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Il misterioso Michael D’Andrea, a capo della missione Iran della CIA è stato abbattuto?

Philip Giraldi, AHTribune 2 febbraio 2020

Il 27 gennaio un aviogetto E11A da comunicazioni ed intelligence dell’aeronautica militare nordamericana veniva abbattuto o si schiantava in una remota regione montuosa dell’Afghanistan. Quasi immediatamente una storia data da funzionari taliban fu trasmessa dalla televisione di Stato iraniana sostenendo che tra i morti c’era Michael D’Andrea, il capo della task force speciale sull’Iran della Central Intelligence Agency (CIA), chiamata Iran Mission Center. Le forze statunitensi furono ostacolate dal tempo, dai taliban e dal terreno nel raggiungere il luogo dell’incidente dopo più di 24 ore e l’assenza di qualsiasi commento da Washington dava supporto alla storia. Dato il vuoto di notizie sulla storia, il racconto iraniano fu ripreso in Medio Oriente, incluse foto presumibilmente dell’aereo abbattuto e di cadaveri bruciati. I media russi ripresero la storia e alla fine fu persino riportata, sebbene con un po’ di scetticismo, da Independent e Daily Mail nel Regno Unito. Il Pentagono alla fine emise un breve rapporto secondo cui l’incidente sembrava accidentale, forse causata dal tempo, e dichiarò che pilota e copilota, ufficiali dell’Aeronautica, erano stati uccisi. La dichiarazione non diceva esplicitamente se a bordo ci fosse qualcun altro, potendo trasportare altri membri dell’equipaggio e passeggeri. La CIA rifiutò di commentare. A quarantotto ore dall’incidente, il Pentagono fece una seconda dichiarazione confermando i due membri dell’equipaggio, il tenente-colonnello Paul K. Voss, 46 anni, di Yigo, Guam; e il capitano Ryan S. Phaneuf, 30 anni, di Hudson, New Hampshire. I media mainstream negli Stati Uniti rispettavano la versione governativa, ma ciò non fermava le speculazioni su un possibile insabbiamento. Alcuni sostennero che gli iraniani, cooperando coi talibai contro le forze statunitensi, sembravano all’origine della storia, indicando che avrebbero saputo cosa era successo in tempo reale perché in contatto con l’unità talib che avrebbe abbattuto l’aereo usando un lanciamissili portatile prodotto in Russia.
Molti di quelli che seguivano la storia erano inclini a credere al resoconto diffuso dall’Iran e da altri organi di stampa perché gli Stati Uniti mentono recentemente su quasi tutto, compresi i dettagli della “minaccia imminente” del recente assassinio del Maggior-Generale e comandante della Forza Quds Qasim Sulaymani. Gli Stati Uniti mentirono quando affermarono che non c’erano vittime tra le forze nordamericane dopo che l’Iran colpì due basi in Iraq e molti osservatori prontamente notano che gli Stati Uniti hanno come presidente un uomo che definisce i giornalisti “nemici del popolo” e che afferma costantemente che c’è un enorme serbatoio di “notizie false”. Quindi, un’altra menzogna del Pentagono nel riferire la possibile eliminazione di un alto ufficiale della CIA sarebbe atteso da quasi tutti, il che non suggerisce che il resoconto iraniano sia necessariamente vero o accurato del tutto. L’Iran avrebbe avuto molte motivazioni per creare confusione sugli Stati Uniti e su ciò che fanno in Afghanistan, in particolare se l’implicava che l’Afghanistan sia usato come trampolino di lancio per destabilizzare o addirittura attaccare l’Iran, con cui Kabul non è in guerra.
Casa Bianca ed Agenzia non hanno né confermato né smentito che il Capo del Centro Missione Iraniano della CIA Michael D’Andrea sia ancora vivo. C’è in ogni caso una storia interessante. Apparentemente è un mio quasi coetaneo anche se non lo conosco e non so se questo sia il suo vero nome. Dato che si dice sia sotto copertura, il fatto che un nome sia emerso è dovuto alle indagini su di lui nei media statunitensi. Ex capo del Counter Terrorism Center della CI.A., fu nominato nell’attuale posizione dall’allora direttore dell’agenzia Mike Pompeo nel giugno 2017. Il New York Times riferì che la sua apparizione sulla scena avrebbe significato una linea molto più dura contro l’Iran dell’amministrazione Trump. Nell’Agenzia, secondo quanto riferito, D’Andrea era definito il Principe Oscuro o Ayatollah Mike, soprannomi che acquisì durante la ricerca di Usama bin Ladin e diresse gli attacchi dei droni contro obiettivi di al-Qaida in Afghanistan, Pakistan, Siria, Yemen e Iraq. Essendo un osservatore che fuma come una ciminiera e convertito all’Islam, non è il solito ufficiale convenzionale dell’Agenzia, molti dei quali si sentono a loro agio a lavorare dietro una scrivania di un’Ambasciata piuttosto che su un elicottero. Un maniaco del lavoro con la branda nell’ufficio, D’Andrea era, a causa del suo stile abrasivo, secondo quanto riferito, estremamente duro e impopolare. Si potrebbe anche ipotizzare che la presunta morte di D’Andrea sia una mezza verità che potrebbe essere interpretata come avvertimento. L’ufficiale della CIA potrebbe essere ancora vivo, ma è del tutto possibile che la storia della sua morte sia una sorta di avvertimento del governo iraniano che suggerisce che se il governo nordamericano può uccidere alti funzionari iraniani, gli alti funzionari nordamericani potrebbero finire allo stesso modo.
Anche se D’Andrea non era sull’aereo, poteva solo giungere alla conclusione che i suoi movimenti sono monitorati. Le basi statunitensi all’estero sono piene di dipendenti locali impegnati in compiti umili come autista o pulizie e persino come sicurezza del perimetro e altre misure nella base. Uno qualsiasi di loro potrebbe riferire sui movimenti di statunitensi importanti ai taliban ed altri interessate. D’Andrea e altri alti funzionari del governo degli Stati Uniti dovranno inevitabilmente pensarci due volte e aumentare la sicurezza alla prossima avventura. E persino un’ostinata Casa Bianca forse inizierà a pensare che uccidere uomini come Qasim Sulaymani non sia una buona idea perché se continuiamo a farlo a “loro”, “loro” ci risponderanno.

Traduzione di Alessandro Lattanzio