Crea sito

La politica di Damasco nei confronti dei curdi e delle tribù arabe

ISW News 17 febbraio 2020

Sebbene i curdi siriani, dopo aver ampliato il loro dominio su aree curde e persino arabe ad est dell’Eufrate chiamato “Jazirah”, avviarono il sistema di autogoverno col sostegno degli Stati Uniti, ma le relazioni col governo siriano erano nello stato né pace né guerra. Di tanto in tanto ci furono scaramucce, ma non divennero mai vera inimicizia. Dall’inizio della crisi in Siria, per impedire alle proteste di espandersi e raggiungere la prima minoranza del Paese, il governo cercò di collaborare e dare spazio ai curdi dell’area e al Partito dell’Unione Democratica (PYD) di preparare la situazione alla presenza delle forze militari del partito nelle aree curde. In seguito, due mesi dopo l’inizio delle proteste in Siria a metà 2012, il governo siglò un accordo col partito e lasciò che tornasse in Siria. Verso la fine del 2012, il governo siriano sostenne le Unità di protezione popolare (YPG) dopo l’attacco delle milizie dell’opposizione su Ras al-Ayn lasciando sicurezza ed affari militari ed economici della provincia di Hasaqah, tranne la sicurezza della città, alle PYD. In questa situazione, il PYD (vicino al PKK in Turchia) da principale attore curdo in Siria ha iniziato il piano di espansione ed istituzione curda nel 2012 e fin dall’inizio rimosse il Consiglio nazionale curdo (ENKS), essendo il partito vicino all’opposizione in Siria, e il Partito Democratico del Kurdistan (KDP) in Iraq (guidato da Barzani) dalla lotta. In effetti, nella battaglia tra le idealogie di Barzani e Öcalan, vinse il PYD guidato da Öcalan.
Furono istituite le YPG come ramo militare del PYD nel marzo 2012 sotto il comando di ufficiali della regione di Qandil come primo passo e formarono le forze di sicurezza e di polizia Asayish nello stesso anno. Nel novembre 2013, costituirono un ufficio dell’autogoverno nel nord della Siria, che divide l’area governata dai curdi nei cantoni di Island, Kobani e Ifrin e nel 2014 i tre consigli di legislatori e dirigenti per governare i tre cantoni. Nell’ottobre 2015 formarono le Forze democratiche siriane (SDF) con arabi ad est di Eufrate, curdi e assiri, su proposta dell’inviato speciale degli Stati Uniti della coalizione intitolata a combattere lo SIIL e col relativo sostegno. Tuttavia, l’attore principale erano ancora le YPG e le SDF era una distrazione per evitare le cattive relazioni della Turchia con le forze del PKK. Dopo l’istituzione delle SDF, il Consiglio democratico siriano (DSC) fu formato come suo ramo politico. Quindi, nel marzo 2016, le SDF riferirono a sorpresa su un governo curdo federale causando reazioni negative di governo siriano e attori regionali ed internazionali impegnati con la Siria. Tuttavia, dato l’assalto della Turchia alla zona di Ifrin e sua occupazione, la questione del governo federale curdo fu sospesa. Nel 2018, i curdi si dimisero dal governo federale e formarono un sistema di autogoverno nel nord e nell’est della Siria istituendo consigli locali coi nomi delle diverse regioni. (Jazirah, Kobani, Manbij, Raqah, Dayr al-Zur, Tabaqah, Ifrin).
Dopo che le aree sotto controllo furono ampliate ad est dell’Eufrate col supporto degli Stati Uniti, per gestire il confronto arabo-curdo le SDF seguirono la politiche di attrazione che di sopraffazione sfruttando la potenza statunitense e delle tribù arabe dell’area. D’altra parte, per rilanciare la sovranità nella zona a est dell’Eufrate, avere il sopravvento nel gestire i rapporti con SDF e confrontarsi con l’occupazione degli Stati Uniti nell’area, il governo siriano iniziò ad avvicinarsi alle tribù dell’area tenendo numerose sessioni ad Hasaqah, attirando i nomadi ed affrontando i piani degli Stati Uniti nell’area. Pertanto, titolo ed ‘ordine del giorno di queste sessioni riguardavano più il confronto coll’occupazione USA e i piani di divisione della Siria piuttosto che la sovranità di Damasco a nord ed est dell’Eufrate. Attualmente e dopo che la Turchia occupava delle parti, e dopo l’accordo di Sochi tra Turchia e Russia, la situazione era pronta al ritorno dell’Esercito arabo siriano e della polizia russa in alcune aree. Anche se la sovranità del governo siriano è cresciuto in alcune aree governate dalle SDF, esse continuano a rifiutarsi ad unirsi al governo centrale affidandosi agli Stati Uniti, cercando di avere più per i futuri negoziati col governo siriano. Pertanto, il governo siriano cerca di far pressione per gestire i curdi e ridurne la capacità di contrattazione nei negoziati avvicinando i capi delle tribù lì e concedendogli privilegi come far decadere le accuse contro di loro, risolvere alcuni problemi delle tribù locali, far sì che le generazioni più giovani si ribellano ai capi e lascino le SDF unendosi all’esercito. Nello stesso senso, dopo la visita di Ali Mamluq a Qamishli e l’incontro con capi e anziani delle tribù, un alto comitato che rappresentava Damasco incontrava a Qamishli Salih Muslim, ex-copresidente del PYD. In questo incontro, la squadra negoziale di Damasco offrì l’amministrazione locale contenuta nella costituzione riformata nel 2012 sulle aree controllate dalle SDF ma la squadra curda non approvava né respingeva. Secondo Faiyal Azuz, presente ai negoziati, le parti cercarono di raggiungere un piano tra autogoverno ed amministrazione locale menzionata nell’articolo 107 della Costituzione.
In conclusione, il piano del governo siriano per i curdi e le tribù arabe ad est dell’Eufrate è avere la piena sovranità nell’area con la tattica di avvicinare le tribù arabe dell’area, che sono la maggioranza, preparare una situazione di divisione tra curdi e arabi e infine avere il sopravvento nei negoziati coi curdi. In altre parole, vogliono usare le tribù per avvicinare i curdi al governo centrale e ridurne le pretese nei negoziati. Tuttavia, il problema principale del governo siriano al momento è Idlib e l’est dell’Eufrate segue dopo di esso.

Traduzione di Alessandro Lattanzio