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Shock elettorale irlandese, un altro chiodo nella bara del Regno Unito

Finian Cunningham, SCF 12 febbraio 2020

Il partito di unità filo-irlandese Sinn Fein intensifica la richiesta di referendum sulla riunificazione dell’Irlanda dopo la straordinaria vittoria elettorale di questa settimana. Ciò batte un altro chiodo sulla bara costituzionale del Regno Unito dopo la sua uscita Brexit dall’Unione europea. Con la Gran Bretagna uscita ufficialmente dall’UE, questo sisma suscitava vecchie rivendicazioni sull’indipendenza in Scozia e la riunificazione dell’Irlanda. I nazionalisti scozzesi, che vogliono rimanere nell’UE, intensificavano la richiesta di referendum sull’indipendenza dalla Gran Bretagna dalle elezioni generali di dicembre, quando il loro partito vinse in modo travolgente in Scozia. Ora la questione irlandese ha ricevuto un forte impulso dalla storica vittoria del Sinn Fein nelle elezioni generali di questa settimana nella Repubblica d’Irlanda. Il partito è primo nel voto popolare, battendo i due principali partiti dell’establishment che dominavano il governo di Dublino da quasi un secolo. Lo status quo bipartito è stato distrutto dalla svolta elettorale del Sinn Fein. Mary Lou McDonald, leader del Sinn Fein, annunciava che il governo britannico deve ora prepararsi a un referendum in Irlanda sulla questione della riunificazione della Repubblica d’Irlanda coll’Irlanda del Nord. Quest’ultimo è un possedimento inglese dal 1921, quando il movimento separatista in Irlanda non ottenne la piena indipendenza territoriale dall’impero inglese.
Lo Sinn Fein, ex-ala politica del movimento guerrigliero Irish Republican Army (IRA), è l’unico partito ad avere una struttura in tutta l’Irlanda. Alle elezioni inglesi tenutesi a dicembre, Sinn Fein divenne il primo partito nell’Irlanda del Nord. I cambiamenti demografici nell’ultimo secolo portavano i nazionalisti a superare gli unionisti che vogliono rimanere nel Regno Unito. Nella Repubblica d’Irlanda, Sinn Fein otteneva più voti popolari, capitalizzando sui risultati elettorali in entrambe le giurisdizioni dell’Irlanda per attuare il tanto ambito obiettivo della piena indipendenza dalla Gran Bretagna creando l’Irlanda unita. A causa del diverso sistema elettorale nella Repubblica d’Irlanda, a rappresentanza proporzionale, non c’è ancora nessun partito che emerga con una chiara maggioranza per formare un governo a Dublino. Sinn Fein otteneva 37 seggi su 160 del parlamento di Dublino. I due partiti al potere tradizionali, Fianna Fail e Fine Gael, ottenevano rispettivamente 38 e 35 seggi. Fianna Fail guadagnava un seggio in più rispetto a Sinn Fein nonostante abbia perso il voto popolare per i voti passati ad altri partiti. Il successo del Sinn Fein era dovuto al fatto che il partito toccava il diffuso disgusto popolare nei confronti dei due partiti centristi uniti su economia e austerità neoliberiste. I gravi problemi sociali delle disuguaglianza economica, carenze croniche di alloggi e servizi pubblici fallimentari spingevano gli elettori a sostenere il manifesto di sinistra del Sinn Fein per “i lavoratori e il cambiamento”. Le elezioni sono il rimprovero popolare ai due principali partiti tradizionali, che hanno perso seggi significativi dalle ultime elezioni del 2016. L’avanzata del Sinn Fein fu accompagnato anche da vittorie simili di vari altri piccoli partiti di sinistra e indipendenti. McDonald, leader della Sinn Fein, afferma che il suo partito ora punta a forgiare un’amministrazione in coalizione con altri piccoli partiti per formare un “governo popolare per il cambiamento”. Se questo sarà negoziato con successo si vedrebbe McDonald diventare la prossima prima ministra della Repubblica d’Irlanda. Con la maggioranza del Sinn Fein nell’Irlanda del Nord, la configurazione politica in tutta l’Irlanda rappresenta ora un formidabile mandato per la riunificazione e l’indipendenza irlandese dalla Gran Bretagna.
Sembrerebbe esserci una dinamica inarrestabile della giustizia naturale. Sinn Fein è il più antico partito politico dell’Irlanda. Costituito nel 1905, ha guidato storicamente il movimento per l’indipendenza quando l’intera Irlanda era sotto il dominio coloniale britannico. Nell’elezione generale inglese del 1918, Sinn Fein ottenne oltre il 70% dei voti in tutta l’isola con una piattaforma per l’indipendenza. All’epoca Londra respinse il mandato, provocando una sanguinosa guerra d’indipendenza e la divisione dell’Irlanda creando una parziale liberazione di quella che divenne la Repubblica d’Irlanda e un’entità inglese nota come Irlanda del Nord. Alcuno dei due principali partiti della Repubblica d’Irlanda, Fianna Fail o Fine Gael, diede mai sostegno alla riunificazione irlandese come aspirazione. La loro istituzione politica condivisa divenne nei decenni politica parrocchiale di clientelismo e compiacenza. Per decenni Sinn Fein fu danneggiato politicamente dal conflitto armato nel nord dell’Irlanda tra IRA e Stato inglese. Molti elettori irlandesi furono alienati dall’associazione tra politica e fucili. I media inglesi e irlandesi, così come le istituzioni politiche, condussero intense campagne per demonizzare lo Sinn Fein come “fiancheggiatori del terrorismo”. C’è ancora antipatia nell’establishment irlandese. Ancora oggi, i due partiti tradizionali annunciavano che non avrebbero formato un governo di coalizione con Sinn Fein per il suo precedente legame coll’IRA. Il conflitto nell’Irlanda del Nord si è concluso più di due decenni fa nel 1998 con la firma di un accordo di pace, l’Accordo del Venerdì Santo. In quell’accordo vincolante a livello internazionale, il governo inglese s’impegnava all’unità irlandese se la maggioranza della popolazione dell’isola fosse d’accordo. Molti elettori evidentemente superavano il conflitto passato. Il vecchio trucco della demonizzazione dello Sinn Fein ha perso il suo fascino. Le questioni sociali ed economiche dominano le preoccupazioni degli elettori e i due precedenti partiti al potere sono considerati parte del problema, non della soluzione. Se il Sinn Fein dirigerà il prossimo governo a Dublino, la questione dell’unità irlandese sarà in cima alla lista. I negoziati per formare un nuovo governo di coalizione a Dublino potrebbero richiedere diverse settimane. Un eventuale referendum che faccia uscire l’Irlanda del Nord dal Regno Unito, oltre ai nazionalisti scozzesi che chiedono a gran voce l’indipendenza, comporterà la frattura dell’amalgama costituzionale tra Inghilterra, Galles, Scozia e Irlanda del Nord. Una parte importante della dinamica dissolvente era il desiderio del Primo Ministro inglese Boris Johnson per la Brexit scatenando la vendetta delle forze separatiste nel Regno Unito. In tal caso, si potrebbe dire: avresti dovuto stare attento a ciò che desideravi Boris!

Traduzione di Alessandro Lattanzio