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L’ultimo asso sovietico della guerra di Corea parla delle operazioni contro l’USAF

Sputnik 16.02.2020

Per quasi quarant’anni, il coinvolgimento diretto sovietico nella guerra aerea contro la Corea del 1950 – 1953 rimase un segreto di Stato ben tenuto, coi pianificatori statunitensi rimasti a lungo a speculare su come le giovani e relativamente inesperte forze aeree cinesi e nordcoreane riuscirono ad abbattere così tanti aerei della potente US Air Force.
Il 15 febbraio la Russia celebrava solennemente la Giornata degli Combattenti Internazionalisti, festa dedicata alle migliaia di soldati sovietici che prestarono servizio nei conflitti in tutto il mondo durante la Guerra Fredda. In onore dell’occasione, il giornalista Andrei Kots intervistava il Maggior-Generale Sergej Kramarenko, asso dell’Aeronautica Sovietica decorato che prestò servizio nella Seconda guerra mondiale ottenendo il titolo di “Eroe dell’Unione Sovietica” per le sue imprese in Corea e che, a 97 anni, è l’ultimo asso sovietico vivente della guerra di Corea. Nonostante l’età, la mente del veterano è più acuta che mai, e ricorda che fu l’esperienza maturata durante la Seconda guerra mondiale a prepararlo per la Corea. Tra il 1942 e il 1945 pilotò i caccia LaGG-3 e La-5, abbattendo tre aerei della Luftwaffe e aiutando la distruzione di altri 13. “Alla fine della guerra, avevamo superato i tedeschi in tattiche di combattimento e abilità di pilotaggio. Entrammo nel conflitto coreano dotati di questa conoscenza e ci permise di sconfiggere gli statunitensi”, aveva detto Kramarenko. “I piloti statunitensi mi sembravano più scarsi degli assi tedeschi. I tedeschi erano più disposti a combattere, mentre gli statunitensi cercavano di evitare la battaglia. In Corea, gli dimostrammo che almeno non eravamo inferiori a loro per addestramento e abilità e li battemmo sugli aeromobili”, aggiunse il pilota. Kramarenko affermava che entrare nella cabina di pilotaggio del nuovo aviogetto da combattimento MiG-15 dopo aver pilotato i caccia coi motore a pistoni durante la Seconda guerra mondiale si rivelò sorprendentemente facile, con l’aviogetto che si rivelato reattivo e in grado di accelerare fino a 1000 km all’ora e a salire alla quota di 15 km. Quest’ultima capacità si dimostrò superiore a quella dell’F-86 Sabre nordamericano, e spesso i piloti sovietici ne usavano il vantaggio attaccando il nemico dall’alto. Nel novembre 1950, quando la Cina entrò in guerra, Kramarenko e altri 31 piloti del 176.mo Reggimento dell’Aviazione da Caccia della Guardia furono schierati segretamente nel Paese per addestrare i piloti dell’Aeronautica Popolare di Liberazione. La natura clandestina dell’operazione implicava il divieto di rivelare qualsiasi dettaglio sulla natura delle attività nelle lettere ai cari a casa. Nel frattempo, i piloti cercarono di raccogliere i pochi dettagli che sapevano del Sabre apprendendo che era più manovrabile rispetto del MiG-15, ma una quota operativa inferiore.

Battesimo di fuoco
Il coinvolgimento diretto e limitato dell’Aeronautica Sovietica in Corea iniziò nella primavera 1951, e Kramarenko confermava che la prima sortita avvenne il 1° aprile. “Tentammo d’intercettare un aereo da ricognizione con una scorta di caccia”, ricordava Kramarenko. “Decollammo, volando lungo il fiume Yalu verso nord. Dopo essere saliti a 7000 metri, vedemmo l’aereo nemico condannato davanti. Di fronte c’era un aereo da ricognizione bimotore, dietro otto caccia, due squadriglie. Avevamo una squadriglia di quattro MiG. Diedi l’ordine di attaccare. Il mio gregario Ivan Lazutin si avvicinò all’aereo da ricognizione dal basso per cercare di distruggerlo. Improvvisamente, una squadriglia di Sabre gli si avventò. “Vira destra!” Urlai. Virò rapidamente e gli aerei nemici l’inseguirono. Mirai sul gruppo sbandato sparando da dietro. Un aereo cadde in mare. Gli altri cabrarono immediatamente verso l’alto. L’altro gregario, Sergej Rodjonov, fu attaccato dall’altra squadriglia di Sabre. Gli ordinai di virare a destra, virò ed io riuscì a colpire un altro aereo nemico. Dopodiché i Sabre e l’aereo da ricognizione lasciarono la battaglia fuggendo”.

“Giovedì nero”
Kramarenko fu uno dei piloti sovietici coinvolti nella micidiale battaglia del 12 aprile 1951 che i piloti dell’aeronautica militare nordamericana avrebbero in seguito chiamato “giovedì nero”. Quel giorno, 30 MiG-15 attaccarono diverse decine di bombardieri B-29 scortati da ben 100 caccia F-80 e F-84, abbattendo vari B-29 senza subire una sola perdita. Il comando statunitense fu così scosso che interruppe per tre mesi tutti i bombardamento sulla Corea e pose fine alle loro incursioni diurne. “In quella battaglia, abbattemmo 25 dei 48 B-29 mentre volavano per bombardare il ponte sul fiume Yalu”, ricordava il veterano, riferendosi al ponte che collega Corea e Cina. “Ricordo ancora l’immagine nella mia mente: un’armata di aerei volava in formazione di combattimento, bellissima, come una parata. All’improvviso ci precipitiamo da sopra. Aprii il fuoco su uno dei bombardieri, immediatamente fumo bianco iniziò a fuoriuscire. Avevo danneggiato il serbatoio del carburante. E poi arrivarono i miei compagni. Direi che bastonammo abbastanza gli statunitensi. Tutti i nostri caccia tornarono alla base, e l’USAF dichiarò il lutto per una settimana e non ebbe il coraggio di mandare bombardieri nell’area per molto”, ricordava Kramarenko.

Combattere contro un asso nordamericano
Durante la campagna, Kramarenko in varie occasioni si scontrò con gli assi nordamericani e ricordò Lo sontro che ebbe con Glenn Eagleston. comandante della 334.ma squadriglia dell’USAF e veterano della Seconda Guerra Mondiale. “Eagleston volava in una formazione di tre aerei”, ricordava Kramarenko. “La coppia gli dava copertura mentre attaccava dall’alto. Mancò e si tuffò richiamando l’aereo a circa 100 metri da me. Immediatamente virai a sinistra e picchiai. Richiamai, ma mi aprì ancora il fuoco. “Ballai” con questo asso per un po’. Finalmente riuscì a mettermi al di sopra ed iniziai a sparare. Pezzi del suo Sabre esplosero e cominciò a precipitare, i suoi compagni erano dietro di me. Cambia posizioni e mi tuffai bruscamente dirigendomi verso il punto infernale in cui i cannoni antiaerei della Corea democratica erano di stanza. Guardai indietro, i due aerei mi inseguivano a una distanza di 800 metri. Improvvisamente i proiettili antiaerei iniziano a scoppiare davanti me. Meglio morire per mano dei nostri, pensai. Volati dritto su di loro, ma fui fortunato, non mi colpirono. I Sabre sospesero l’inseguimento e rientrarono alla base. Alla fine, Eagleston cadde in un aeroporto nordamericano. Ferito, fu rimandato negli Stati Uniti e non combatté più”.

Quasi beccato
Il 17 gennaio 1952, la fortuna di Kramarenko sembrava esaurirsi. In combattimento contro una coppia di Sabre, il pilota non notò altri aerei statunitensi che volavano sopra, che si tuffarono e aprirono il fuoco, danneggiando gravemente il suo MiG. Perdendo il controllo, saltò fuori e aprì il paracadute, solo per avere una spiacevole sorpresa. “Penzolavo dal paracadute, e all’improvviso il caccia nordamericano si avventò aprendo il fuoco. Sparava da lontano e i colpi volavano sotto di me. Sollevai automaticamente le gambe. A circa 400-500 metri, vira e compie un altro passaggio. Ma fui fortunato, entrai in una nuvola e il nordamericano mi perse. Scendendo notai una foresta. A destra una radura. Sollevai l’imbracatura, mi voltai e caddi in un cespuglio. Controllai, non avevo niente, niente sangue. Poi mi toccai il collo e sentii un grosso bernoccolo. Devo aver colpito qualcosa. Raccolsi il paracadute, raggiunsi una strada diretta ad ovest… Improvvisamente di fronte a me vedo un carro uscire dalla foresta, c’era un legnaiolo coreano. Vedendomi, afferrò il forcone, pensando che fossi nordamericano. Gli gridai “Kim Il Sung–ho”, “Stalin–ho”, “ho” significa “buono” in coreano. Rendendosi conto che ero uno dei suoi, mi mise sul carro e mi portò al villaggio. Mi diedero da mangiare e potei dormire sul pavimento. Al mattino arrivò un autoveicolo per prendermi e portarmi all’aeroporto. Quello fu il mio ultimo volo prima di tornare in URSS”, ricordava il pilota. Secondo Kramarenko, l’incidente col pilota USAF che gli sparò ail paracadute non era insolito, perse un compagno e ne vide ferito un altro in questo modo. In totale, il 176.mo Reggimento caccia della Guardia perse otto piloti e 12 aerei. Allo stesso tempo, distrusse 50 bombardieri e vari caccia. Secondo Kramarenko, abbatré personalmente 21 aerei nemici, ma gliene furono riconosciuti solo 13, mentre il resto cadde in mare. Il veterano ritiene che la dimostrazione dei piloti sovietici in Corea contribuì ad impedire la terza guerra mondiale. “Gli statunitensi pensavano di lanciare 300 bombe atomiche sull’URSS”, indicava. “Ma in Corea gli dimostrammo che era meglio per i B-29 non infilare il naso sul nostro territorio. Dopo aver abbattuto 25 dei 48 bombardieri con un unico volo, gli Stati Uniti abbandonarono la strategia per bombardare il territorio sovietico”, disse. Kramarenko andò in pensione nel 1981, da comandante di reggimenti da caccia, divisioni e consigliere di forze aeree amiche. Nel febbraio 1979, divenne Vicecapo di Stato Maggiore della 23.ma Armata aerea. Volò l’ultima volta nel 1982. “Oggi, ovviamente, non posso più volare. Invidio i giovani che portano i loro aerei in cielo. I moderni aerei da combattimento hanno grandi equipaggiamenti e sono potenti e ben armati. Probabilmente è bello “tagliarvi le nuvole”… Sogno ancora il cielo”, aveva detto.

Quasi 70 anni dopo, i dettagli della guerra aerea contro la Corea sono ancora dibattuti
I dettagli del conflitto MiG contro Sabre della guerra di Corea rimangono oggetto di accesi dibattiti finora, cogli storici statunitensi che credono che durante la guerra andarono persi 224 Sabre rispetto ai 566 MiG-15 (con la maggior parte di questi ultimi pilotati da piloti cinesi e nordcoreani). Tuttavia, le stime russe affermano 1106 vittorie aeree totali e 335 MiG persi in tutto ragioni, tra cui sortite di combattimento e non. La guerra di Corea fu l’inizio della dottrina post-seconda guerra mondiale del bombardamento pesante nordamericano. Durante la guerra, si stima che i bombardamenti a tappeti alleati distrussero tre quarti dei centri abitati della Corea democratica. Complessivamente, gli Stati Uniti sganciarono 635000 tonnellate di bombe, tra cui 32000 di napalm, sulla penisola, più del tonnellaggio totale di bombe sganciate su obiettivi giapponesi durante l’intera campagna del Pacifico degli Stati Uniti, durante la Seconda guerra mondiale.

Traduzione di Alessandro Lattanzio