Crea sito

La Russia avvicina la Siria al successo

Salman Rafi Sheikh, New Eastern Outlook 05.02.2020Nell’ultima settimana di gennaio, James Jeffery, rappresentante speciale degli Stati Uniti per la Siria, si recava in Europa per intensificare la pressione economica degli Stati Uniti sulla Siria a causa dei suoi “attacchi” su Idlib. Sebbene possa sembrare strano il motivo per cui gli Stati Uniti dovrebbero sanzionare la Siria per i suoi clamorosi successi contro i gruppi jihadisti di al-Qaida, il fatto è che tali gruppi canaglia sono alleati degli Stati Uniti e continuano persino a riceverne “aiuto” sotto forma di armi per sostenerne il sequestro dei territori siriani. Perciò, considerando che l’assassinio di Sulaymani aveva lo scopo di interrompere le operazioni iraniane in Iraq e Siria, il successo delle forze siriane, a cui partecipavano i combattenti addestrati da Sulaymani, dimostrava con enfasi come gli Stati Uniti hanno fallito ancora una volta; quindi, la nuova decisione di sanzionare la Siria per creare difficoltà agli alleati. In una dichiarazione del 27 gennaio, Mike Pompeo affermava che gli Stati Uniti osservano “la situazione nella Siria nordoccidentale, dove le forze combinate di Russia, del regime iraniano, Hezbollah e regime di Assad conducono un attacco su vasta scala al popolo di Idlib e della provincia occidentale di Aleppo”, aggiungendo inoltre che “Gli Stati Uniti sono pronti a prendere le più forti azioni diplomatiche ed economiche contro il regime di Assad e qualsiasi Stato o individuo che ne aiuti la brutale agenda”. Sebbene non ci si possa aspettare che Mike Pompeo dica qualcosa sui gruppi di al-Qaida e su come continuano a ricevere supporto militare, come i missili anticarro TOW made in USA, non si può dire che gli Stati Uniti mirino a ritornare violentemente in Siria quando le forze siriane puntano alla totale bonifica del Paese. Gli Stati Uniti, così come sono, semplicemente non vogliono che ciò accada, soprattutto per l’espansione iraniana che accompagna questa vittoria. Per gli Stati Uniti, come dichiarava un funzionario nordamericano, “è stata una vecchia politica statunitense ribadita dal presidente del Congresso, da Mike Pompeo e dal resto di noi molte volte pubblicamente, che tutte le forze comandate dall’Iran, includendo a nostro avviso Hezbollah, lascino la Siria”. La pressione sulla Siria, quindi, è parte della guerra degli Stati Uniti all’Iran. Se sarà o meno in grado di avere successo è una domanda controversa. Considerando, tuttavia, il modo in cui le forze siriane, supportate da Russia e Iran, continuano a liberare il loro territorio, le prospettive di successo di tale piano non brillano.
La strategia russa, sulla sconfitta dei piani statunitensi, è liberare rapidamente il territorio siriano rendendo i piani statunitensi inefficaci e inutili. Ad esempio, la vittoria di Marat al-Numan è uno sviluppo estremamente significativo in quanto diverrebbe la porta d’accesso per l’ulteriore liberazione di la Siria settentrionale. La città si trova sull’autostrada strategicamente molto importante M-4 che collega le regioni occidentali della Siria, dove si trovano le basi russe, con le regioni nord-orientali lungo il confine turco. Un crescente controllo russo e siriano della regione lungo l’autostrada significherà che non solo potranno di neutralizzare i gruppi di al-Qaida, ma anche alleviare le preoccupazioni dei turchi per le forze curde nella regione. Se la regione cadesse sotto il controllo siriano, questo praticamente eliminerebbe la minaccia curda per la Turchia, un accordo che la Turchia può solo sperare di respingere a danno delle relazioni con la Russia. Contrariamente, Russia e Turchia continuano a lavorare a stretto contatto ad Idlib e a rafforzare le relazioni, allontanando la Turchia dagli Stati Uniti. Ciò era evidente quando il presidente degli Stati Uniti Trump chiamò Erdogan per discutere della crisi siriana. È interessante notare che, mentre la lettura della Casa Bianca sull’invito sottolineava che i due capi discussero di questioni geopolitiche, la Turchia parlava di “telefonata di cortesia”, minimizzando completamente le questioni geopolitiche, sottolineando come non fosse “disturbata” dalla crescente attività russa, siriana e iraniana nella parte della Siria dove i turchi hanno gravi interessi. Oltre a ciò, M-4 è anche un’autostrada particolare che fornisce la via terrestre all’Iran passando dall’Iraq per la Siria e il Libano, spiegando perché la liberazione di questa città suscitava disordini a Washington, infastidendo Mike Pompeo e il suo team di estremisti del dipartimento di Stato, portandoli a decidere di fare pressione sulla Siria.
Tutto ciò si riduce alla comprensione strategica in corso tra Siria e Turchia con la mediazione russa. Ciò era abbastanza evidente quando i capi delle agenzie di intelligence turca e siriana s’incontravano al Cremlino il 13 gennaio, per la prima volta dal 2011. La discussione s’incentrava su una tabella di marcia in nove punti per far avanzare il dialogo, compreso la cooperazione contro il terrorismo e un meccanismo per contenere i gruppi curdi che operano nella regione. Siria e Russia, per così dire, sembrano desiderose di affrontare gli interessi turchi al fine di accelerare il controllo dei territori siriani sconfiggendo il piano nordamericano di rinnovare i gruppi jihadisti e mantenere così di mantenere il Paese nel conflitto.

Salman Rafi Sheikh, analista di relazioni internazionali e affari esteri e interni del Pakistan, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio