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L’ingegnere capo del J-20 parla degli aerei da caccia futuri

Henri Kenhmann East Pendulum 19/03/2018Se l’ultima generazione di aerei da combattimento, caratterizzati da un diverso grado di bassa osservabilità, forte consapevolezza della situazione operativa e maggiore sopravvivenza nel teatro operativo, già inizia ad entrare nella maturità, con programmi come gli statunitensi F-22 e F-35, il russo Su-57 e il cinese J-20 e J-31, i criteri dei caccia di prossima generazione sono ancora lontani dall’essere definiti. Come si svolgerà un combattimento aereo tra 15 e 20 anni? Quale sarà il ruolo degli aviogetti da combattimento negli scenari futuri? Quali saranno i requisiti tecnologici per soddisfare i bisogni economici e del campo di domani? Con o senza pilota? Queste sono le domande che le principali forze aeree e produttori di aerei iniziano a porsi. E Yang Wei capo ingegnere del programma J-20 e membro dell’Accademia delle scienze cinese, ha dato per la prima volta la sua visione su questi temi.

“Definiremo gli standard degli aviogetti da combattimento del futuro”
Prima, guardiamo a ciò che gli altri fanno e seguiamo“, dice Yang in un’intervista all’Assemblea popolare nazionale a Pechino, “Ma oggi possiamo concepire e fornire solo ciò di cui ha bisogno la strategia del Paese“. Per questo ingegnere-capo che ha guidato diversi programmi militari presso il 611 Chengdu Institute, uno dei principali uffici di progettazione dell’AVIC, l’industria dell’Aeronautica militare cinese, è entrato nel “regno della libertà”, in cui le forze armate possono avere fiducia nel materiale “Made in China” e definire i propri obiettivi strategici e percorsi di sviluppo delle armi, e gli industriali possono creare e innovare senza doversi affidare agli “antecedenti stranieri” e mostrare molta più fiducia nelle proprie tecnologie. “Dovevamo capire perché e come gli altri fanno questo e quello nel passato, e solo quando vediamo che gli altri hanno successo in queste scelte, siamo sicuri di poterli seguire facendo lo stesso in Patria” dice l’uomo che fu promosso a capo dell’ufficio progettazione a 38 anni, “Ora anche se le leggi della fisica sono le stesse per tutti, possiamo definire i nostri bisogni unici, e un nostro percorso tecnologico completamente indipendente“. “Prima avevo un obiettivo, volevo raggiungere un livello tale che i nostri avversari fossero costretti a studiarci. Oggi ne ho un altro, voglio che sia la Cina a stabilire gli standard mondiali dei caccia di prossima generazione“.

J-20 non è solo un “ariete”
Alcuni analisti in Cina hanno descritto il nuovo caccia J-20 come “ariete” per “distruggere” le portaerei nemiche, “l’ago che perforerà la rete”. Come capo-ingegnere del programma, Yang ha un’altra idea. “Nell’attuale famiglia di caccia cinesi, il J-20 è il più potente. E siccome è il più forte vettore della superiorità aerea cinese, sarà inevitabilmente impiegato negli scenari più critici dello scontro“, dice Yang,”ma qualificarlo come un ariete è riduttivo“. “Come utilizzare un aviogetto da combattimento dipende anche dal numero del personale. Quando la serie è ancora piccola verrà distribuita per alcuni compiti, ma quando la serie sarà maggiore sarà un’altra storia“. Secondo Yang, il J-20 è ancora all’inizio della storia e il programma già pianifica lo sviluppo altre versioni. “Soddisfa le esigenze del Paese ed è così col programma J-10 ancora in fase di sviluppo, non ci fermeremo qui col J-20“.

Un mix di piattaforma meccanica, computer e intelligente
In risposta alla domanda su come sarà il caccia del futuro, il capo ingegnere parla di alcune restrizioni. “Gli statunitensi avevano definito i criteri 4S per i loro aerei da combattimento di quinta generazione, ma questi criteri non sono obbligatori. Oggi Stati Uniti, Russia e Cina hanno i loro aerei da caccia di nuova generazione, ma il peso attribuito a ciascuno di questi criteri varia a seconda delle esigenze e delle visioni specifiche di ciascun Paese“. Per Yang, l’ingegneria meccanica mondiale deve ancora superare una “soglia” prima di essere la base degli aerei da combattimento di nuova generazione. Ma una volta superata questa soglia, il relativo contributo all’efficienza e alle prestazioni generali in combattimento sarà notevolmente ridotto. Anche se non ha spiegato cosa fosse questa “soglia”, si ritiene che sia il limite dell’attuale aerodinamica e anche di ciò che il corpo umano può sopportare. “La chiave sono l’informatizzazione e l’intelligenza artificiale“, dice colui che è considerato il simbolo della progettazione aeronautica militare della Cina, “Penso che il caccia di prossima generazione avrà un livello ancora più elevato di computerizzazione ed intelligenza artificiale, pur affidandosi a una buona piattaforma meccanica che rimane modulabile“.

Con o senza pilota?
Di fronte alla domanda se i droni saranno i principali vettori del futuro, Yang pensa che l’intelligenza artificiale abbia due obiettivi: aiutare il pilota o sostituirlo. “Personalmente non mi concentrerò sul problema pilota o senza pilota. L’intelligenza integrata tra uomo e macchina continuerà ad accrescere l’efficienza per un certo periodo“. Nel breve e medio termine, Yang è convinto che lo sviluppo degli aerei militari si baserà su ingegneria meccanica, informatizzazione ed intelligenza artificiale. Vede nella meccanica la base e il vettore di tutte i materiali, mentre l’informatizzazione amplificherà le prestazioni e l’intelligenza artificiale sarò la tecnologia di “rottura”. “Network+ System+ saranno i punti di svolta nello sviluppo di qualsiasi equipaggiamento militare del futuro“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Voci sui primi “combattimenti” del J-20
Henri Kenhmann East Pendulum 16/02/2018Mentre l’Aeronautica cinese annunciava ufficialmente l’impiego del nuovo caccia stealth J-20 nelle unità operative, molti si chiedono se altri velivoli dell’Aeronautica Cinese abbiano già avuto la possibilità di “testare ciò che il J-20 riserva”. E secondo interviste ai piloti di J-20 e dello squadrone di J-11B, la risposta sembra abbastanza chiara, l’ultimo gioiello cinese ha effettivamente “incontrato” altri caccia in varie esercitazioni aeree nel 2017, se non prima, ma non è tuttavia sorprendente che alcun risultato sia stato dato, data la natura ancora sensibile e confidenziale di questo aereo cinese. Ma queste non sono che voci presenti da un anno sui risultati di questi scontri, solo che tentare d’indovinare è pericoloso sapendo quali di tali voci siano un po’ vere e quali siano solo fantasie di certi dilettanti. Dopo aver visionato diverse versioni e filtrato solo fonti che dimostrano credibilità da alcuni anni, possiamo ancora tracciare il contorno degli scenari usati e avere i risultati ottenuti dal J-20 in queste simulazioni al combattimento aereo, anche se per il momento tutto va preso con le molle, in attesa di elementi istituzionali che confermino o smentiscano. Si pensa che il J-20 avrebbe almeno partecipato a due tipi di scenari di combattimento. Il primo per valutare la capacità in combattimento aereo diretto, contro singoli avversari o sostenuti da moltiplicatori aerei e terrestri, giocando il ruolo di “ripulitori” eliminando ogni minaccia dai cieli e spianando la strada agli squadroni che seguono. In questo caso, diversi casi verrebbero spiegati laddove i J-20 intervenivano sempre in coppia. Ad esempio, in un caso due J-20 in BVR contro numerosi J-10B e J-10C supportati da un AWACS KJ-500, e uno dei due J-20 riusciva ad abbattere l’AWACS grazie a furtività e portata del nuovo missile aria-aria, mentre l’altro tratteneva ed inseguiva la scorta. Secondo quanto riferito, un J-20 fu abbattuto da un J-10C con radar a scansione attiva, localizzando e agganciando il caccia stealth entro 18 km di distanza, mentre tutti i J-10B e metà dei J-10C venivano abbattuti alla fine. Ovviamente venivano menzionati anche altri casi, come lo scontro WVR tra due J-20 e diversi J-10B/C in superiorità numerica, ma le cautele non permettono di considerare questo caso, almeno per il momento.
Nel secondo scenario, i J-20 così come cacciabombardieri J-16 sarebbero stati di rinforzo a supporto dei velivoli OPFOR per attaccare un sito sorvegliato dall'”esercito rosso”. Quest’ultimo sarebbe stato costituito da numerosi intercettori J-10 (versione sconosciuta), aerei AWACS e da guerra elettronica, nonché da unità radar terrestri e sistemi di difesa aerea S-300 (PMU1 o PMU2). Qui, i J-20 avrebbero invece svolto il ruolo di radar avanzati per guidare i missili aria-aria lanciati da aerei terzi (J-16?) contro gli intercettori “rossi” e gli altri moltiplicatori aerei. Lo scenario sarebbe terminato con la pesante perdita delle unità terrestri e dell’esercito rosso, specialmente nell’impedire di raggiungere gli obiettivi sensibili agli aerei OPFOR, uno scenario che suggerirebbe il possibile conflitto tra Cina e Taiwan, dove quest’ultima sarebbe appoggiata dagli statunitensi con F-22 ed F-35, per esempio. È comprensibile quindi che un’intera base della difesa aerea cinese e forze aeree di protezione venissero “spazzate via” dagli squadroni di Taiwan e USA in tale scenario, il che spiegherebbe perché i primi J-20 operativi furono schierati nella Cina orientale, mentre i Su-35 nel sud. Se queste voci hanno versioni più o meno diverse, tutte convergono nel dire che l’introduzione del J-20 nelle forze aeree cinesi ha generato uno “shock” e soprattutto la “disillusione” che permette ai comandanti delle unità aeree e terrestri antiaeree di prendere coscienza della “dura realtà” sull’ultima generazione di aerei da combattimento furtivi (4.ta in Cina, 5.ta negli Stati Uniti e in Russia), e capire che la tattica sviluppata negli ultimi anni per contrastare tali mezzi sono per lo più “inefficaci” e “inoperativi”. Naturalmente, dovremmo aspettarci che altre fonti ufficiali verifichino queste affermazioni, ma una cosa è certa, l’Aeronautica cinese ancora deve perfezionare le dottrine d’impiego di un velivolo furtivo come il J-20, e anche sviluppare mezzi adeguati per contrastare tale minaccia su base concreta.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

La Cina risolve il problema ai motori aerei ad alta quota, rafforzando le difese
I militari cinesi pubblicano il video di aerei su piste regolari nel sud-ovest montuoso del Paese, suggerendo progressi sui motori AL-31F afflitti da problemi
SCMP, 15 marzo 2018

Le immagini di aerei da guerra cinesi nelle esercitazioni nel sud-ovest montuoso del Paese suggeriscono che i militari hanno risolto i problemi che affliggevano i motori aerei ad alta quota, allarmando la rivale regionale India, secondo gli analisti militari. Il video di aerei Shenyang J-11 e Chengdu J-10 che sorvolano le montagne innevate veniva pubblicato sul sito ufficiale dell’Esercito di Liberazione Popolare. I jet fanno parte della flotta di aerei da combattimento multiruolo leggeri di terza generazione cinesi, propulsi dai motori russi AL-31F. Gli osservatori militari affermavano che i motori in precedenza perdevano potenza oltre i 3000 metri, causando una serie di incidenti. Nel settembre 2015, un J-10 della ex-regione militare di Shenyang si schiantò di notte quando salì sopra i 3350 metri, secondo la China Central Television. Il pilota si eiettò. Il video mostrava anche un velivolo da trasporto Shaanxi Y-9 che decollava e atterrava da un aeroporto ad alta quota. L’Y-9 può trasportare 106 passeggeri o 132 soldati. Un cacciabombardiere Xian JH-7 appariva volare sopra territorio innevato, per l’addestramento al combattimento nel Comando del Teatro Occidentale dell’Aeronautica dell’ELP, che copre l’aera da Chongqing a Tibet e Xinjiang. Nel video, Zhan Houshun, comandante delle forze aeree del Teatro Occidentale, affermava che l’addestramento nazionale ed internazionale aveva aumentato la prontezza al combattimento della forza aerea. “Nelle vari esercitazioni non miriamo solo a “rivali immaginari”, ma ci concentriamo maggiormente sull’acquisizione di abilità operative utili ed efficaci“, concludeva Zhan.
Gli analisti militari affermavano che gli apparenti voli regolari degli aerei suggerivano che l’Aeronautica aveva superato i problemi ad alta quota dei motori, rafforzando le difese dell’ELP verso l’India. Il commentatore militare di Pechino Song Zhongping affermava che l’assenza di pressione atmosferica ad altitudini elevate rende il volo difficile, situazione complicata dalle variazioni del flusso d’aria sul terreno montagnoso. “Il video mostrava che i motori degli aerei da guerra cinesi sono migliorati nella stabilità verso una geografia complessa. E segnalava anche che la Cina ha creato uno stormo altamente specializzata nell’ovest del Paese“, affermava Song. L’analista militare di Hong Kong Leung Kwok-leung affermava che i miglioramenti rafforzeranno le difese aeree della Cina contro l’India. “Una volta risolto il problema dei motori, gli aerei cinesi potranno decollare ed atterrare facilmente nelle aree ad alta quota, rendendo meno efficace l’Aeronautica indiana“, concludeva Leung.
Il chiaro progresso avvenivano ad un anno dal conflitto di confine tra truppe cinesi e indiane nella regione di Doklam, nell’Himalaya.

Traduzione di Alessandro Lattanzio