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Putin ha ragione?

Zofia Babczynska-Jelonek, Stettino, 29 dicembre 2019

La valutazione di Vladimir Putin sull’Europa e la Polonia prima dello scoppio della Seconda guerra mondiale esasperava i politici polacchi e alcuni media, ritenendo che la causa della Seconda guerra mondiale fosse il patto di non aggressione tra l’URSS e il Terzo Reich e che Stalin e Hitler scatenarono insieme la guerra. Sfortunatamente, la verità storica è diversa, l’establishment politico e mediatico polacco ha evidenti problemi con la storia europea e polacca. Proprio come i deputati al Parlamento europeo che scrissero e adottarono la risoluzione anti-russa a settembre. Sfortunatamente, Putin ha ragione. La causa dello scoppio della guerra nel continente europeo dovrebbe in effetti essere ricercata alcuni anni prima dal giorno dell’aggressione di Hitler alla Polonia, a metà del 1931, quando il crollo dell’istituto di credito austriaco ebbe un effetto allarmante su economia e politica d’Europa. E anche un po’ prima, ai primi segni della crisi economica in Germania nel 1928-1929.

Crack bancario ed economico
I fallimenti della Bank der Darmstadt (11.05.1931) e della Banca nazionale in Germania (13.08.1931) causarono un crollo bancario generale, loccato dalla sospensione temporanea dei pagamenti ed altre misure preventive. Tuttavia, la crisi finanziaria in Europa si ampliò. Il 21 settembre 1931, la Banca d’Inghilterra fu costretta a rinunciare al suo sistema valutario con copertura aurea. E questo significò la fine della politica monetaria liberale. L’esempio della Gran Bretagna fu seguito da Paesi con valuta la sterlina: Irlanda e paesi extraeuropei (India, Egitto, Palestina, Australia, Nuova Zelanda, Unione del Sudafrica), Paesi scandinavi, Portogallo, Estonia, Giappone e Cecoslovacchia.
Questa fu la conseguenza del “Black Friday” della borsa degli Stati Uniti, avvenuta più di un anno prima (25.10.1929), inaugurando la grande crisi economica, bancaria e finanziaria globale durata per anni. Per la crisi bancaria ed economica globale, il presidente degli Stati Uniti Hegdar Hoover propose una moratoria annuale su tutti gli obblighi di pagamento internazionali (20 giugno 1931). Questa proposta fu accolta con entusiasmo da tutti gli Stati interessati ed entrò in vigore il 15 luglio 1931. Due anni dopo, si tenne una conferenza economica internazionale a Londra (2.06-27.07.1933), durante cui i partecipanti cercarono di raggiungere un accordo valutario internazionale. L’opposizione di Roosevelt, presidente degli Stati Uniti, annullò questi sforzi.

Crisi in Germania
In Germania, la crisi apparve presto. Nell’inverno 1928-1929 iniziarono ad apparire i primi sintomi. Il numero di disoccupati aumentò a 2 milioni alla fine del 1928. C’erano carenze nel bilancio statale, la crisi copriva anche l’agricoltura, il commercio e la finanza. Tutto ciò ruppe la stabilità politica in Germania e favorì la crescita delle contraddizioni, favorendo l’ascesa della sinistra (KPD) e dei nazisti (NSDAP). Si approfondì nel 1932. Il numero di disoccupati superò i 6 milioni. La produzione industriale scese al 40% nel 1929. Il debito dell’economia interna tedesca raggiunse i 13,9 miliardi di marchi tedeschi. In tale contesto, l’influenza politica di Adolf Hitler e del suo partito NSDAP cresceva. Il voto alle elezioni presidenziali al primo turno (13/03/1932) assegnò a Hitler il secondo posto dopo Hindenburg (11,3 milioni di voti), al secondo turno (10/04) sempre il secondo posto (13,4 milioni di voti). NSDAP ricevette nelle elezioni al Reichstag (31.07.1932) 230 seggi su 608.
I nazisti approfittano della difficile situazione economica nella campagna elettorale, promettendo di ripristinare il Reich tedesco e la sua prosperità, incitando la gente contro ebrei e comunisti, presunti responsabili della crisi in Germania. Franz von Papen, Cancelliere del Terzo Reich fino al 3 dicembre 1932, e Adolf Hitler, führer (presidente) del NSDAP, s’incontrano a Colonia e formarono una coalizione (NSDAP, DNVP e Stahlelm), che poté stabilire un nuovo governo con Hitler come cancelliere e von Papen vicecancelliere. Hitler prese la carica di Cancelliere del Terzo Reich il 30 gennaio 1933. Il 5 marzo 1933 si svolsero le elezioni per il Reichstag. Il NSDAP di Hitler guadagnò 288 posti. Annullando 81 seggi dei comunisti tedeschi, NSDAP insieme al Fronte di lotta Schwarz-Wiess-Roth ottenne la maggioranza (52%) nel Reichstag. Il Terzo Reich tedesco iniziò coll’abolizione delle libertà civili, la graduale dissoluzione di tutti i partiti politici (fino al luglio 1933), grazie a cui l’NSDAP diventò l’unica partito organizzò, tramite le organizzazioni subordinate i giovani, le donne e altri, l’intera società tedesca e controllò le relazioni interpersonali. Il mezzo per attuare tale politica dei nazisti fu il terrore contro l’opposizione e la popolazione ebraica. Le elezioni al Reichstag del 12 dicembre 1933, combinate col referendum sull’approvazione della Germania che aderiva alla Società delle Nazioni, ottenne il 92% dei voti validi espressi per il NSDAP. Tali elezioni suggellarono la formazione dello stato totalitario di Hitler. Sebbene fosse mantenuta la Costituzione di Weimar, che non fu formalmente abolita, era tuttavia svuotata. Mezzo anno dopo (29/30/19/19) Hitler, su istigazione di Goering, Himmler e Reichswehr, affrontò sanguinosamente l’opposizione nel NSDAP. In «La notte dei lunghi coltelli», col pretesto di liquidare la presunta cospirazione dei comandanti delle SA e degli oppositori politici, Hitler si sbarazzò di persone scomode. Organizzando e attuando rapidamente gli omicidi con l’aiuto della polizia segreta di Stato e le SS, si colpirono più di 100 persone.

Obblighi di riparazione tedeschi
Vale la pena ricordare di nuovo il 1929 e la questione degli obblighi di riparazione del dopoguerra tedesco (dopo la Prima guerra mondiale), il cosiddetto Accordo Dawes, alla presenza di rappresentanti di Belgio, Germania, Inghilterra, Francia, Italia e Giappone, guidati dal nordamericano Owen Young, fu organizzata una conferenza di diversi mesi (11.02-6.06.1929), durante cui il cosiddetto Piano Young specificò l’ammontare dei rimborsi annuali delle passività tedesche e le modalità del loro trasferimento. Questi impegni diminuirono. Ma non finirono. La conferenza (I) a L’Aia, nella discussione del piano di Young, rivelò gravi differenze di vedute tra Inghilterra e Francia. La Germania accettò il piano, ma solo se le forze di occupazione lasciavano la Ruhr prima della data stabilita dal Trattato di Versailles, che prevedeva che la seconda e la terza zona di occupazione sarebbero state lasciate entro la fine di giugno 1930. Il problema delle riparazioni tedesche viene risolto solo alla conferenza di Losanna (16.06 – 09.07.1932), dove sotto la presidenza di MacDonald furono firmati i contratti che chiusero il problema delle riparazioni tedesche. Il debito tedesco fu cancellato pagando una compensazione una tantum di 3 miliardi di marchi tedeschi. All’inizio di gennaio 1932, il governo tedesco fornì un elenco di pagamenti da 53 miliardi e 155 milioni di marchi, compresi tutti i benefici in natura. Da questo punto in poi, l’economia tedesca lavorò da sola per ricostruirsi senza oneri. Il che era significativo per la crisi in Germania.

Via libera alla Germania
I primi segni di diversione degli appetiti degli Stati fascisti ad est comparvero ufficialmente alla II e III conferenza internazionale sul disarmo (2 febbraio – 14 gennaio 1933). Il primo ministro italiano Benito Mussolini propose di concludere il “Patto a quattro” tra Inghilterra, Francia, Germania e Italia, e il suo contenuto era una politica di cooperazione, sulla possibilità di rivedere i trattati di pace su base di uguaglianza e introducendo l’uguaglianza della Germania negli armamenti. In effetti, era un patto diretto contro Unione Sovietica, Polonia e cosiddetta Piccola Intesa, quei Paesi su cui volevano dirigere l’espansione dei Paesi fascisti. Sebbene il Patto Quattro fosse stato firmato (15.07.1933), non fu ratificato dalla Francia e quindi non entrò in vigore. Due anni dopo, il 16 marzo 1935, in Germania invece entrò in vigore la legge sull’istituzione delle forze armate tedesche, contenente disposizioni sul rigetto delle restrizioni agli armamenti imposte alla Germania dal trattato di Versailles e dall’introduzione del dovere universale al servizio militare. La Società delle Nazioni condannò la rimilitarizzazione della Germania (17/04/1935), ma questo non importava ad Hitler. Il successivo passo della Germania fu l’accordo con la Gran Bretagna sulla Marina (18.06.1935). Gli inglesi dichiararono di essere pronti ad acconsentire i rinforzi navali tedeschi fino al 35% della Marina britannica. Ciò provocò l’oltraggio francese, ma non impedì a Hitler di raggiungere un grande successo: le sue aspirazioni revisioniste ottennero l’esplicita approvazione dagli inglesi. Nel frattempo, l’Italia fascista aggredì l’Etiopia (3.10.1935). Sebbene la Società delle Nazioni stabilisse le sanzioni all’Italia (embargo sulle armi, congelamento del credito e divieto di approvvigionamento di materie prime), molti Paesi le ignorarono, per prima la Francia e la Gran Bretagna diede all’Italia via libera, mentre la Germania fornì materie prime. Nel maggio 1936, le truppe italiane occuparono Addis-Ababa. E ciò che è interessante, dopo la fine delle ostilità e la conquista dell’Etiopia, la Società delle Nazioni… accettò di revocare le sanzioni all’Italia. Hitler iniziò le prime operazioni militari all’inizio del 1936 nel mio Paese. La Germania annunciò un memorandum (16/02/1936) sulla rimilitarizzazione della Renania. L’esercito tedesco gestiì l’area della Ruhr smilitarizzata ai sensi del trattato di Versailles. Come scusa, Hitler usò la ratifica del patto di assistenza reciproca franco-sovietico. Tutte le proteste degli Stati dell’Intesa furono puramente formali. Hitler per primo rivelò che avrebbe usato le forze armate per raggiungere i suoi obiettivi. Pochi mesi dopo (25.10.1936) il patto italo-tedesco stabilì il cosiddetto Asse Berlino-Roma. La Germania riconobbe l’annessione italiana dell’Etiopia, i due Paesi concordarono una procedura uniforme verso la Spagna, riconoscendo e sostenendo il generale Franco e si divisero le zone d’interesse nell’Europa sud-orientale. Questa fu la prima accettazione pubblica da Hitler dell’annessione dei Paesi da parte dei Paesi fascisti. Il patto coll’Italia precedette con la cospirazione fascista del generale Franco, sostenuta da Germania e Italia e, di conseguenza, con lo scoppio della guerra civile in Spagna.

La volpe esce dalla tana
Adolf Hitler prese la decisione di espandere e annettersi i Paesi europei nell’autunno 1937. E non aveva nulla a che fare con il Patto Molotov-Ribbentrop, come pensano i politici o gli eurodeputati polacchi! Che fu concluso due anni dopo! Il 5 novembre 1937 Hitler convocò una conferenza segreta [1] con la partecipazione del ministro degli affari militari, generale Werner von Blomberg, del ministro degli affari esteri K. von Neurath e dei comandanti di particolari armi delle forze armate tedesche: generale Werner von Fritsch (forze di terra), ministro Hermann Göring (aeronautica militare) e ammiraglio Erich Raeder (marina). Gli presentò un gigantesco piano di annessione dei Paesi europei in 10 anni (1938-1948), col pretesto di estendere lo spazio vitale dei tedeschi. Chiese ai militari di preparare adeguatamente le armi e di schierare le forze armate. Il piano era così gigantesco che sollevò riserve da alcuni generali.
Per cominciare, Hitler pianificò l’annessione dell’Austria, poi della Cecoslovacchia, e quindi di tutta l’Europa, e che dopo tutto costantemente attuò. Hitler progettò l’attacco ai primi due Paesi per l’anno successivo, cioè nel 1938. Rimosse i generali che espressero dubbi e riserve dalle loro posizioni. Riorganizzò il comando, assumendo lui stesso il comando delle forze armate. Il 4 febbraio 1938, fece ulteriori cambi di personale e iniziò ad attuare le decisioni adottate nel 1937. Informazioni dettagliate sul corso del summenzionato incontro di tre ore con Hitler furono ottenute dall’intelligence francese dall’informatore a Berlino il giorno successivo, cioè il 6 novembre 1937. I francesi conoscevano gli obiettivi e i piani di Hitler, ma non poterono opporsi. È difficile dire che i capi europei non sapessero dei piani di Hitler. Il colonnello Friedrich Hossbach prese atto del contenuto dell’incontro. È noto come Rapporto Hossbach (Die Hossbach – Niederschrift), era una delle prove del processo di Norimberga.

Gli occhi dell’ambasciatore degli USA
I politici polacchi contemporanei, così come un folto gruppo di giornalisti, sono scarsamente consapevoli di quali fossero realmente i piani di Hitler per la Polonia, non consultano i documenti pubblicamente disponibili, non li analizzano e sbavano usando un linguaggio anti-russo. L’ambasciatore degli Stati Uniti in Polonia, Artur Drexel-Biddle [1], in un rapporto [2] al governo del 22 dicembre 1938, riferì che dai colloqui con vari politici e diplomatici ebbe l’impressione che l’obiettivo di Hitler fosse “rendere la Germania la potenza dominante da questa parte dell’Atlantico”, ma pospose la tesi fondamentale sull’URSS fin quando non sarebbero state conquistate riserve e basi tra Germania ed URSS. Come obiettivi politici immediati di Hitler, l’ambasciatore dichiarò: “dominio totale dell’area tra il confine orientale tedesco e il confine sovietico occidentale. A questo proposito, come credo, scrisse l’ambasciatore, prevede la creazione di una catena di piccoli Paesi subordinati alla Germania, costituendo un “cuscinetto” tra Germania e Russia nel momento in cui sarà pronto a colpire i russi”. L’ambasciatore informò il suo governo che la Germania preparava basi in Estonia e Finlandia, creando eserciti ausiliari nella minoranza ucraina, ecc. In un certo senso, ciò spiega l’attacco preventivo dell’URSS alla Finlandia. “Secondo questo modello, leggiamo nel rapporto, [Hitler] progetta di dividere la Polonia in più parti: 1) unire il “corridoio”, Danzica e Alta Slesia al Reich; 2) incitare alla ribellione la minoranza ucraina, mirando a unirla con la Rutenia subcarpatica; 3) la promessa di dare Vilnius alla Lituania come parziale compenso per sua la prevista partecipazione alla politica di Berlino”. Informando sui cambiamenti della posizione strategica della Polonia, l’ambasciatore Drexel-Biddle dichiarò: “Per ora, la situazione ai confini polacchi nel nord e sud può essere determinata dicendo che ciò che in precedenza erano i due bracci divisi della Russia, cioè Lituania e Cecoslovacchia, rapidamente diventano due braccia tedesche collegate”. L’ambasciatore sostenne che c’erano indicazioni che Hitler “non perde tempo concentrandosi sulla Polonia, che intende fare sforzi intensi in tutte le direzioni […] per soggiogare Varsavia”. Secondo l’ambasciatore Drexel-Biddle, Hitler insisteva sulla guerra, “perché voleva mettere alla prova forza ed efficienza del suo esercito in una piccola guerra locale, prima che gli Stati occidentali si attrezzassero e potessero combattere”. “Il dominio sull’area tra Germania e Russia in generale, e la Polonia in particolare, è una questione della massima importanza, scrisse, sugli aspetti diretti del programma di Hitler”. Pertanto, Hitler riteneva di dover eliminare la Polonia dal gioco come forza dalla potenziale resistenza il prima possibile, per dopo “colpire la Francia prima che possa effettivamente prepararsi ad affrontare l’attacco combinato di Germania e Italia…” Ciò che il diplomatico nordamericano a Varsavia vide non fu notato dai politici, militari e diplomatici polacchi. In Europa e Stati Uniti, si comprese perfettamente che l’annessione di Hitler della Polonia era inevitabile. Faceva parte del suo gigantesco piano di conquista dell’Europa e preludio dell’attacco all’URSS. La Polonia, d’altra parte, ebbe tutti i segnali dall’occidente su questo argomento, che ignorò. L’ambasciatore nordamericano scrisse il suo rapporto otto mesi prima dell’aggressione di Hitler alla Polonia. Il governo polacco non notò tali minacce e non si preparò all’attacco della Germania.

Attuazione dei piani di Hitler
L’annessione della Polonia fu una conseguenza del folle piano di Adolf Hitler adottato nel 1937, non della collusione di Stalin con Hitler! La Polonia non fu il primo Paese in Europa invaso dalla Germania nazista. Nella storia dell’espansione militare del Terzo Reich e della sua conquista dell’Europa, secondo il piano precedentemente adottato, la data più importante fu l’11 marzo 1938, l’anschluss dell’Austria. Le truppe naziste entrarono in Austria dopo aver emesso un ultimatum e le dimissioni del cancelliere Schuschnigg. Le potenze occidentali non si opposero all’aggressione, desiderando dirigere l’espansione tedesca ad est. Dopo l’Austria, Hitler puntò alla Cecoslovacchia come previsto. Prima dell’esercito tedesco, il partito tedesco dei Sudeti, guidato da Konrad Henlein, radunando la maggior parte dei tedeschi in Cecoslovacchia, chiese (24.04.1938) l’autonomia per i territori dei Sudeti, e di fatto aderì al Terzo Reich. Hitler si recò a Roma (8-9.05.1938) per incontrare Benito Mussolini, dove mostrò le rivendicazioni territoriali contro i Sudeti e la Moravia, e le truppe naziste si concentrarono al confine con la Cecoslovacchia. La crisi dei Sudeti si aggravò a settembre. Hitler raccomandò a Konrad Henlein di perseguire la politica della provocazione nei confronti dello Stato cecoslovacco. I Paesi europei erano apertamente dalla parte di Hitler. Il primo ministro della Gran Bretagna Artur Neville Chamberlain incontrò Hitler nel settembre 1938 due volte (15 settembre e 22-24 settembre). Durante il primo incontro a Berchiesgarden, approvò il piano nazista di staccare i Sudeti dalla Cecoslovacchia e fece pressione sul governo cecoslovacco. I successivi colloqui tra il primo ministro inglese e Hitler si tennero a Bad Godesberg. Questa volta, Hitler non richiese alcuna autonomia per i Sudeti, ma la loro cessione dal governo cecoslovacco al Terzo Reich tra il 28 settembre e il 1 novembre 1938. È interessante notare che tali pretese furono presentate a un rappresentante del governo cecoslovacco a… Londra (24/09). La Cecoslovacchia li respinse. Hitler tenne un discorso due giorni dopo al Palazzo dello Sport, avvertendo che questa era l’ultima richiesta alla Cecoslovacchia. Era deciso a entrare nei Sudeti con le forze armate. Tre giorni dopo il discorso, vi fu la conferenza a Monaco (29-30.09), con la partecipazione del cancelliere tedesco del Terzo Reich Adolf Hitler, dei primi ministri Benito Mussolini (Italia), Édouard Daladler (Francia) e Arthur Chamberlain (Gran Bretagna) in compagnia di ministri e diplomatici. Fu convenuto congiuntamente che i cechi avrebbero lasciato e trasferito alla Germania le aree di confine di Boemia, Moravia e Slesia, abitate dalla popolazione tedesca, e le rivendicazioni polacche e ungheresi dovevano essere risolte. Al resto della Cecoslovacchia andava garantita dalle grandi potenze. Allo stesso tempo, Hitler e Chamberlain firmarono l dichiarazione di non aggressione tedesco-inglese (30/09).
Il 1° ottobre 1938 le truppe naziste entrarono in Cecoslovacchia, il 2 ottobre… le truppe polacche. I polacchi entrarono a Cieszyn dopo Olza, e conquistarono anche le città della Slesia Zaolziana. Alcuni mesi dopo (il 14 marzo 1939), il Terzo Reich totalmente subordinò la cosiddetta “Slovacchia indipendente”. Nello stesso mese (15-23.03), le truppe naziste, contrariamente alle decisioni della Conferenza di Monaco, entrarono nel resto della Cecoslovacchia. Le truppe ceche non si opposero e furono disarmate. La Germania istituì il protettorato di Boemia e Moravia, introdusse il dominio del terrore.
Sempre nel marzo 1939 (24.03), le truppe naziste entrarono a Klaipeda sulla base di un accordo imposto alla Lituania. Anche l’Italia fascista non fu inattiva. Il 7 aprile 1939 occupò l’Albania.

Allegato polacco
È vero che il 18 settembre 1938, al congresso del NSDAP di Norimberga, Hitler confermò il riconoscimento dei confini con la Polonia e la Francia come definitivi, ma non intendeva rispettarli. L’annessione della Polonia fu conseguenza inevitabile del piano Hitler attuato nell’autunno 1937.
Hitler trattava la Polonia in modo simile ad Austria e Cecoslovacchia. In primo luogo, rivendicazioni territoriali, richieste, provocazioni, quindi l’invasione. Il metodo era praticamente lo stesso. Le prime richieste territoriali ufficiali contro la Polonia furono divulgate dalla Germania il 24 ottobre 1938, un mese dopo la dichiarazione di Norimberga! Il ministro degli Esteri del Terzo Reich, Joachim von Ribbentrop, chiese alla Polonia l’annessione della Città Libera di Danzica al Reich e il consenso del governo polacco a costruire una linea ferroviaria extraterritoriale a due corsie nella Pomerania polacca, che collegasse il Terzo Reich con la Prussia. Il governo polacco nascose queste informazioni al pubblico. Venti giorni prima, 4 ottobre 1938, il ministro Ribbentrop presentò all’ambasciatore polacco in Germania, Józef Lipski, un piano per la regolamentazione “globale” dei problemi di vicinato tedesco-polacco. Non menzionò Danzica e il “corridoio”. Invece propose di aderire al patto anti-Komintern e una consultazione reciproca sul forum internazionale. In cambio, promise la garanzia delle frontiere, il diritto al libero uso del porto di Danzica e l’estensione dell’accordo di non violenza (patto di non aggressione) per 25 anni. Il governo polacco diede una prima risposta negativa il 19 novembre 1938. Cinque giorni dopo, Ribbentrop fece le sue richieste alla Polonia.
Alcune settimane dopo, il capo della diplomazia polacca Józef Beck incontrò le autorità del Terzo Reich, il 7 e 26 gennaio 1939. Dapprima, Józef Beck s’intrattenne con Hitler a Berchtesgarden, quindi celebrò la visita di ritorno della controparte tedesca Ribbentrop in Polonia. Hitler già esplicitamente chiese l’annessione di Danzica alla Germania e il trasferimento non solo della linea ferroviaria, ma anche dell’autostrada extraterritoriale. Anche le provocazioni tedesche contro la Polonia e gli incidenti alle frontiere aumentarono. Nel marzo 1939, i nazisti avanzano ulteriori richieste categoriche nel caso di Danzica e Pomerania (21.03), la Polonia le rifiutò fermamente (31.03). Lo stesso giorno Gran Bretagna e Francia fecero garanzie unilaterali sull’indipendenza della Polonia, erano frasi vuote. Tuttavia, il ministro Józef Beck a Londra durante la visita ufficiale del 6 aprile 1939 presentò la dichiarazione della difesa polacca alla Gran Bretagna, che fu la risposta alla dichiarazione inglese sulla garanzia dell’indipendenza della Polonia. Tutto risultò una chiacchiera oziosa. La Germania usò queste assicurazioni reciproche tra Polonia e Polonia come scusa per un cambio di politica già aperto nei confronti della Polonia e denunciò il patto di non aggressione concluso nel 1934 (28/04/1939), chiedendo sempre più il trasferimento di Danzica e delle rotte di trasporto ferroviario-stradale a sè.
Il 5 maggio 1939, il ministro Józef Beck durante il discorso parlamentare a Varsavia rifiutò ancora una volta le richieste tedesche. Dopo quasi tre settimane, il 23 maggio, Hitler ordinò il briefing degli alti ufficiali secondo il piano adottato nel 1937 e rilasciato il 3 aprile 1939, coll’ordine (nome in codice “Fall Weiss”) di preparare l’attacco alla Polonia, segnandone il lancio per il 26 agosto 1939, quindi spostandolo al 1 settembre 1939. La Polonia si comportò in modo irrazionale. Il 29 agosto… ritirò l’ordine per la mobilitazione universale, e dopo l’intervento anglo-francese il giorno successivo, cioè il 30 agosto, l’annuncia di nuovo! Il 31 agosto, la Polonia ricevette l’ultimo ultimatum del Terzo Reich: annessione immediata di Danzica alla Germania, creazione di una Commissione internazionale per prendere dai polacchi il controllo del corridoio extraterritoriale, un plebiscito in queste aree con la partecipazione dei tedeschi che vivevano o vi erano nati prima del 1918. È interessante notare che Hitler non diede alla Polonia questo ultimatum per via diplomatica. Lo stesso giorno, nazisti in uniforme polacca attaccarono la stazione radio tedesca di Gliwice, simulando così l’invasione polacca della Germania. Per “vendetta”, 1 settembre 1939 la Germania attraversa i confini polacchi, iniziando ufficialmente la Seconda guerra mondiale, che in effetti durava da sempre in Europa. Questa è in realtà una data convenzionale. Poco prima, in agosto, vi erano le trattative tra Unione Sovietica, Francia e Regno Unito su un’alleanza anti-Hitler che, sfortunatamente, non portò al risultato desiderato. Ciò era dovuto a molte ragioni, una delle quali, forse la più importante, era la posizione negativa del governo polacco su passaggio dell’Armata Rossa sul territorio polacco. Nb. Nel maggio dello stesso anno, il governo dell’URSS offrì alla Polonia assistenza militare diretta in caso di attacco nazista, ma il governo polacco si rifiutò di partecipare a un’alleanza a cui l’Unione Sovietica partecipasse.

Postscriptum – Questione ebraica
In Polonia, le dichiarazioni di Vladimir Putin mettono in dubbio l’accusa di antisemitismo a Józef Lipski, l’ambasciatore polacco nel Terzo Reich, suggerendo che nel momento in cui l’ambasciatore Lipski incontrò Hitler e promise di erigere un monumento a Varsavia per la soluzione dela questione ebraica, il cancelliere tedesco non si occupasse della questione degli ebrei in Germania, lo ricordò dopo aver preso il potere nel 1933. Hitler represse l’opposizione creando per alcuni gruppi di persone (ebrei, zingari [Rom], omosessuali, clero, testimoni di Geova, anti-hitleristi ampiamente intesi, comunisti e socialdemocratici) i campi di concentramento. Il primo fu stabilito a Dachau, il 22 marzo 1933. Successivamente, durante la guerra, questi campi furono riempiti anche di prigionieri dai territori occupati. E la lotta agli ebrei risaliva al 1933, come slogan principale ed ufficiale del partito nazista NSDAP. La notte del 9-10 novembre 1938, vi fu un pogrom in tutta la Germania. Anche se la campagna doveva essere spontanea, vi parteciparono milizie e persino membri delle SS. Di conseguenza: furono uccise 91 persone ebraiche, furono bruciate 171 sinagoghe, distrutti 7500 negozi appartenenti a ebrei, demolite 171 case, quasi tutti i cimiteri ebraici furono profanati; 26000 furono imprigionati nei campi di concentramento. Il ministro Lipski scrisse la sua nota al ministro Beck sull’erezione di un monumento a Hitler per la cacciata degli ebrei da Germania ed Europa verso l’Africa, scritta poche settimane prima, il 20 settembre 1938.
Descrivendo gli eventi in Europa e le azioni di Hitler prima del 1° settembre 1939 non ho scritto nulla che gli storici non sapessero. Anche polacchi. Uso dati storici disponibili e documentati pubblicamente. Fornisco solo date e fatti. Probabilmente Vladimir Putin farà lo stesso nel suo articolo. Sarebbe positivo per i politici e i giornalisti polacchi conoscere la storia polacca, la storia dell’Europa del 20° secolo e del fascismo tedesco, e poi schiumare alle parole di Vladimir Putin.

Nota: Ho usato “History of the World” per scrivere l’articolo. Rassegna cronologica dei principali eventi”. (3a edizione, Casa editrice Ludowa Spóldzielnia, Varsavia, 1981) – opera di St. Arnold, Wl. Kurkiewicz, A. Tatomir e Wl. Zurawski scritto sotto la direzione del Comitato scientifico composto da: prof. dr hab. Jerzy Prokopiuk, prof. dr hab. Stanislaw Piekarczyk, prof. dr hab. Marian Zychowski, la dott.ssa Stanislawa Lewandowska e mons. Krystyna Konopnicka.
[1] Rapporto del colonnello Friedrich Hossbach, chiamato Rapporto Hossbach (Die Hossbach – Niederschrift) da una riunione a Berlino del 5.11.1937, durante cui Adolf Hitler presentò i presupposti della politica estera tedesca usando le forze armate in Europa, testo in tedesco.
[2] Anthony Joseph Drexel Biddle (1897-1961), politico e diplomatico statunitense, ambasciatore degli Stati Uniti in Polonia nel 1937-1943. Durante la Seconda guerra mondiale, insieme al governo polacco, fuggì dalla Polonia nel 1939, andando in Francia dove rimase fino al 1940, e poi in Gran Bretagna, dove arrivò il 14 marzo 1941. Lasciò Londra l’1 dicembre 1943, ponendo fine ufficialmente al servizio diplomatico come ambasciatore in Polonia.
[3] “La Polonia nella politica internazionale (1939-1945)”. Raccolta di documenti 1939. Selezione, prefazione e note a piè di pagina di W. T. Kowalski, Varsavia 1989, doc. N. 14, pagg. 56-62

Traduzione di Alessandro Lattanzio