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Dettagli sulla vittoriosa operazione yemenita Bunyan al-Marsus

Uprising

Il Generale di brigata Yahya Sari rivelava i dettagli dell’Operazione Bunyan al-Marsus contro l’Arabia Saudita, osservando che le operazioni dell’Aeronautica yemenita contro obiettivi in Yemen ed Arabia Saudita erano state 41, mentre la forza missilistica aveva effettuato 21 lanci. 26 operazioni colpivano gli aeroporti di Abha, Jizan, Najran, Qamis Mushit, oltre ad Aramco e obiettivi sensibili delll’Arabia Saudita, il 25 e il 30 gennaio. Spiegava che il distretto di Nihm era occupato dai sauditi e dai loro mercenari, che disponevano di 17 brigate e numerosi battaglioni, con vario materiale militare pesante e medio ed armi leggere, oltre che di forze speciali di Arabia Saudita ed EAU, responsabili dele operazione di tiro e dell’intelligence. Il Generale Sari spiegava che “Nonostante questa grande forza militare, il nemico dipendeva dagli aerei da guerra. Il distretto di Nihm fu sottoposto a migliaia di incursioni. I residenti ebbero dozzine di martiri, uomini, donne e bambini, oltre la distruzione deliberata delle loro proprietà da parte degli aggressori e dei loro ascari”. Il portavoce osservava che le aree montuose del Nihm sono complesse, il che significava che le truppe yemenite nei primi scontri furono integrate da unità specializzate per rafforzare le posizioni.
“Dopo la risposta positiva all’attacco delle forze dell’aggressione, le nostre forze iniziarono l’offensiva militare che portava al crollo del fronte del nemico, le nostre forze avanzarono sulle quote strategiche. L’attacco delle nostre forze iniziò da quattro direzioni principali. Inoltre, esercitammo pressioni militari su tutte le posizioni e gli accampamenti nemici, al fine di costringerli ad arrendersi mentre badavamo alla vita degli yemeniti, in particolare di chi mostrava la volontà di cedere. Le nostre forze riuscirono a gestire le forze nemiche coll’ingaggio diretto, dopo di che le nostre forze diedero ai sauditi l’opportunità di fuggire, in modo che le nostre forze potessero continuare ad avanzare oltre il distretto di Nihm. Migliaia di mercenari poterono lasciare l’area delle operazioni nei primi giorni e le nostre forze affrontarono solo quei mercenari che continuavano a resistere. Le nostre forze poterono tagliare le linee di rifornimento delle forze nemiche, approfittando delle loro posizioni vicine alla provincia di Marib”. Gli invasori lanciarono più di 250 attacchi aerei contro l’esercito e i comitati popolari, ma senza fermare l’offensiva yemenita. Le unità della difesa aerea parteciparono all’operazione impiegando il sistema Fatir-1, che distrusse velivoli nemici. Dopo l’attivazione del sistema di difesa aerea, gli aerei da guerra sauditi compirono le incursioni ad alta quota per non essere nel raggio dei missili del sistema Fatir-1. “Il sistema di difesa aerea ha effettuato con successo più di 25 operazioni di risposta”. Le forze yemenite arrivavano sull’incrocio di Juf, unendo le forze avanzanti nell’area e iniziando l’offensiva per liberare le province di Marib e Juf. “Durante i primi giorni dell’operazione, le nostre forze hanno liberato un’area di 800 chilometri quadrati, principalmente siti strategici e quote importanti, prima che, grazie a Dio, potessero liberare aree nelle province di Marib e Juf, oltre a 2500 chilometri quadrati presso Sana”.
“La posizione nazionalista delle tribù di Marib e del Jawf, e prima ancora delle tribù di Nihm, contribuirono notevolmente alla liberazione delle aree di Nihm presso Sana, Masjzar nel Marib, al-Mutun, Barash e Safar nel Jawf, così come gran parte delle aree di Madaqal nel Ma’rib, e di Qayl e al-Qalq nel Juf. La direttrice di Hazam, che comprende la capitale della provincia del Jawf, è un’area di scontri, così come alcune parti dei distretti al-Qayl e Madaqal del Marib. Le nostre forze hanno rafforzato le posizioni avanzate vicino alla città di Marib e catturato grandi quantità di materiale militare, tra cui armi pesanti e medie”. Il nemico aveva subito oltre 1500 morti, 1830 feriti e centinaia di prigionieri.

Traduzione di Alessandro Lattanzio