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La Marina Militare algerina è “una delle più potenti del Mediterraneo”

Algerie360, 17 aprile 2018

La Marina algerina ricevendo il quinto sottomarino della classe Kilo, avrà la flotta sottomarina “tra le più potenti del Mediterraneo“, secondo il sito Menadefense. La flotta sottomarina della Marina algerina si rafforzerà ricevendo il quinto sottomarino russo classe Kilo, la cui costruzione è stata completata a San Pietroburgo, secondo il sito d’informazione militare Menadefense. Secondo il sito, due navi della Marina Militare algerina, “il rimorchiatore oceanico al-Musanid 703 e il sottomarino Kilo 022 (Aqram Pasha) lasciavano la base del porto di Orano per la Russia, per scortare la nuova acquisizione. Furono avvistati il 12 aprile a San Pietroburgo. Un altro Kilo 636, quasi completato, aderirà alla flotta algerina quest’estate“, secondo la stessa fonte. Durante la visita del Capo di Stato Maggiore algerino, Tenente-Generale Ahmad Gayd Salah, a Mosca nel 2013, fu deciso di acquistare i due sottomarini, specifica Menadefense. “Altri due sottomarini sarebbero stati oggetto di un nuovo contratto da completare nel 2020-2022, probabilmente per sostituire i sottomarini Kilo 877EKM di prima generazione“, affermava la fonte.
Nominato “buco nero” dalla NATO per la discrezione, il versatile sottomarino diesel-elettrico 636 Varshavjanka (Improved Kilo, secondo il codice NATO) appartiene alla terza generazione di sottomarini. Ha un dislocamento di 2350 tonnellate in superficie e 3950 tonnellate in immersione e una velocità di 17-20 nodi. Il sottomarino ha 45 giorni di autonomia. Può essere equipaggiato con quattro missili Kalibr, 18 siluri da 533 mm (sei tubi) e 24 mine, e immergersi fino a 300 metri di profondità. Il suo equipaggio comprende 52 sommergibilisti. Molti Paesi stranieri sono disposti a comprare sottomarini Proekt 636. Attualmente i sottomarini della classe Kilo sono in servizio nelle flotte algerina, vietnamita, indiana, iraniana e cinese.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

La Marina algerina acquisisce il missile supersonico cinese CX-1?
Henri Kenhman East Pendulum 30/04/2018Il missile antinave cinese supersonico CX-1 è stato scelto dalle forze navali algerine come sistema di difesa costiera di nuova generazione? Lo suggerirebbe una foto pubblicata sul sito del Ministero della Difesa algerino. Infatti, apprendiamo nella rubrica “Cooperazione” che il Segretario Generale della ALIT (China Aerospace Long-March International Trade Co., LTD), società d’esportazione del gruppo aerospaziale cinese CASC, il 26 aprile si recava presso il Comando delle forze navali algerine, nel “quadro delle relazioni bilaterali”, venendo ricevuto dal General-Maggiore Mahfud Ben Madah. E le immagini pubblicate sul sito mostrano che Wang Zhao Hui consegnava il modello di un TEL binato al Capo di Stato Maggiore della Marina algerina, che risulta componente del sistema GATSS di cui il missile CX-1 fa parte.
Apparso per la prima volta nel 2014 al Zhuhai Air Show, il CX-1 fu inizialmente presentato come missile tattico supersonico superficie-superficie, prima di essere incluso, due anni dopo, in una proposta integrata col sistema General Army Tactical Strike System (GATSS), composto da diversi sistemi missilistici, dal missile balistico a corto raggio M20 e da un sistema C4ISR completo di droni da ricognizione progettati dal CALT Institute, uno dei principali progettisti di lanciamissili e missili della Cina. Secondo le specifiche del produttore, il CX-1 ha lo stesso booster a propellente solido del missile balistico M20, che fa volare il missile nel dominio supersonico, prima che lo statoreattore a propellente liquido si attivi portando a una velocità di crociera a Mach 3 ad alta quota, o di Mach 2,4 a bassa quota. Il CX-1 può quindi adottare il profilo di volo Hi-Lo in cui il missile vola tra 15000 e 18000 metri sul livello del mare, oppure Lo-Lo seguendo il terreno/mare a una quota di 5-20 metri, scegliendo di attaccare il bersaglio verticalmente o orizzontalmente a seconda del caso. La gittata del missile CX-1 ha una portata minima di 40 km per la modalità di propulsione e può raggiungere l’obiettivo “solo” entro 280 km, come il Regime MTCR richiede essendo la Cina uno dei 35 Stati firmatari, mentre il missile missilistico superficie-superficie YJ-12A, utilizzato anche dalla Marina cinese e progettato da un altro missile cinese della CASIC, ha una gittata di 400 km in condizioni identiche. In modalità antinave, i dati CALT mostrano una probabilità del 75% per un CX-1 di colpire il bersaglio con un solo colpo usando una testata semi-perforante da 260 kg. Contro obiettivi terrestri, il missile ha una precisione (CEP) di 20 metri e può scegliere tra due diverse munizioni, termobarica o a penetrazione, con un raggio letale di 100 metri e una capacità di penetrazione di 5 metri nel calcestruzzo. Il sistema di guida mista del missile combina un’unità inerziale e un radar di ricerca attiva.
Si noti che alcune “fonti” si basando sulla somiglianza dei missili CX-1 coi russi P-800 Oniks e BrahMos per dire che il sistema cinese è solo una pallida copia di quest’ultimo, perché questi missili supersonici con statoreattore hanno tutti una presa d’aria frontale, pinne stabilizzatrici e forma cilindrica. Tuttavia, il cuore di questi sistemi d’arma è lo statoreattore a propellente liquido, tecnologia missilistica che la Cina sviluppa e commercializza da decenni (C-101, C-301…) Sarà stato possibile ricorrere alla retroingegneria sullo statoreattore del 3M80MBE, acquisito dalla Marina cinese assieme ai cacciatorpediniere Proekt 956E/EM negli anni ’90, perché il missile sovietico fu progettato dalla MKB Raduga e non dalla NPO Mashinostroenija, responsabile dello sviluppo di P-800 e BrahMos. L’adozione dello stesso tipo di presa d’aria frontale è una necessità tecnica per migliorare le prestazioni in omogeneità e stabilità del flusso in entrata del motore; e la struttura cilindrica è la soluzione più semplice ed adatta a conciliare i problemi di volume, dimensioni e massa coll’insieme dei sistemi di guida, testata bellica, serbatoi e motori. Si noti inoltre che il cono a doppio diametro del CX-1 differisce da quello di P-800 e BrahMos, segno di un inviluppo di volo diverso tra questi missili. L’ugello esterno alla cellula del CX-1 suggerisce anche un diverso progetto interno. A livello organizzativo, un’unità da combattimento di CX-1 è composta da un veicolo comando, uno di supporto logistico, tre di lancio, tre di trasporto e carico e 12 tubi di lancio per attuare due ondate d’attacco.
Basandosi esclusivamente su open source, sembra prematuro confermare che la Marina algerina abbia già firmato per il CX-1, da una parte perché il sito del MdD ha già utilizzato la stessa forma di dichiarazione (“nel contesto delle relazioni bilaterali“) per altre visite di industriali cinesi, come NORINCO a marzo e CSTC a gennaio; d’altra parte ALIT e la casa madre CASC erano finora molto silenziose, come al solito, su possibili contratti. Per non parlare delle proposte del mercato russo cui l’Algeria può facilmente accedere, come ad esempio il K-300P Bastion-P della NPO Mashinostroenija, che mostra prestazioni più o meno simili al CX-1.
Sarà necessario attendere altri elementi ufficiali per confermare l’acquisizione del sistema cinese da parte della Marina algerina. Tuttavia, esiste una lunga collaborazione tra il gruppo CASC e l’Algeria, come il contratto chiavi in mano per il satellite Alcomsat-1, progettato e lanciato da CASC, o il collaudo dei droni armati CH-4 progettati dalla filiale CAAA. Ma se la scelta finale sarà davvero il CX-1, confermerà alcune vecchie voci sul sistema che avrebbe trovato un acquirente dalla prima apparizione nel novembre 2014, aprendo anche la strada all’esercito algerino per un altro sistema d’arma GATSS, e ciò semplificherà anche il supporto logistico aumentando le capacità tattiche del dispiegamento.Traduzione di Alessandro Lattanzio