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Perché l’URSS creò la sua bomba atomica?

Aleksandr Verchenin, RBTH 15 aprile 2017

Determinato a non rimanere indietro nella corsa nucleare, il regime accelerò il programma. Incredibilmente, l’azione portò equilibrio e permise di mantenere la pace da quel momento.
Le armi nucleari sono una seria preoccupazione per l’umanità oggi ma, in un certo senso, la loro creazione contribuì a porre fine all’era delle grandi guerre mondiali. La certezza della reciproca distruzione costrinse le superpotenza ad abbassare la guardia e cercare il dialogo, mentre i conflitti erano soliti prevalere. Nei primi anni dell’era atomica, gli Stati Uniti aprirono la strada. Nell’agosto 1945, Washington dimostrò la devastante potenza delle armi nucleari lanciando due bombe sul Giappone, inviando così un avvertimento ai Paesi al di fuori del blocco occidentale. Tuttavia, la situazione cambiò il 29 agosto 1949, quando l’Unione Sovietica testò la propria arma nucleare.

E l’inizio fu dato
L’idea che la colossale energia rilasciata quando l’atomo di uranio si divide potesse essere utilizzata per scopi militari fu affrontata per la prima volta dai fisici alla fine degli anni ’30. I pionieri furono i tedeschi, che fecero più progressi di altri Paesi nel sviluppo delle basi teoriche del programma nucleare. Il programma atomico tedesco era già operativo nell’estate 1939. Alcuni fisici fuggiti dalla Germania dopo l’ascesa di Hitler realizzarono rapidamente ciò che il successo del programma avrebbe potuto comportare. Pertanto i tedeschi dovevano essere anticipato, prima era, meglio era. Nell’agosto 1939, l’allora presidente degli Stati Uniti Franklin Roosevelt ricevette una lettera dallo scienziato Albert Einstein. Il premio Nobel per la fisica attirò l’attenzione sul fatto che i nazisti conducevano ricerche per sviluppare un’arma nucleare e propose di avviare l’attuazione di un programma simile nel territorio nordamericano. Nei due anni seguenti, fondi significativi furono assegnati a questo scopo e alcune delle più grandi menti del tempo, tra cui Niels Bohr ed Edward Teller, furono reclutate per la missione.
L’Unione Sovietica era ben consapevole di tutto ciò che accadeva oltreoceano. I fisici sovietici sapevano del lavoro dei colleghi stranieri e neanche l’intelligence sovietica rimase inattiva. Nel giugno 1940, ad esempio, furono attenti ai primi studi nordamericani sull’uranio 235. Un anno e mezzo dopo, quando iniziò la Grande Guerra Patriottica (dopo l’invasione dalla Germania), arrivarono notizie ancora più allarmanti: la Gran Bretagna poteva sviluppare un’arma nucleare già nel 1943. Ciò significava che i tedeschi, le cui truppe erano vicine a Mosca, dovevano anche essere vicini al possesso di un’arma nucleare. E l’Unione Sovietica era in ritardo.

Fisici e spie
Le informazioni sui progressi dei Paesi occidentali nello sviluppo di armi nucleari venivano costantemente inviate al Cremlino. Il leader sovietico Iosif Stalin capì che si trattava di una questione vitale per il destino dell’URSS, e il suo verdetto fu chiaro: “Non abbiamo la bomba: lavoriamo male!” I tedeschi erano arrestati alla periferia di Mosca, e già era previsto il progredire della guerra. Ma nessuno poteva garantire che la situazione non sarebbe cambiata se i tedeschi avessero a avuto la “superarma”. I successi di nordamericani ed inglesi furono anche visti con grande clamore: se avessero avuto la bomba atomica, avrebbero potuto sconfiggere Hitler da soli e in seguito minacciare l’Unione Sovietica. Nel settembre 1942, la leadership sovietica autorizzò la fondazione di un laboratorio dedicato al programma nucleare, questo fu precisamente l’inizio della storia del programma atomico sovietico. La squadra era composta da un piccolo gruppo di fisici, ma assai competente, guidati da Ígor Kurchatov, considerato il padre della bomba atomica sovietica.
Anche i servizi di intelligence collaborarono strettamente cogli scienziati. La rete di spionaggio sovietica negli Stati Uniti aveva il quadro completo dell’avanzamento del programma atomico nordamericano e persino conosceva la posizione del suo principale centro di ricerca. Anche i fisici nucleari statunitensi che simpatizzavano coll’URSS diedero un aiuto significativo. Grazie a loro, i progetti delle bombe nordamericane erano già sulla scrivania di Kurchatov due settimane dopo la creazione nel 1945.

Fine del monopolio statunitense
La Germania nazista finì sconfitta senza l’uso di armi nucleari. Le bombe atomiche lanciate dagli statunitensi su Hiroshima e Nagasaki nell’agosto 1945 erano simboliche. Era il modo di Washington di proclamare al mondo intero che aveva già la “super bomba”, messaggio che aveva come principale destinatario Mosca. Dopo la fine della Seconda guerra mondiale, gli ex-alleati della coalizione anti-Hitler si ritrovarono su diversi lati delle barricate. L’esercito anglo-nordamericano elaborò piani per una possibile guerra contro l’URSS. All’epoca, avevano persino proposto di bombardare grandi città sovietiche con l’uso di armi nucleari. Ciò poté essere evitato solo con la fine del monopolio nucleare nordamericano. Due settimane dopo la distruzione di Hiroshima, fu istituito un comitato speciale agli ordini di Stalin per coordinare l’intero programma della bomba atomica. In altre parole, questo significò la creazione di un superministero con enormi fondi e poteri. Sotto la guida di uno dei sodali più stretti di Stalin, Lavrentij Berija, in breve tempo nacque in Unione Sovietica una nuova industria: l’industria atomica. In pochi anni furono sviluppati impianti di arricchimento dell’uranio, reattori, centrifughe e fabbriche per produrre bombe. In Siberia e Urali, nuovi complessi industriali furono costruiti nelle viscere delle montagne, da cui furono estratte centinaia di tonnellate di roccia. Intorno ad esse apparvero intere città che non risultavano ulle mappe ufficiali. Solo le persone legate al programma atomico sapevano della loro esistenza.
La leadership di Washington era convinta che l’URSS non potesse fabbricare armi nucleari prima del 1954. Tuttavia, il test nucleare nel campo di Semipalatinsk (nell’attuale Kazakistan), già nel 1949, fu una spiacevole sorpresa per gli Stati Uniti d’America. L’Unione Sovietica era riuscita a porre fine al monopolio nucleare degli statunitensi gettando così le basi per la sicurezza internazionale su cui poggia il mondo oggi.

Traduzione di Alessandro Lattanzio