Perché Hudaydah è determinante nella guerra in Yemen

Sondos al-Asaad, AHTribune 20 giugno 2018

Per tre anni consecutivi, il regno del dispotismo, che guida la collazione araba, ha imposto un blocco ingiustificato allo Yemen. I sauditi hanno aggredito brutalmente questo Paese povero, con lla guerra iniziata nel marzo 2015, testimoniando il peggior caso umanitario del mondo nel silenzio della cosiddetta Comunità internazionale e delle capitali occidentali, che si pretendono fari della democrazia e dei diritti umani. I sauditi, ovviamente, guidano una teocrazia criminale taqfirita e razzista, nota per la diffusione del radicalismo attraverso fondazioni e sostegno a vari gruppi terroristici, come al-Qaida, taliban, Boko Haram e SIIL. Di fatto, l’occidente definisce i sauditi modelli di risolutezza contro il terrore, mentre è abbastanza ovvio che la ragione per attaccare gli yemeniti sono odio per la libertà religiosa ed interessi geopolitici. In primo luogo, gli yemeniti, per i sauditi, sono qafir, cioè infedeli, dissidenti e apostati. Sono indicati come gli iraniani, traditori e majusi e quindi vanno uccisi. D’altra parte, lo Yemen, e in particolare il porto di Hudaydah, la città sul Mar Rosso con 600000 abitanti ed ingresso degli aiuti, è ora alla mercé di un nuovo assalto. Era la quarta città più grande dello Yemen ed importante centro d’importazione di merci. La sua posizione strategica aveva un grande significato, trovandosi a 140 km ad ovest della capitale Sana. A nord si trova il terminal petrolifero di Ras Isa, collegato ai giacimenti petroliferi di Marib e principale terminal di esportazione, vicino al porto di Salif. Ad est c’è la fertile pianura di Tihama, la più importante regione agricola dello Yemen. A ovest, il Mar Rosso e le principali rotte internazionali utilizzate per lo scambio di merci tra Europa, Asia ed Africa attraverso il Canale di Suez. Il 13 giugno 2018, la coalizione saudita lanciava l’offensiva contro Hudaydah in spregio agli avvertimenti su massicce vittime umane da parte di Nazioni Unite ed organizzazioni per i diritti internazionali. Gli Emirati Arabi Uniti avevano dato un ultimatum alla resistenza di Ansarullah per uscire dalla città. Assaltarono la parte meridionale dell’aeroporto di Hudaydah, sostenendo che gli Ansarullah l’usava per contrabbandare armi. Si dice che l’assalto degli EAU sia la più grande campagna militare, dall’inizio dell’aggressione; e quindi le ripercussioni catastrofiche potrebbero portare all’assassinio di 250000 civili, a causa degli intensi raid aerei. L’assalto allo Yemen non è solo una campagna militare aggressiva degli emirati, è una guerra globale che non appare diversa da quella intrapresa contro la Siria. Diversi Paesi arabi e occidentali, tra cui Francia e Stati Uniti, appoggiano la coalizione, oltre a Marina egiziana, mercenari del Sudan e di molti altri Paesi africani. Navi da guerra avanzate ed elicotteri Apache bombardano intensamente le strutture civili. Decine di canali TV satellitari segeuono la battaglia e ci sono varie agenzie d’intelligence. Gli aggressori tengono riunioni di emergenza. Tuttavia, i loro piani su Hudaydah sono falliti. La città storica che fu occupata da ottomani e dagli egiziani nel 1962.
L’egemonia imperialista-capitalista mira a schiavizzare e soggiogare gli yemeniti. È il famoso capitalismo senza restrizioni statunitense nascosto dalla bandiera dell’antiterrorismo, della sicurezza nazionale, della democrazia e di molti altri slogan a cui nazioni sovrane sono cadute preda negli ultimi 50 anni. Tuttavia, il caso dello Yemen è completamente diverso; Yemen ed yemeniti sono una leggenda. Storicamente parlando, questa grande nazione ha una brillante storia eroica di determinazione, perseveranza, resistenza e trionfo. Lo Yemen, e non è una previsione emotiva, metterà fine alla cospirazione wahhabita fondata con spargimenti di sangue e oppressione dagli inglesi nel XVIII secolo, per controllare la penisola arabica e il Golfo Persico, in particolare le coste e le terre sante di Mecca e Hijaz. Gli yemeniti sono decisi ad affrontare gli invasori poiché mai una volta la nazione yemenita fu domata. Sull’esempio della resistenza libanese di Hezbollah, in quanto attaccati globalmente e da complotti con tutti i possibili mezzi, eppure celebrano vittoria dopo vittoria e mettono la faccia sporca dell’imperialismo a terra. Yemeniti, libanesi, iracheni ed iraniani hanno una ferma e solida dottrina del martirio, né temono i nemici, né si affidano ad armi avanzate. Il loro motto è “Mai all’umiliazione”. Fortunatamente, le potenze imperialiste non si preoccupano della storia, ignorando i seguaci della Scuola della vittoria di Qarbala. 14 cento secoli fa, il loro capo spirituale; Imam Husayn, con un esercito di soli 70 devoti e la sorella, Sayadah Zaynab, rifiutarono d’essere soggiogati dal dispotismo del tempo. Subirono lo stesso blocco di Hudaydah, non gli fu permesso di accedere all’acqua, i loro figli furono massacrati, i loro seguaci perseguitati, ma non furono sconfitti. Oltre ogni dubbio, i popoli retti e oppressi non possono mai essere sconfitti e l’esempio siriano è vivido in questo.
La guerra brutale, genocida e sanguinaria allo Yemen dimostra come resistenza e coraggio siano gli unici mezzi per mantenere il diritto al libero arbitrio. L’occidente ed i suoi media ipocriti devono percepire la resistenza yemenita di Ansarullah come yemenita, puramente yemenita che coraggiosamente combatte gli imperialisti. I loro malintesi ed etichette su ribelli sciiti sostenuti dall’Iran, non influenzeranno mobilità e persistenza della resistenza plurale e molteplice dei patrioti yemeniti, la cui fedeltà va principalmente alla patria. Di conseguenza, le bombe a grappolo della coalizione nemica e le restrizioni all’importazione ovviamente peggioreranno la terribile situazione umanitaria, ma mai la determinazione della resistenza.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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