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La crisi d’idlib rimette la Turchia nella NATO

Paul Antonopoulos, AHTribune 14 febbraio 2020

La Siria è la vera ragione per cui le relazioni tra Turchia e Stati Uniti peggiorarono quando questi ultimi apertamente appoggiavano il ramo siriano del Partito dei lavoratori del Kurdistan, noto come Unità di protezione popolare (YPG), che Ankara considera un’organizzazione terroristica. Sebbene la Turchia sia sempre stata una fedele alleata e membro della NATO guidata dagli Stati Uniti, la guerra in Siria vide fiorire le relazioni tra Ankara e Mosca nonostante l’iniziale rallentamento quando la Turchia abbatté un aviogetto russo in Siria nel 2015, portando all’omicidio del pilota da parte dei terroristi sostenuti dalla Turchia. La Russia non solo migliorò le relazioni vendendo alla Turchia il potente sistema di difesa antimissile S-400, ma simpatizzava con le preoccupazioni turche nei confronti dell’YPG e collaborò con essa nelle discussioni sulla Siria attraverso i formati Astana e Sochi. La vendita dell’S-400 scatenò l’ira della NATO, e molti nell’establishment politico di Washington considerarono l’opzione di cacciare la Turchia dall’organizzazione atlantista. Sembrava che col rafforzamento delle relazioni russo-turche, la Turchia si sarebbe unita al nuovo sistema multipolare mondiale. Tuttavia, alla fine di gennaio, il presidente turco Recep Tayyip Erdo?an esplose contro la Russia, rivelando la sua frustrazione affermando “La Russia non rispettan Astana o Sochi” mentre Mosca si rifiutava di scoraggiare gli alleati siriani dalla lotta contro le forze terroristiche sostenute dalla Turchia che operano nella provincia d’Idlib, nel nord-ovest della Siria. Tuttavia, gli accordi di Astana e Sochi consentono operazioni contro le organizzazioni terroristiche: l’Esercito arabo siriano combatte formazioni affiliate ad al-Qaida come il Partito islamico del Turkestan e Hayat Tahrir al-Sham. Con la Russia che rifiuta di abbandonare l’alleato siriano, la Turchia acuiva la situazione ad Idlib mobilitando migliaia di soldati per occupare illegalmente parte della provincia. Il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg non perse tempo e durante una discussione con la stampa dopo la prima giornata di riunione dei ministri della Difesa della NATO, annunciava che la NATO sostiene la Turchia contro la Siria a Idlib. Ciò avveniva quando, lo stesso giorno, il rappresentante speciale degli Stati Uniti per la Siria, James Jeffrey, in un’intervista al notiziario turco NTV, dichiarava che i soldati turchi di stanza ad Idlib hanno il diritto di difendersi e che Washington e Ankara hanno un obiettivo geostrategico comune in Siria e Libia. In effetti, poiché Russia e Turchia hanno enormi differenze non solo su Idlib, ma anche in Libia, NATO e Stati Uniti colsero l’occasione per riportare saldamente la Turchia nel loro campo e altlontanarla dalla Russia, Ankara ne era più che felice, poiché la Turchia occupa uno spazio strategico in Eurasia, fungendo da ponte tra Oriente e occidente, controllando al contempo Bosforo e Dardanelli, lo stretto in cui la Turchia detiene un enorme potere di leva contro le Grandi Potenze.
Non vi è dubbio che l’offensiva dell’Esercito arabo siriano a Idlib abbia approfondito la frattura tra Russia e Turchia, tanto che Erdo?an, incoraggiato dal sostegno di Stoltenberg e Jeffrey, affermava che “la maggior parte degli attacchi compiuti da regime [siriano] e Russia ad Idlib prendono di mira civili piuttosto che terroristi”. Naturalmente, non aveva prove a sostegno di tale affermazione e il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov smentiva l’accusa. Ankara afferma di essere profondamente preoccupata dal pericolo rappresentato da una nuova ondata di rifugiati e per i civili siriani a Idlib. Tuttavia, la valuta di fatto ad Idlib non è più la sterlina siriana, ma piuttosto la lira turca. Ciò assieme all’installazione di sistemi di comunicazione turchi nella provincia, importazioni esenti da dazi turchi e l’industria siriana smantellata e spedita in Turchia. Tali azioni suggeriscono che la Turchia pensa di controllare permanentemente la regione. I siriani ricordano quando la loro provincia di Hatay fu usurpata dalla Turchia nel 1939 e ricordano anche quando la parte settentrionale della vicina Cipro fu invasa dalla Turchia nel 1974. Nella mente dei siriani, l’occupazione turca permanente d’Idlib non è un’esagerazione mentre molti funzionari ad Ankara proclamano apertamente il sogni dell’impero neo-ottomano e un capo jihadista siriano ha persino detto alla televisione turca che il cosiddetto esercito libero siriano combatterà “ovunque si trovi la jihad” e per il “califfato ottomano”.
Dato che la Turchia si era insubordinata alla NATO sulla questione delle YPG e rafforzato le relazioni con la Russia come reazione, NATO e Stati Uniti colgonro l’occasione per far uscire Ankara dall’orbita di Mosca. Questo fu un risultato inevitabile poiché la Russia non abbandonerò l’alleato siriano o ne accetterà l’occupazione permanente. Il Presidente Bashar al-Assad promise nel 2016 che “ogni centimetro della Siria” sarà liberato, e Mosca ha sempre sostenuto l’idea che la piena sovranità siriana va ripristinata e il Paese non balcanizzato. Poiché l’obiettivo a lungo termine della Turchia di sostituire Assad con un capo della Fratellanza musulmana e accondiscendente coi turchi è fallito, è probabile che l’occupazione di Idlib sia il Piano B come premio di consolazione del piano per l’impero neo-ottomano. Dato che Washington desidera disperatamente Erdogan nella sua sfera di influenza, è disposto a consentire alla Turchia di occupare Idlib e forse anche di annetterla. Dato che NATO e Washington avevano dato la loro benedizione ad Erdogan sull’impegno militare ad Idlib, cosa che la Russia condanna, non vi è dubbio che la crisi di Idlib riporto saldamente la Turchia nella sfera della NATO e lontano dalla Russia.

Traduzione di Alessandro Lattanzio