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Nessuno aveva sconfitto i turchi dalla Prima guerra mondiale

John Helmer, 23 febbraio 2020

Gli ufficiali russi e siriani e i loro uomini hanno fatto ai turchi ciò che nessuno fece in Medio Oriente dal 1917. Quindi il Sultano chiamava lo Zar, tre volte questo mese finora; a gennaio, una volta al telefono, due volte in incontri faccia a faccia; e due volte al telefono a dicembre. Ogni volta che il telefono squillava era, come il comunicato del Cremlino non mancava di menzionare, “su iniziativa della parte turca”. Sui campi di battaglia della Siria nord-occidentale, l’iniziativa ogni giorno era sempre turca. Ma alla fine i russi gli inflissero la sconfitta. Non come spesso in cinquecento anni di comunicazioni tra la Porta e il Cremlino, il messaggio subliminale fu così chiaro. C’era un altro messaggio subliminale dal Cremlino. “Noi”, aveva detto Dmitrij Peskov, portavoce del presidente russo, “Eravamo soddisfatti degli accordi raggiunti a Sochi più di un anno fa e questa soddisfazione era reciproca. Tuttavia, siamo completamente insoddisfatti ora che militanti e terroristi avanzano da Idlib attaccando le forze siriane e le installazioni militari russe”. Questo era un segnale dalla lobby di Mosca ai turchi che anche loro si ritirassero, da Ministero della Difesa e Stato Maggiore russi. Le mappe della battaglia e le valutazioni operative pubblicate sui media arabi, e aggiunte da Moon of Alabama e South Front, mostrano che l’area occupata dai turchi della Siria (verde sulla mappa) viene costantemente schiacciata da siriani e forze russe (rosse) verso nord ed ovest fino al confine tra Siria e Turchia, liberando prima l’autostrada nazionale M5 ad ovest di Aleppo e poi la M4. Allo stesso tempo, più a est mentre la M4 si avvicina al confine iracheno, piccole unità nordamericane venivano schierate senza preavviso o accordo per scoraggiare l’avanzata degli alleati.
L’obiettivo tattico russo era dissuadere gli attacchi della Turchia all’avanzata siriana e se attraversavano le linee siriane, come accaduto ad al-Nayrab, a est di Idlib alla fine della scorsa settimana, abortire la spinta e respingere i turchi. L’obiettivo strategico era eliminare le forze jihadiste sostenute dalla Turchia, i “posti di osservazione” e la “zona cuscinetto” turchi creati dai due accordi stipulati da Erdogan con Putin a Sochi nel settembre 2018 e ottobre 2019. Per i testi di tali accordi e le concessioni di Putin, leggasi questo e questo.
Ciò che accade ora sul campo è l’attuazione militare della lettera degli accordi, invece dell’interpretazione che il Cremlino concesse ai turchi al momento. Lo Stavka, come possono essere chiamati il Ministro degli Esteri Sergej Lavrov, il Ministro della Difesa Sergej Shojgu e lo Stato Maggiore guidato da Valerij Gerasimov, realizzava sul terreno ciò che Erdogan pensava di aver preso da Putin sulla carta. “Nessuno ha promesso ai terroristi”, aveva detto Lavrov, “che sarebbero stati al sicuro nella zona di Idlib, basta leggere gli accordi tra i presidenti russo e turco e tutto andrà a posto”. Lavrov si riferiva esplicitamente ai punti 3, 5 e 7 dell’accordo di Sochi dell’anno scorso; impedivano inoltre nuovi schieramenti di artiglieria e carri armati turchi oltre la linea dei 32 km dalla frontiera turca. Il giorno successivo, il 20 febbraio, la portavoce di Lavrov Marija Zakharova amplifica la geografia stabilita al punto 1 dell’accordo di Sochi. “Quanto a [Erdogan] che chiede al governo siriano o alle forze siriane di fare una qualsiasi cosa in Siria, la prima cosa da ricordare è che la Siria è uno Stato sovrano. Le forze armate siriane operano sulla propria terra. Questo deve essere il principio base. Naturalmente, l’Esercito arabo siriano interagisce col personale militare russo e di altri Paesi, eppure la comunità internazionale non deve mai dimenticare il principio di base che ho citato. Tali dichiarazioni dovrebbero essere rese attraverso canali speciali, che saranno più efficaci”.
Il 22 febbraio, il Ministro della Difesa Sergej Shojgu discusse col ministro della Difesa turco, generale Hulisi Akar, dei combattimenti nella zona di Idlib. “Durante la conversazione telefonica”, riferiva Sputnik, “[i ministri] hanno discusso delle questioni [legate alla] stabilizzazione della situazione nella zona di de-escalation di Idlib”, affermava il ministero. Secondo il MoD, le due parti si scambiavano opinioni sulla situazione in Siria in senso lato. Non furono fornite ulteriori informazioni sulla chiamata. ” Le dichiarazioni della stampa dei subordinati di Shojgu definivano esplicitamente le bugie turche indicando i rinforzi che Erdogan aveva inviato nella zona. “Non vi è alcuna conferma secondo cui “circa un milione” di rifugiati lascia la zona di de-escalation di Idlib per il confine siriano-turco, affermava il capo del Centro russo per la riconciliazione delle parti in guerra in Siria, Contrammiraglio Oleg Zhuravlev. “Le informazioni sulle presunte “centinaia di migliaia” di civili residenti nella provincia diretti al confine tra Siria e Turchia a causa degli scontri tra terroristi e forze governative siriane nella parte orientale della provincia, non sono vere”, affermava. Le vie di trasporto a Idlib funzionavano come al solito nelle ultime settimane, il che permise di spostare armi e munizioni dalla Turchia all’area, aggiungeva”. “All’inizio di questa settimana, il Ministero della Difesa russo dichiarava che i terroristi fedeli ad Ankara e sostenuti dall’artiglieria turca avevano attaccato le difese dell’Esercito arabo siriano presso Qaminas e Nayrab ad Idlib. Un aereo Su-24 russo bombardava i terroristi aiutando l’esercito a respingere l’attacco. Secondo il ministero della Difesa turco, due soldati turchi furono uccisi e altri cinque feriti nell’attacco a Idlib, mentre più di 50 siriani furono uccisi dal fuoco di rappresaglia”.
Le telefonate di Erdogan a Putin erano l’ultima risorsa per coprire i tentativi di sfondamento a Idlib ed impedire la rotta dei suoi uomini al confine. La risposta dello Stavka era che se i turchi usavano artiglieria e blindati a supporto degli attacchi contro l’Esercito arabo siriano e le pattuglie russe da parte di truppe e ascari turchi, l’Aeronautica russa contrattaccava e rispondeva. Il 12 febbraio il comunicato del Cremlino sulla telefonata di Erdogan riportava: “Vladimir Putin e Recep Tayyip Erdogan hanno continuato la discussione su vari aspetti del processo di pace siriano, principalmente nel contesto del recente aggravamento nella zona di de-escalation di Idlib. Inoltre notava l’importanza della piena attuazione degli accordi russo-turchi esistenti, incluso il memorandum di Sochi del 17 settembre 2018. A tale scopo furono previsti ulteriori contatti tra le agenzie governative competenti”. “Piena attuazione” significava qualcosa di completamente diverso per Erdogan dall’interpretazione russa, ma Putin non lo disse esattamente, secondo i dati pubblici. Invece, permise alle “agenzie governative competenti” di interpretare e implementare; vale a dire, stivali a terra e in aria.
Mentre Erdogan intensificava le minacce pubbliche e le forze russo-siriane lo sconfiggevano, il presidente turco telefonato di nuovo: “Il focus della conversazione era di nuovo sugli sviluppi nella zona di de-escalation di Idlib”, dice il rapporto del Cremlino, sottolineando che Putin parlava ancora laddove stavano i suoi stivali siriani. Quel messaggio fu deciso per Putin dallo Stavka; il tempo della telefonata fu predisposto del personale dei due presidenti. In previsione e prima che Erdogan telefonasse, Putin incontrò il Consiglio di sicurezza. La chiamata di Erdogan fu riportata dal Cremlino per le 20:30. Il Consiglio si riunì diverse ore prima e i dati furono pubblicati alle 16:10. Quindi riferivano: “La situazione intorno a Idlib, anche nel contesto della conversazione telefonica tra i presidenti russo e turco prevista per la sera del 21 febbraio, fu discussa in dettaglio”. Putin, il messaggio per Erdogan fu telegrafato in anticipo, avrebbe parlato per il collettivo. Secondo la versione russa della conversazione telefonica, “Vladimir Putin sollevò serie preoccupazioni per le continue azioni aggressive dei gruppi estremisti”, incluso lo sbarramento d’artiglieria turca e i movimento turchi in Siria di nuovi veicoli da combattimento, blindati, munizioni e missili. “L’accento fu posto sulla necessità di rispettare incondizionatamente la sovranità e l’integrità territoriale della Repubblica araba siriana”, ciò significava riprendere l’autostrada M4, il consolidamento del controllo siriano della M5 e la fine dei “posti di osservazione” turchi che fungevano da scudo delle offensive jihadiste. Significava anche che l’Aeronautica russa e le sue unità missilistiche a terra avrebbero difeso lo spazio aereo siriano dalle incursioni turche. “I due presidenti concordavano su”, affermava il comunicato, “incoraggiare consultazioni bilaterali tra agenzie su Idlib per allentare le tensioni, prevedere un cessate il fuoco e neutralizzare la minaccia terroristica. Riaffermavano che i contatti tra le agenzie militari continueranno più intensamente”. Ancora una volta, si trattava di stivali sul terreno. che parlavano invece delle scartoffie di Sochi, né della lobby filo-turca che fino ad ora influenzava Putin. Per questo, leggasi qui.
Il portavoce di Putin Peskov segnalava la propria ritirata il 12 febbraio. “L’Esercito arabo siriano ad Idlib attacca i terroristi e non i civili”, dichiarava il segretario stampa del presidente della Russia Dmitrij Peskov. In precedenza, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan accusò Mosca e Damasco di attaccare la popolazione civile. ‘Sugli attacchi a Idlib, eseguiti dai militari siriani, si tratta di attacchi ai terroristi, non ai civili. L’obiettivo è neutralizzare i terroristi e le loro attività aggressive che vi svolgono”, affermava Peskov, valutando la situazione come “tesa” e continuando a destare preoccupazione. Il segretario stampa ricordava gli accordi di Sochi con la Turchia, secondo cui Ankara avrebbe dovuto neutralizzare i terroristi di Idlib. Ma, secondo Peskov, le organizzazioni terroristiche ancora colpivano le truppe siriane e obiettivi militari russi”. Una settimana dopo, il 19 febbraio, la posizione di Peskov perse l’ambiguità. Ora parlava dei turchi. “Eravamo soddisfatti degli accordi raggiunti a Sochi più di un anno fa e questa soddisfazione era reciproca. Tuttavia, siamo completamente insoddisfatti ora che militanti e terroristi avanzano da Idlib attaccando le forze siriane e le installazioni militari russe”. La richiesta di Erdogan a Washington di missili Patriot statunitensi dalla sua lato del confine siriano lasciò Peskov senza alcuna difesa contro Shojgu, Lavrov e Gerasimov; il loro te l’avevamo detto è un missile ad alta precisione.
Senza i rinforzi statunitensi, oltre alla copertura missilistica per l’aeronautica turca nello spazio aereo siriano, c’era la valutazione di Stati Uniti e Russia che Erdogan non avesse inviato in Siria truppe sufficienti per mantenere la zona cuscinetto Idlib o l’autostrada M4 contro l’avanzata siriana, solo abbastanza truppe per rischiare la rotta. Secondo l’analisi di South Front, “nel quadro degli accordi [di Sochi], la Turchia istituì 12 posti di osservazione. Mentre l’Esercito arabo siriano avanzava su Idlib, Ankara creò una pletora di ulteriori posizioni nel tentativo fallito di fermare il crollo delle difese dei terroristi. Tali sforzi portarono il numero totale di installazioni militari turche nella regione a 27”. “A giudicare da vari video, ci sono una-due dozzine di soldati, nonché 4-6 veicoli militari in ogni posto nelle aree attualmente controllate dal governo siriano. I posti creati di recente sono molto più forti e possono essere descritti come vere postazioni militari con carri armati, obici, mortai e strutture fortificate. Il numero totale stimato di equipaggiamento militare dispiegato dalle forze armate turche a Idlib è di 3000. Dal 2 febbraio, la Turchia dispiegava 2315 camion e veicoli militari, oltre a 7000 soldati. Nel frattempo, la Turchia posizionava circa 30000 truppe al confine siriano in caso di escalation. L’equipaggiamento e le armi consegnati includono blindati, MRAP [veicoli anti-imboscata antimine] veicoli corazzati, carri armati, missili anticarro, vari pezzi di artiglieria e lanciarazzi. Le truppe dell’esercito erano rinforzate da numero notevole di forze speciali”. Se questo numero di 7000 è corretto, South Front lo confronto col totale della forza turca di 8000 effettivi nell’Operazione Scudo dell’Eufaate (agosto 2016-marzo 2017); 6000 nell’Operazione Ramo d’Olivo (gennaio-marzo 2018); e 15000 dell’Operazione Primavera di Pace (ottobre-novembre 2019). Le operazioni precedenti furono sufficienti per sconfiggere le forze curde e dello SIIL prive di potenza di fuoco e supporto aereo. Non questa volta, però, contro la combinazione russo-siriana. “È improbabile”, secondo South Front, “che le forze turche dispiegate attualmente a Idlib e nella Siria nord-occidentale siano sufficienti a realizzare minacce e promesse di Erdogan. Quindi, la Turchia dovrebbe sbrigarsi e aumentare il suo gruppo militare nell’area di diverse volte, oppure i sostenitori di Erdogan dovrebbero iniziare a prepararsi per il 1° marzo, il giorno in cui i sogni di rapida e potente vittoria turca sulle “forze di Assad” saranno infranti dalla realtà”. Questa era anche la valutazione dello Stato Maggiore russo e della sua intelligence militare. Erdogan, riferì Evgenij Krutikov a Vzglyad, calcolò male la capacità di trattenere Idlib e, man mano che la portata della sua sconfitta si materializzava, “diveniva isterico… Il ripristino del controllo del governo sull’autostrada M5 e, in futuro, sull’M4 cambia radicalmente non solo la situazione militare, ma anche politica ad Idlib. Il problema non è solo ripristinare la comunicazione diretta e quindi di rifornire Aleppo dalle regioni centrali del Paese, ma anche di tornare al controllo del governo della posizione strategica nella parte occidentale della provincia di Aleppo e nella parte meridionale di Idlib. Idlib dista circa 10-12 chilometri. Più di 600 località sono passate sotto il controllo del governo dall’offensiva e il principale gruppo jihadista in quest’area è stato schiacciato, e questa vittoria rafforza notevolmente le posizioni negoziali di Damasco sulla futura struttura della Siria”.
“L’obiettivo principale della prima fase dell’operazione Albda d’Idlib era catturare la località di Saraqib e dintorni, dove convergono le autostrade M5 e M4 (Damasco-Hama-Aleppo e Lataqia-Aleppo). Il 16 febbraio, questo obiettivo fu raggiunto. Le forze del governo siriano continuarono l’avanzata sul fronte jihadista già crollato e presero il controllo dell’intero tratto dell’autostrada strategica che i banditi avevano occupato per otto anni. Al momento è completamente sotto controllo. La sicurezza non c’è ancora dappertutto, e in alcune aree l’autostrada rimane in prima linea, ma i movimenti sono già possibili per i militari… Un’avanzata così riuscita dell’esercito governativo distrugge i piani della Turchia per consolidare le sue posizioni in Idlib. Rimanendo a Idlib indefinitamente, Ankara potrebbe direttamente intervenire negli affari della Siria come “parte interessata”, partecipare ai negoziati e persino rivendicare il controllo fisico su parte del territorio siriano in futuro. Ciò spiegava l presenza militare turca nella zona di combattimento immediata”. “La parte turca fece di tutto per impedire alle truppe governative di risolvere l’importante compito politico e strategico di riprendere il controllo dell’autostrada M5. Dopo che questo fallì e i terroristi abbandonavano tutte le posizioni strategiche che avevano occupato per otto anni, iniziarono le chiamate a Mosca e gli ultimatum a Damasco… in queste nuove condizioni, l’influenza turca ad Idlib si ridurrà davvero a quanto è scritto negli accordi di Sochi, che finora Ankara ha interpretato a modo suo”.
Gli analisti russi a Mosca considerano la posizione russa nei confronti dei turchi come unificata. Differiscono sulla disponibilità al compromesso tra Putin ed Erdogan; non lo menzionano tra Putin e i suoi consiglieri. “La parte russa non procede dalla “lista dei desideri” di Erdogan ma dagli interessi realistici di Ankara”, aveva detto a Vzglyad Georgij Mirzajan, professore all’Università finanziaria del governo russo (FinU). “Questi interessi sono mantenere il controllo sul confine tra Siria e Turchia e proteggere la Turchia dal flusso di rifugiati. Cioè, in parole povere, mantenere i rifugiati da Idlib in una parte del territorio siriano controllato dalla Turchia. Pertanto, [la parte russa] ipotizzava che la Turchia mantenga l’influenza su una frazione di Idlib al confine turco e sui territori curdi che già controlla. Bashar al-Assad, secondo la proposta della Russia, libera il resto della provincia di Idlib. Più tardi, quando le parti si accorderanno di nuovo, il restante territorio del Paese passerà sotto il controllo di Assad”. Kirill Semjonov, capo del Centro Studi Islamici dell’Innovation Development Institute di Mosca, aveva detto a Vzglyad che la perdita d’Idlib e della maggior parte della provincia sarà una sconfitta strategica per Erdogan, ma non sa ancora dove abbia tracciato la linea rossa che il suo esercito può difendere. “È improbabile che la Turchia sia pronta a espellere le truppe di Assad dalle sue postazioni, mentre Erdogan minaccia. Molto probabilmente, questo significa che i turchi reagiranno più duramente ai tentativi di Assad di avanzare. Finora, non vediamo alcuna attività turca per impedire l’offensiva dell’esercito siriano, quindi è difficile dire quanto sia pronta la Turchia a questo”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio