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Coronavirus: la Cina lo combatte, mentre gli altri ragliano!

Andre Vltchek, New Eastern Outlook 31.01.2020

La Cina è stata colpita dal coronavirus come un mattone sulla testa; pesantemente e senza pietà. Invece di aiuti, Pechino ha ricevuto critiche, persino attacchi verbali. Nonostante faccia un lavoro straordinario nella lotta contro l’epidemia, la Cina non ottiene alcun tributo per le sue azioni. Ora Bangkok, Giacarta e altre capitali regionali sono nel panico. Dopo aver cercato di nascondere la crisi per non scuotere l’industria turistica da cui sono fortemente dipendenti per l’arrivo di milioni di turisti cinesi, cercano d’introdurre misure sanitarie coerenti. Un po’ troppo tardi, si lamentano i loro cittadini. Tuttavia, l’occidente non ha voglia di criticarli. Tutte le critiche sono riservate, come sempre, alla Cina.
Nessuno sa esattamente da dove provenga la malattia. I medici cinesi (così come quelli russi) lavorano giorno e notte cercando di trovare risposte e cura. Ma finora, ma ancora si muore. Il tasso di mortalità dei pazienti infetti è molto elevato; alcune fonti dicono circa il 50%. Mentre questo articolo viene scritto, circa 210 persone hanno già perso la vita, principalmente in Cina. Nel 2013, The Guardian scrisse di casi simili in Arabia Saudita, dove la ricerca fu brutalmente nascosta: “Un medico in un ospedale saudita è stato licenziato per aver segnalato un nuovo ceppo mortale del coronavirus. Ora, con la metà di tutti i casi confermati concludesi con la morte, l’Organizzazione mondiale della sanità ha emesso un allarme globale e gli scienziati si preparano al peggio…” Questo esempio indica un approccio così comunemente adottato da diverse nazioni. In molti Paesi, emergenze simili non si affrontano direttamente. I governi sperano che se ne vadano, in silenzio, finché non è troppo tardi per impedire il disastro. I miei amici dottori di Hong Kong hanno commentato questo caso: “Quello era MERS, e MERS è un coronavirus, così come un raffreddore comune. L’attuale virus non ha ancora un nome, ma appartiene alla famiglia dei coronavirus”.
La Cina è cresciuta, con zelo e determinazione. Affronta una malattia mortale, come se stesse affrontando battaglioni nemici. È chiaramente un approccio comunista, simile a quello che ha già salvato milioni di vite a Cuba. Da Szechuan e altrove, ho iniziato a ricevere messaggi brevi ma potenti, scritti dai miei amici e colleghi; messaggi che riflettono l’eroica lotta della nazione cinese contro la malattia: “La Cina adotta la massima emergenza. Cure e prevenzione sono le missioni politiche più importanti”. “Nessuno può ora trascurare i suoi doveri… Nel dipartimento dell’istruzione della mia città hanno emesso un ordine per rinviare il giorno di apertura della scuola.” “A una fabbrica nella provincia di Zhejiang è stato detto di produrre 80 milioni di maschere in pochi giorni. Allo stesso tempo, il governo ordinava a fabbriche e negozi di non aumentare il prezzo delle maschere. Ha inoltre stanziato miliardi di RMB per misure preventive e prodotti, come pagare camion e treni che distribuiscono le attrezzature”, “I pazienti infetti da questo virus ricevono assistenza medica gratuita”. Una giovane diplomatica cinese, una mia amica che chiamerò solo col nome Langqi, mi riferì dalla sua città natale nel nord della Cina, vicino Pechino: “Nonostante l’inefficace risposta del governo di Wuhan nella fase iniziale, tutti i governi, dal centro al locale, hanno fatto tutto il possibile per contenere la diffusione del virus. Non è un compito facile, considerando la “più grande migrazione umana” in corso durante il capodanno cinese. È con immenso impegno e contributi volontari, da medici, infermieri, persone che lavorano nel settore dei servizi e delle consegne, nonché dalle stesse persone di Wuhan, che la Cina è in grado di gestire la diffusione del virus nella situazione attuale. Le misure reattive sono inoltre ampiamente supportate da esperti, compresi quelli che hanno operato durante l’epidemia di SARS. Si può dire che ora l’intero Paese lavora nel complesso per affrontare la nostra sfida comune: il coronavirus. La solidarietà non deriva solo dalla fiducia nel governo, ma anche dall’identità come parte della comunità”.
Un medico con cui lavoro ad Hong Kong, confermava in sintesi: “A Wuhan, alcuni funzionari hanno cercato di nascondere le informazioni all’inizio. Ma le autorità superiori hanno chiarito tutto e il mondo apprezza il lavoro del governo, in seguito”. Non tutti, ovviamente; purtroppo non tutti. Attaccare la Cina (così come Russia, Iran ed altre nazioni indipendenti) è ora uno sport, una professione ben pagata, o entrambi per molti individui, in particolare per chi vive in occidente. Ma molti, in particolare chi ha esperienza diretta, hanno deciso di schierarsi a sostegno della Cina: “Una studentessa indonesiana, Yessy Liana, a Wuhan ha recentemente inviato un appello appassionato al Paese natale, che ha la tendenza ad infangare i cinesi per conto dei suoi padroni occidentali: “Oggi sono nella città di Wuhan e voglio condividere la situazione in cui mi trovo adesso. Tutti abbiamo sentito parlare del coronavirus e per chi di voi è preoccupato o curioso, spero che questo video possa far luce sulla situazione. Questa è la mia mensa scolastica, di solito chiusa durante le vacanze invernali. Ma a causa del coronavirus, la scuola ha riaperto la mensa anche se solo al 1° piano… Perché la scuola vuole che gli studenti rimangano e riducano l’interazione con l’esterno. Questa è la strada di fronte al campus. Ora a Wuhan, i trasporti pubblici non funzionano da un po’. Ma i veicoli privati possono girare senza problemi. Potete vedere di persona che… è più silenziosa del solito. Ora siamo in uno Chaoshi (mercato) ancora aperto. Potere vedere lo stock abbondante di cibo e bevande in questo caoshi, e di solito chi di noi dorme al dormitorio di Wuhan acquista cibo e bevande qui. Ora siamo nel campus e di fronte a noi c’è l’ospedale del campus ancora aperto. L’edificio di fronte è un dormitorio per studenti esteri. Ci sono campi da basket e anche un posto per giocare a ping-pong… Ora siamo nel mio dormitorio. Accanto all’ingresso c’è una guardia di sicurezza che controllerà la temperatura di tutte le persone che entrano ed escono dal dormitorio. Per i genitori e amici preoccupati per i conoscenti in Cina, non preoccupatevi perché il governo e la scuola si prendono cura di noi…”
Storie simili circolano su tutti i social media, caricati da studenti e lavoratori stranieri che vivono in Cina. Parlano della determinazione e della forza dello Stato, del Partito comunista e dei cittadini. A tutte le fabbriche viene ordinato di produrre dispositivi di protezione, i laboratori lavorano allo sviluppo di vaccini e medicine per combattere quest’ultimo tipo di coronavirus. Gli ospedali vengono costruiti letteralmente dall’oggi al domani. Il mio amico, medico di Hong Kong, non ha dubbi sul perché l’occidente ignori questa lotta dedicata dalla Cina contro la malattia mortale: “Le persone accusano la Cina, da ogni parte. Ciò significa che la Cina è davvero forte!”. e condivideva un’immagine con un commento: “Guarda questo. Un giornale danese insulta la Cina usando il coronavirus come le stelle della bandiera nazionale. Questo ha molti risposte dai cittadini cinesi. Il primo ministro ha rifiutato di scusarsi perché “in Danimarca esiste la libertà di espressione””. Le cose degenerano sempre più. Gli attacchi s’intensificano. Ad Hong Kong, i rivoltosi bruciano rifugi destinati ad ospitare future vittime del coronavirus, costringendo il governo locale a chiudere tutti i posti di frontiera con la Cina continentale: terminal dei traghetti, ponti. I collegamenti ferroviari sono già stati sospesi. Alcuni ad Hong Kong lamentano che i rivoltosi hanno già perso umanità e compassione. È il capodanno lunare cinese, dopo tutto; inizio dell’anno propizio del ratto. Tempo in cui si dovrebbe mostrare solidarietà e gentilezza. Ma non è ciò per cui i rivoltosi sono pagati dagli occidentali.
La Cina ora combatte con successo, ma da sola. I cinesi sono chiaramente consapevoli del fatto che la loro nazione è “messa in quarantena” politicamente dall’occidente. Anche durante tempi così difficili d’emergenza medica, vi è il sarcasmo deviato da Washington, Londra e Parigi, mai una mano tesa. Alcune pubblicazioni, tra cui Global Research in Canada, non escludono la possibilità che ciò cui assistiamo sia guerra biologica occidentale contro la Cina. Se hanno ragione, le probabilità che la Cina venga sconfitta sono davvero scarse. Il 31 gennaio 2020, RT riferiva che gli scienziati cinesi hanno fatto il primo passo da gigante nella loro epica battaglia: “Secondo quanto riferito, gli scienziati in Cina hanno sviluppato un test rapido in grado di rilevare il coronavirus 2019-nCoV in meno di quindici minuti, una svolta importante che si spera contribuirà a arginare la marea dell’infezione. Esperti di un’azienda tecnologica di Wuxi, nella provincia orientale del Jiangsu, in Cina, in collaborazione coll’Istituto nazionale per il controllo e la prevenzione delle malattie virali, hanno sviluppato il kit di test rapidi nucleici in soli dieci giorni, secondo l’agenzia Xinhua”.
La Cina vincerà la battaglia contro tale virus dannoso, presto, ma la situazione sarà ricordata per molti anni. Ha già spezzato la fiducia e presto influenzerà negativamente il modo in cui questo mondo funziona. Per anni e decenni, la Cina è rimasta sola, sorridente e con la mano tesa, offrendo pace e amicizia. Molti si chiedono ora se tale gentilezza unilaterale potrà migliorare il mondo.

Andre Vltchek è filosofo, romanziere, regista e giornalista investigativo. È creatore del Mondo di parole e immagini di Vltchek e autore di numerosi libri, tra cui la Cina e la civiltà ecologica. Scrive in particolare per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio