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Il coronavirus testa la Cina, tenta gli USA

Joseph Thomas – LDR, 21 febbraio 2020

La biologia ha fatto ciò che la malvagia politica estera degli Stati Uniti nei confronti della Cina non ha fatto per anni; complicare le relazioni della Cina con la periferia (e il resto del mondo), in particolare nel sud-est asiatico. In Thailandia, contrariamente alla credenza popolare, i turisti cinesi costituiscono la stragrande maggioranza di chi visita il regno. Circa dieci volte più turisti cinesi arrivano in Thailandia ogni anno dei turisti provenienti da tutte le altre nazioni occidentali messe insieme. Col governo cinese che attua divieti di viaggio per frenare la diffusione del recente coronavirus, le aree di villeggiatura tailandesi hanno visto un netto calo degli affari. Il Bangkok Post nell’articolo, “I turisti cinesi abbandonano Phuket mentre il virus si diffonde”, notava l’impatto sull’isola di Phuket, coi locali che descrivono una riduzione del 70% degli affari e il Ministero del Turismo e dello sport stimare “50 miliardi di baht di entrate turistiche perse”. Con la prima vittima thailandese del virus, un tassista che probabilmente lo contrasse da un turista cinese, molti tassisti ora cercano di evitare i clienti cinesi; potendo avere un impatto negativo sul turismo cino-thailandese nel prossimo e medio futuro.

Un punto debole
Mentre è probabile che questa interruzione sia temporanea col ritorno del turismo, degli affari e di altre relazioni cino-thailandesi, l’epidemia di coronavirus illustra un punto debole della crescita della Cina e uno che molto probabilmente sarà sfruttato dagli avversari; in particolare gli Stati Uniti. Il media cinese CGTN, in un articolo intitolato “La Cina afferma che gli Stati Uniti hanno sollevato un avviso di viaggio “non cpme gesto di buona volontà”, riferiva: “Il portavoce del Ministero degli Esteri cinese Hua Chunying Friday criticava parole ed azioni di alcuni funzionari statunitensi durante lo scoppio del nuovo coronavirus, rilevando che il loro comportamento non è certamente un gesto di buona volontà in quanto non sono né fattuali né appropriati. Il dipartimento di Stato degli Stati Uniti annunciava un avvertimento di altissimo livello di non recarsi in Cina a causa del recente coronavirus. Lo stesso giorno, il segretario al commercio degli Stati Uniti Wilbur Ross dichiarava che la diffusione del coronavirus accelererà il ritorno dei lavori dalla Cina agli Stati Uniti”. Pertanto, gli Stati Uniti cinicamente sfruttano l’epidemia per migliorare le proprie politiche anti-cinesi in un momento in cui altre nazioni inviando aiuti al governo e al popolo cinesi. Mentre l’epidemia è molto probabilmente un incidente provocato dallo sviluppo della Cina, dall’agricoltura industriale, dalla popolazione immensa e dai milioni di cinesi che viaggiano all’interno e oltre i confini della Cina, il fatto che alcuni circoli politici statunitensi abbiano contemplato l’uso di armi biologiche per ottenere esattamente gli stessi risultati che ha l’epidemia di coronavirus dovrebbe essere un forte promemoria per la Cina e tutte le altre nazioni sull’importanza di poter combattere rapidamente ed efficacemente tali epidemie. Anche senza gli Stati Uniti dietro l’epidemia, apertamente ne approfittano; ancora un altro esempio di quanto sia importante prevenire tali focolai, nonché reagire rapidamente qualora dovessero verificarsi.
L’epidemia continuerà nel prossimo futuro, ma nel futuro intermedio si placherà proprio come i precedenti focolai di virus respiratori simili (SARS, MERS). Una volta che l’epidemia si attenua, la Cina e i suoi partner devono considerare attentamente come evitare la ripetizione di tale evento. La Cina dovrà inoltre prendere in considerazione misure future per proteggersi da nazioni come gli Stati Uniti che cercano di sfruttare un momento di debolezza come quello attuale. I focolai fanno parte della civiltà moderna, derivante dal sovraffollamento e dalla facilità di viaggio che consente a una persona infetta di trasportare una malattia da una parte del mondo a un’altra in poche ore. Le epidemie passate dimostrarono che le nazioni possono adattarsi e superarle e poi riprendersi. Migliorare la prevenzione e affinare le risposte dopo tale recente focolaio definirà la Cina e le sue relazioni internazionali nel prossimo futuro. La compiacenza inviterà solo incidenti futuri e persino tenterà attori statali malvagi nel stimolare tali incidenti quando tutti gli altri metodi di confusione dei loro avversari falliranno. La Cina ha già dimostrato una risolutezza significativa, ma solo il tempo dirà come si svolgerà tale focolaio per intero, sia come crisi della salute umana che come geopolitica a breve e lungo termine.

Joseph Thomas è caporedattore della rivista geopolitica thailandese The New Atlas.

Traduzione di Alessandro Lattanzio