Crea sito

Venezuela, campione antimperialista

Ángel Guerra, Internationalist 360° , 30 gennaio 2020

Perché il Venezuela sa riunire con successo centinaia di importanti rappresentanti dei principali partiti di sinistra e movimenti popolari, donne, giovani, dalla nostra regione e dal mondo, come fece la scorsa settimana? Riesce spesso a farlo nonostante gli ostacoli imposti dall’impero yankee, che spinge i ministeri degli esteri a non rilasciare visti e le compagnie aeree a non vendere biglietti. La scorsa settimana Caracas riuniva il Forum di San Paolo e un vetrice mondiale contro l’imperialismo per la vita, la sovranità e la pace. Secondo me, l’unica cosa che spiega questa capacità di convocazione è la sua forza morale, il suo esempio di resistenza. E anche la necessità creata dai tempi in cui viviamo. L’assassinio di un generale antimperialista muove moltitudini in Medio Oriente e oltraggia milioni di persone nel mondo.
Nel 2019 il Venezuela ha sconfitto l’attacco più feroce degli Stati Uniti contro un’altra nazione nel 21° secolo. L’autoproclamazione di Juan Guaidó nel gennaio di quell’anno a presidente in carica fu il segnale d’inizio della nuova offensiva contro la Patria di Bolivar, in accordo coi piani approvati dal Comando Sud degli Stati Uniti, a sua volta coordinati coi governi di destra nella regione e il servile segretario generale dell’OAS Luis Almagro. Tali piani si basavano sul cosiddetto di guerra di quarta generazione, che include azioni in vari campi, in particolare campagne massicce e prolungate d’intossicazione mediatica, guerra economica e azioni sovversive di vario genere, incluso il tentato assassinio del Presidente Nicolas Maduro e di altri militari e le operazioni paramilitari la cui esecuzione fu avviata dalla Colombia dal Comando meridionale con la partecipazione attiva di Alvaro Uribe e del suo vice Ivan Duque. In che modo quei due, Pinhera, Almagro, Pence, Elliott Abrams, Marco Rubio e, naturalmente, Trump, pensavano che Guaidó rovesciasse Maduro? Il tentato golpe del 30 aprile fu visto anche come la fine della rivoluzione bolivariana. Fu certamente il culmine dell’offensiva, con la presenza di Guaidó e del suo capo politico Leopoldo López. Fu un’azione avventurosa e irresponsabile che avrebbe potuto costare numerose vite se non fosse stato per il patriottismo e la professionalità delle Forze Armate Nazionali Bolivariane che forgiarono una stretta unione civile-militare col popolo. A quel punto, l’autoproclamato aveva già iniziato a perdere rapidamente presa sulla gente, come mostrato nelle prime settimane dell’anno. Oggi si è scomparso perché non ha adempiuto una sola delle sue promesse e si crogiola nello scandalo gigantesco dei suoi legami con paramilitari, furto di fondi per gli aiuti umanitari e di beni venezuelani. Il massimo che riesce a raccogliere sono poche centinaia di persone nelle aree di opposizione di Caracas, in contrasto coll’iniziativa politica permanente di Maduro e l’enorme capacità del Chavismo di mobilitare le masse. Ma la parte più dannosa e criminale di tale lunga catena di aggressioni è l’attacco quotidiano, con la guerra economica, alle basi dell’approvvigionamento di cibo e medicine del popolo venezuelano. Quando si visita il Venezuela e si osserva l’azione del potere popolare, dei Consigli locali di approvvigionamento e produzione, si può realizzare pienamente la creatività, l’alta coscienza politica e l’eroismo inarrestabile del popolo Chavista.
Per quanto potente sia l’impero, non può estinguere la fiamma della ribellione dei venezuelani, né immaginare le soluzioni emerse a livello dei quartieri per sconfiggere la sua guerra. Sottovalutare queste persone è stato un grave errore degli Stati Uniti. Sottovalutano anche gli altri popoli di America Latina e Caraibi non più disposti ad accettare il sistema insopportabile e immorale del super-sfruttamento del capitalismo neoliberista e della sua democrazia elitaria e anti-popolare. Chi avrebbe potuto immaginare nel 2019 che la prateria dell’America Latina e dei Caraibi avrebbe bruciato più velocemente che alla fine di quell’anno? Mancano leadership, progetti e organizzazione, ma questo viene creato e permesso da incontri come quello a Caracas, perché consentono qualcosa di prezioso ed essenziale come lo scambio di esperienze, la certezza di non essere soli e che ci sono molti altri che combattono. A questo proposito, Maduro aveva detto alla riunione a Caracas che non dovremmo esitare ad organizzarci. Pensai allora a Fidel e agli scambi che aveva promosso a L’Avana sul debito estero e la minaccia dell’ALS, incontri senza cui non si poteva davvero spiegare la grande ondata anti-neoliberista dell’America Latina negli anni ’90 ed ancora oggi. Ciò di cui gli Stati Uniti e le oligarchie hanno davvero paura è che ci incontriamo ed organizziamo. Accusano Cuba e Venezuela di giustificare ulteriori aggressioni contro di loro, ma sanno che è il loro mortale modello neoliberale che ha sollevato Haiti, Honduras, Cile, Colombia, Ecuador, Bolivia, Argentina, Messico e chi segue, per rovesciarlo sulle piazze o col voto.

Traduzione di Alessandro Lattanzio