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Il Presidente Xi Jinping visita il Myanmar

Vladimir Terehov, New Eastern Outlook, 01.02.2020

Il Presidente Xi Jinping è il primo alto funzionario della RPC a compiere una visita ufficiale in Myanmar in 20 anni. Fu invitato dal Presidente Win Myin e si recava nella nazione del sud-est asiatico il 17-18 gennaio. E sebbene il focus dei colloqui tra il Capo dello Stato cinese e i veri leader del Myanmar fosse sulla cooperazione economica, vi erano implicazioni politiche a suscitare la maggior attenzione dai commentatori. Gli aspetti politici ed economici delle relazioni transfrontaliere sono sempre stati strettamente intrecciati, il che è particolarmente vero per la strategia globale della Cina, la Belt and Road Initiative (BRI). Sulla base dell’analisi preliminare dei risultati della visita del Presidente Xi Jinping in Myanmar, si aveva un’altra svolta cruciale nell’attuazione del progetto. Innanzi tutto, concentriamoci sui tempi (dal punto di vista politico) della visita ufficiale del leader della seconda nazione più potente del mondo in un Paese che è di fatto in stato di “isolamento politico” quasi completo. Questo stato di cose è “opera” del movimento globale per i diritti umani, parte integrante del sistema politico occidente (nel suo insieme) entità sempre più effimera.
Il Myanmar (Repubblica socialista dell’Unione di Birmania fino al 1988) è praticamente sempre stato all’indice dell’occidente per molte ragioni, incluso il controllo militare sul sistema politico del Paese per molti decenni. Tuttavia, tale sistema ha permesso alla nazione di superare varie crisi politiche interne (che ne minacciavano l’integrità in più di un’occasione) ed apportare cambiamenti socioeconomici positivi. Per un breve periodo di tempo, l’immagine negativa del Myanmar (agli occhi dell’occidente) divenne positiva dopo che la National League for Democracy (NLD) aveva vinto le elezioni suppletive del 2012. Il suo capo, Aung San Suu Kyi, fu agli arresti domiciliari a lungo. Nel 1990 le fu assegnato il premio Nobel per la pace, diventando così un idolo per il resto del mondo grazie al movimento globale “diritti umani”. Tuttavia, presto gli “attivisti per i diritti umani” furono gravemente delusi perché fu chiaro che la posizione di Aung San Suu Kyi su questioni politiche interne chiave era di fatto simile a quella dell’esercito, una volta assunto un ruolo al governo (contro l’opposizione). Va anche notato che, nel frattempo, i militari continuano (ma, ovviamente, non in modo visibile) a svolgere il ruolo di garanti della stabilità nella nazione. I difensori dei “diritti umani” furono totalmente infuriati dal rifiuto di Aung San Suu Kyi di “fare la bravo” sulla questione dei rohingya iniziata molti decenni prima e poi divenuta crisi per la nazione. E le conseguenze per i due terzi di questo gruppo di minoranze etniche in Myanmar (poco più di 1 milione di rohingya) furono tragiche. Tuttavia, va notato che secondo uno studio pubblicato dal governo a gennaio, i rohingya furono vittima della guerra, non di genocidio. Infatti, l’11 dicembre 2019, Aung San Suu Kyi lo disse alla Corte internazionale di giustizia dell’Aia, dove si era recata volontariamente.
Nell’attuale clima (ribadiamo) dell’isolamento politico quasi completo e della stigmatizzazione del Myanmar, l’incontro tra il Presidente Xi Jinping e Aung San Suu Kyi e il Generale Min Aung Hlaing (comandante in capo delle forze armate della nazione) ha un significato simbolico. Ma ancora una volta, entrambi i funzionari governativi si erano già incontrati cil leader cinese durante le visite nella RPC. Per inciso, Pechino ha le sue questioni sui diritti umani che affliggono i rapporti coll’occidente. Ci riferiamo gli attacchi alla RPC a causa della situazione nella regione autonoma uigura dello Xinjiang (XUAR) e di Hong Kong. Il risultato politico chiave della recente visita del Presidente Xi Jinping in Myanmar fu che il secondo aattore più potente del mondo offriva assistenza alla nazione del Sud-Est asiatico e alla sua leadership. In effetti, durante l’incontro tra il leader della Repubblica popolare cinese e il Presidente Win Myin, il visitatore dichiarò direttamente (tra le altre cose) che la Cina ha sostenuto fermamente il Myanmar nel perseguire una via di sviluppo adeguata alle sue condizioni nazionali. Tale sostegno è particolarmente tempestivo considerando che gli organismi per i “diritti umani” delle Nazioni Unite sono sempre più attivi sulle questione dei rohingya. Tuttavia, un altro punto fondamentale nella dichiarazione congiunta (pubblicata alla fine della visita) potrebbe assumere un significato ancora maggiore a lungo termine, vale a dire l’approfondimento del “partenariato cooperativo strategico globale” tra RPC e Myanmar e accelerazione della “costruzione del corridoio economico Cina-Myanmar (CMEC), parte cruciale della cooperazione nell’ambito della Belt and Road Initiative (BRI)”. A questo punto, è necessario un chiarimento. In effetti, questa sezione di fondamentale importanza della BRI è stata, per molto tempo, vista come parte di un’iniziativa ancora più ambiziosa: il Bangladesh, Cina, India and Myanmar (“Multimode”) Economic Corridor (BCIM). Il BCIM doveva collegare la città di Kunming (nella provincia sud-occidentale dello Yunnan) con una delle città più grandi dell’India, Calcutta (sulla costa del Golfo del Bengala). E il CMEC potrebbe potenzialmente (ma non necessariamente) diventare un ramo del BCIM.
Il corridoio economico di Bangladesh, Cina, India e Myanmar fornirebbe alla Cina una rapida rotta terrestre per l’Oceano Indiano non solo a Calcutta, ma anche a Chittagong, il principale porto del Bangladesh. In altre parole, il BCIM diverrebbe altrettanto importante (non solo dal punto di vista economico ma anche politico e strategico) del Corridoio economico Cina-Pakistan (CPEC), in costruzione e che mira a collegare le province occidentali della RPC col porto di Gwadar sulla costa del Mar Arabico. Tutte le nazioni hanno concordato sulla necessità del BCIM ad eccezione dell’India per ragioni abbastanza ovvie (di natura politica), di cui New Eastern Outlook ha discusso in più di un’occasione. E ora, il CMEC è parte fondamentale della BRI. Collegherà Kunming in Cina con Kyaukpyu, grande città nello Stato di Rakhine in Myanmar, dove i rohingya vivevano. Proprio come Chittagong e Calcutta, Kyaukpyu si trova sulla costa del Golfo del Bengala e pertanto fornirà alla RPC l’accesso via terra all’Oceano Indiano. Il costo sarà circa 1,3 miliardi di dollari per trasformare la città piuttosto malandata (con una popolazione di circa 45000 persone) in un porto marittimo perfettamente funzionante. Kyaukpyu sarà collegata alla provincia cinese dello Yunnan (dove il Presidente Xi Jinping si fermava sulla via del ritorno dal Myanmar) da una rete di strade e ferrovie, nonché da infrastrutture commerciali e industriali. Forse come conseguenza dell’attuazione di questo ampio progetto, le condizioni di vita (in termini di alloggi e posti di lavoro) nella regione miglioreranno, incoraggiando così il ritorno di circa 70.000 rohingya fuggiti in Bangladesh dallo nell’autunno 2017, Tuttavia, se ciò dovesse accadere, l’ostinata minoranza etnica dovrà definitivamente rinunciare alla speranza di ottenere l’indipendenza dal governo.
A causa della situazione politica che si forma nella regione, la reazione dell’India alla visita del leader cinese nel Myanmar e i suoi risultati venivano visti, come previsto, in modo negativi e reticente. Nuova Delhi ha i suoi piani per questa nazione, che il Primo Ministro Narendra Modi chiaramente indicò nei suoi incontri coi leader del Myanmar . Tuttavia, ora l’India potrebbe finire “inserita” tra due “corridoi” (BCIM e CPEC) originari della RPC. Dal punto di vista di un osservatore esterno, il suddetto scenario può essere visto sotto una luce molto positiva, naturalmente in assenza di qualsiasi preoccupazione nel quadro delle relazioni tra Nuova Delhi e Pechino (più India e Pakistan). Tuttavia, Nuova Delhi ha una sua opinione sulle questioni che affliggono i rapporti con la RPC e non ha bisogno di alcun consiglio “esterno”. Non vi è stata alcuna risposta ufficiale alla visita del Presidente Xi Jinping in Myanmar dal Giappone, altro protagonista della regione. Tuttavia, Global Times (pubblicato dal Quotidiano del Popolo del Partito Comunista di Cina) citava Asahi Shimbun dire che un funzionario del ministero degli Esteri giapponese parlava della presunta reazione ansiosa di Tokyo per la visita. Oggi Tokyo si prepara ad un evento veramente cruciale che, sicuramente, sarà la visita del leader cinese in Giappone (prevista per la primavera di quest’anno). E il 17 gennaio il ministro degli Esteri Toshimitsu Motegi parlava dell’importanza di questo viaggio durante una conferenza stampa.
Tutto sommato, la visita del leader cinese in Myanmar (Paese apparentemente trascurato) ebbe un effetto su una serie di questioni urgenti sorte negli ultimi anni nella regione dell’Indo-Pacifico.

Vladimir Terekhov, esperto della regione Asia-Pacifico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio