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Sabotare la rivoluzione multipolare di Kabul con Cina e Russia

Federico Pieraccini, SCF 24 febbraio 2020

Diciannove anni dopo l’11 settembre 2001 e 17 anni dopo aver lanciato la guerra ai taliban in Afghanistan, gli Stati Uniti sembrano pronti a concludere un accordo con loro per congelare i rivali eurasiatici. Il governo centrale di Kabul aveva concesso negli ultimi anni un ruolo di primo piano a Mosca e Pechino negli sforzi per pacificare il Paese portando tutte le parti al tavolo dei negoziati. Un esito positivo consentirebbe all’Afghanistan di raccogliere i frutti della sua posizione geografica verso i progetti infrastrutturali sino-russi. L’ingresso nelle dinamiche afghane della potenza economica della Cina e del peso militare della Russia promette d’innescare una rivoluzione multipolare nel Paese e oltre che diffondersi ai vicini India, Pakistan e Iran. Mosca aveva persino avviato trattative storiche coi rappresentanti taliban, culminando con una visita a Mosca. Fonti statunitensi all’epoca espressero dubbi sul successo di qualsiasi piano di pace e le tensioni tra USA e Iran erano alte, con sanzioni imposte all’Iran e pressioni esercitate sugli alleati statunitensi nella regione come l’India, per boicottare il petrolio iraniano. Mosca e Pechino dovevano aver ritenuto opportuno rinnovare i colloqui estesi sull’Afghanistan includendo Paesi della regione ma escludevano gli Stati Uniti La contromossa di Washington ebbe luogo poco dopo, ricorrendo ai taliban, loro vecchio strumento geopolitico. Tale fazione della politica afgana è servita come utile espediente per giustificare l’invasione dell’Afghanistan a Washington e sarà ora impiegato per ovviare all’esclusione di Washington da qualsiasi accordo di pace. La CIA maneggiava i taliban come arma contro l’URSS, armandoli e sostenendolu dagli anni ’80. Il rigetto di tale strategia avvenne 20 anni dopo cogli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001, condotti da al-Qaida col regime talib in Afghanistan che dava aiuto e conforto, o almeno così disse ufficialmente il Dipartimento di Stato degli USA.
Dato che la geopolitica non è mai noiosa, Washington ora, 20 anni dopo essere entrati nel Paese, tenterà di utilizzare un accordo coi taliban per smantellare i piani regionali di Kabul, Mosca e Pechino, nonché per giustificare la continua presenza nel Paese. I taliban (influenzati dalla Fratellanza Musulmana, la cui forza militare risiede in Turchia e la forza economica in Qatar), entrare in trattative cogli Stati Uniti significa tradire la decisione iniziale a scacciare qualsiasi presenza straniera in Afghanistan. Ma ciò non gli impediva di negoziare ufficiosamente con Washington in Qatar per più di un anno. L’obiettivo principale di Washington è rimanere militarmente nel Paese per posizionarsi in una posizione geopoliticamente strategica, coll’intenzione sempre di rallentare l’integrazione e l’unione economica dell’Eurasia, consapevole che l’Afghanistan è il perno centrale dell’Iniziativa Belt and Road della Cina e del Corridoio nord-sud della Russia collegando Mosca e Nuova Delhi. L’Afghanistan è anche porta e nodo tra Nord Africa, Medio Oriente, Golfo Persico e Asia meridionale. Non sorprende quindi che l’Afghanistan sia un Paese che attira la competizione tra grandi potenze che coinvolgendo pesi come Stati Uniti, Russia, India e Cina.
L’accordo di Washington coi taliban potrebbe basarsi sulla necessità dichiarata di combattere la minaccia terroristica posta dallo SIIL. Si deve sottolineare che la presenza dello SIIL in Afghanistan è piuttosto recente, portando a ogni sorta di domande su come sia arrivato ad esserci in primo luogo e quale assistenza possa aver ricevuto da agenzie di intelligence straniere. Lo SIIL in Iraq e in Siria fu utilizzato da potenze straniere contrarie al governo centrale di Damasco come una mazza feratta per devastare il Paese. Sembra che lo stesso modus operandi sarà applicato in Afghanistan, con la lotta putativa tra SIIL e taliban a fungere da perfetta benedizione per tale strano matrimonio di convenienza tra Stati Uniti e taliban e giustificazione per la continua presenza degli Stati Uniti in Afghanistan. Continua presenza di Washington che destabilizzerà non solo l’Afghanistan ma anche Paesi vicini come Pakistan ed India che hanno subito le conseguenze dell’occupazione militare degli Stati Uniti nella regione per 17 anni.
L’accordo di Washington coi taliban non farà che rafforzare ulteriormente il ruolo degli Stati Uniti nella coraggiosa lotta a terrorismo internazionale, riflettendo ruoli simili ricoperti rispettivamente da Arabia Saudita e Turchia nello Yemen e in Siria, il primo alleato degli Stati Uniti e il secondo importante membro della NATO. L’obiettivo di Cina, Russia e Iran è scacciare gli Stati Uniti da Medio Oriente ed Eurasia e quindi portare pace, stabilità e prosperità nella regione. Afghanistan e Iran sono due Paesi fondamentali per l’espansione della Belt and Road Initiative e tutto quello che ciò comporta per l’Asia occidentale. La possibilità di espellere Washington dal cuore dell’Eurasia è un’opportunità che Russia e Cina non possono permettersi di sprecare.

Traduzione di Alessandro Lattanzio