La CSTO e il problema sulla conformità di Washington al trattato INF

Vladimir Kozin Oriental Review 20/06/2018

Nell’incontro dell’11 giugno ad Almaty, il Consiglio dei Ministri degli Esteri degli Stati aderenti all’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO) approvava la dichiarazione congiunta in occasione del 30° anniversario (1° giugno 1988) del trattato sull’eliminazione dei missili a raggio intermedio e corto (Trattato INF) entrato in vigore nel dicembre 1987. Nel documento approvato, i partecipanti ribadirono il valore del trattato come fattore importante per il mantenimento della sicurezza e della stabilità internazionali e chiedeva che fosse conservato e seguito rigorosamente. Allo stesso tempo, gli Stati della CSTO evidenziavano due problemi significativi. Innanzi tutto, notarono la mancanza di sostegno all’iniziativa presentata dalla Federazione Russa nell’ottobre 2007 per rendere gli obblighi derivanti dal trattato di natura ancor più internazionale. In secondo luogo, attirarono l’attenzione sulle minacce poste dalla non conformità.
Come esempi, indicavano:
1) specifici programmi militari statunitensi perseguiti senza riguardo agli obblighi del Paese al trattato del 1987, compresa produzione e uso da parte degli statunitensi di missili bersaglio e droni da combattimento, vietati
2) dispiegamento di lanciamissili universali (multi-ruolo), a terra
3) Sviluppo negli Stati Uniti per creare un sistema missilistico mobile a terra dall’autonomia di 500-5500 km, vietato dal trattato
Sull’uso dei missili a medio e corto raggio (vietati dal trattato del 1987) come obiettivi, va notato che dal 2001, quando Washington annunciò il ritiro unilaterale dal trattato ABM e il Pentagono iniziò a testare l’efficacia dei sistemi di difesa missilistica usando intercettori, gli statunitensi violarono il trattato 93 volte utilizzando come bersaglio missili a raggio corto ed intermedio proibiti. Informazioni dettagliate su tempo e luogo dei test, come pure sul tipo di missili intercettori e di missili bersaglio intercettati, erano forniti in tempo reale sul sito dell’Agenzia della Difesa Missilistica del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti mentre testava gli intercettori dei sistemi di difesa missilistica. Questi fatti possono ritrovarsi nei documenti del Congresso degli Stati Uniti e nelle dichiarazioni dei direttori della MDA durante le udienze sulle questioni militari. In altre parole, sebbene siano rimasti legalmente e politicamente nel quadro del trattato del 1987, gli Stati Uniti in realtà l’avevano abbandonato da tempo. Negli ultimi 17 anni utilizzava i missili a corto e medio raggio come obiettivi per testare i sistemi di difesa missilistica. Gli statunitensi intendono continuare ad utilizzare missili-bersaglio come l’Hera (con una gittata di 1100-1200 chilometri), MRT-1 (1100 km) e LRALT (2000 km), il tutto inequivocabilmente entro le disposizioni del trattato. Nel maggio 2018, il Ministero della Difesa russo aggiunse altri missili: ARIES, LV-2, Storm e Storm-2, all’elenco. Inoltre, gli Stati Uniti aggiunsero i droni da combattimento (noti anche come “velivoli senza equipaggio” o UAV) come MQ-1B Predator, MQ-9A Reaper, MQ-1B Raptor, RQ-4 Global Hawk e altri che, secondo il trattato sono classificati come missili da crociera, indipendentemente dal fatto che siano stati prodotti ed impiegati dopo che l’accordo fu firmato. UAV pesanti di questo tipo, che trasportano ordigni aeronautici, sono chiaramente qualificabili missili con gittata di 500 – 5500 km proibiti dal trattato del 1987. Ad esempio, il Predator ha un’autonomia fino a 1500 chilometri e il Global Hawk di diverse migliaia di chilometri. Dal 2018 gli statunitensi dispongono di oltre trecento droni da combattimento.
I lanciatori universali citati nella dichiarazione dell’11 giugno dalla CSTO includono i sistemi di lancio verticali multiruolo Mk-41 statunitensi installati nella base della difesa missilistica negli Stati Uniti di Deveslu, nel sud della Romania, oltre a quelli che saranno schierati in una simile base statunitense presso Redzikowo, nel nord della Polonia, alla fine di quest’anno. Tali lanciatori sono unici in quanto possono essere caricati con armi difensive, come i sistemi di intercettazione ABM, o con armi offensive, come i missili da crociera che rappresenteranno una minaccia per gli Stati vicini, indipendentemente che dispongano di testata nucleare o convenzionale. Il diametro di questo tipo di lanciatore universale consente di caricarlo coi missili usati dal sistema di comando e controllo navale Aegis, così come dall’analoga versione terrestre Aegis Ashore. I lanciamissili universali Mk-41 installati in Romania, che dispongono di 24 missili, oltre alle similari installazioni che saranno costruite in Polonia con lo stesso numero di missili, sono versioni terrestri dei lanciamissili a bordo dei cacciatorpediniere statunitensi classe Arkeigh Burke. La dichiarazione dell’11 giugno rilasciata dagli Stati aderenti alla CSTO menziona l’assegnazione di fondi per la ricerca e lo sviluppo su un sistema missilistico mobile terrestre. In discussione vi è la prontezza degli Stati Uniti ad iniziare la produzione di missili da crociera a medio raggio, mobili lanciati da terra come i Tomahawk a testata nucleare vietati dal trattato del 1987, e quindi posizionarli in Europa, in altre parole riattivare la doppia decisione della NATO del 1979 di dispiegare missili balistici Pershing II e missili da crociera Tomahawk nel continente europeo. Il numero del giugno 2018 di Jane’s International Defense Review include l’annuncio che gli Stati Uniti sono pronti a continuare la produzione dei missili da crociera Tomahawk Block IV, che rimarranno in servizio per altri quindici anni.
Nella conclusione della dichiarazione congiunta approvata ad Almaty, la CSTO esortava le parti interessate a facilitare un dialogo costruttivo e a fare tutto il necessario per risolvere le controversie sull’attuazione del trattato sull’eliminazione dei missili a gittata corta ed intermedia, al fine di ridurre potenziali rischi futuri. Il messaggio è applicabile a Stati Uniti e loro alleati come Giappone e Corea del Sud, che partecipano ai test del sistema ABM statunitense navale che include l’uso di missili a medio e corto raggio proibiti dal trattato del 1987.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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