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La scommessa perdente della Turchia in Siria

Tony Cartalucci, LDR, 28 febbraio 2020

La Turchia ha perso altre 33 truppe in Siria questa settimana, nonostante il rifiuto di ritirarsi dal territorio siriano tra l’avanzata del governo siriano nel governatorato settentrionale d’Idlib. La BBC nell’articolo, “Guerra in Siria: 33 truppe turche uccise in un attacco aereo a Idlib”, riferiva: “Almeno 33 soldati turchi furono uccisi in un attacco aereo dalle “forze del regime” siriane nella Siria nord-occidentale, secondo un alto funzionario turco. Altri erano feriti nella provincia di Idlib, affermava Rahmi Dogan, governatore della provincia turca di Hatay. Altri rapporti aumentano il bilancio delle vittime. Successivamente la Turchia reagiva contro obiettivi delle truppe del governo siriane”. La guerra per procura guidata dagli Stati Uniti contro la Siria è quasi finita. È solo questione di tempo prima che Damasco ed alleati ripristinino il controllo sull’intera nazione e inizino la ricostruzione. I terroristi armati e finanziati dagli Stati Uniti che devastano il Paese dal 2011 sono smascherati, impoveriti e messi alle strette. Lo stato di tale guerra per procura è così disperato che negli ultimi anni Stati Uniti e loro alleati, tra cui Turchia e Israele, sempre più fanno ricorso all’azione militare contro Damasco poiché i loro ascari non possono più svolgere operazioni militari ampie. E nonostante la sfacciata aggressione contro Damasco e le sue forze, la potenza militare combinata di Stati Uniti, Turchia e Israele non è riuscita a produrre alcun vantaggio degno di nota o durevole contro l’imminente vittoria di Damasco.

Rinunciare ad un’uscita aggraziata
La Turchia è membro della NATO dagli anni ’50 ed è stato un impaziente partecipe alla guerra per procura di Washington contro la Siria, consentendo che suoi territorio e risorse fossero utilizzate per inondare la Siria di terroristi, armi, mezzi e denaro per alimentare il conflitto distruttivo per 9 anni. Nonostante il ruolo integrale della Turchia nel facilitare la malvagità di Washington e la distruttiva guerra per procura, gli alleati della Siria, vedendo il conflitto finire a favore di Damasco, tentarono di concedere un’uscita aggraziata alla Turchia e la possibilità di avere un ruolo più costruttivo nella regione che loro, non Washington, ora formano. Ciò include legami economici e militari con Russia ed Iran per alleviare la pressione di Washington, che cercava di punire e destabilizzare Ankara. Tuttavia, recenti eventi sembrano indicare che la Turchia respingesse questa via d’uscita. Le forze turche sempre più agiscono direttamente contro le forze siriane e ora persino contro gli alleati russi dotati di armi nucleari. Niente che la Turchia possa fare, a meno della guerra totale nel nord della Siria, per sovvertire le loro fortissime fortune. L’occupazione della Siria settentrionale tramite gli ascari esauriti non è più sostenibile. Anche invasione ed occupazione della Siria settentrionale da parte delle forze turche in grado di respingere le forze governative siriane sostenute dalla Russia nucleare, non è una politica praticabile. Scoprire se che Ankara ancora abbia promesse, o minacce, da Washington per continuare la politica belluina ed occupazione del nord della Siria sarà la chiave per dissuadere la cooperazione turca cogli Stati Uniti, o formulare una strategia per frustrare e sconfiggere le persistenti macchinazioni di Washington e dei suoi principali partner: Turchia e Israele.
La Turchia si trova ora nella posizione non invidiabile di avere quasi abbandonato i promettenti legami coi vincitori del conflitto siriano e un ruolo costruttivo nella riorganizzazione della regione post-conflitto, ed ora punta su una guerra chiaramente persa che non costerà alla Turchia solo sangue e denaro, ma anche la posizione nella regione nel prossimo futuro.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Una risposta a “La scommessa perdente della Turchia in Siria”

  1. Non si comprende perchè la Turchia insista comunque con questa guerra, nonostante sappiano anche loro che non possono fare nulla contro la Russia.

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