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Gli USA usano il coronavirus per spacciare iranofobia e sinofobia

PressTV, 26 febbraio 2020

Un analista politico nordamericano sottolinea le accuse di funzionari e media statunitensi alla gestione da parte dell’Iran del focolaio di coronavirus originario della Cina, affermando che gli Stati Uniti e altri nemici di Teheran e Pechino sfruttano l’epidemia per spacciare Iranofobia e Sinofobia. “Vediamo la Sinofobia e ora l’Iranofobia nella mia parte del mondo. totalmente ingiustificata”, dichiarava a PressTV Dennis Etler, ex-professore di antropologia del Cabrillo College di Aptos, California. “Ha letto ogni sorta di brutture scritte dai commentatori statunitensi su giornali e social media, cose davvero orribili che non hanno alcun rapporto con la situazione, tranne essere un’opportunità per approfittare di una nazione e di un popolo in crisi”, aggiungeva. “Gli Stati Uniti, in particolare, ed altre nazioni che hanno un’ascia d’affilare, useranno tale opportunità per diffamare e denigrare i loro nemici, o chiunque considerino tali”, osservava Etler. L’esperto citava le “grandi somiglianze” nel modo con cui Teheran e Pechino venivano prese di mira nella campagna, citando “il fatto che resistono da sole” rifiutandosi di piegasi alla pressione degli Stati Uniti. Etler, nel frattempo, si riferiva all’Iran come “la Cina del Medio Oriente per dimensioni e significato economico, nonché contributi tecnologici e scientifici”. Il virus, chiamato COVID-19, apparve in Cina alla fine dell’anno scorso e ora si diffonde in Europa e Medio Oriente, suscitando timori di una pandemia globale, che ha ucciso oltre 2600 persone e infettato altre 77000 in Cina. Ma la situazione peggiorava altrove con quasi 2700 altri casi e oltre 40 morti nel mondo. In Iran, il virus si manifestava nella città centro di Qom, meta di pellegrini musulmani da tutto il mondo. Complessivamente, la diffusione causava 15 vittime nel paese e ne infettava altre 95 persone, la maggior parte di Qom.
Gli Stati Uniti e i loro alleati regionali ed extra-regionali e alcuni organi d’informazione tuttavia cercavano di mettere in discussione il comportamento dell’Iran a seguito dell’epidemia o di esagerare l’entità del problema nel Paese. Il segretario di Stato nordamericano Mike Pompeo accusava Pechino e Teheran di censurare le informazioni sull’epidemia e di mettere a rischio il resto del mondo. Intanto i media ipnotizzati cercavano di eclissare le ampie misure dell’Iran volte a contenere la diffusione. I media stranieri attiravano l’attenzione sui voli umanitari degli aerei di linea iraniani verso la Cina, mentre Paesi hub turistici del Medio Oriente di Turchia ed Emirati Arabi Uniti, dove informazioni trapelate indicavano 18 morti per coronavirus e 80 infezioni, mantenevano i loro voli da e per la Cina. Gli Emirati Arabi Uniti, tuttavia, chiusero lo spazio aereo ai voli iraniani. Anche Pakistan ed Afghanistan che confinano con la Cina mantengono aperti i confini col vicino, ma non sono stati individuati dai media. L’Iran gode di una posizione avanzata sulla scena internazionale nel progresso nel campo delle scienze mediche. Funzionari iraniani affermano di essere stati chiari sul numero di decessi e infezioni da coronavirus in contrasto con la chiara politica di molti altri Stati volta a coprire l’estensione del problema entro i propri confini.
I funzionari medici iraniani assicuratvan che l’Iran, nel prossimo futuro, frenerà l’epidemia rilevando che le condizioni di molti pazienti con diagnosi del virus erano migliorate. Ali Akbar Velayati, capo dell’ospedale Masih Daneshvari di Teheran, dichiarava in conferenza stampa che il compito di combattere la diffusione non era più difficile che affrontare un’epidemia di influenza nel Paese, messa sotto controllo. Mohammad Mehdi Gooya, direttore del Centro per la prevenzione delle malattie infettive del Ministero della sanità, osservava che la maggior parte delle persone infette dal coronavirus mostrava segni di guarigione.
L’Islamic Revolution Guards Corps (IRGC), la forza di difesa d’élite iraniana, espresse disponibilità a contribuire a combattere l’epidemia e il Ministro della Difesa, Generale di Brigata Amir Hatami, assegnava alle organizzazioni sussidiarie del ministero il compito di produrre disinfettanti liquidi in serie e maschere protettive, attualmente molto richiesti poiché gli iraniani vogliono adottare misure di protezione dal virus. Nel frattempo, il Paese annunciava la chiusura di scuole e università e ai centri sanitari era ssegnato il compito di distribuire maschere protettive.

Un’arma biologica?
L’analista politico e conduttore radiofonico nordamericano Stephen Lendman, intervistato da Press TV, osservava la probabilità che il virus sia “un’arma biologica”. “Questo è ciò che crede il professor Francis Boyle, dell’Illinois, esperto di armi biologiche, che ritiene che il coronavirus non abbia nulla a che fare con pipistrelli o altri animali nel diffonderlo nell’uomo”, dichiarava. “È certamente possibile che sia così. E se questa è un’arma biologica e se gli Stati Uniti la usano, allora gli Stati Uniti potrebbero diffonderla ovunque desiderino infettare persone in qualsiasi Paese che desiderino attaccare”, aggiungeva Lendman.

Traduzione di Alessandro Lattanzio