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Trump impone 260 milioni di perdite all’India alla vigilia della sua visita

V. Venkateswara Rao, National Herald India 16 febbraio 2020

Tale mossa non riguarda solo la perdita di 260 milioni in benefici, ma anche di numero di posti di lavoro che potrebbero andare persi in settori specifici, quando l’economia affrontare crescente disoccupazione e stagflazione.
L’ex-alleato del BJP Shiv Sena ha biasimato la mossa dagli Stati Uniti togliendo l’India dall’elenco delle nazioni in via di sviluppo. Il portavoce del partito Saamana dichiarava: “Tutti i sussidi e i benefici che l’India ottiene non ci sarebbero stati adesso. Ogni volta che un ospite ci visita, porta alcuni doni come segno di amore, ma il presidente Trump ha violato tale tradizione. Mentre l’India si prepara ad accogliere Trump, gli SA tolgono l’India dall’elenco dei Paesi in via di sviluppo. Questo è un duro colpo per la nostra economia. Con l’India nell’elenco dei Paesi in via di sviluppo, c’erano sussidi e agevolazioni fiscali. Ora niente”.
Il 10 febbraio 2020, gli Stati Uniti toglievano l’India, tra gli altri, dal suo elenco dei Paesi in via di sviluppo esenti dai indagini per il fatto che possano danneggiare l’industria nordamericana con ingiustificate esportazioni sovvenzionate. Gli Stati Uniti eliminavano le loro preferenze speciali verso vari Paesi in via di sviluppo auto-dichiarati, inclusa l’India. Il Sistema di preferenze generalizzate (SPG) è il più antico sistema commerciale preferenziale nordamericano, che offriva agli esportatori indiani accesso senza dazi. Si prevede che tale mossa degli Stati Uniti, togliendo l’India dall’elenco delle nazioni in via di sviluppo, fermerà ogni possibilità che l’India possa recuperare i vantaggi nell’ambito del regime SPG. Secondo i dati dell’ufficio del rappresentante commerciale degli Stati Uniti (USTR), l’India è la più grande nazione beneficiaria nell’ambito dell’SPG, con benefici totali derivanti da esenzioni tariffarie pari a 260 milioni di dollari nel 2018. Secondo i dati della Banca mondiale, gli Stati Uniti avevano rimosso l’India (e altre nazioni) dall’elenco in quanto membro del G-20, ritenendo che sia considerata una nazione sviluppata, ignorando che il reddito nazionale lordo procapite (RNL) dell’India è molto al di sotto della soglia dei 12375 dollari. L’India, con un reddito pro capite di soli 2000 dollari, è lontanissima dallo status di Paese sviluppato.
Col governo di Narendra Modi, l’India presentava un’immagine di sé ad alto profilo sulla scena internazionale, sebbene sia uno dei Paesi più poveri del mondo. L’India è il 146° Paese al mondo per PIL pro capite con appena 2016 dollari. Nel novembre 2018, il presidente Donald Trump firmò un ordine esecutivo che pose fine allo status duty-free per 50 articoli basandosi su una vasta gamma di barriere commerciali che creano gravi effetti negativi sul commercio. La mossa aveva messo a repentaglio i vantaggi dell’SPG nell’ambito dell’accordo commerciale tra Stati Uniti e India. Il Ministro del Commercio e dell’Industria Piyush Goyal dichiarava: “L’India non ha bisogno di assistenza per lo sviluppo come finora il SPG fornito da altre nazioni e dovrà diventare competitiva da sé, la questione continua a far parte dei colloqui commerciali tra India e Stati Uniti”. Tuttavia, gli esportatori sottolineano che le esportazioni dell’India verso gli Stati Uniti sono rimaste sotto pressione data la crescente concorrenza da concorrenti a basso costo. La cessione di richieste/benefici dell’SPG significherà cedere una parte sostanziale della quota di mercato dell’India. Nel 2018-19, i beni per un valore di 6,35 miliardi furono coperti dall’SPG, su un totale di esportazioni dell’India verso gli Stati Uniti di 51,4 miliardi di dollari. La Federazione delle organizzazioni d’esportazione indiane (FIEO) dichiarò: “Sui prodotti con benefici SPG pari o superiori al 3%, gli esportatori hanno avuto difficoltà ad assorbire le perdite. Nonostante abbia un impatto minimo sul commercio in uscita globale dell’India cogli Stati Uniti, le esportazioni specifiche dall’India in una vasta gamma di settori come gioielli, pelletteria, prodotti farmaceutici, chimici e agricoli hanno dovuto affrontare costi e concorrenza maggiori”. Se gli esportatori indiani di beni che ottengono il 3% o più di benefici SPG dovessero perdere la loro quota di mercato a causa della mossa degli Stati Uniti, togliendo l’India dall’elenco dei Opaesi in via di sviluppo, l’impatto negativo in termini di perdita di posti di lavoro in tali settori potrebbe essere significativo. Tale mossa non riguarda solo la perdita di 260 milioni in benefici SPG, ma anche migliaia e migliaia di posti di lavoro che potrebbero andare persi in un’economia che affronta crescenti disoccupazione e stagflazione.

(V. Venkateswara Rao è un professionista aziendale in pensione e uno autore freelance).

Traduzione di Alessandro Lattanzio