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L’occidente mostra il suo complesso d’insicurezza

Diana Johnstone, Consortium News 19 febbraio 2020

L’unica lamentela che gli Stati Uniti ammettono è che potrebbero non difenderci abbastanza, quando il pericolo maggiore deriva dall’essere troppo difesi, scrive Diana Johnstone alla conferenza di Monaco.
“Sta vincendo l’occidente!” proclamavano i capi statunitensi alla conferenza sulla sicurezza tenutasi a Monaco lo scorso fine settimana. Non tutti ne erano così sicuri. Molta insicurezza veniva mostrata nella conferenza definita come “riunione di famiglia dell’occidente” allargata a 70 nazioni partecipanti, inclusi i “perdenti” designati dagli Stati Uniti. Il crudo segretario di Stato di Trump Mike Pompeo non ha fece sentire nessuno particolarmente sicuro trattando il mondo come un enorme videogioco in cui “stava vincendo”. Grazie ai nostri “valori”, affermava, l’occidente vince contro gli altri attori che Washington ha costretto nel suo gioco a somma zero: Russia e Cina, i cui presunti desideri “imperaili” vengono vanificati. La Conferenza di sicurezza di Monaco (MSC) è un raduno privato fondato nel 1963 da Ewald-Heinrich von Kleist-Schmenzin, un membro degli ufficiali aristocratici della Wehrmacht che progettò di sbarazzarsi di Hitler quando i loro possedimenti nella Germania orientale finivano all’Armata Rossa (divenendo parte della Polonia). La conferenza fu evidentemente concepita come mezzo per consentire ai tedeschi di ottenere una parola nelle discussioni strategiche da cui furono esclusi dalla sconfitta durante la seconda guerra mondiale. La conferenza di Monaco conobbe la massima gloria nel febbraio 2007, quando il Presidente Vladimir Putin scioccò l’assemblea dichiarando l’opposizione a un “mondo unipolare” come “non solo inaccettabile ma anche impossibile nel mondo di oggi”. Putin dichiarò che l’espansione della NATO ai confini russi non aveva nulla a che fare con la garanzia della sicurezza in Europa. La Russia, disse, “vorrebbe interagire con partner responsabili e indipendenti coi quali potremmo collaborare per costruire un ordine mondiale equo e democratico che garantisca sicurezza e prosperità non solo a pochi eletti, ma a tutti”. Questo discorso fu preso come una grande sfida, ridefinendo la Russia capitalista come nuovo nemico dell’occidente e dei suoi “valori”.

Cos’è “l’occidente?”
Il termine “occidente” potrebbe significare varie cose. Gli organizzatori della conferenza lo definiscono in base a “valori” che dovrebbero essere essenzialmente occidentali: democrazia, diritti umani, economia basata sul mercato e “cooperazione internazionale nelle istituzioni internazionali”. In realtà, ciò che si intende è una particolare interpretazione di tali “valori”, un’interpretazione basata sulla storia anglo-nordamericana. E in effetti, in termini storici, tale particolare “occidente” è essenzialmente erede e continuazione dell’impero britannico, centrato a Washington dopo che Londra fu costretta ad abdicare dopo la seconda guerra mondiale, pur mantenendo il ruolo di tutore imperiale e partner più vicino. Implica l’egemonia mondiale della lingua e delle idee inglesi su “liberalismo” ed è “multiculturale” come lo sono sempre gli imperi. Mentre gli Stati Uniti sono il centro di potere, molti dei soggetti più ardenti di tale impero non sono nordamericani ma europei, a partire dal segretario generale norvegese della NATO. Il suo potere imperiale è espresso da basi militari in tutto il mondo che offrono “protezione” ai sudditi. Sulla protezione, gli Stati Uniti attualmente spediscono 20000 militari per rioccupare la Germania nel cammino verso manovre militari senza precedenti nel prossimo mese in dieci Paesi ai confini della Russia. Circa 40000 truppe vi parteciperanno col pretesto totalmente immaginario di una “minaccia russa” ai Paesi vicini. Ciò delizia gli entusiasti vassalli di Washington in Polonia e Stati baltici, ma innervosisce molti in Germania e altri Paesi chiave dell’Unione europea, chiedendosi dove possa portare tale provocazione alla Russia. Ma difficilmente osano dirlo in violazione della “solidarietà occidentale”. L’unica lamentela consentita è che gli Stati Uniti potrebbero non difenderci abbastanza, quando il pericolo maggiore viene dalla troppa difesa.
Aprendo la conferenza di quest’anno, il presidente della Repubblica Federale Tedesca Frank-Walter Steinmeier espresse la frustrazione strategica della Germania più apertamente del solito. Steinmeier accusava Washington, Pechino e Mosca di “competizione da grandi potenze” portando altra sfiducia, armamenti, insicurezza, portando “fino a una nuova corsa agli armamenti nucleari”. Non specificava chi iniziava tutto ciò. Il disgusto schiacciante dell’establishment per Trump offriva una nuova opportunità ai capi dei Paesi occupati dagli Stati Uniti di criticare Washington, o almeno la Casa Bianca. Steinmeier osò dire che “il nostro più stretto alleato, gli Stati Uniti d’America, sotto l’attuale amministrazione, respinge l’idea di comunità internazionale”. Ma compensò ciò accusando la Russia di “fare della violenza militare e il violento cambio di frontiere nel continente europeo ancora una volta strumento politico” annettendo la Crimea, dimenticando il violento distacco via NATO del Kosovo dalla Serbia e ignorando il referendum in cui la stragrande maggioranza dei crimeani votò per ritornare alla Russia, senza sparare un colpo. Anche il presidente francese Emmanuel Macron espresse frustrazione per la dipendenza dell’Europa da Washington. Vorrebbe che l’Unione europea sviluppi una propria politica di difesa e sicurezza militare. “Non possiamo essere il partner minore degli Stati Uniti”, disse, anche se questo è certamente ciò che l’Europa è. Pur ripetendo la solita linea della NATO sulla minaccia russa, osservava che la politica di minacce e sanzioni contro la Russia non ha combinato nulla chiedendo un “dialogo più stretto” per risolvere i problemi. In ciò sicuramente faceva eco al consenso dell’élite francese che non vede assolutamente alcun interesse per la faida di ispirazione nordamericana con Mosca. Macron aspira apertamente a costruire una difesa militare dell’UE più indipendente. Il primo ostacolo risiede nei trattati dell’UE, che la legano alla NATO. Col Regno Unito fuori dall’UE, la Francia è la più forte potenza militare ed unica a possedere armi nucleari. Vi sono indicazioni che alcuni capi tedeschi possano voler assorbire l’arsenale nucleare francese in una forza europea, che susciterebbe sicuramente un tumulto “nazionalista” in Francia.

Giocare
Oltre a fornire protezione, l’Impero invita tutti a giocare al commercio internazionale, purché acconsentano a perdere. A Monaco, Nancy Pelosi e il segretario alla Difesa Mark Esper aggredirono la Cina per aver osato emergere come centro commerciale e tecnologico. “La Cina cerca d’esportare la sua autocrazia digitale attraverso il gigante delle telecomunicazioni Huawei”, avvertiva Pelosi. Huawei superava il gas naturale russo nell’esportazione mentre Washington lo condanna più vigorosamente come nefasta interferenza negli affari interni degli importatori. Esper pronunciò un lungo discorso contro il “cattivo comportamento”, “attività maligna”, autoritarismo di Pechino e, naturalmente, Huawei. Il capo del Pentagono concluse la diatriba contro il principale rivale economico degli USA con un sermone moralizzante su “i nostri valori, senso di equità e cultura delle opportunità”, che “scatena il meglio dell’intelletto, dello spirito e dell’innovazione umana”. ” Forse, solo forse, possiamo portarli sulla strada giusta”, suggerì Esper con benevolenza. “Ancora una volta, non ingannatevi, non cerchiamo conflitti con la Cina”. In generale, dichiarava Esper, “chiediamo semplicemente a Pechino ciò chiediamo a ogni nazione: rispettare le regole, rispettare le norme internazionali e rispettare i diritti e la sovranità degli altri”. (Poteva dire, quello che chiediamo a ogni nazione tranne la nostra). Il dipartimento della Difesa, affermò, fa la sua parte: “focalizzato sulla dissuasione da comportamenti scorretti, rassicurando i nostri amici e alleati e difendendo i beni comuni globali”. Vogliamo che la Cina “si comporti come un Paese normale” ma, aveva detto Esper, se “non cambierà i suoi modi” allora dobbiamo fare “maggiori investimenti nella nostra difesa comune; facendo le difficili scelte economiche e commerciali necessarie per dare priorità alla nostra sicurezza condivisa… preparati a scoraggiare qualsiasi minaccia, difendere qualsiasi alleato e sconfiggere qualsiasi nemico”. In breve, il progresso economico della Cina fornisce un’altra scusa per aumentare il bilancio del Pentagono e spingere gli alleati europei alle spese militari. Questo potrebbe solo piacere a sponsor importanti di tale conferenza come Raytheon e Lockheed Martin (e probabilmente non dispiaceva a Goldman Sachs e tutte le altre principali industrie occidentali che sostengono tale incontro).
Il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi rispose all’arringa di Esper con alcune lezioni all’occidente, riguardanti il “multilateralismo”. “Non è multilateralismo se solo i Paesi occidentali prosperano mentre i Paesi non occidentali sono in ritardo per sempre. Non sarebbe progresso comune dell’umanità “, dichiarò Wang. “La modernizzazione della Cina è una necessità della storia”. La storia e la cultura della Cina significarono che non poteva copiare il modello occidentale né cercare l’egemonia come le grandi potenze in passato. Wang affermò che l’occidente dovrebbe scartare il suo subconscio suprematista, rinunciare a tendenziosità e ansia nei confronti della Cina, e accettare e salutare sviluppo e rivitalizzazione di un Paese dell’Oriente con un sistema diverso da quello occidentale. L’occidente di Monaco non sembrava particolarmente pronto a seguire il consiglio. Né quello del Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, a cui furono concessi pochi minuti per rivolgersi alle orecchie dei sordi. Lavrov lamentò che “la struttura della rivalità della guerra fredda viene ricreata” mentre la NATO continua ad avanzare ad est, portando avanti esercitazioni militari di portata inedite ai confini russi e gonfiando i bilanci per le armi. Lavrov invitava l’occidente a smettere di promuovere il fantasma russo o qualsiasi altra “minaccia” e ricordare “ciò che ci unisce tutti” prima che sia troppo tardi. Ma i rappresentanti auto-nominati dell'”occidente” non erano venuti a sentirlo. Erano molto più pronti ad ascoltare rispettosamente i rappresentanti di acquirenti di armi amico come Qatar ed Arabia Saudita la cui accettazione dei “valori occidentali” non era messa in discussione.

‘Westlessness’
Fu evidentemente deciso chi appartiene all'”occidente” e chi lo minaccia: Cina e Russia. “La rapida ascesa della Cina ha suscitato molto dibattito sul primato di Stati Uniti ed occidente nel 21° secolo”, osservava Esper. In effetti, il “Rapporto sulla sicurezza di Monaco” pubblicato per la conferenza era dedicato allo strano tema della “Westlessness”, lamentando un nuovo “declino dell’occidente” (in eco del famoso Der Untergang des Abendlandes di Oswald Spengler di un secolo fa). Il mondo è meno occidentale, ed anche peggio, così come lo è l’occidente stesso. Tale denuncia aveva due lati, materiale e ideologico. In termini materiali, l’occidente si sente sfidato dallo sviluppo economico e tecnologico straniero, specialmente della Cina. Va notato che mentre le potenze occidentali hanno promosso con forza le economie internazionali basate sul commercio, sembrano incapaci di reagire ai risultati se non in termini di rivalità di potenza e conflitti ideologici. Finché fu assicurato il dominio occidentale, il commercio internazionale fu celebrato come base necessaria per un mondo pacifico. Ma nel momento in cui un agente non occidentale va troppo bene, le sue esportazioni sono denunciate minacciosamente come mezzo per esercitare un’influenza malvagia sui clienti. Il primo esempio fu il gas naturale russo. La tecnologia cinese è la successiva. Entrambi sono denunciati, soprattutto dai portavoce degli Stati Uniti, come mezzi insidiosi per rendere “dipendenti” altri Paesi. Naturalmente, il commercio implica una dipendenza reciproca e, con essa, un certo grado d’influenza politica. Certamente, il dominio schiacciante degli Stati Uniti nell’industria dell’intrattenimento (film, serie TV, musica popolare) esercita un’enorme influenza ideologica su gran parte del mondo. Anche l’influenza degli Stati Uniti via Internet è considerevole. Ma evitare tale influenza nefasta richiederebbe precisamente un nazionalismo “introverso” che la MSC denunciò come distruttiva dei nostri valori occidentali. Gli strateghi occidentali si vedono minacciati dalla troppa globalizzazione dall’estero, dalla crescita della Cina, e non hanno abbastanza entusiasmo per la globalizzazione in patria. L’entusiasmo cala per le missioni militari all’estero per imporre “valori”, aspetto essenziale dell’identità occidentale. Il rapporto deplorava l’ascesa del nazionalismo “introverso” in Europa, che potrebbe essere chiamato patriottismo, poiché non ha alcuna tendenza aggressiva associata al nazionalismo. In effetti, alcuni di tali “nazionalisti” europei in realtà favoriscono meno interventi in Medio Oriente e vorrebbero promuovere relazioni pacifiche con la Russia. Quando la presunta minaccia all’occidente era il “comunismo senza dio”, i valori occidentali erano relativamente conservatori. Oggi, l’occidente liberale è minacciato dal conservatorismo, da persone che più o meno vogliono preservare il loro stile di vita tradizionale. Infine, MSC riconobbe che “i difensori di un occidente aperto e liberale,… finora sembrano incapaci di trovare una risposta adeguata alla sfida nazionalista illiberale…”. Parte del motivo “si può trovare nella lunga convinzione quasi irremovibile che tutti gli ostacoli alla liberalizzazione erano solo piccole battute d’arresto, poiché l’eventuale trionfo del liberalismo era visto come inevitabile”. I politici presentavano la loro politica come inevitabile. Di conseguenza, vi era la crescente “resistenza a un sistema presumibilmente gestito da esperti liberali e istituzioni internazionali, che agli occhi di alcuni equivale a “nuovo autoritarismo”…” L'”autoritarismo liberale” non è un ossimoro? Ma come lo chiami quando la polizia di Macron gode dell’impunità quando spara agli occhi dei cittadini in gilet gialli che protestano pacificamente contro politiche sociali enormemente impopolari, quando il Regno Unito tiene Julian Assange in prigione nonostante la denuncia del suo trattamento crudele da parte del relatore speciale delle Nazioni Unite sulla Tortura? Quando gli Stati Uniti detengono un numero record di persone in prigione, inclusa Chelsea Manning, semplicemente per costringerla a testimoniare contro la sua volontà, e senza una conclusione?
Potrebbe venire il giorno in cui si accetta che il mondo è rotondo e che “occidente” è solo un termine geografico relativo, a seconda di dove ti trovi.

Diana Johnstone vive a Parigi, in Francia. Il suo ultimo libro è Circle in the Darkness: Memoirs of a World Watcher (Clarity Press, 2020).

Traduzione di Alessandro Lattanzio