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La nuova politica mondiale: disordine in occidente, stabilità in Oriente

Learning from China

Il seguente articolo su “La nuova forma della politica mondiale: disordine in occidente, stabilità in Oriente” analizza le ragioni per cui l’amministrazione Trump ha introdotto i dazi contro la Cina e il contesto dei recenti vertici di G7 e Shanghai Cooperation Organization (SCO). Fu originariamente pubblicato in cinese da Sina Finance Opinion Leaders, pertanto alcune questioni che riguardano specificamente la Cina sono trattate in dettaglio. Ma le caratteristiche più fondamentali analizzate riguardano la situazione mondiale: le conseguenze della “nuova mediocre/grande stagnazione” nelle principali economie occidentali e conseguenze geopolitiche, ovviamente si applicano allo stesso modo a tutti i Paesi.
L’imposizione da parte dell’amministrazione Trump di dazi del 25% per 50 miliardi di dollari sulle importazioni dalla Cina (seguita dalla minaccia di imporre dazi per ulteriori 200 miliardi di dollari) è un attacco alla Cina. Ma è simultaneamente un attacco alla popolazione degli Stati Uniti, dazi faranno pressione al ribasso sugli standard di vita degli Stati Uniti aumentando il prezzo delle importazioni e le perdite di posti di lavoro per l’aumento dei prezzi delle componenti per la produzione statunitense e gli inevitabili, già annunciati, proporzionati dazi dalla Cina. Gli effetti negativi di tali dazi per la popolazione degli Stati Uniti si possono già vedere nel fatto che da quando Trump li ha imposti sulle lavatrici, il loro prezzo medio è aumentato del 17% negli Stati Uniti. Ovviamente, gli aumenti dei prezzi per la popolazione statunitense derivanti dai dazi alla Cina saranno molto più ampi e maggiori di quelli sul solo prodotto delle lavatrici. L’attacco dei dazi statunitense alla Cina segue l’imposizione di dazi su acciaio e alluminio che colpiscono gli alleati degli Stati Uniti come UE, Giappone e Canada. Questo, e le differenze su altre questioni come le sanzioni all’Iran e gli accordi sui cambiamenti climatici di Parigi, hanno prodotto aspre controversie all’ultimo vertice del G7 in Quebec. Il fatto che l’acuta disputa al vertice G7 abbia avuto luogo contemporaneamente al consolidamento positivo della SCO nel vertice di Qingdao, con India e Pakistan presenti per la prima volta da aderenti a pieno titolo, mostra la tendenza crescente nella politica mondiale: “caos in occidente, stabilità in Oriente”
A prima vista i dazi dell’amministrazione Trump sembrano irrazionali. La Cina, durante i recenti negoziati commerciali con gli Stati Uniti, fece proposte ragionevoli, anche generose, per aumentare le esportazioni statunitensi di prodotti agricoli, energetici, manifatturieri e altri in Cina. Le proposte commerciali della Cina avrebbero creato decine, probabilmente centinaia di migliaia di posti di lavoro negli Stati Uniti e creato maggiori entrate per gli agricoltori statunitensi. Ma naturalmente, la Cina ha dichiarato che tali proposte sarebbero state nulle se gli Stati Uniti avessero introdotto o dazi contro la Cina. Le proposte della Cina avrebbero quindi aumentato il tasso di crescita economica degli Stati Uniti. Pertanto, procedendo all’introduzione dei dazi, l’amministrazione Trump rinuncia alla possibilità di creare migliaia di nuovi posti di lavoro negli Stati Uniti e d’aumentare i redditi degli agricoltori, mentre i dazi aumentando i prezzi negli Stati Uniti, avendo come effetto netto la perdita di posti di lavoro negli Stati Uniti. Tuttavia, gli attacchi apparentemente irrazionali dell’amministrazione statunitense, non solo alla Cina ma alla popolazione degli Stati Uniti e agli alleati, diventano perfettamente comprensibili una volta capito che l’amministrazione Trump non può in realtà accelerare la crescita degli Stati Uniti a medio/lungo termine che, come sarà mostrato, è attualmente a livelli storicamente bassi. Pertanto, la competizione statunitense con la Cina non può tentare di accelerare sostanzialmente la crescita economica degli Stati Uniti, a cui nessuno potrebbe opporsi od impedire, ma sarebbe solo un tentativo di rallentare lo sviluppo economico della Cina. La motivazione delle azioni apparentemente irrazionali dell’amministrazione Trump diventa quindi completamente chiara una volta analizzata la situazione reale degli Stati Uniti e delle principali economie occidentali. Il fatto che il G7, compresi gli Stati Uniti, sia in termini storici rinchiuso nella “nuova stagnazione” chiarisce anche il motivo del rafforzamento della tendenza “stabilità in Oriente, disordini in occidente”.

Disordine in Occidente
Anche prima che l’amministrazione Trump annunciasse i dazi del 25% contro la Cina, il recente risultato dei due summit simultanei dei più importanti leader mondiali, Shanghai Cooperation Organization (SCO) a Qingdao e G7 in Quebec, è fortemente rivelatore gettando luce sulla geopolitica e l’economia mondiale. Sarebbe difficile immaginare un risultato più contrastante dei due importanti eventi. Il vertice SCO vide l’ulteriore rafforzamento dell’organizzazione, con India e Pakistan che partecipavano per la prima volta da aderenti a pieno titolo. Il vertice SCO fu caratterizzato dal consolidamento della cooperazione tra i Paesi SCO e in particolare dalle discussioni tra tre Stati estremamente grandi: Cina, India e Russia. Il G7, al contrario, fu caratterizzato da asprezze e scontri tra gli sei membri e Stati Uniti. È importante capire la dinamica della geopolitica mondiale per capire che la dinamica “stabilità nell’est, disordine nell’ovest” non è dovuta a fattori puramente temporanei. Invece, come questo articolo dimostrerà, è radicato nelle caratteristiche fondamentali della situazione economica globale.

Acrimonia al G7
Poiché il vertice SCO è ampiamente trattato sui media cinesi, è superfluo fornire un resoconto dettagliato qui. Basta notare che l’espansione della SCO significa ora che gli aderenti rappresentano oltre il 40% della popolazione mondiale e coprono la maggiora parte della massa terrestre eurasiatica. Con gli Stati osservatori e i partner del dialogo, la SCO include il 45% della popolazione mondiale. La SCO è quindi la maggiore organizzazione regionale del mondo. Di seguito verrà analizzata la dinamica economica della SCO. Il carattere aspro del summit del G7 è stato ampiamente trattato dai media cinesi. Tuttavia, per evitare di suggerire che i media cinesi possano aver esagerato, vanno citate alcune autorevoli fonti occidentali. Anche prima che il summit del G7 iniziasse, Reuters riferì, col titolo esplicativo “Trump lascia subito il G7, le tensioni dopo l'”insulto al commercio”: “Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il gruppo dei sette capi hanno avuto un aspro scambio di dazi commerciali, col crescere delle tensioni in un vertice che prevedeva di lasciare presto… In uno “straordinario” scambio tra i capi, Trump ripeteva una lista di rimostranze sul commercio statunitense, principalmente verso Unione Europea e Canada, secondo un funzionario della presidenza francese . “E così è iniziata una lunga litania di recriminazioni…” disse il funzionario. Dopo la partenza di Trump dal summit il New York Times osservò: “Il presidente Trump ha sdegnato due giorni di diplomazia economica globale, rifiutandosi di firmare la dichiarazione congiunta con gli alleati, minacciando d’intensificare la guerra commerciale ai vicini del Paese”. Il Financial Times analizzava: “Donald Trump ha seguito un incontro irritante con gli alleati del G7 rifiutando di sostenere la dichiarazione congiunta del gruppo che s’impegnava a combattere il protezionismo, incolpandone le “false dichiarazioni” del primo ministro canadese Justin Trudeau e aumentando le tensioni sui dazi”.
Cosa, quindi, spiega la differenza tra i vertici SCO e G7 così contrastanti?

Parte 1 – Le radici economiche dell’instabilità politica in Occidente
La grande stagnazione

I tentativi presso i media di presentare la situazione delle economie occidentali come favorevoli hanno portato all’incapacità con tali analisi di prevedere o spiegare gli scontri avutisi al vertice del G7 o altre caratteristiche della situazione geopolitica. La ragione di ciò è che, in realtà, lungi dall’essere favorevoli, le economie occidentali subiscono una “nuova stagnazione”, secondo l’amministratrice delegata dell’FMI Christine Lagarde, che può essere definita storicamente “grande stagnazione”, che nel lungo termine la crescita economica occidentale è sorprendentemente più lenta che nella “Grande depressione” del 1929. Questo confronto storico è mostrato nella figura 1 che dimostra la variazione percentuale del PIL delle economie del G7 nel complesso rispetto al picco dei precedenti cicli di crisi economica, cioè gli anni dal 1929 e dal 2007, ed in ogni caso il numero di anni dalla comparsa del picco. I dati per il periodo successivo al 1929 sono i risultati economici effettivi, per il periodo successivo al 2007 i dati effettivi sono utilizzati fino al 2017 e la cifra per il 2018 è l’ultima proiezione dell’FMI. La situazione del G7 nel suo complesso è chiara:
Dieci anni dopo la crisi del 1929, il PIL delle economie del G7 nel complesso era superiore del 20,2% rispetto al 1929. Più in dettaglio, la recessione dal 1929 fu più profonda rispetto al 2007, ma la ripresa fu relativamente rapida. In questo senso,gli anni ’30 sono meglio pensati come “Grande recessione”, cioè forte recessione seguita da rapida ripresa. La ragione per cui viene usato il termine “Grande depressione” è dovuta alla situazione specifica negli anni ’30 degli Stati Uniti. Per contro, a 11 anni dal 2007, il PIL delle economie del G7 nel complesso era solo fel 13,8% superiore al livello pre-crisi, ovvero la crescita del G7 nel complesso dopo il 2007 è significativamente più lenta che dopo il 1929.

Esaminando in dettaglio le economie del G7 e confrontando lo stesso numero di anni dal 1929 e dal 2007, l’ultimo anno prima della crisi finanziaria internazionale: Undici anni dopo il 1929, il PIL del Giappone era del 64% più alto del picco pre-crisi, mentre a 11 anni dal 2007 il PIL del Giappone era solo il 13% più alto del 2007. Pertanto, undici anni dopo il 1929 la crescita economica del Giappone fu cinque volte più veloce che dal 2007. A 11 anni dal 1929 il PIL della Germania era superiore del 44% rispetto al picco pre-crisi, per contro 11 anni dopo il 2007 il PIL della Germania era solo il 15% più alto del picco pre-crisi. Pertanto, la crescita economica della Germania negli 11 anni successivi al 1929 fu quasi tre volte più veloce della crescita economica negli undici anni successivi al 2007. A 11 anni dal 1929 il PIL del Regno Unito era superiore del 32% rispetto al livello precedente la crisi, mentre a 11 anni dal 2007 il PIL del Regno Unito era solo del 13% superiore al livello del 2007. Pertanto, negli 11 anni successivi al 1929 la crescita economica del Regno Unito è stata quasi due volte e mezzo più veloce rispetto al 2007. Negli 11 anni successivi al 1929 l’economia italiana crebbe del 24%, mentre negli 11 anni successivi al 2007 l’economia italiana si è ridotta del 4%. Pertanto, nel periodo successivo al 1929 la crescita economica dell’Italia è stata molto più rapida rispetto al periodo successivo al 2007. Il recupero negli Stati Uniti dal 1929 fu più lento rispetto alle altre economie del G7 appena analizzate. Ci sono voluti sette anni perché il PIL degli Stati Uniti raggiungesse il livello del 1929, e anche allora la ripresa fu più debole rispetto alle economie del G7 già analizzate. Tuttavia, a 11 anni dal 1929, il PIL statunitense era del 19,8% sopra il livello del 1929, mentre alla fine di quest’anno, 11 anni dopo il 2007, il PIL degli Stati Uniti sarà solo del 18,3% superiore al livello del 2007. Cioè, alla fine di quest’anno, la crescita economica degli Stati Uniti ad 11 anni dal 2007 sarà anche iù lenta rispetto agli 11 anni successivi al 1929. Fu questa ripresa dopo il 1929 degli Stati Uniti e di altre tre importanti economie del G7: Germania, Giappone e Regno Unito, che spiega perché la crescita complessiva del G7 negli 11 anni successivi al 1929 fu significativamente più rapida rispetto agli 11 anni successivi al 2007. Solo in due economie meno importanti del G7, Canada e Francia, la crescita economica negli 11 anni successivi al 1929 fu più lenta rispetto al 2007, ma il peso sulle economie del G7 di Canada e Francia è relativamente minore di, insufficiente ad eguagliare quello di Stati Uniti, Giappone, Germania, Regno Unito e Italia.

Conseguenze politiche e geopolitiche della “nuova stagnazione”
Una volta capito che le principali economie occidentali, G7, attraversano un periodo in cui la crescita è più lenta che dal 1929, le caratteristiche chiave della situazione geopolitica, in particolare del “disordine” in occidente, diventano chiare. Confrontando le situazioni geopolitiche dal 1929 e dal 2007, dopo il 1929, l’estrema violenza della crisi economica portò a una crisi politica estremamente rapida:
Nel 1931 il Giappone iniziò la guerra alla Cina
Nel 1931 la Gran Bretagna abbandonò il gold standard, distruggendo il sistema monetario internazionale.
Nel 1932 Roosevelt fu eletto Presidente degli Stati Uniti lanciando il New Deal.
Nel 1933 Hitler divenne cancelliere della Germania.
Ma la forte ripresa economica dopo la profonda crisi post-1929 significò anche che tali regimi, una volta stabiliti, non dovettero affrontare una seria opposizione interna: il militarismo giapponese non fu accolto con grande disapprovazione popolare, Hitler era popolare in Germania, il governi conservatore inglesi degli anni ’30 furono tra i più votati nella storia inglese, Roosevelt divenne il presidente degli Stati Uniti più longevo. Pertanto, mentre gli anni ’30, del recupero dalla profonda crisi economica, fu un periodo di grande instabilità geopolitica internazionale, il regime interno nei principali Paesi fu piuttosto stabile. L’eccezione fu la Francia, che ebbe scioperi di massa e il governo del Fronte popolare nel 1936, confermando la regola “negativa”, la Francia era l’unica grande economia del G7 che negli anni ’30 crebbe molto più lentamente che dal 2007. Questo diverso modello di sviluppo economico dopo il 2007, rispetto a quello successivo al 1929, spiega gli attuali sviluppi geopolitici che creano la situazione internazionale che affronta la SCO. Mentre dal 1929 la crisi economica rapida portò a una rapida crisi politica, il lungo periodo di crescita lenta, la “grande stagnazione/nuova stagnazione” dal 2007, significa un’instabilità politica che cominciata lentamente, è andata progressivamente montando. Nel 2010 la crescente instabilità politica apparve nei Paesi in via di sviluppo creando la “primavera araba” e diffondendo destabilizzazione in Medio Oriente. Nel 2012 il Fronte Nazionale di Le Pen raggiunse il successo elettorale in Francia, dando il via all’ascesa di movimenti “populisti” nei Paesi avanzati. Nel settembre 2015, Corbyn della sinistra radicale fu eletta a capo del partito laburista nel Regno Unito, mentre a giugno 2016 il referendum del Regno Unito votò per la Brexit. Nel 2016, Trump fu eletto presidente degli Stati Uniti contro la dirigenza repubblicana e democratica, inaugurando scontri continui nella politica statunitense. Nel maggio 2017, Macron fu eletto presidente francese in opposizione ai partiti politici tradizionali di destra e di sinistra. Nel 2017, Merkel subì una grave sconfitta elettorale creando il periodo più difficile per la formazione di un governo tedesco dalla Seconda guerra mondiale. Nel giugno 2018 i partiti “populisti”, Movimento Cinque stelle e Lega, formavano un governo in Italia.

Situazione geopolitica instabile alla periferia della SCO
Tale destabilizzazione, nell’impatto sulle economie in via di sviluppo, spiega anche la situazione geopolitica intorno la SCO. Ad ovest della regione SCO si estende un arco di conflitti dall’Africa occidentale e settentrionale (Boko Haram in Nigeria, al-Shabab in Somalia, Stato fallito in Libia, ecc.), che si estende con le guerre in Siria e Iraq, mentre ad ovest e a nord del Mar Nero, in Ucraina scoppiò il conflitto dopo il colpo di Stato del 2014, e i problemi del terrorismo jihadista continuano in alcune parti del Caucaso. Nella regione a sud della SCO continua la guerra in Afghanistan. Ad est della regione SCO gli Stati Uniti continuano le provocazioni nel Mar Cinese Meridionale e nei confronti della provincia cinese di Taiwan, mentre minacciano la Corea democratica. Influenzando la situazione globale, gli Stati Uniti hanno intrapreso sanzioni contro la Russia, dazi contro i principali alleati come Giappone, Canada, Messico e Unione Europea, sanzioni contro l’Iran e ora contro la Cina. Tale situazione geopolitica, oltre alle basi economiche, è aggravata dalla politica estera degli Stati Uniti intenzionalmente votata, geopoliticamente negli ultimi decenni, ad accettare gli “Stati falliti” e l’emergere delle organizzazioni terroristiche jihadiste. Ad esempio, in Iraq, prima dell’invasione statunitense, i terroristi jihadisti erano emarginati. Dopo l’invasione, sotto forma di SIIL, i terroristi jihadisti controllavano vaste zone del paese, anzi è sorprendente e indicativo che al momento le uniche parti dell’Iraq e della Siria in cui le aree controllate dal SIIL continuano ad esistere sono quelle che in cui dominano le forze statunitensi. Allo stesso modo, in Libia le forze NATO guidate dagli Stati Uniti rovesciarono Gheddafi per creare uno “Stato fallito” dove gran parte del Paese era controllata da organizzazioni terroristiche jihadiste che esportano armi in Africa. Ma a confronto degli spettacoli degli anni ’30, oltre all’impatto sui Paesi in via di sviluppo, ci sono una crescita molto lenta porta e l’aumento dei conflitti tra le economie avanzate. Certamente, gli attuali scontri tra Stati membri del G7 non sono conflitti armati, culminati nella guerra tra Stati Uniti, Germania, Giappone, Regno Unito, Italia e Francia negli anni ’30. Ma i crescenti scontri tra i Paesi del G7 mostrano, in forma molto più mite, le stesse tendenze.

Parte 2 – Le radici economiche del consolidamento della SCO
Lo SCO

Il contrasto economico nella regione SCO rispetto a quella del G7 è evidente ed è mostrato nella Tabella 1: questi dati non sono presi da una fonte cinese, ma dalle proiezioni del Fondo monetario internazionale sulla crescita economica nel periodo 2017-2023. Come si può vedere, riguarda le tre maggiori economie del G7, che dominano il gruppo:
La crescita totale più elevata del PIL pro capite in qualsiasi paese del G7 nel periodo fino al 2023 è pari al 10,3% in Germania, con una crescita media annua dell’1,7%.
La crescita complessiva del PIL pro capite negli Stati Uniti nello stesso periodo è prevista pari al 7,4%, con una crescita media annua dell’1,2%.
La crescita totale del PIL pro capite del Giappone in questo periodo è prevista al 6,4%, con media annua dell’1,0%.
In contrasto:
La crescita totale del PIL pro capite della Cina è prevista al 39,4%, con una media annua del 5,7%.
La crescita totale del PIL pro capite dell’India è prevista al 46,0%, con una media annua del 6,5%.
Si prevede che le economie SCO, ad eccezione di Russia e Kazakistan, abbiano una crescita del PIL pro capite più rapida di qualsiasi economia del G7 e si prevede che Russia e Kazakistan abbiano una crescita del GDD pro capite più rapida di ogni economia del G7, tranne la Germania. Il risultato netto della crescita molto più rapida nella regione SCO rispetto al G7 è che, anche misurato ai tassi di cambio correnti, la crescita totale del PIL nella regione SCO è prevista maggiore che del G7 nel 2017-2023:12,2 trilioni di dollari rispetto a11,1 trilioni. Ma la misurazione ai tassi di cambio correnti sottovaluta in modo significativo la reale espansione dei mercati nella regione SCO rispetto al G7. La ragione di ciò è che i bassi salari nelle economie in via di sviluppo, non solo nella produzione ma anche nella distribuzione e vendita al dettaglio, significano che beni e servizi saranno venduti proficuamente nei Paesi in via di sviluppo a prezzi inferiori rispetto a quelli dei Parsu avanzati. Per questo motivo, i tassi di cambio correnti sottostimano dimensioni ed espansione delle economie in via di sviluppo rispetto a quelle avanzate. Il ramo dell’economia che si occupa di ciò è noto come Parità di potere d’acquisto (PPP). Analizza il volume di beni e servizi prodotti in un’economia tenendo conto delle differenze nei prezzi. È quindi una misura migliore dell’aumento del volume di produzione di beni e servizi rispetto a misurare i tassi di cambio correnti. Come mostra la tabella 1, misurata in PPP, l’aumento del PIL nella regione SCO è di 23 trilioni di dollari e nel G7 di 9,4 trilioni. Per completare il quadro sulla SCO, se gli osservatori ufficiali presso la SCO (Afghanistan, Bielorussia, Iran e Mongolia) e i partner del dialogo (Armenia, Azerbaigian, Cambogia, Nepal, Sri Lanka e Turchia) sono inclusi, la differenza tra regione SCO e G7 diventa maggiore. Il FMI prevede l’aumento del PIL nel 2017-2023 in tutti gli aderenti alla SCO, a pieno titolo, osservatori e partner del dialogo, a 12,3 trilioni di dollari contro 11 trilioni nel G7. Col PPP il vantaggio degli aderenti a pieno titolo, degli osservatori e dei partner di dialogo è di 24,1 trilioni rispetto ai 9,4 trilioni del G7. Data questa crescita economica molto più rapida in quasi tutta la SCO rispetto al G7, e la maggiore dimensione totale del potenziale sviluppo economico della regione SCO rispetto al G7, è chiaro che gli Stati della SCO abbiano forte interesse nel mantenere la stabilità geopolitica, per godersi i frutti di questa crescita economica.

Mar Cinese Meridionale
Analizzando ulteriormente le ragioni della “stabilità a Oriente” si può studiare una seconda area decisiva intorno Cina e Paesi e regioni che si affacciano sul Mar Cinese Meridionale. Quest’area è di particolare importanza perché gli Stati Uniti tentavano deliberatamente di destabilizzarla, col tentativo di regnare illegalmente sulla regione tramite Corte permanente di arbitrato dell’Aja, viaggi provocatori di navi da guerra statunitensi, ecc. Tentativi sostenuti dagli Stati Uniti per aumentare le tensioni nella regione del Mar Cinese Meridionale, tuttavia senza avere successo. Per comprendere il contesto economico di tale fallimento degli Stati Uniti, colpisce il fatto che la tabella 2 mostra le proiezioni del FMI secondo cui ogni Paese o regione del Mar Cinese meridionale avrà nel prossimo periodo un tasso di crescita più rapido di ogni economia del G7. In particolare tra il 2017 e il 2023, oltre alla Cina, il FMI prevede:
Il PIL pro capite della Malesia crescerà del 23,8%, con una media annuale del 3,6%.
Il PIL pro capite dell’Indonesia crescerà complessivamente del 28,1%, con una media annua del 4,2%.
Il PIL pro capite delle Filippine crescerà del 32,3%, con una media annua del 4,8%.
Il PIL pro capite del Vietnam crescerà complessivamente del 38,0%, con una media annua del 5,5%.
Riguardo la crescita del potenziale economico globale della regione del Mar Cinese Meridionale, che non contiene l’India, che insieme alla Cina è l’economia maggiore al mondo in rapida crescita, ma nonostante ciò la rapida crescita degli Stati della regione significa che la crescita economica potenziale della regione del Mar Cinese Meridionale è sostanzialmente uguale a quella del G7 misurata ai tassi di cambio correnti, e molto maggiore se misurata col PPP. Le proiezioni del FMI, misurati ai tassi di cambio correnti nel 2017-2023, la crescita economica nella regione del Mar Cinese Meridionale sarà di 10,9 trilioni contro 11,1 trilioni del G7, mentre col PPP la crescita della regione del Mar Cinese Meridionale sarà di 17,7 trilioni rispetto ai 9,4 trilioni nel G7.

SCO e regione del Mar Cinese Meridionale
Per analizzare la situazione in modo solido, SCO e regione del Mar Cinese Meridionale includono la Cina, quindi la crescita economica combinata di tutti gli Stati di queste regioni, nel 2017-2023, come previsto dal Fondo monetario internazionale, viene mostrata nella Tabella 3. Anche ai tassi di cambio correnti e considerando solo i membri a pieno titolo della SCO, la crescita economica nella regione SCO combinata alla regione del Mar Cinese Meridionale, viene proiettata, secondo i dati del FMI, significativamente superiore a quella del G7: 13,5 trilioni rispetto a 11,1 trilioni. Nei termini del PPP, la maggiore crescita degli aderenti a SCO e regione del Mar Cinese Meridionale secondo il Fondo monetario internazionale è schiacciante: 26,8 trilioni di dollari rispetto a 9,4 trilioni di dollari. In sintesi, col PPP, con la massima approssimazione dell’aumento reale dei mercati dei beni e servizi, la crescita combinata delle regioni SCO e G7 sarà tre volte superiore a quella del G7.

Belt and Road Initiative
Infine, analizzando la prospettiva più ampia della Belt and Road Iniziative (BRI), una complicazione è che, a differenza degli stati SCO o della regione del Mar Cinese Meridionale, l’area coperta dal BRI non è ufficialmente definita. Inoltre, la BRI ha una caratteristica specifica che l’India, per ragioni politiche relative alla disputa sui confini col Pakistan nel Kashmir, si rifiuta di sostenerla ufficialmente , mentre in realtà l’India vi partecipa pienamente e beneficia dello sviluppo economico nella regione BRI. Pertanto, per calcolare la crescita economica dell’iniziativa Belt and Road, oltre a quella della SCO rigorosamente definita e degli Stati del Mare della Cina meridionale, è necessario formulare ipotesi su quali altri Paesi includere. Non vi è alcun vantaggio nell’esagerare questioni gravi, quindi verrà inclusa solo una definizione “ristretta” del potenziale economico della BRI. La regione BRI sarà considerata come SCO e Stati del Mare della Cina meridionale più altri stati dell’ex-Unione Sovietica (esclusi i baltici) più l’Iraq ed altri Stati di Medio Oriente ed Est europeo favorevoli alla BRI ma non inclusi qui. Ciò significa calcoli su una regione BRI più ampia, oltre alle regioni SCO e del Mar Cinese Meridionale, e a Turkmenistan, Moldavia, Georgia, Ucraina e Iraq. La tabella 3 mostra quindi ciò che può essere una definizione “stretta” che “ampia” del potenziale economico nell’area circostante la Cina rispetto al G7.
La definizione “ristretta” del potenziale economico nelle regioni circostanti la Cina può essere presa solo come aderenti a pieno titolo alla SCO e Stati confinanti col Mar Cinese Meridionale. La definizione “ampia” del potenziale economico nelle regioni intorno alla Cina può comprendere tutti gli aderenti a pieno titolo alla SCO, Stati osservatori della SCO e partner del dialogo SCO, oltre agli Stati confinanti col Mar Cinese Meridionale e gli Stati della BRI su definiti. Si è visto che anche secondo una definizione ristretta del potenziale economico degli Stati vicini che circondano la Cina, si prevede che sarà maggiore di quello del G7 nel 2017-2023. Se è inclusa la definizione “più ampia” della BRI, il vantaggio economico della regione che circonda la Cina, rispetto al G7, è evidente. Ai tassi di cambio correnti, nel 2017-2023 il Fondo monetario internazionale proietta l’ampio potenziale economico della regione BRI della Cina a 14,2 trilioni di dollari rispetto agli 11,1 del G7. Col PPP, che riflette in modo accurato le vendite reali, il vantaggio della regione circostante la Cina è schiacciante rispetto al G7, 29,2 trilioni di dollari rispetto a 9,4 trilioni di dollari.

Conseguenze geopolitiche
Le conclusioni geopolitiche delle tendenze economiche analizzate sono chiare. Il G7 si trova in una situazione di “nuova/grande stagnazione”, in cui la crescita economica è ancora più lenta che nel periodo successivo al 1929. Ciò produce necessariamente instabilità politica interna nei Paesi del G7, significativi scontri tra Paesi del G7 registrati al vertice di Quebec e sviluppo di significative minacce terroristiche, o addirittura di guerra civile nei Paesi in via di sviluppo pesantemente influenzati dalla situazione economica del G7, tale instabilità circonda la regione SCO. Spiega anche i dazi apparentemente irrazionali introdotti dall’amministrazione Trump contro la Cina, gli Stati Uniti non possono accelerare la propria economia nel medio/lungo termine e quindi per competizione, ritiene debba concentrarsi nel rallentare la Cina. Nelle regioni SCO e del Mar Cinese Meridionale, al contrario esiste un elevato potenziale di crescita economica rispetto al G7. Ciò significa che gli Stati in questa regione hanno forte incentivo a respingere le attività destabilizzanti promosse dagli Stati Uniti e, invece, a concentrarsi sulla crescita economica. Sono queste due diverse situazioni, nelle aree dominate da G7 e nella SCO, che si produce “disordine in occidente, stabilità ad Oriente”. La mancata analisi accurata di tale situazione, in particolare le conseguenze della “nuova stagnazione” nel G7, ha portato alcuni commentatori in Cina a non prevedere l’esito dei vertici SCO e G7. Il “disordine in occidente, stabilità ad Oriente” non è quindi un fenomeno temporaneo, ma si basa su processi economici fondamentali. Questi processi spiegano l’introduzione dell’amministrazione Trump dei dazi contro la Cina.

Conclusioni
Tale situazione economica, tuttavia, non significa che non ci siano problemi per la politica geopolitica cinese, al contrario. Ma significa che la natura della situazione va compresa con precisione. In particolare, oltre al problema immediato dei dazi statunitensi contro la Cina:
La lenta crescita del G7 fornisce una base a lungo termine per terrorismo, Stati falliti e persino guerra in numerosi Paesi in via di sviluppo dominati dalle tendenze economiche del G7. Ciò significa che l’azione anti-terrorismo e la sicurezza della SCO rimangono di estrema importanza e che ci si sarà d’aspettarsene delle sfide. L’incapacità delle economie del G7 di superare la “nuova stagnazione”, in una situazione in cui gli Stati Uniti mantengono la superiorità militare globale, produce la tentazione permanente degli Stati Uniti ai ricorrere a soluzioni e provocazioni militari. Per questo motivo, sia la riforma militare della Cina che la cooperazione per la sicurezza tra gli aderenti alla SCO saranno di grande importanza. L’incapacità degli Stati Uniti di assicurarsi i propri obiettivi con metodi economici significa che saranno tentati ad adottare misure quasi di guerra contro la Cina, ma provocazioni intenzionali volte a creare tensioni geopolitiche, ad esempio provocazioni nel Mar Cinese Meridionale, nella provincia cinese di Taiwan ecc. Mentre tutti gli stati nelle regioni SCO e del Mar Cinese Meridionale hanno forte interesse per lo sviluppo economico pacifico e la cooperazione, ci saranno tentativi da parte di forze ostili alla Cina di subordinare ciò ai conflitti con la Cina provocati dalle forze neo-USA: tali forze sono particolarmente attive in India e Vietnam. Questo, quindi, richiederà sforzi continui da parte della diplomazia cinese. Le azioni apparentemente irrazionali dell’amministrazione Trump per introdurre dazi contro la Cina vanno considerati un sintomo dei più ampi processi economici che producono “stabilità in Oriente, disordine in occidente”.Traduzione di Alessandro Lattanzio