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Il bombardamento terroristico di Dresda e Hiroshima, avvertimento maniacale a Mosca

Finian Cunningham, SCF 17 febbraio 2020

Questo fine settimana 75 anni fa, la città tedesca di Dresda fu rasa al suolo dai bombardamenti aerei anglostatunitensi. Almeno 25000 civili morti da incursioni dopo incursioni di oltre 1200 bombardieri pesanti, sganciando indiscriminatamente bombe ad alto esplosivo e incendiarie. Ci vollero sette anni solo per ripulire le macerie. La distruzione di Dresda, centro culturale di fama mondiale per la maestosità barocca, fu a lungo perseguitata da polemiche. I resoconti militari ufficiali inglesi e statunitensi affermano che era necessario accelerare il crollo del Terzo Reich; con un ragionamento simile alle affermazioni statunitensi per aver sganciato le bombe atomiche sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki nell’agosto del 1945. I critici affermano, tuttavia, che il massiccio bombardamento di Dresda fu irrilevante per lo sforzo nel sconfiggere la Germania nazista. Fu un atto di sfrenato terrorismo, un crimine di guerra compiuto da inglesi e nordamericani. I critici sottolineano che la maggior parte degli obiettivi industriali e militari alla periferia della bellissima città furono in gran parte lasciati intatti dai bombardamenti. Si dice persino che il leader inglese in tempo di guerra Winston Churchill espresse dubbi sulla moralità di questo e altri bombardamenti indiscriminati sui centri civili tedeschi. Gli ardenti sostenitori dei bombardamenti terroristici affermarono che avrebbero esaurito il morale tedesco. Un classico caso di fini che giustificano i mezzi, non importa quanto vili siano i mezzi. All’epoca ci furono anche affermazioni secondo cui i danni alle linee di comunicazioni e trasporto naziste avrebbe aiutato l’avanzata dell’Armata Rossa Sovietica. Ma ci sono buone ragioni per credere che la logica della distruzione di Dresda fosse del tutto sinistra. Non era tanto un atto di terrorismo contro la Germania nazista, quanto piuttosto una dimostrazione di potenza maniacale per l’Unione Sovietica. Un appunto della Royal Air Force sull’operazione di Dresda notava che avrebbe “mostrato ai russi quando arrivano cosa può fare il Comando Bombardieri”. (Vedi la didascalia 17 in questo saggio fotografico).
A metà febbraio 1945, le linee frontali delle forze alleate occidentali e orientali erano tali che le truppe di terra nordamericane e inglesi non erano ancora entrate nel territorio tedesco, mentre l’Armata Rossa sovietica aveva attraversato il fiume Oder e si trovava a soli 70 chilometri da Berlino, capitale del Terzo Reich. Tale era la forte avanzata dei sovietici che gli alleati occidentali erano preoccupati che l’Armata Rossa potesse prendere tutto il territorio tedesco. Piuttosto che aiutare le forze sovietiche coi bombardamenti di massa di Dresda, Lipsia e altre città nell’est tedesco, sembra plausibile che, come indica il precedente promemoria della RAF inglese, gli alleati occidentali erano intenzionati a dimostrare a Mosca una potenza brutalmente scioccante. Non solo potenza militare, ma anche la volontà d’usare qualsiasi mezzo necessario per sconfiggere i nemici. C’è un’analogia diretta col successivo bombardamento atomico del Giappone. Alla conferenza di Potsdam, nel luglio 1945, a seguito della sconfitta della Germania nazista e della divisione di Berlino, dando agli alleati occidentali controllo condiviso della capitale tedesca ben oltre il loro fronte, il presidente nordamericano Harry Truman si godette la capacità di lanciare un sinistro suggerimento a Josif Stalin dell’arma segreta appena acquisita: la bomba atomica. Come col precedente bombardamento anglostatunitense di Dresda ed altre città tedesche, c’era probabilmente una scarna giustificazione militare per sganciare armi atomiche su Hiroshima e Nagasaki il 6 e 9 agosto. Come Dresda, il significato militare di tali città era dubbio. La morte di 200000 civili nell’inferno atomico non fu una necessità militare per sconfiggere il Giappone imperiale, poiché i principali generali di Truman, MacArthur ed Eisenhower, lo sconsigliarono. Quindi, se il bombardamento di Hiroshima o Nagasaki non era necessario dal punto di vista militare per porre fine alla guerra del Pacifico, perché fu fatto? Come per Dresda, il punto era una mostruosa dimostrazione di terrorismo delle potenze occidentali per far sapere all’Unione Sovietica che nulla sarebbe stato escluso nello stallo geopolitico del dopoguerra, che era previsto e che divenne la Guerra Fredda.
Quando le bombe A furono sganciate sul Giappone, si diceva che Stalin fosse gelato dai resoconti del nuovo fantastico potere distruttivo. L’Unione Sovietica non avrebbe sviluppato la sua bomba atomica fino al 1949. Il terrore scatenato a Hiroshima e Nagasaki sembra aver avuto l’effetto voluto di fermare l’avanzata dell’Armata Rossa sovietica che avvenne nella penisola coreana e poi in Giappone. Le linee delle truppe nordamericane erano relativamente remote dalle controparti sovietiche, ma dopo il bombardamento atomico gli Stati Uniti si catapultarono nella conquista di entrambi i territori dell’Asia-Pacifico nel dopoguerra. Non diversamente dalle precoci avanzate territoriali acquisiti dagli alleati occidentali nella sconfitta Germania nazista. Quindi le controversie morali sui bombardamenti anglostatunitensi delle città tedesche e giapponesi vanno ben oltre le argomentazioni sul giusto o sbagliato massacro allo scopo presunto di porre fine alla guerra. Tale rischio morale è abbastanza difficile. Ma ancora più diabolico è un quadro più ampio; uno in cui l’uso freddo e calcolato del terrore e del genocidio non riguarda la fine della guerra, ma piuttosto semplicemente usare potere geopolitico contro un rivale percepito tale nel dopoguerra. Terrore per amor del terrore, male per amor del male.
Un’ultima nota: è diventato di moda falsificare la vittoria sovietica sulla Germania nazista sostenendo che l’Armata Rossa divenne una tirannia occupante l’Europa orientale dopo la fine della guerra. Basti dire che se i sovietici avessero commesso anche una minima parte dei crimini effettivamente commessi da nordamericani e inglesi coi loro bombardamenti aerei dei civili in Germania e Giappone, non si sarebbe mai udita la fine delle assordanti condanne occidentali contro Mosca oggi e nei decenni futuri.

Traduzione di Alessandro Lattanzio