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La guerra biologica degli Stati Uniti contro la Cina

Viktor Mikhin, New Eastern Outlook 20.02.2020

Notizie scioccanti appena arrivate dall’India bastano a gelare il sangue. Un professore di biologia molecolare della Jawaharlal Nehru University di Nuova Delhi, Anand Ranganathan, e i suoi colleghi pubblicavano una prestampa (non ancora sottoposta a revisione) sulla loro ricerca sul coronavirus (2019-nCoV) dalla Cina, scoprendo un possibile legame tra esso e altri coronavirus noti circolanti negli animali (come pipistrelli e serpenti) e trovando inserzioni simili al virus dell’HIV nel 2019-nCoV. Nessun altro coronavirus ben studiato ha una tale struttura. Quindi, la loro ricerca suggerisce la possibilità che il virus sia stato progettato ed usato per scatenare una guerra biologica. La Commissione Sanitaria Nazionale cinese segnalò 31161 casi confermati di coronavirus. E il 7 febbraio c’erano 31452 persone infette da 2019-nCoV nel mondo di cui 638 avevano ceduto. Alla luce di questi recenti sviluppi, sembra opportuno ricordare ai lettori che è in atto una feroce guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina. E nel pieno di questo scontro, come un colpa di bacchetta magica, nella Repubblica popolare cinese scoppiava un focolaio di coronavirus che ha già causato enormi danni all’economia cinese e notevolmente indebolito la posizione negoziale di Pechino. Bloomberg riferiva che i titoli cinesi erano crollati quando i mercati riaprivano e definiva questi sviluppi “la peggiore rotta dal 2015”. Per dieci giorni i mercati finanziari di Cina ed Hong Kong furono chiusi a causa delle festività del Capodanno lunare. E oltre l’8% in calo dei principali indici azionari fu collegato all’epidemia di coronavirus. I prezzi delle azioni delle società di telecomunicazioni, tecnologia e estrazione diminuivano di più. I futures del greggio, del minerale di ferro e dei metalli ferrosi diminuirono rispettivamente del 7%, 6,5% e 6%. Anche rame e petrolio greggio e di palma affondarono al limite massimo giornaliero consentito sui mercati cinesi. Fang Rui, amministratore delegato della WuSheng Investment Management Partnership di Shanghai, dichiarava: “Molto sul mercato non hanno vissuto situazioni come quella di oggi e non si può incolpare la gente che vuole denaro quando sente che la salute è a rischio”.
Anche prima dell’epidemia di coronavirus, molti esperti riferirono che, recentemente, Washington, in violazione del diritto internazionale, sviluppava attivamente armi biologiche nei suoi numerosi laboratori situati negli Stati Uniti e all’estero. Nel novembre dello scorso anno, il segretario del Consiglio della Sicurezza della Russia, Nikolaj Patrushev, ben versato sull’argomento, lanciò l’allarme e descrisse le principali minacce alla sicurezza di molte nazioni. Una sezione del suo articolo affrontava le politiche “volte alla distruzione dello spazio umanitario unificato” e a diffondere divisioni nella CSI (Comunità degli Stati Indipendenti) e del CSTO (Organizzazione del Trattato sulla Sicurezza Collettiva) e si riferiva anche alla creazione di laboratori degli Stati Uniti nei Paesi della CSI. “Di particolare preoccupazione sono le attività del Pentagono volte a creare laboratori biologici in tutto il mondo, in primo luogo nei Paesi della CSI, che studiano malattie infettive e possono essere utilizzati per sviluppare armi biologiche”, scrisse Nikolaj Patrushev. Poi, ci furono segnalazioni che oltre 200 laboratori biologici statunitensi iniziavano le operazioni in tutto il mondo, alcuni situati in Azerbaigian, Armenia, Georgia, Kazakistan, Moldavia, Uzbekistan e Ucraina. Nei commenti sulla ricerca condotta dagli scienziati indiani, Igor Nikulin, ex-consigliere della commissione delle Nazioni Unite sulle armi chimiche e biologiche, osservava che lo staff medico cinese aveva iniziato a curare con successo le persone infette dal nuovo coronavirus con medicinali per l’HIV. Nell’intervista al quotidiano Moskovskij Komsomolets affermò che il 2019-nCoV era una versione armata del coronavirus e che non vi era alcun dubbio che fosse stato progettato per uno scopo specifico. Mentre gli scienziati lavorano a un vaccino contro tale nuovo virus, gli operatori sanitari ricordano al pubblico che gli stessi mezzi per curare l’influenza dovrebbero essere usati per combattere tale malattia.
La domanda principale è chi trae beneficio dal fatto che l’ennesima epidemia abbia isolato una nazione potente come la Cina. Se ricordiamo la famosa tattica “altamente probabile” usata senza tante cerimonie dall’ex-prima ministra inglese Theresa May per legare il presunto avvelenamento della famiglia Skripal alla Russia, allora la risposta alla domanda è ovvia: “L’epidemia causata dal nuovo coronavirus (2019-nCoV) che ha colpito la Cina è molto probabilmente vantaggioso per gli Stati Uniti”. E peggio è la situazione per Pechino, meglio è per Washington, soprattutto perché le prospettive sull’epidemia sembrano al momento desolate. Ad esempio, alcuni esperti sostengono che se gli sforzi per fermare la diffusione del virus fallissero, 250 milioni di residenti in Cina potrebbero soccombere alla malattia! In particolare, il 2019-nCoV ha persino “raggiunto” il colosso tecnologico statunitense Apple poiché i suoi impianti di produzione si trovano a soli 500 km dall’epicentro, Wuhan. E ora, secondo il Nikkei Asian, la produzione di iPhone potrebbe essere fermata. Anche la Starbucks Corporation è finita in una situazione difficile. A causa della quarantena, fu costretto a chiudere più della metà dei suoi 4000 caffè operanti in Cina (per inciso, la RPC è il secondo mercato dell’azienda dopo gli Stati Uniti). Tuttavia, per qualche motivo gli statunitensi non sembrano vittime dell’epidemia, in particolare Apple Inc., dopo tutto, la sua leadership fu consigliata da Donald Trump a spostare le strutture produttive negli Stati Uniti all’inizio del contrasto su commercio ed economia tra Stati Uniti e RPC. Si aveva persino l’impressione che il presidente degli Stati Uniti fosse apparentemente in grado di vedere il futuro proprio come un chiaroveggente. Tuttavia, una spiegazione più probabile è che deve aver semplicemente deciso di punire le società statunitensi i cui capi avevano scelto di non ascoltare le sue persistenti “raccomandazioni” a trasferire gli impianti di produzione negli Stati Uniti. E certamente, Apple e Starbucks furono davvero sfortunati. Lo stesso, tuttavia, non si può dire dell’establishment politico degli Stati Uniti, che compie uno sforzo enorme per piegare la Cina in ascesa. E perché tali tentativi dovrebbero essere di natura puramente economica? Dopotutto, tutto va bene in tale conflitto e anche se gli Stati Uniti scelgono di usare mezzi di guerra o armi proibite, è abbastanza chiaro che nessun nordamericano sarà imputato per tali crimini dalla Corte Internazionale di Giustizia. Potremmo ricordare ai lettori che questa non sarebbe la prima volta che gli Stati Uniti usano armi biologiche e chimiche. Durante la guerra del Vietnam, l’esercito nordamericano ha diffuso 72 milioni di litri di erbicida Agent Orange (per rimuovere il fogliame), inclusi 44 milioni di litri di defoliante contaminato con 2,3,7,8-tetraclorodibenzo-p-diossina (TCDD) nel sud Vietnam. Il TCDD è un inquinante organico persistente che, entrando nel corpo umano via acqua o cibo, provoca varie malattie del fegato e del sangue, difetti alla nascita e problemi durante la gravidanza. Dopo che le truppe nordamericane usarono l’erbicida, decine di migliaia di persone morirono. Complessivamente, circa 4,8 milioni di vietnamiti furono colpiti dalla dispersione della sostanza chimica, tra cui 3 milioni di vittime dirette del defoliante.
L’attuale epidemia di coronavirus e l’assalto mediatico ad esso associato hanno già causato danni enormi non solo all’economia cinese ma di molte altre nazioni. I voli venivano cancellati, la produzione e la logistica interrotte e le fiere evitate. L’epidemia nella RPC ha costretto sempre più grandi aziende a cambiare piani e ad improvvisare. L’improvviso calo del traffico aereo in Cina e resto del mondo non ha solo ridotto i ricavi delle compagnie aeree e degli aeroporti (colpiti da un minor numero di passeggeri e voli), ma ha anche causato seri problemi alle compagnie di varie campi. Lo disse anche il presidente della Banca mondiale David Malpass, che avvisò il pubblico che l’economia globale era “pronta a rallentare più di quanto già stimato” almeno nella prima metà del 2020. Aveva anche ricordato che molti merci cinesi venivano trasportate nel mondo tramite aerei, motivo per cui, al momento, le aziende erano costrette ad adattare rapidamente le proprie rotte logistiche alle condizioni attuali. Il coronavirus è, ad esempio, più pericoloso per l’economia tedesca che per la sua gente. Alcune conseguenze derivano dal fatto che Lufthansa annullasse i voli verso la RPC, l’industria dei viaggi tedesca perdeva i clienti cinesi e le società tedesche interrompevano la produzione in Cina. A causa dell’epidemia, le aziende iniziavano a subire perdite. I visitatori cinesi per lo più benestanti vanno in Germania e, data la quantità di denaro che spendono per viaggiare e soggiornare nel Paese, i cittadini della RPC occupano il secondo posto tra i cittadini stranieri. Secondo fonti mediatiche tedesche, ogni anno i cinesi spendevano circa 6 miliardi di euro in trasporti, alloggi, cibo e shopping in Germania. Molte attrazioni turistiche in Germania non avranno turisti dalla RPC nel prossimo futuro. Avendo sottolineato l’importanza dei visitatori dalla Cina per le industrie tedesche della vendita al dettaglio, viaggi e intrattenimento, Petra Hedorfer, a capo del GNTB (Ente Nazionale per il Turismo Tedesco), espresse la speranza, in un comunicato stampa speciale, che la situazione presto tornasse alla normalità ricordando al pubblico che la stagione alta dei turisti cinesi in Germania era l’estate. Pertanto, questi settori potranno potenzialmente recuperare le perdite che inizieranno a crescere nel prossimo futuro. Tutto ciò spinse il quotidiano Handelsblatt a concludere che Donald Trump era una forza distruttiva e che tre anni della sua presidenza bastavano a minare l’attuale ordine mondiale e la fiducia nell’Organizzazione mondiale del commercio, nella NATO e nell’accordo di Parigi. E ora possiamo aggiungere una guerra biologica contro i rivali intransigenti in lista, con l’amo o la truffa come dice il proverbio.

Viktor Mikhin, membro corrispondente dell’Accademia Russa di Scienze Naturali. in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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