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Discorso di Vladimir Putin allo Yad Vashem: “Questo crimine ha avuto dei complici”

Histoire et Societé, 06 febbraio 2020

Che si sia d’accordo o meno (personalmente sono doppiamente in disaccordo) con la celebrazione della liberazione di Auschwitz a Gerusalemme, il discorso di Putin merita di essere ascoltato in questi tempi di negazionismo storico. Anzi, sono doppiamente in disaccordo, perché penso che sia ad Auschwitz che questa cerimonia avrebbe dovuto essere celebrata e che il governo israeliano la cui politica nei confronti dei palestinesi che respingo non debba ancora sfruttare il martirio del popolo ebraico. E quando oggi vediamo gli israeliani tra i più ad osare nella parola razzista verso i palestinesi, indignarsi per le inesattezze di Putin (il 40% degli ebrei massacrati erano cittadini dell’Unione Sovietica) protestare contro il fatto che Israele è impantanato in una guerra della memoria europea, non si può fare a meno di pensare che l’ annaffiatore è stato annaffiato. Ma mi oppongo anche all’atteggiamento del governo polacco i cui demoni, antisemiti e russofobi, hanno portato anche alla negazione sulle origini della Seconda guerra mondiale, aggravando l’ignominia che stabilisce l’equivalenza l Parlamento europeo tra nazismo e comunismo, col pregiudizio inoltre su quest’ultimo. Ed è perciò che pubblico questo discorso di Putin, che parla della legittima indignazione dei russi. (Nota di Danielle Bleitrach)

Chi aiutò i nazisti “era spesso più crudele dei suoi padroni”, denuncia il presidente russo; “Annientamento deliberato che i nazisti volevano infliggere agli altri”
Times of Israel, 23 gennaio 2020
Testo completo del discorso del Presidente Vladimir Putin in “Memoria della Shoah: lotta all’antisemitismo” allo Yad Vashem, Gerusalemme, 23 gennaio 2020.

Signor Presidente, Primo Ministro, cari colleghi, amici, signore e signori,
Oggi siamo riuniti nel forum internazionale per onorare le vittime della Shoah con una responsabilità condivisa, il nostro dovere verso il passato e il futuro. Piangiamo tutte le vittime dei nazisti, compresi i sei milioni di ebrei torturati nei ghetti e nei campi di sterminio e crudelmente uccisi nei rastrellamenti. Il quaranta percento di loro erano cittadini dell’Unione Sovietica, quindi l’Olocausto è sempre stata una ferita profonda per noi, una tragedia che ricorderemo per sempre. Prima di visitare Gerusalemme, ho consultato i documenti originali, i rapporti degli ufficiali dell’Armata Rossa dopo la liberazione di Auschwitz. Devo dirvi, cari colleghi, che è molto difficile, insopportabile leggere questi rapporti militari, documenti che descrivono in dettaglio come fu allestito il campo, come funzionava la macchina per uccidere a sangue freddo. Molti di loro furono scritti da soldati e ufficiali dell’Armata Rossa il secondo o il terzo giorno dopo la liberazione dei prigionieri. Esprimono lo shock che i soldati e gli ufficiali dell’Armata Rossa provarono quando videro ciò che trovarono lì, ascoltando le testimonianze che provocarono dolore, indignazione e compassione. Il Maresciallo dell’Armata Rossa Konev, che guidò l’operazione militare per prendere la densamente popolata regione industriale della Slesia in Germania, usò una tattica per risparmiare il maggior numero possibile di civili e, dopo aver ricevuto un rapporto sulle atrocità commesse ad Auschwitz, vietò persino di vedere questo campo. Più tardi, scrisse nelle sue memorie che non aveva il diritto di perdere la forza morale, in modo da non essere accecato dal mero sentimento di vendetta durante le operazioni militari e di non causare sofferenza e ulteriori perdite tra la popolazione civile tedesca.
Il 27 gennaio ricorre il 75° anniversario della liberazione di Auschwitz. In questo inferno, dove persone di diversi Paesi furono prese per essere torturate in mostruosi esperimenti ed essere massacrate, morirono centinaia di migliaia di persone di varie etnie. Più della metà erano ebrei. I crimini commessi dai nazisti, la loro soluzione deliberata, pianificata e, come dissero, “soluzione finale della questione ebraica”, è una delle pagine più oscure e vergognose della storia del mondo moderno. Ma non dobbiamo dimenticare che tale crimine ebbe complici. Erano spesso più crudeli dei loro padroni. Le fabbriche della morte e i campi di concentramento furono sfruttati non solo dai nazisti, ma anche dai loro complici in molti Paesi europei. Nei territori occupati dell’Unione Sovietica, dove operavano tali criminali, il maggior numero di ebrei fu ucciso. Pertanto, circa 1,4 milioni di ebrei furono uccisi in Ucraina e 220000 in Lituania. Attiro la vostra attenzione, amici miei, sul fatto che ciò rappresentava il 95% della popolazione ebraica prebellica di questo Paese. In Lettonia furono uccisi 77000 ebrei. Solo poche centinaia di ebrei lettoni sopravvissero all’Olocausto. L’Olocausto fu l’annientamento deliberato di un popolo. Ma va ricordato che i nazisti volevano riservare lo stesso destino a molti altri popoli. Russi, bielorussi, ucraini, polacchi e molti altri popoli furono dichiarati Untermensch [subumani]. La loro terra doveva servire da spazio vitale dei nazisti e assicurargli una prospera esistenza, mentre slavi ed altri popoli dovevano essere sterminati o diventare schiavi senza diritti, cultura, memoria storica e lingua.
Nel 1945 fu il popolo sovietico a porre fine a tali piani barbari. Come abbiamo appena detto, protessero la patria e liberarono l’Europa dal nazismo. Abbiamo pagato un prezzo che alcuna nazione poteva nemmeno immaginare nei peggiori sogni: 27 milioni di morti. Non lo dimenticheremo mai. Il ricordo della Shoah servirà da lezione ed avvertimento solo se rimarrà completamente intatto, senza alcuna omissione. Purtroppo, oggi, il ricordo della guerra, le sue lezioni e il suo retaggio sono spesso soggetti alla situazione politica immediata. È completamente inaccettabile. È dovere di politici, Stati e personaggi pubblici presenti e futuri proteggere la reputazione degli eroi, dei civili e delle vittime dei nazisti e dei loro alleati, vivi o caduti. Va usato tutto ciò che abbiamo, le nostre capacità informative, politiche e culturali e la reputazione ed influenza dei nostri Paesi nel mondo, per questo scopo. Sono sicuro che tutti i presenti qui oggi in questa stanza condividano queste preoccupazioni e sia pronto a proteggere verità e giustizia con noi.
Tutti abbiamo la responsabilità di garantire che le terribili tragedie di tale guerra non si ripetano, che le generazioni future ricordino gli orrori dell’Olocausto, i campi di sterminio e l’assedio di Leningrado; il Primo ministro Netanyahu ha appena detto che oggi un monumento alle vittime dell’assedio veniva inaugurato qui a Gerusalemme: Babi Yar e il villaggio bruciato di Khatyn, ricordano che dobbiamo rimanere vigili e non dimenticare quando i primi semi dell’odio, lo sciovinismo e l’antisemitismo mettono radici o quando le persone iniziano a dedicarsi a xenofobia o altre manifestazioni simili. La distruzione del passato e la mancanza di unità di fronte alle minacce possono avere conseguenze terribili. Dobbiamo avere il coraggio di essere sinceri e di fare tutto per difendere la pace.
Penso che un esempio possa e debba essere dato dai Paesi fondatori delle Nazioni Unite, le cinque potenze che hanno una particolare responsabilità nella conservazione della civiltà. Ne abbiamo discusso con alcuni colleghi e, per quanto ne so, una riunione dei capi di Stato dei cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha ricevuto un’accoglienza generalmente positiva: Russia, Cina, Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna. Possiamo tenerla in qualsiasi Paese, in qualsiasi luogo che i nostri colleghi troveranno pratico. La Russia è pronta a una discussione seria. Abbiamo intenzione di inviare senza indugio questa proposta ai cinque leader. Dobbiamo affrontare molte sfide. Ne abbiamo discusso di recente su iniziativa della cancelliera tedesca Angela Merkel. È la Libia. Ma dovremo tornare su questo tema in seno al Consiglio di sicurezza e adottare una risoluzione pertinente. Ci sono anche molti altri problemi. Ritengo importante e simbolico tenere l’incontro proposto quest’anno. Dopotutto, celebriamo il 75° anniversario della fine della seconda guerra mondiale e la fondazione delle Nazioni Unite. Un vertice degli Stati che diedero il contributo maggiore alla sconfitta dell’aggressore e alla formazione dell’ordine mondiale del dopoguerra può svolgere un ruolo importante nella ricerca di mezzi collettivi per rispondere a sfide e minacce attuali e dimostrerebbe il nostro comune impegno allo spirito delle relazioni alleate, della memoria storica e dei nobili ideali e valori per i quali i nostri predecessori, nonni e padri combatterono fianco a fianco.
In conclusione, vorrei ringraziare i nostri colleghi israeliani per la calorosa e molto ospitale accoglienza qui a Gerusalemme, e augurare a tutti i partecipanti alla conferenza, e naturalmente ai cittadini di Israele, pace, prosperità e buona fortuna.
La ringrazio.

Traduzione di Alessandro Lattanzio