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Come gli USA costrinsero Gorbaciov a rinunciare al miglior missile sovietico

Aleksej Timofeeshev, RBTH 18 gennaio 2018Alla fine degli anni ’80, Washington esercitò una forte pressione su Gorbaciov per ordinare la distruzione di un missile sovietico unico, raggiungendo il suo scopo. La Russia, tuttavia, riuscì a colmare il vuoto emerso in soli due decenni con lo sviluppo dei missili Iskander.
Recentemente è stato celebrato il trentesimo anniversario della firma del primo trattato sul disarmo nucleare sovietico-statunitense, che sfidava la minaccia dell’olocausto nucleare che si profilava da decenni sul pianeta. Il trattato rivoluzionario INF del dicembre 1987 ordinò la distruzione di tutti i missili sovietici e statunitensi a corto e medio raggio (tra 500 e 5500 chilometri). Pur costituendo una realizzazione universale dalla portata inedita, l’accordo ebbe un sapore amaro per l’URSS. Non solo perché Mosca dovette distruggere 2,5 volte più missili e tre volte più testate di Washington, secondo uno studioso della Fondazione Carnegie. Anche i sovietici dovettero rinunciare a un missile avanzato nonostante non entrasse nelle disposizioni del trattato in termini di raggio, poiché non superava i 400 chilometri. Era l’Oka (SS-23 “Spider” secondo la classificazione NATO), un missile balistico mobile di teatro all’avanguardia che condensava il miglior know-how di ingegneri e progettisti missilistici russi.

“Fulmine in ciel sereno”
A quel tempo, vi era uno sviluppo all’avanguardia che, nei primi anni ’80, sostituì i vecchi missili sovietici Scud. L’Oka e la sua versione avanzata Oka-U, che subì lo stesso destino, aumentarono la precisione e potevano colpire bersagli mobili. L’Oka aveva un rapido tempo di reazione, solo cinque minuti per il lancio. Era molto difficile, se non impossibile, intercettare il missile che poteva penetrare qualsiasi sistema antimissile. Il proiettile non aveva analoghi. “L’Oka fu l’apice del progresso e della creatività balistica sovietica, un trionfo della scuola missilistica nata con la collaborazione estremamente stretta dell’élite scientifica del Paese“, scrisse nelle sue memorie. il direttore del progetto missilistico Sergej Nepobedimyj. Secondo lui, l’informazione che l’Oka fu incluso nelle disposizioni del Trattato INF fu “come un fulmine a ciel sereno“. “La mia impressione quando l’appresi è impressa nella mia memoria. In primo luogo, pensai che non fosse possibile perché non poteva semplicemente accadere: forse ci fu un errore di stampa o confusione inesplicabile“, pensò Nepobedimyj.

“Furia nell’esercito sovietico”
Allo stesso tempo, Mosca rinunciò all’Oka non a dicembre, ma già nell’aprile 1987. Come sottolinea Achilleas Megas nel suo libro, La politica estera sovietica verso la Germania orientale, accadde quando il segretario di Stato USA George Schultz visitò Mosca. Poi il ministro degli Esteri dell’URSS Eduard Shevardnadze accettò di liquidare tutti gli SS-23 sovietici. Secondo l’esperto Steven J. Zaloga, la decisione dell’amministrazione di Gorbaciov di “cedere alla domanda degli Stati Uniti” non fu accolta dall’indifferenza dei militari del Paese: “Si scatenò una furia nell’esercito sovietico e tra i leader dell’industria militare sovietica“. Il Capo di Stato Maggiore sovietico minacciò di dimettersi. Nepobedimyj descrisse l’approccio di Gorbaciov come “un crimine, un tradimento dello Stato“. Tuttavia, nel 1989, tutti i missili (più di 200) furono distrutti con 106 lanciatori. I missili Oka che l’URSS aveva dato agli alleati del Patto di Varsavia “furono gradualmente eliminati dalla pressione degli Stati Uniti, con la Bulgaria che finalmente accettò di smilitarizzare i suoi lanciatori nel dicembre 2001“, scrisse Zaloga in Missili balistici. Scud e i suoi sistemi di lancio 1955-2005.

Nessun ostacolo al Ragno
Ma perché gli Stati Uniti avevano così paura del missile e fecero tanta pressione per la sua distruzione? Secondo gli esperti militari della Rand Corporation nel 1987, l’URSS avrebbe potuto usare i missili Oka per lanciare un effettivo attacco non nucleare sulle basi NATO, dando il via a una guerra convenzionale “a condizioni favorevoli“. Gli esperti descrissero il problema principale nell'”assenza di difesa contro tale minaccia“. Tuttavia, perché i capi sovietici decisero di demolire quest’arma perfetta? Secondo Vladimir Dvorkin, esperto missilistico della Carnegie, Washington condizionò la firma del trattato INF alla distruzione degli Oka, e la squadra di Gorbaciov non aveva opzioni. Il Cremlino voleva il ritiro dei missili Pershing II dall’Europa, che gli Stati Uniti avevano schierato nel 1983. Potevano raggiungere la parte europea della Russia in pochi minuti, senza lasciar tempo ai leader sovietici.

L’Iskander si afferma
In seguito Gorbaciov spiegò la storia dell’Oka in modo diverso, secondo Nepobedimyj. Se il Cremlino avesse insistito a mantenerlo, allora gli Stati Uniti avrebbero iniziato a modernizzare alcuni loro missili. Il capo-costruttore derise tale scusa, sottolineando che non si può scambiare “un enorme arsenale di missili operativi” con una possibile decisione di qualcuno. Alcun missile statunitense fu menzionato nel trattato. Così, alla fine degli anni ’80, i vecchi missili dell’URSS erano già obsoleti e quelli nuovi distrutti. Tuttavia, Nepobedimyj non si arrese e lanciò un nuovo progetto, iniziando lo sviluppo del missile noto come Iskander e Iskander-M. A causa delle devastazioni economiche e politiche in Russia negli anni ’90, lo sviluppo e il collaudo dei nuovi lanciamissili durarono fino al 2006, e i primi missili furono ricevuti dall’esercito solo nel 2011. Secondo gli esperti, l’aspetto positivo di questo lungo processo è il fatto che i missili Iskander, sotto molti aspetti, si sono rivelati molto più avanzati del predecessore Oka.

Traduzione di Alessandro Lattanzio