Crea sito

Turchia: Perché al “Malato d’Europa” prude la Siria?

Salman Rafi Sheikh, New Eastern Outlook 26.02.2020

Se Erdogan in Turchia avesse avuto dei sogni “neo-ottomani”, sembra che siano stati quasi completamente distrutti dalla veloce offensiva di Russia e Siria nella Siria settentrionale e dal recupero del territorio finora controllato dalle forze cosiddette “ribelli”, compresi quelle finanziate dalla Turchia sin dall’inizio della “guerra civile” in Siria. Un’analisi dell’evoluzione delle politiche turche in Siria mostra che si tratta di un grave fallimento. A partire dall’obiettivo di “mandare Assad a casa”, che alla fine voleva consentire alla Turchia di estendere la propria influenza in Siria e imporre quindi una “soluzione permanente” al suo problema curdo, collaborando con Russia, Iran e Siria nei processi di Sochi e Astana. La motivazione principale della Turchia fu sempre innalzare il proprio profilo strategico regionale in modo da consentirgli di diventare un nuovo egemone regionale, cercando di mantenere una distanza calcolata da Stati Uniti/NATO, considerando che il sostegno degli Stati Uniti ai curdi rimane l’elemento chiave della loro politica mediorientale, e manteneva un rapporto calcolato con la Russia: la Siria nella speranza di trovare la “soluzione permanente” alla sua questione curda attraverso il controllo diretto di ampie aree del territorio siriano. Finché sembrava possibile per la Turchia mantenere il controllo della Siria settentrionale, tutto andava bene. Tuttavia, l’incapacità e forse riluttanza a rimuovere i jihadisti da Idlib portava Russia e Siria a sostenere l’offensiva per liberare l’intera Siria dai jihadisti, compresi quelli finanziati dalla Turchia. Questa offensiva sicuramente sabotava gli interessi turchi, costringendoli a perdere il controllo di alcuni punti strategici territoriali chiave in Siria, tra cui l’importantissima autostrada M-5, al centro del futuro dell’integrità territoriale siriana e della sua politica ed economia. L’autostrada M-5 collega l’hub economico della Siria, Aleppo, con la capitale e altre aree chiave, come il confine con la Giordania.
Per la Turchia, la strada è importante perché collega la Siria con la città meridionale di Gaziantep, centro industriale e di importazioni ed esportazioni. Anche secondo i resoconti dei media turchi, se l’autostrada fosse rimasta sotto i gruppi (sostenuti dalla Turchia), sarebbe significato l’incapacità fisica permanente della Siria di stabilire la propria autorità su tutto il Paese. D’altra parte, il controllo dell’autostrada da parte di gruppi jihadisti (finanziati dalla Turchia) avrebbe significato controllo turco permanente della vena giugulare economica della Siria, cosa che avrebbe permesso a Erdogan di realizzare i suoi sogni “neo-ottomani”. Il fatto che la Siria, sostenuta dalla Russia, abbia messo sotto controllo la strada e persino reso operativa Aleppo, significa che il “piano siriano” della Turchia si sgretola. Spiega perché i media turchi scelsero di definire la presa dell’autostrada M-5 sotto il controllo siriano “colpo strategico” (agli interessi turchi). Sebbene gli Stati Uniti indicassero di sostenere la posizione della Turchia, Erdogan sa che può fare affidarsi agli Stati Uniti solo a spese della sua politica curda, e un suo grave compromesso sconfiggerebbe ancora una volta il suo piano in Siria. E sulla NATO, fu riferito che i suoi funzionari affermavano che i Paesi della NATO non sosterranno l’invocazione dell’articolo 5 per la morte di truppe turche a Idlib, né forniranno alla Turchia assistenza militare in caso di operazione militare nella regione. La Turchia, avendo subito scacco matto nel nord della Siria, minacciava di lanciare un’offensiva militare in Siria. Mentre il discorso ufficiale rimaneva incentrato sugli “interessi della sicurezza nazionale” della Turchia, il fatto che i gruppi jihadisti appoggiati dalla Turchia siano sempre più alle strette in Siria significa anche che potrebbero fuggire in Turchia, divenendo una grave minaccia per la sicurezza di Erdogan, costandogli la fortuna politica. E sebbene la Turchia continui a fare pressioni su Siria e Russia minacciando l’offensiva militare, i fatti sul campo mostrano che le opzioni della Turchia sono minime. Non è possibile che Siria e Russia mettano l’M5 sul tavolo dei negoziati. Questo, ancora una volta, è dovuta ad incapacità e riluttanza turche ad attuare l’accordo su Idlib originale. Nemmeno Erdogan può negare che la situazione ad Idlib arrivava a tale punto dallo scorso anno, quando russi e siriani ritennero che la Turchia non aveva intenzione di adempiere ai suoi impegni di sfrattare gli affiliati di al-Qaida. Siria e Russia fanno solo ciò che Ankara avrebbe dovuto fare in Siria: liberare il Paese dalla presa dei jihadisti.
La guerra, quindi, non gioverebbe alla Turchia. Tutto ciò che può sperare di fare, sulla questione dei suoi interessi della sicurezza nel ritiro dei curdi dalle aree vicino al confine, è coordinarsi con Siria e Russia ed evitare la guerra. Come notava il Ministro degli Esteri Sergej Lavrov, “È naturale che le forze armate siriane, ribadendo l’impegno agli accordi originali su Idlib, compreso il cessate il fuoco, rispondano a tali inammissibili provocazioni. Le supportiamo in questo”. La Turchia, come dimostra, ha perso molto in Siria. Non c’è modo che possa costringere le forze siriane ad allontanarsi dalle aree che controllano. Ciò che è razionale fare è adattare la posizione alle realtà e cercare di raggiungere i suoi interessi in modi che non compromettano irreparabilmente le relazioni con la Russia; poiché rimane la chiave per realizzare l’interesse principale della Turchia in Siria: il contenimento dei curdi. Spiega perché, nonostante tutta la “tensione”, le forze turche continuano a pattugliare insieme alla Russia le aree nel nord-est della Siria per impedire il ritorno delle forze statunitensi nelle regioni di confine turco-siriane coi loro alleati curdi.

Salman Rafi Sheikh, analista di relazioni internazionali e affari esteri e interni del Pakistan, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio