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Una questione di “consapevolezza”: quali affari ha la Turchia in Siria?

Yusuf Karatas, SCF 17 febbraio 2020

Il presidente Tayyip Erdogan ha dichiarato: “Chiunque dica: “Quali affari ha la Turchia in Siria?” è inconsapevolmente o intenzionalmente nemico di questo popolo”. Nel discorso tenuto durante la riunione del gruppo parlamentare del suo partito, il presidente e presidente generale dell’AKP Tayyip Erdogan prendeva di mira chi critica le truppe turche sotto tiro e in stato di guerra coll’Esercito arabo siriano a Idlib dicendo: “Chi dice “Quali affari ha la Turchia in Siria?” è inconsapevolmente o intenzionalmente nemico di questo popolo”. Cioè, dal 2011 Erdogan accusa i critici della politica interventista in Siria di non aver consapevolezza o nutrire inimicizia nei confronti della nazione. Col progredire del discorso, Erdogan affermò che l'”Accordo di Adana” firmato coll’amministrazione siriana nel 1998 autorizza la Turchia ad inscenare operazioni in Siria e le truppe turche sono a Idlib in virtù di tale accordo. Cominciamo con la questione della “consapevolezza”.
Mi chiedo se Erdogan accusa chi pone la domanda: “Quali affari ha la Turchia in Siria?” di “mancanza di consapevolezza” od “inimicizia per la nazione” perché è così sicuro della correttezza delle politiche che attua e che siano nell’interesse popolare, o di nascondere problemi e minacce che tale politica ha creato. Sì, ho ripetutamente posto questa domanda e continuerò a farlo. Questo perché se nel 2011 iniziò con la pretesa di democratizzare la Siria facendo del Paese un’autostrada per i jihadisti dai quattro gli angoli del globo per andare in guerra contro la Siria, abbiamo il diritto di chiedere: “Quali affari abbiamo in Siria?” Se le bande jihadiste creano “emirati” ed islamisti sciamano ai nostri confini a causa delle politiche che avete attuato e degli interventi che avete attuato per garantire la sicurezza del Paese, abbiamo il diritto di dire: “Quali affari facciamo in Siria?” Se, dopo aver pubblicizzato i campi allestiti nel Paese in modo da creare la base per la politica interventista in Siria e incoraggiare il flusso di rifugiati a tale livello, dite: “Siamo a Idlib per arginare il flusso di rifugiati”, abbiamo il diritto di informarsi: “Quali affari abbiamo in Siria?” Se, col tavolo preparato per la soluzione pacifica dei problemi curdi e i colloqui coi curdi siriani che fanno progressi, abbandonate questa politica e intraprendete ostinatamente operazioni che non hanno altra funzione se non aiutare gli imperialisti ad usare tale problema per i propri interessi, abbiamo il diritto di dire: “Che affari abbiamo in Siria?” Ciò significa che chi chiede: “Quali affari ha la Turchia in Siria?” non pone questa domanda per niente. Questo perché al centro di tutti i problemi e le minacce che la Turchia affronta oggi in Siria c’è la politica interventista dell’amministrazione AKP-Erdogan in Siria dal 2011, su cui preteso rivendicazioni di “leadership regionale” e sogni di “neo-ottomanismo”. Passiamo a ciò che dice Erdogan sull’accordo di Adana e sulla presenza di truppe turche a Idlib.
Qualunque dichiarazione di Erdogan nel discorso al gruppo si prenda, si resta confusioni. In tale discorso, proclama sia che il regime siriano è “illegittimo” e che non lo riconosce e sia difende la presenza della Turchia in Siria in virtù di un accordo concluso con questo regime. Questa non è la piena distensione di tale stranezza: Erdogan minaccia la guerra e concede all’Esercito arabo siriano la fine del mese per ritirarsi da Idlib che fa parte del suo territorio nazionale. Lasciamo questo da una parte e chiediamo se l’accordo di Adana in realtà, come asserito, conceda alla Turchia il diritto di intervento. L’accordo di Adana fu firmato il 20 ottobre 1998 con la mediazione di Iran ed Egitto in seguito alla rimozione del leader del PKK Öcalan dalla Siria (9 ottobre 1998), che creava gravi tensioni tra le amministrazioni turca e siriana. In questo accordo di cinque articoli l’amministrazione siriana s’impegnava a vietare le attività del PKK in Siria e ad impedire minacce e azioni contro la Turchia sul proprio territorio. Non vi è alcuna formulazione in alcun articolo su un diritto d’intervento della Turchia. Tuttavia, nonostante ciò, l’amministrazione Erdogan è intervenuta nelle aree governate dai curdi siriani (forze democratiche siriane) sostenendo che questo accordo gli concede il diritto d’intervento! In effetti, oggi incontriamo una situazione che non può essere spiegata nemmeno prr tali motivi. L’amministrazione siriana organizza un’operazione contro un’organizzazione che Nazioni Unite e Turchia dichiarano ufficialmente essere “un’organizzazione terroristica” per garantirsi la sicurezza del proprio territorio. Inoltre, organizza questa operazione per garantirsi le autostrade M4 e M5 a seguito del mancato rispetto da parte della Turchia dei suoi impegni nell’accordo di Sochi firmato tra Erdogan e Putin il 17 ottobre 2018. E si vede l’amministrazione Erdogan non limitarsi ad opporsi a questa operazione, ma minacciare l’intervento dell’Esercito arabo siriano e, inoltre, premettere ciò coll’accordo di Adana!
Un altro punto importante che mostra l’ampiezza della contraddizione e dell’impasse in cui l’amministrazione Erdogan si è imbattuta è che la Russia supporta l’operazione dall’Esercito arabo siriano coi bombardamenti aerei. Ma quando si tratta della Russia su cui non può imporsi e che di fatto ne strumentalizza relazioni e cooperazione con l’amministrazione Erdogan nella lotta per la supremazia cogli Stati Uniti, Erdogan dice ed è obbligato a dire: “Attribuiamo particolare importanza alla continuazione della nostra amicizia con la Russia “. Resta solo una domanda. Cosa tradisce assenza di consapevolezza: mettere in discussione una politica che espone Paese e gente a tali minacce e problemi o ostinarsi in tale politica?

Traduzione di Alessandro Lattanzio