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L’aggressività di Ankara porterà all’escalation in Siria?

Andre Vltchek, NEO 17.02.2020

Finora la Turchia, militarmente il secondo più potente Paese della NATO, ha saputo cavarsela praticamente con qualsiasi cosa abbia scelto di fare in Medio Oriente. Il motivo è semplice: affrontare militarmente il bullismo e l’espansionismo della Turchia sarebbe come affrontare gli Stati Uniti o Israele; migliaia di persone inermi ne morirebbero, forse anche milioni. Mosca è ben consapevole della situazione. La sua diplomazia è superba. E il suo desiderio di mantenere la Siria come entità unita ha guadagnato ammirazione e sostegno nel mondo. Ma non in occidente, non in Israele e non ad Ankara. Periodicamente, Russia e Turchia trovavano terreno comune su molte questioni. Le persone di entrambi i Paesi si stimano molto; ci sono grandi legami culturali, economici e strategici. E per dare il dovuto credito, entrambi i governi sono pronti a scendere a compromessi,su varie questioni essenziali. Ma periodicamente, arriva il momento in cui l’amministrazione turca inizia ad agire in modo irrazionale e imprevedibile. In tali momenti, gli accordi iniziano a crollare e le persone a morire. La Russia viene presa tra uno scoglio e il mare profondo. La Russia vuole risolvere pacificamente le cose, ma è anche decisa a proteggere l’alleato più importante in Medio Oriente: la Siria. Il problema è che mentre il governo russo è estremamente razionale, spesso non lo è quello turco. E quando la logica e l’isteria si incontrano, le conseguenze possono essere molto pericolose.
A Damasco, la maggior parte delle persone analizza la situazione con una mente chiara. I miei contatti del governo in Siria mi hanno scritto per questo saggio: “La Russia è stata invitata a combattere il terrorismo, sia dal governo siriano che dal popolo siriano. Le forze turche sono forze di occupazione. Non sono state invitate da nessuno. Attraversano il nostro territorio, quando lo desiderano, ed è sia immorale che illegale. La Turchia sostiene i terroristi”. Il mio collega, l’eminente intellettuale turco Erkin Oncan, esperto delle relazioni turco-russe, ha commentato questo saggio da Istanbul: “Erdogan ha giocato al “gioco dell’equilibrio” tra Stati Uniti e Russia, dal tentato golpe del 2016. Il governo di Erdogan ha sviluppato buone relazioni con la Russia. D’altra parte, la Turchia non ha mai smesso di inviare messaggi agli Stati Uniti: siamo i tuoi veri alleati in Medio Oriente; noi, non i curdi”. Per anni, analisti turchi, russi e siriani lo sapevano: Erdogan è un doppiogiochista. Troppo dipendeva dal coinvolgimento della Turchia, in termini negativi e positivi; ma soprattutto negativi. Perfino gli Stati Uniti gestiscono Ankara coi “guanti gialli, rispetto a come tratta altri alleati ribelli. Oncan continua: “La Turchia non ha mai aumentato le tensioni così tanto come ora”. “Nonostante tutto, la Russia era la migliore alternativa alla posa ‘anti-americana’ dell’AKP. La Turchia ha sviluppato serie relazioni economiche e politiche con Mosca, e questo “gioco d’equilibrio” era favorevole alla fedeltà alla Russia, almeno per qualche tempo. Ma la politica nei confronti della Siria ha annullato tale gioco di Erdogan. Perché i suoi legami con “l’opposizione siriana” sono l’essenza della strategia siriana dell’AKP . Coll’accordo di Sochi sembrava che Erdogan cambiasse approccio nei confronti di Damasco. Ma dato che l’accordo fu firmato, era ovvio che l’AKP sarebbe stato antagonista a Sochi, contro Assad, sostenendo l'”opposizione musulmana”, divenendo questioni politiche interne, non solo di politica estera. Erdogan si è improvvisamente incastrato nel suo gioco d’equilibrio USA-Russia e nell’appetito per la Siria. Quindi, è riemerso un enorme problema: il jihadismo. È noto che il governo dell’AKP ha sostenuto i terroristi jihadisti per anni. E negli ultimi la Turchia ha iniziato apertamente a operare coll’FSA. E il governo ha continuato a stringere relazioni sempre più strette con quadri sempre più radicali. Se la Turchia rispetterà l’accordo di Sochi, dovrà lasciare le forze siriane. E se lo fa, potrebbe affrontare una grande rappresaglia in Siria (dai gruppi terroristici) sia nella stessa Turchia. Perché la Turchia non ha mai esitato a far entrare i jihadisti nel Paese. Se la Turchia inizierà a negoziare formalmente con la Siria, molti vedranno che il suo pilastro della politica mediorientale è crollato. Nel caso in cui la Turchia faccia pace col fratello maggiore, gli Stati Uniti, dovrà negoziare colle YPG, il peggiore nemico della Turchia e massimo alleato degli Stati Uniti in Siria. In questa situazione paradossale e ambigua, quando sia i “sogni ottomani” che il “gioco d’equilibrio” sono in cima all’agenda di Erdogan, la Turchia sembra di nuovo volgersi agli Stati Uniti. Se si raggiunge un compromesso con essi, Erdogan sembra pensare di accelerare i piani per invadere la Siria. Poiché la Russia sostiene l’integrità territoriale della Siria, gli USA sostengono l’occupazione”.
La catena di eventi procede con velocità vertiginosa. Il 16 febbraio 2020, Aleppo, la più grande città siriana, era finalmente liberata dalle forze governative siriane. O più precisamente: Aleppo è ormai fuori dal raggio di azione dei gruppi terroristici e dei cosiddetti gruppi di opposizione per la prima volta dopo anni. Una mia amica, istitutrice siriana, Fida Bashur, spiegava per questo saggio: “L’ultima situazione dell’occupazione turca nel Postro paese è molto grave. Non hanno il diritto di occuparci, per nulla. L’umore nel Paese è di vittoria e preoccupazione allo stesso tempo. Sono trascorsi dieci anni molto lunghi e difficili da quando è scoppiata la guerra. Tuttavia, vinciamo. Dato che il nostro esercito ha appena assicurato la Città di Aleppo completamente, oggi (il 16 febbraio), abbiamo fiducia nella nostra capacità di prevalere e recuperare completamente”.
Incontrai il presidente Erdogan molto tempo fa, quando era ancora sindaco di Istanbul, e seguivo la guerra in Jugoslavia, visitando regolarmente la Turchia, per capire il passato dei Balcani. Faceva confusione allora, come ora. Da sindaco di una delle più grandi città della Terra, aveva buone intenzioni e risultati estremamente impressionanti. I suoi obiettivi politici furono, tuttavia, completamente confusi, eccessivamente ambiziosi e spesso regressivi. Poi, per anni, lavorai in Siria e Turchia, visitando la regione di confine presso Atakya e Gyazentep in molte occasioni. Il coinvolgimento turco in Siria, le sue innumerevoli invasioni e operazioni transfrontaliere, distrussro villaggi e città sia in Siria e Turchia. In Siria, la distruzione è sia fisica che economica. In Turchia, interi villaggi e città furono spopolati, poiché erano completamente dipendenti dal commercio transfrontaliero, dall’amicizia e dai legami familiari. Erdogan non sembra curarsene. Poco importa per lui che questa zona del conflitto che ha aiutato ad innescare, sia una delle culle della civiltà umana. La Turchia, insieme agli alleati armati e addestrati dagli occidentali, infiltrò in Siria alcuni dei più brutali quadri jihadisti. I più brutali sono gli uiguri della Cina nordoccidentale, che l’occidente addestra in vari campi di battaglia, sperando che un giorno tornino in Cina e rovinino la Repubblica popolare cinese. L’addestramento era spesso condotto, cinicamente, nei cosiddetti campi profughi. Seguì tale barbarie, nei miei articoli e nel mio film per la rete latinoamericana TeleSur.
Patrick Henningsen è un importante analista di affari globali, co-fondatore ed editore esecutivo di 21st Century Wire, dalla profonda conoscenza della Siria. Accettò di condividere le sue opinioni con me sui recenti sviluppi in Siria, in particolare le operazioni turche: “L’apparente comportamento schizofrenico della Turchia nella regione è un sottoprodotto delle problematiche legate alla sicurezza nazionale del Paese combinate col vasto programma riformista dell’attuale partito al potere che ha anche una forte componente revanscista. L’obiettivo primario della sicurezza della Turchia, schiacciare qualsiasi enclave curda del PKK/YPG in Siria, non può essere separato dalla transizione storica che avviene a livello nazionale. La coalizione nazionalista di destra del Partito AKP di Erdogan e del Partito dei movimenti nazionalisti (i Lupi grigi) riducono la Repubblica secolare kemalista in una “Nuova Turchia” che è effettivamente uno Stato islamista. Questo risveglio neo-ottomano vorrebbe vedere la Turchia riacquistare la precedente posizione di centro del mondo islamico, il che significa proiettare influenza e potenza a livello regionale ed anche globale. Ciò include parlare e agire duramente in Siria. Interviene anche in Libia. Il supporto dedito di Erdogan alla Fratellanza Musulmana e la cooptazione degli islamisti di Jabhat al-Nusra ed Esercito siriano libero vanno visti come strumento per proiettare potenza per procura senza sacrificare i soldati turchi. La pia base nazionalista del presidente sosterrà l’appello a conquista e cambio di regime in Siria perché vedono Erdogan come capo populista che rimette la Turchia al suo giusto posto nel mondo. Attualmente, la Turchia tenta una complicata danza tra Russia, Stati Uniti e NATO, assecondando tutti secondo necessità, ma sempre tenendo conto degli interessi turchi. Mentre può spesso bluffare con minacce periodiche a Siria, Russia e America, lo fa sempre pensando alla sua base. Si tratta del “Turchia prima” e “Rendi la Turchia di nuovo eccezionale”. Tutto ciò crea uno stato di cose molto complicato per la Turchia. Osiamo dire bizantino”. Nessuno avrebbe potuto definire meglio la situazione!
Nel 2019, a un certo punto, quando lavoravo con due comandanti siriani nella provincia di Idlib, affrontammo le posizioni dello SIIL e i posti di osservazione turchi. Mi fermai in una delle postazioni di artiglieria siriana. I soldati russi erano nelle vicinanze, chiaramente visibili. E così erano usate le case rurali come quartier generale locale dello SIIL. Sembrava tutto grottesco. Le forze russe avrebbero potuto spazzare via tali installazioni turche in pochi secondi. Le forze armate siriane avrebbero potuto fare lo stesso. Ma non ci pensarono. Perché non lo fecero? “Perché?” chiesi. Un comandante siriano rispose: “Se lo facessimo, la Turchia attaccherebbe Aleppo o Damasco, o almeno Homs. Hanno una cosa in comune con nordamericani ed israeliani: si preoccupano solo della propria vita e delle proprie perdite. Credono di essere intoccabili. Vengono qui, occupano la terra e, se reagiamo, uccidono decine della nostra gente, o addirittura centinaia”. È evidente che le posizioni turche ad Idlib coesistevano pacificamente con quelle dello SIIL. Il ruolo turco in Siria, Iraq (Irbil) e Cina (sostegno ai terroristi uiguri) è estremamente distruttivo e ben documentato. La Siria va completamente liberata dai gruppi terroristici. Accadrà presto. In effetti, accade proprio ora. La Turchia non ha legittimità sul territorio siriano. È forte, militarmente. Ma non le sarà permesso di brutalizzare la grande nazione siriana per molto, proprio a causa della sua spietata potenza militare.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Una risposta a “L’aggressività di Ankara porterà all’escalation in Siria?”

  1. Condivido in pieno, apparte pronosticare che il Sultano sarà Liofilizzato da qualche Missile Russo lanciato dal Mar Caspio.

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