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Il cannone elettromagnetico cinese è stato testato in mare

Il cannone elettromagnetico della Marina cinese inizia le prove
Henri Kenhmann, East Pendulum 2 febbraio 2018

L’argomento fu accennato a settembre 2016, nell’articolo “L’esercito cinese è interessato al Maglev“, dove si parla di un progetto per armi elettromagnetiche finanziato dalla Marina cinese. Infine le cose sono andate molto più velocemente di quanto stimato dato che il modello industriale di un railgun o coilgun, è ora installato su una nave d’assalto anfibio cinese, ovviamente utilizzata come banco di prova per i test in mare già iniziati, almeno riguardo la navigazione. La storia inizia in modo quasi discreto all’inizio di gennaio, quando due foto amatoriali della nave 936 Haiyangshan, una vecchia nave da sbarco Type 072 III in servizio da 22 anni, furono pubblicate sul social network cinese Weibo. Gli appassionati erano incuriositi vedendo che il cannone binato da 37mm installato originariamente a prua era stato sostituito da qualcosa di molto più grande, nascosto da teloni. Diversi container da 7 metri si trovavano sul grande ponte della nave che disloca 4800 tonnellate a pieno carico, ma nessuno sapeva esattamente di cosa si trattasse. Sappiamo solo che le foto furono prese a Shuangliu, uno dei siti del cantiere Wuchang presenti a Wuhan dal 1934. Poi da diverse fonti locali si apprese che la nave era arrivata a Wuhan nel terzo trimestre del 2017, dove furono effettuati lavori di modificazione.

La LST 936 Haiyangshan giunse a Shuangliu nell’ottobre 2017 per le modifiche per adottare la nuova arma.

A prima vista, non c’è praticamente nulla d’insolito nella nave Haiyangshan 936, ad eccezione del nuovo cannone che sembra insolitamente grande per una nave di queste dimensioni. Ma se si osserva da vicino, si nota che la vecchia nave d’assalto anfibio cinese aveva subito modifiche inedite. Si nota innanzitutto che i portelloni di prua (9), che consentono l’imbarco/sbarco di truppe e mezzi quando la nave esegue lo “spiaggiamento”, sono state completamente saldate. Una barbetta (2) è posta in cima al ponte di prua, su cui è installata un’apparecchiatura (1) d’origine ignota e rivolta in avanti. Tre container da 7 metri (3, 4 e 5), di cui almeno uno dotato di aria condizionata, indicando la presenza di strumenti o operatori all’interno, sono sul ponte, più un quarto (8) davanti alla plancia e collegato da molti cavi elettrici all’interno della nave. Quest’ultimo container, di colore beige, ricorda un generatore elettrico temporaneo.

Le principali modifiche alla nave

Finora, nulla sembra esservi stato aggiunto. Non fu che il 26 gennaio, quando la nave fu trasferita al cantiere principale di Wuchang, vicino al ponte Ying Wu Zhou, attraversando il fiume Yangtze a Wuhan, che i passanti finalmente videro la 936 Haiyangshan quasi ‘mutata’. In effetti, ora che i teloni furono rimossi, il cannone misterioso a prua con la sua grande torretta finalmente si svelava agli occhi dei curiosi. Le dimensioni di questa torretta sono tali che occupa quasi l’intera prua della nave. Si poteva anche notare che uno dei container precedentemente sul ponte ha in realtà sei porte laterali ricordando certi modelli di generatori elettrici silenziosi collocati in un container per un facile trasporto. Si noti che il container beige installato davanti alla sovrastruttura, all’inizio di gennaio, era scomparso.

Vista della LST 936 Haiyangshan modificata

Un’altra foto amatoriale pubblicata rapidamente mostrava che la nave equipaggiata col nuovo sistema d’arma e i misteriosi contenitori salpava, segno che la LST cinese ha già iniziato i test di navigazione e dovrebbe presto tornare in mare per iniziare le prove di tiro, il traffico sullo Yangtze è sempre molto denso. E abbiamo anche una visione chiara di questo nuovo cannone navale cinese grazie a un altro avvistatore che poteva riprendere la prua della nave in primo piano. Si nota che il tubo cilindrico, in due parti di diverso diametro, è in realtà supportato da due cilindri idraulici, probabilmente per garantire maggiore stabilità al momento del tiro. Nonostante l’aspetto rudimentale dei teloni all’inizio dei lavoro di modifica, la torretta ora ha una forma “stealth”, o almeno sembra, una volta montata, ed è simile a un prodotto che non a un prototipo sperimentale. Notare anche la presenza di alcune antenne di comunicazione tattiche, installate appena dietro il cannone.
Quindi cosa concludere da queste foto? In primo luogo, il sistema d’arma di qualsiasi tipo presente sarebbe in procinto di passare alla fase di convalida, secondo un ex-ufficiale della Marina cinese. In effetti, le rigide procedure definite dalla Marina cinese per le prove in mare degli armamenti, rimuovono automaticamente ogni possibilità che si tratti di un prototipo, nel qual caso non avrebbe nemmeno la possibilità di essere installato su una nave in servizio. In secondo luogo, la scelta di utilizzare una LST di 4800 tonnellate come banco di prova mentre la Marina cinese ha almeno due navi dedicate ai test di armamenti di superficie, le Type 909, potrebbe essere spiegata dal fatto che l’arma sottoposta ai test richiede un numero elevato di apparecchiature e quindi un volume elevato per operare. La grande stiva e il lungo ponte superiore di una LST possono quindi soddisfare questa necessità, non nel caso di una Type 909. È per la stessa considerazione che la Marina degli Stati Uniti aveva pianificato l’uso della nave da trasporto veloce JHSV come banco di prova in mare per il suo futuro railgun. Ciò suggerisce anche, indirettamente, che il sistema che supererà i test di convalida non è un’arma convenzionale. Quindi, si può supporre il perché il lavoro di trasformazione non fu eseguito nel cantiere Hudong-Zhonghu a Shanghai, dove furono costruite le LST Type 072 III, ma nel cantiere Wuchang nel centro della Cina. La possibile spiegazione è che Wuhan è la città in cui si trovano la maggior parte delle principali istituzioni che lavorano sul progetto, come Chinese Navy Engineering University e Wuchang Shipyard dalla lunga esperienza nella costruzione di LST.
Sul tipo di arma in questione, oggi vengono discusse tre ipotesi. Se alcuni pensano che si tratti di un nuovo modello di cannone navale di grosso calibro, oltre i 203 o 406 mm, altri evocano la possibilità che si tratti di un cannone ad anima o a spirale. L’ex-ufficiale della Marina cinese parlava di una terza possibilità che consiste in un nuovo meccanismo per ricaricare orizzontalmente il cannone con proiettili, anche se sembra più seria l’ipotesi di un railgun o coilgun. Ma c’è anche una quarta possibilità, che il nuovo cannone misterioso sia un cannone ETC (Elettrochimico), che usa una cartuccia al plasma per accendere e controllare il propellente del proiettile allungandone notevolmente la gittata. Di queste quattro possibilità, sembra ragionevole scartare l’ipotesi del supercannone convenzionale. Da un lato perché la Marina cinese aveva già deciso di omogeneizzare i cannoni navali a soli tre calibri, 30, 76 e 130 mm, e in secondo luogo perché tecnicamente parlando i produttori cinesi non hanno bisogno d’ingrandire la torretta e il sistema del cannone, che supera gli 8 metri di lunghezza, se si dovesse raggiungere solo il 155 mm per l’attacco a lungo raggio, avendo per riferimento i cannoni terrestri sviluppati dal gruppo NORINCO. Anche l’ipotesi di un possibile nuovo meccanismo di caricamento “orizzontale” dei proiettili sembra poco plausibile, a causa dell’integrazione molto difficile su una nave da guerra e, soprattutto, non avrebbe mobilitato così tante risorse. Se si tratta di un cannone a rotaia o a spirale o ETC, esistono argomenti a sostegno dell’uno o dell’altro, ma per il momento è difficile deciderlo. Tecnicamente parlando, le istituzioni cinesi iniziarono negli anni ’80 a studiare questi tre tipi di lancio elettromagnetico, ottenendo risultati piuttosto significativi. Gli esempi includono il 303EMG Experimental Hybrid Cannon, il cui sviluppo e test di tiro fu completato nel 1988, spingendo un proiettile da 30,2 g a una velocità alla volata di 3000 m/s, in laboratorio. Questo sistema combina in realtà due binari paralleli elettricamente conduttivi (railgun) posti nella parte anteriore e una parte posteriore con una bobina a solenoidi (bobina). I risultati furono valutati congiuntamente dalla Marina cinese e dall’Accademia delle Scienze cinese, che li trovò “incoraggianti ed equivalenti a quelli ottenuti dai Paesi occidentali nello stesso periodo“. D’altra parte China Academy of Engineering Physics (CAEP), Università Tecnologica di Pechino ed altre università cinesi, hanno lavorato su diversi progetti di canoni ETC dall’inizio degli anni ’90. Ultimamente, un documento pubblicato dall’Istituto di tecnologia elettromeccanica speciale di Pechino, mostra che le prove di tiro di un railgun da 6 metri alimentato da 3,2 MJ PPU (Pulse Power Unit) e 32 NPS (Pulse Forming Network) da 100 kJ, furono effettuati. I ricercatori cinesi affermano che il sistema può essere facilmente aggiornato a 10 MJ, e riducendo la lunghezza dell’arma a 4 metri da 6. Tutto ciò suggerisce un possibile impiego militare. E come accennato all’inizio, nel 2013 fu lanciato un progetto per cannoni elettromagnetici navali affidato all’Istituto 206 del gruppo aerospaziale CASIC e all’Università Tecnologica di Pechino, che costruirono un laboratorio congiunto nel giugno 2016 per lavorare sulla simulazione meccanica relativa al lancio elettromagnetico nel campo aerospaziale. Questo, in un modo o nell’altro, dimostra il progresso generale delle possibili applicazioni sul campo. Almeno cinque istituzioni cinesi sono coinvolte in progetti “capitali” su railgun, coilgun o sistemi ibridi correlati ai dodicesimo e tredicesimo piano quinquennale. Ad esempio, il 19 febbraio 2014, l’ex-Vicecomandante dell’Aeronautica cinese avrebbe assistito al tiro di prova della squadra dell’istituto 27 del gruppo CETC.
Fisicamente, la nuova arma di Wuhan è più simile al cannone a rotaia sviluppato dalla BAE Systems per l’US Navy, ma non è saggio affidarsi alla somiglianza fisica per identificare un tale sistema d’arma. Tuttavia, i container sul ponte della Haiyangshan 936 potrebbero essere parte delle PPU/PPS per fornire l’energia richiesta, del PFN in cui viene immagazzinata l’energia generata, e il compartimento di controllo. Non vi è dubbio che, nel caso di un cannone a rotaia o a spirale, il ponte inferiore della nave sia riempito dai diversi sistemi associati. Ad ogni modo, si può già parlare di stato avanzato, molto avanzato, nello sviluppo di tale arma di nuova generazione fabbricata da produttori cinesi. Infine, molti già si chiedono se sia possibile che questo cannone elettromagnetico venga integrato domani sugli attuali cacciatorpediniere delle forze navali cinesi. A causa delle dimensioni notevoli, specialmente in lunghezza, sembra improbabile che il sistema possa essere installato su un Type 052D, che non avrebbe abbastanza spazio tra la posizione del cannone principale H/PJ-45 da 130 mm e le celle di lancio verticali poste dietro. D’altra parte, sembra ancora possibile integrare la torretta sul Tipo 055 di oltre 10000 tonnellate, ma le varie apparecchiature per garantirne il funzionamento costringeranno inevitabilmente gli ingegneri dell’Istituto 701 (CSIC ) a rivedere il progetto del ponte inferiore, ripensando a buona parte della nave e a riequilibrare il tutto. Dati mole di lavoro da svolgere e stato attuale del sistema, è più ragionevole parlare di altri 5-7 anni prima di poter vedere un railgun, coilgun o altro entrare in servizio su una nave da guerra cinese, a meno che il contesto geopolitico cambi bruscamente e un simile tipo di armi diventi di livello “strategico nazionale”, il che è logicamente impossibile.

Immagini del cannone di Wuhan sul cacciatorpediniere Type 055

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Il cannone elettromagnetico cinese è stato testato in mare?
Henri Kenhman, East Pendulum 08/03/2018opo essere stato installato su una nave d’assalto anfibio convertita in banco-prova all’inizio dell’anno, il nuovo cannone elettromagnetico sviluppato per la Marina militare cinese avrebbe superato il primo test navale, se la nostra interpretazione di un articolo apparso ieri è corretta. Secondo il testo pubblicato dalla Marina cinese su una ricercatrice della PLA Naval University of Engineering specializzata nel campo del tiro elettromagnetico, un “nuovo sistema d’arma navale” ha (di recente) avuto successo nelle prove non appena installato per la prima volta su una nave. La ricercatrice in questione si chiama Zhang Xiao responsabile della simulazione generale e del mantenimento delle “fonti elettriche” del sistema. L’articolo menziona anche i numerosi successi tecnici nel campo, tra cui un “alimentatore che consente tiri multipli” prodotto in serie, ed “il più grande del mondo“. Ulteriori ricerche su Zhang dimostrano che dal gennaio 2015 guida lo sviluppo di tecnologie ibride per lo stoccaggio di energia per “il cannone elettromagnetico”, progetto finanziato direttamente dalla National Natural Science Foundation of China (NSFC), fondazione del Consiglio di Stato che finanzia la ricerca civile e militare del Paese. Le sue ultime pubblicazioni scientifiche risalgono al 2012, quando la ricercatrice cinese entrò nella PLA Naval University of Engineering e il progetto del cannone elettromagnetico per la Marina cinese venne ufficialmente lanciato, concentrandosi essenzialmente sul “sistema di lancio elettromagnetico a rotaia”. Tutto ci porta a credere che Zhang lavori al progetto del cannone elettromagnetico navale (visibilmente del tipo railgun), più precisamente sull’alimentatore elettrico, ed è la stessa arma vista a Wuhan ad ottobre dell’anno scorso. Per ora, non è chiaro se il successo del primo test di quest’arma elettromagnetica di cui parla l’articolo della Marina cinese riguardi solo i sottosistemi di alimentazione e distribuzione elettrica, o se il sistema d’arma abbia già fatto i primi tiri in mare Si sa solo che più di 200 persone di circa 20 istituzioni cinesi partecipano ai test che avrebbero avuto luogo tra il Mar Cinese orientale e Bohai Bay, poiché un esperto presente al momento del test e citato dall’articolo indicava un luogo “dove la flotta di Beiyang fu umiliata ma ora è qui che vediamo una speranza…” (1).
1 – La flotta Beiyang, una delle quattro flotte regionali cinesi alla fine della dinastia Qing, fu distrutta dalla Marina imperiale giapponese durante la Prima guerra sino-giapponese (1 agosto 1894 – 17 aprile 1895).

Traduzione di Alessandro Lattanzio