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Boris Johnson accusa Donald Trump di danneggiare l’economia globale

Alain Tolhurst, Politics Home 3 febbraio 2020

Boris Johnson ha accusato Donald Trump di “sabotare l’economia mondiale” entrando in guerra commerciale con la Cina
Il primo ministro ha definito i suoi obiettivi sul commercio post-Brexit in un importante discorso a Londra, definendo le linee rosse per la prossima fase dei negoziati con Bruxelles e i piani del Regno Unito, ora ufficialmente fuori dall’UE. Tuttavia si rifiutava di dire la parola “Brexit”, dicendo che non era vietato, ma ora l’abbiamo lasciata “rimarrà dietro di noi nella storia”. Ma nonostante abbia affermato di “condividere l’ottimismo” del presidente degli Stati Uniti secondo cui ora è possibile concludere un accordo tra le due nazioni, non risparmiava critiche sulla guerra commerciale di Washington con Pechino. Parlando all’Old Royal Naval College di Greenwich, affermava che la Gran Bretagna “sta lasciando la sua crisalide” e “riemerge dopo decenni di letargo come attivista del liberoscambio globale”. Ma Johnson spiegava che la “magia benefica” del libero scambio svanisce e “viene soffocato” dai politici che non ranno guidare. Ha detto: “I mercantilisti sono ovunque, i protezionisti guadagnano terreno. Da Bruxelles a Cina a Washington, i dazi vengono agitati come randelli, anche nei dibattiti sulla politica estera in cui francamente non hanno posto, e c’è la crescente proliferazione di barriere non daziarie. E le tensioni che ne derivano sgonfiano le gomme dell’economia mondiale”. Il primo ministro aggiunse che quando le barriere si alzano nel mondo: “Allora in quel momento l’umanità ha bisogno di un governo qualsiasi disposto almeno a sostenere con forza la libertà di scambio. Qualche Paese pronto a togliersi gli occhiali da Clark Kent e saltare nella cabina telefonica ed emergere col suo mantello svolazzante da campione potente del diritto delle popolazioni della terra di comprare e vendere liberamente tra loro. E qui a Greenwich nella prima settimana di febbraio 2020, posso dirvi in tutta umiltà che il Regno Unito è pronto a quel ruolo”. Aveva anche invitato Washington a “ridurre i dazi punitivi sul whisky scozzese” e semplificare le normative sulla vendita di servizi come le assicurazioni.
Il primo ministro aggiunse: “E va da sé che ovviamente il SSN non è sul tavolo, e no non accetteremo alcuna riduzione dell’igiene alimentare o degli standard di benessere degli animali”. Ed anche criticava gli USA per non aver importato carne inglese, dicendo: “È un fatto incredibile che non vendiamo ancora carne di manzo per hamburger negli Stati Uniti, non agnello per kebab. E mentre parlo, il popolo degli Stati Uniti ancora sopravvive senza un’oncia di haggis scozzesi che continuano a vietare. In realtà non so come gestiscono i Burns Night”.
Johnson era anche fermamente convinto che il pollo clorato non arriverà nel Regno Unito coll’accordo cogli Stati Uniti, affermando che non si trattava di questione commerciale ma di “benessere degli animali”. “Quello che faremo è usare i negoziati per convincere i nostri partner che se vuoi volete commerciare liberamente con noi, ovviamente dovranno accettare i nostri standard di benessere degli animali”, aggiunse.
Il Primo Ministro aveva anche preso una linea dura contro l’UE, affermando sulle richieste di Bruxelles di “parità di condizioni” come propedeutico a qualsiasi accordo: “Non è necessario un accordo di libero scambio che implichi l’accettazione delle norme dell’UE su concorrenza, sussidi, protezione sociale, ambiente o qualsiasi altra regola che non sia pari a ciò che l’UE dovrà essere obbligata ad accettare dal Regno Unito”. E affermava che qualsiasi accordo non violerà “l’autonomia dei nostri rispettivi sistemi giuridici”, il che significa che la Corte di giustizia europea non può più avere alcuna giurisdizione.

Traduzione di Alessandro Lattanzio