunte morti di mercenari russi della Wagner, il risultato finale fu che le truppe russe sono ora a Raqa, insieme alla seconda potenza della NATO, la Turchia, scacciando gli USA dal confine tra Siria e Turchia. Per mascherare tale disastrosa disfatta diplomatica e geopolitica e sberla ideologica, gli statunitensi pretendono che i presidente Trump ed Erdogan sono d’accordo su tutto e che gli USA accettano di uscire dal confine (siriano-turco). All’improvviso, gli obiettivi già decisi divennero “irrilevanti” al pubblico. L’incapacità di sconfiggere l’Iran o di rovesciare Assad non è più un obiettivo della politica estera degli Stati Uniti. Si nota una situazione simile sulla costruzione di infrastrutture gasifere. In precedenza, la propaganda nordamericana sosteneva che il petrolio di scisto avrebbe avuto un ruolo cruciale e che le infrastrutture costruite dalla Russia erano irrilevanti in tal senso. Tuttavia, sul campo, tutto va al contrario, poiché gli USA fanno di tutto per fermare la costruzione dell’infrastruttura gasifera della Russia e, come si vede, i migliori risultati sono un breve ritardo della costruzione. La Russia ha completato South Stream (ora noto come Turk Stream) e Potenza della Siberia, ed inoltre il prossimo anno completerà anche Potenza della Siberia 2. Ritardare la fase finale di North Stream 2 di alcuni mesi può certamente essere considerato un successo diplomatico degli Stati Uniti. Tuttavia, la realtà è che la Germania, sebbene membro della NATO, non ha alcuna intenzione di perdere per decenni la possibilità di un accordo energetico con la Russia. Tale decisione strategica, come nei casi precedenti, non può essere nascosta da alcuna manipolazione mediatica o successo diplomatico tattico.
C’è uno scenario simile con l’alleato più vicino degli USAin Medio Oriente, Israele. Sebbena abbia condotto attacchi sul territorio siriano dal 2013, non ha raggiunto alcun obiettivo strategico. L’Iran ha rafforzato la presenza in Siria e, dal punto di vista geografico, continua a circondare Israele con le sue basi. È chiaro che la ragione principale del fallimento d’Israele è la forza delle difese aeree siriane, che nella maggior parte dei casi abbattono oltre il 60% dei missili israeliani. E nonostante anni di operazioni, la potenza scaricata sul territorio siriano è trascurabile poiché l’Iran continua a costruirsi le basi e consolidare la via terrestre al Mediterraneo. Proprio come non riusciva a sconfiggere l’Iran in Siria, non riusciva a distruggere neanche le difese aeree della Siria, così fece ricorso ad operazioni speciali e a manipolazione dei media. Un caso ampiamente segnalato riguardava la distruzione di un sistema di difesa aerea a corto raggio Pantsir-S1 siriano, registrato su video e pubblicato su internet. Israele parlò di grande successo di aviazione ed intelligence israeliane. Tuttavia, un’analisi ampia rivelò che Israele aveva usato più di 60 missili nell’attacco e che il suddetto sistema Pantsir-S1 sparò tutti i missili e fu distrutto durante la ricarica. I media ampiamente sfruttarono tale situazione elogiando “la capacità di Israele di distruggere il potente Pantsir-S1”. Tuttavia, un’analisi imparziale rivelò che Israele non può ancora entrare nelle zone A2/AD, sfondare le difese aeree siriane e lanciare una campagna aerea, il che significa che non può fare danni. Tali sviluppi sul campo significano che Israele perde strategicamente anziché vincere e i suoi politici davano al popolo israeliano una prospettiva completamente opposta ai reali sviluppi in Medio Oriente.
Il mondo multipolare si formerà sicuramente, prima nei punti di attrito globali in cui vengono combattute battaglie cruciali, e poi nelle altre parti del mondo. Tutto ciò che si vede ora è solo il ritardo di questo inevitabile processo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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