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NATO: da sponsor occulto ad artiglieria dei terroristi in Siria

Finian Cunningham, SCF 28 febbraio 2020

La Turchia, membro della NATO, è stata recentemente colta fornire supporto d’artiglieria ai gruppi terroristici nella provincia siriana di Idlib; ora il capo dell’alleanza NATO, gli Stati Uniti, suggeriscono a Russia e Siria di dialogare coi terroristi per frenare l’insorgere di conflitti. Mentre il gioco finale della Siria si chiude, i protagonisti e i loro agenti sono diventando più chiaramente focalizzati. L’oscura connessione occulta della NATO coi jihadisti che sponsorizza per il cambio di regime viene spazzata via mentre l’Esercito arabo siriano e l’alleato russo sono sull’ultima posizione dei gruppi terroristici. Questa settimana il Ministro degli Esteri Sergej Lavrov escluse qualsiasi mediazione con Hayat Tahrir al-Sham (HTS), la principale rete terroristica ad Idlib, nel nord-ovest della Siria. Lavrov si riferiva ai commenti dell’inviato nordamericano James Jeffrey, secondo cui l’HTS non era più “un’organizzazione terroristica” e quindi poteva essere inclusa nei negoziati per la riduzione delle tensioni. Il principale diplomatico russo disse che l’inviato nordamericano aveva dato suggerimenti simili sulla riabilitazione dell’HTS, già noto come Jabhat Nusra, ramo del cartello del terrore di al-Qaida, legato allo Stato islamico (o SIIL). Come sottolineava Lavrov, tali gruppi camaleontici sono organizzazioni terroristiche bandite a livello internazionale. Non sono esenti dall’attaccare gli accordi di de-escalation passati tra Russia e Turchia. Sembra sorprendente che gli Stati Uniti, che si dichiarano in guerra contro il terrorismo, agiscano apertamente da mediatori per salvare tali terroristi dalla definitiva sconfitta militare. La crescente violenza in Siria negli ultimi mesi è il risultato dei jihadisti che continuano ad attaccare i civili, così come le Forze Armate siriane e gli alleati russi nonostante i numerosi tentativi di de-escalation. I terroristi usavano le loro aree nelle campagne di Idlib e Aleppo per lanciare attacchi missilistici sulle aree controllate dal governo. In base all’accordo di de-escalation del settembre 2018 tra Russia e Turchia, Ankara era obbligata a facilitare un cessate il fuoco da parte dei gruppi jihadisti su cui si presume abbia influenza. Ma la Turchia non adempiva ai suoi obblighi. Quindi le forze governative siriane e dell’alleato russo avevano il diritto di scacciare i terroristi.
Le proteste della Turchia contro l’offensiva smascherano l’associazione di Ankara coi gruppi terroristici. La minaccia del presidente Erdogan di dispiegare migliaia di altre truppe nel nord della Siria è in effetti l’ammissione che la Turchia supporta militarmente i terroristi. Dà un nuovo senso ai posti di osservazione militari turchi lungo il confine; più come posti di comando e assistenza. Siria e Russia avevano accusato Ankara di rifornire segretamente i. Ciò che rapidamente esce nell’ultima fase del conflitto è il modo con cui le forze turche assistono apertamente i terroristi armati, come se questi siano una divisione dell’esercito turco. Data l’adesione della Turchia alla NATO, le implicazioni sono scoraggianti: la NATO, evidentemente, è in aperta lega coi terroristi in guerra contro la Siria. Tale collaborazione si manifestò il 19 febbraio, quando le posizioni dell’Esercito arabo siriano a Nayrab furono attaccate dai jihadisti ritenuti dell’HTS. L’attacco fu sostenuto dall’artiglieria e dal fuoco dei carri armati turchi. I Su-24 russi furono inviati a respingere l’offensiva. Due truppe turche furono eliminate nei combattimenti. Il ministro della Difesa turco Hulusi Akar successivamente si appellò agli Stati Uniti per avere le batterie di difesa aerea Patriot. Non è chiaro se gli Stati Uniti faranno davvero tale passo che segnerebbe una pericolosa escalation contro le forze siriane appoggiate dalla Russia. Gli inviati di Stati Uniti e NATO tuttavia espressero sostegno alla Turchia tra le crescenti tensioni con Siria e Russia. A lungo si sospettava che Stati Uniti e NATO abbiano armato i terroristi in Siria dall’esplosione della guerra nel 2011, compresi gruppi terroristici come l’HTS e le sue innumerevoli incarnazioni.
Un audit del Pentagono scopriva che migliaia di armi statunitensi, per oltre 700 milioni di dollari, erano inspiegabilmente scomparse dai depositi in Medio Oriente e in particolare in Quwayt e al confine Giordano-Siriano. Fu documentato che i terroristi in Siria erano armati di missili antiaerei (MANPAD) ed anticarro TOW degli Stati Uniti. Il legame col Pentagono appariva quindi evidente. Ma ciò che emergeva era la nuda configurazione delle truppe della NATO assieme ai quadri del terrorismo sul campo di battaglia. Il suggerimento dell’inviato nordamericano James Jeffrey secondo cui Siria e Russia dovrebbero discutere coi terroristi dell’HTS dimostra ulteriormente la fedeltà tra Washington, i suoi alleati della NATO e i terroristi.
La Siria, col pieno sostegno della Russia, promise di riprendersi ogni centimetro del territorio da terroristi sostenuti dall’estero che fecero di tutto per distruggere lo Stato, commettendo atrocità indicibili contro la nazione. Il diritto internazionale impone al governo siriano di portare a termine la battaglia per annientare e sradicare i nemici. Alcun altro Atato tollererebbe nulla di meno. Possiamo solo immaginare la risposta degli Stati Uniti agli insorti nel loro territorio e se la Russia in qualche modo invitasse Washington a negoziare una tregua. Messi alle strette ad Idlib, le potenze della NATO si muovono per salvare i loro ascari terroristici, offrendogli copertura militare o, come Washington tentava, strappare dei negoziati sul cessate il fuoco.

Traduzione di Alessandro Lattanzio