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Erdogan ha infine perso l’equilibrio?

Tom Luongo, SCF 25 febbraio 2020

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan dovrebbe chiamare presto la cancelliera tedesco Angela Merkel per confrontare alcune note su come ci si senta intrappolati tra Stati Uniti e Russia. Il centro politico tedesco collassa sotto il peso dei tentativi disperati di Merkel di mantenere il potere mentre la sua coalizione cade nei sondaggi e i suoi capi partito regionali la tradiscono. I traditori in Turingia hanno messo in moto l’ampliamento nell’Unione Democratica Cristiana (CDU) che probabilmente finirà in lacrime alle prossime elezioni generali tedesche del 2021, se l’attuale coalizione coi socialdemocratici durerà così a lungo. La CDU di Merkel ha subito uno schiaffo elettorale dopo l’altro alle elezioni di lander in Germania, molte delle quali per l’incapacità di opporsi al presidente Trump che la costringe a continuare a tradire la fiducia del Presidente Vladimir Putin. Il futuro economico e politico a breve termine della Germania è ora cupo poiché l’Unione europea punta all’integrazione fiscale che i tedeschi non vogliono. Allo stesso tempo, Merkel continua a colpire Trump su questioni economiche consentendo alle aziende tedesche di trovare soluzioni alternative alle sanzioni dell’UE sulla Russia e sfidare Trump sul gasdotto Nordstream 2. Le esportazioni tedesche verso la Russia continuano ad espandersi dopo essere state sventrate quando Merkel aderì alla pressione di Obama nel 2014 ad interrompere il commercio dopo della riunificazione della Crimea. Ma le cose arrivano un punto di ebollizione per Merkel in Germania e non sembra che a questo punto abbia delle soluzioni per l’euro in calo, il deterioramento delle banche, le sfide populiste ai diktat dell’UE e un comportamento sempre più spinto dei Paesi di Visegrad come l’Ungheria che corteggia Putin, e la Polonia che corteggia Trump su questioni energetiche e di sicurezza.
Erdogan, abbastanza interessante, è in una posizione simile. Si è invischiato nella guerra in Siria in cui gli fu affidato il controllo di Idlib, Aleppo e Homs per dividere la parte occidentale del Paese. Ciò garantiva che tutte le strade strategiche e le vie di rifornimento rimanessero sotto il controllo del Paese della NATO. Fu l’ingresso della Russia a distruggere tale piano. Erdogan gradiva siglare accordi con Putin nelle prime fasi di questa guerra fintanto che Russia e Siria non toccavano Idlib. Riprendere Palmyra e adicare ad ovest dell’Eufrate gli andava bene perché aveva l’opportunità di ottenere ciò che voleva davvero, i circa 30 chilometri del nord del Paese per espandere la Turchia e bloccare i curdi siriani. Tentò di mettere Stati Uniti e Russia gli uni con l’altra per ottenere ciò che aveva inizialmente richiesto come parte del bottino per distruggere Assad. E nelle ultime settimane pensava di poter continuare coi suoi sogni neo-ottomani stipulando un accordo col governo libico, cacciando le compagnie energetiche europee al largo delle coste di Cipro e avanzando pretese sul Mediterraneo orientale che fanno apparire le richieste della Cina sul Mar Cinese Meridionale limitate. Erdogan ritiene di poter sfruttare l’accesso al Mar Nero con la Convenzione di Montreaux del 1936 che conferisce alla Turchia il controllo territoriale sul Bosforo, per ottenere concessioni da NATO e Russia. Il problema per lui è che ha messo alla prova la pazienza di Trump e Putin. E quando si ricatta qualcuno è importante ricordare che ci sono limiti su tale effetto leva. I sogni di Erdogan espandendosi nel vuoto creato dall’indebolimento della presenza nordamericana in Medio Oriente s’incaglieranno nella riluttanza della Russia a tollerare dei terroristi rinchiusi a nord di Damasco a seminare discordia nella regione. Non firmava importanti accordi energetici con la Turchia solo per pugnalare alle spalle Erdogan ad Idlib. Questo è il motivo per cui il rafforzamento turco dell’Hayat-Tahrir al-Sham (HTS) a Idlib comporterà solo ulteriori vittime tra i militari turchi. E gli Stati Uniti saranno felici di vedere il mercuriale Erdogan fallire, poiché tutto ciò che fa è indebolirlo a casa, dove la sua posizione politica svanisce, proprio come Angela Merkel, grazie alla terribile esposizione della Turchia sull’ascesa del dollaro USA. L’unico motivo per cui è sopravvissuto alla crisi della Lira del 2018 fu per l’intervento di Russia, Cina e Qatar a stabilizzare la situazione ed aiutare le aziende turche a ridurre, ristrutturare e ridenominare parte dell’esposizione del debito societario. Questo era un punto che sollevai allora e sembra che la buona volontà di Erdogan sia durata circa diciotto mesi.
Il problema per lui ora è che il dollaro USA aumenta rapidamente mentre si sviluppa un commercio globale della paura grazie a una combinazione d’instabilità politica tedesca, Trump che ribatte al tantra dell’impeachment, Brexit ed economia cinese bloccata da questa esplosione del coronavirus. Questo pone nuovamente pressione sulla Lira mentre si avvicina al picco del 2018, mantenendo alta l’inflazione. Si ricordi che il suo partito AKP ha perso le elezioni ad Istanbul lo scorso anno. Erdogan ha bisogno di vittorie politiche che possa spacciare a casa. La vendetta delle truppe turche uccise in Siria durante l’avanzata appare adattarsi alle acrobazie in pubbliche relazioni che usa bene in casa mentre in realtà copre il HTS che abbandona Idlib e viene ricollocato in Libia. Le recenti escalation, tuttavia, potrebbero essere state provocate dalla Siria riaffermando le relazioni diplomatiche coll’Armenia e rimproverando apertamente Erdogan riconoscendo il genocidio armeno. Ciò potrebbe averlo provocato pubblicamente a tale estrema reazione. Ma lo mette, tuttavia, in una pessima posizione. Gli Stati Uniti non appoggiano la sua opera teatrale in Siria. L’articolo 5 della NATO non copre un membro attaccato mentre invade un altro Paese. È un trattato difensivo. Quindi, se il segretario di Stato Mike Pompeo è felice di vedere Erdogan agire ad Idlib, non c’è modo che gli Stati Uniti l’appoggino contro l’Aeronautica russa. Infine, né la Russia né gli Stati Uniti sarebbero tristi nel vederlo sparire dalla scena politica. E le ultime incursioni di Erdogan lo pongono sotto critiche eccessive dopo anni di manipolazione artificiale degli eventi a suo vantaggio. Come lo scoppio di rabbia di Angela Merkel dopo il voto del primo ministro in Turingia, lo scoppio di rabbia di Erdogan potrebbe essere il segnale per tutti che i suoi giorni sono contati.

Traduzione di Alessandro Lattanzio