Crea sito

9 miti fasulli sull’Operazione Barbarossa

Christer Bergström, Historyextra

L’invasione tedesca dell’Unione Sovietica, lanciata il 22 giugno 1941, fu la più grande operazione militare della storia. Nata dal desiderio di Hitler di conquistare i territori sovietici e sconfiggere il bolscevismo, l’Operazione Barbarossa fu parte della fantasia razzista di Hitler di stabilire il “lebensraum” (spazio vitale) nell’est. Christer Bergström dissipa molti miti sulla campagna.

1. Il crollo di Stalin
Nel famoso discorso al 20° Congresso del Partito Comunista dell’Unione Sovietica nel febbraio 1956, il Primo Segretario Nikita Krushjov disse: “Dopo il primo grave disastro e la sconfitta sul fronte Stalin pensò che fosse la fine. In uno dei suoi discorsi in quei giorni disse: “Tutto ciò che Lenin ha creato l’abbiamo perso per sempre!” Dopo questo Stalin, per molto tempo smise di fare qualsiasi cosa”. Grazie a tale affermazione, l’idea che Stalin scivolasse nella paralisi nei primi giorni della campagna divenne uno dei fraintendimenti più duraturi sull’Operazione Barbarossa. Tuttavia, secondo una ricerca di Steven Main dell’Università di Edimburgo sugli appunti di Stalin, questa citazione non era altro che disinformazione di Krushjov. La maggior parte mostra che il giorno lavorativo ufficiale di Stalin il 22 giugno 1941 iniziò alle 05:45 e terminò alle 16: 45. Il 23 giugno, quando il dittatore sovietico avrebbe dovuto soffrire del “crollo”, lavorò per 22 ore e 35 minuti. Dopo una giornata così estenuante, il giorno lavorativo più breve di Stalin fu il 24 giugno, per poco più di cinque ore. Questo potrebbe essere il nucleo delle accuse di Krushjov. Tuttavia, per il 25/26 giugno, Stalin ebbe 24 ore di incontri. Il 27 giugno, secondo Main, “i suoi giorni lavorativi registrati durarono più di 10 ore e, probabilmente, a causa di questo programma stressante fisicamente e mentalmente, la sua giornata lavorativa del 28 giugno durò di nuovo poco più di 5 ore”. Pertanto, lungi dal cessare di “fare qualsiasi cosa”, Stalin lavorò per 168 ore nella settimana del 22-28 giugno.

2. Resa in massa dei soldati sovietici
L’attacco tedesco iniziò il 22 giugno 1941. L’11 luglio 1941 i tedeschi avevano preso più di 400000 prigionieri di guerra sul fronte orientale. Tuttavia, contrariamente alla credenza popolare, non ci furono mai rese di massa. A causa degli ordini di Stalin a che le truppe rimanessero al loro posto, grandi unità furono accerchiate. Ma la maggior parte delle unità isolate combatté ostinatamente fino ad esaurire le munizioni. Nella fortezza di Brest, al confine, una piccola guarnigione resistette a un nemico nettamente superiore per truppe ed artiglieria, infliggendo oltre 1000 morti alla 45.ma Divisione di fanteria tedesca. “Il nemico combatte con la massima resistenza e coraggio”, riferiva l’Heeresgruppe Mitte [Gruppo d’Armate Centro tedesco] all’Alto comando dell’esercito tedesco il 28 giugno. La 4.ta Armata tedesca descrisse i soldati sovietici come “eccezionalmente duri e forti”. Emigrati “bianchi” fuggiti dalla Russia dopo la Rivoluzione d’Ottobre furono usati per convincere le truppe circondate dell’Armata Rossa ad arrendersi e ad unirsi agli antibolscevichi, ma questo fu “categoricamente righettato”, secondo un rapporto dell’esercito tedesco. Un altro racconto tedesco recita: “Che fine ha fatto il russo del 1914–17, che fuggiva o si arrendeva quando la tempesta era al culmine? Ora rimane nel suo bunker e ci costringe a bruciarlo, preferisce essere bruciato nel suo carro armato e i suoi aviatori continuano a spararci anche quando il loro aereo è in fiamme. Che fine ha fatto il russo? L’ideologia l’ha cambiato!”

3. La grande spia Sorge contribuì alla presunta mobilitazione delle armate sovietiche dall’Estremo Oriente che avrebbero salvato Mosca
Si dice spesso che il 14 settembre 1941 la spia sovietica a Tokyo Richard Sorge avesse informato Stalin che il Giappone non avrebbe attaccato l’Unione Sovietica fin quando Mosca non fosse stata presa dai tedeschi. È comunemente affermato che tale informazione salvò Mosca nel senso che permise all’Armata Rossa di liberare un gran numero di truppe, spesso raffigurate come ben equipaggiate e altamente addestrate, dall’Estremo Oriente russo per Mosca. Ma questo va respinto come mito basato esclusivamente su speculazioni. Ciò che Sorge effettivamente scoprì fu che il Giappone non avrebbe attaccato l’Unione Sovietica a meno che “l’URSS non trasferisse grandi forze dall’est”. In effetti, non più di tre divisioni furono spedite dall’Estremo Oriente a Mosca durante ottobre-dicembre 1941; la 32.ma e la 78.ma Divisione fucilieri e la 58.ma Divisione corazzata. Altre due divisioni, la 93.ma Fucilieri e l’82.ma Meccanizzata, arrivarono dal distretto militare del TransBajkal e tre, 18.ma e 20.ma Dvisione di cavalleria di montagna e la 238.ma Divisione fucilieri, arrivarono dal distretto militare dell’Asia centrale. Queste erano solo otto delle centinaia di divisioni impiegate dall’Armata Rossa sul fronte il 1° dicembre 1941.

4. Il logoramento della Wehrmacht dagli implacabili contrattacchi sovietici
Si dice spesso che uno dei motivi principali per cui i tedeschi furono sconfitti dall’Unione Sovietica nella battaglia di Mosca nel dicembre 1941fu il logorio delle loro forze. In effetti, alla fine di novembre 1941, la Wehrmacht sul fronte orientale era una semplice ombra di ciò che fu cinque mesi prima. Le perdite avevano ridotto la forza dell’esercito e delle unità della Luftwaffe al 30-40% o meno, della forza originale. Il Landser veterano di prima linea fu gravemente colpito dalla fatica della battaglia dopo cinque mesi di combattimenti intensi e incessanti. Tuttavia, l’Armata Rossa era in uno stato molto più logoro. Le sue armate erano a pezzi dopo aver subito enormi perdite nelle battaglie a doppio accerchiamento di Vjazma e Brjansk nell’ottobre 1941. Le divisioni erano diminuite di un paio di migliaia di uomini, spesso reclute non addestrate, e mancava ogni tipo di equipaggiamento. In effetti, mentre i tedeschi poterono aumentare la forza corazzata sul fronte orientale tra settembre e dicembre 1941, la forza corazzata sovietica fu dimezzata. Questo porta al successivo mito …

5. La vasta superiorità numerica di cui godevano i sovietici
La propaganda nazista alimentò l’immagine dei tedeschi che combattevano contro “innumerevoli masse dall’est”, ma era solo propaganda razzista. In realtà, la guerra sul fronte orientale nel 1941 fu caratterizzata dall’inferiorità numerica sovietica. Il 22 giugno 1941, i quattro distretti militari occidentali sovietici dal Mar Baltico al Mar Nero avevano 2,3 milioni di uomini, contro quasi 4,5 milioni di truppe dell’Asse. La Wehrmacht aveva accumulato 3,35 milioni di truppe. A ciò l’esercito rumeno contribuì con 600000 uomini e, nel nord, la Finlandia aveva già mobilitato il suo esercito radunando 530000 uomini. Quando l’Armata Rossa contrattaccò a Mosca nel dicembre 1941, l’inferiorità numerica sovietica era ancora maggiore. I dati sulla forza sovietica negli archivi mostrano che il 1° dicembre 1941, i sovietici poterono radunare 576500 soldati e 574 carri armati contro il Gruppo d’Armate Centro tedesco, che all’epoca aveva 1,2-1,9 milioni di truppe con 1800 carri armati e cannoni d’assalto. I tedeschi non solo godevano di una triplice superiorità numerica nei carri armati, ma dei carri armati sovietici impiegati a Mosca, solo il 30% erano T-34 o KV, mentre il resto era tankette assolutamente obsolete. Mentre la guerra continuava, i tedeschi persero gradualmente la superiorità numerica, che si riflesse nella maggiore capacità industriale sovietica, ma le vittorie più brillanti nel 1941 furono raggiunte con una netta superiorità numerica.

6. Fu il freddo artico a fermare l’offensiva tedesca
Gran parte della storiografia occidentale sull’operazione Barbarossa, basata principalmente su fonti tedesche, sottolinea le omicide temperature di congelamento e le cita come prima ragione della sconfitta tedesca. Ma questo non è confermato dai dati meteorologici. L’offensiva sovietica coincise con un insolito calo di temperatura, inferiore a meno 35 gradi Celsius il 5 e 6 dicembre. Ma in effetti i tedeschi poterono scongiurare gli attacchi sovietici durante questi giorni dalle temperature incredibilmente basse. Il 6 dicembre, con un record di 38 gradi sotto lo zero, la 9.na Armata tedesca contrattaccò a Kalinin col pesante sostegno del Panzergruppe 3 [Gruppo Panzer 3, armata corazzata composto da diversi corpi] e respinse nuovamente la 31.ma Armata sovietico dal fiume Volga. Nel processo, la 250.ma Divisione fucilieri sovietica fu completamente distrutta e dovette ritirarsi. Tra il 5 e il 7 dicembre, l’Alto Comando tedesco riferì che gli attacchi sovietici in generale erano stati respinti. “Fallimmo nei primi giorni”, ammise Zhukov, il più acclamato comandante sovietico della Seconda guerra mondiale. Ma l’8 dicembre la bassa pressione che portò disgelo e forti cadute coprì la regione di Mosca. Le voci sul diario dell’alto comando tedesco mostrano che questo tempo continuò a rimanere sulla zona per diversi giorni. L’8 dicembre, il diario dell’alto comando tedesco osservò “Improvvisi cambiamenti climatici. Temperature durante il giorno fino a +4 gradi [Celsius], strade molli”. È interessante notare che fu in quel giorno che le truppe sovietiche raggiunsero le prime vittorie. Lo stesso giorno, il feldmaresciallo Fyodor von Bock, comandante del Gruppo Armate Centro tedesco, riferì disperatamente che le sue truppe non potevano resistere all’attacco concentrico sovietico. Il 9 dicembre, con temperature tra meno 5 e 0 gradi Celsius, von Bock inviò una richiesta urgente all’Alto Comando dell’esercito: “Il Gruppo d’Arnate ha bisogno di più uomini!” Nel suo diario scrisse il Generaleoberst Franz Halder, profondamente preoccupato: “Parla al telefono col feldmaresciallo von Bock: [Generale] Guderian riferisce che le condizioni delle sue truppe sono così critiche che non sa come respingere il nemico”. Sotto pioggia e disgelo il 12 dicembre, la 2.nda Divisione panzer tedesca fu espulsa da Solnechogorsk, dopo essere stata respinta di 40 km dall’inizio della controffensiva sovietica. Quel giorno, un von Bock sempre più disperato telefonò di nuovo all’OKH [Alto comando dell’esercito tedesco], riferendo che la situazione del Gruppo d’Armate Centro tedesco aveva “raggiunto una fase acutamente critica”. La penetrazione sud-occidentale del fronte della 2.nda Armata fu ulteriormente approfondito da Livnij in direzione di Orjol. La 45.ma Divisione di fanteria fu circondata e parzialmente distrutta. “Situazione molto grave nella 2.nda Armata”, notò Halder nel suo diario. In effetti, la svolta a Mosca è un evento molto singolare. In effetti, le truppe tedesche, che avevano creduto che il nemico fosse sul punto di crollare, erano psicologicamente totalmente impreparate a un assalto così violento dai motivati soldati dell’Armata Rossa. Cominciarono a ritirarsi, e presto la ritirata divenne rotta. La psicosi di massa attanagliò i soldati della Wehrmacht. Ciò alimentò ulteriormente lo spirito combattivo dei sovietici. In molti luoghi, la battaglia si sviluppò con le truppe dell’Armata Rossa, ubriache del successo e desiderose di vendetta, inseguendo le formazioni sparse della Wehrmacht in fuga lungo strade ghiacciate. Fu il crollo morale tedesco, niente di meno. “Grave frattura nella fiducia nei comandi sul campo”, fu osservato dai tedeschi.

7. Le grandi differenze nelle perdite di truppe tra le due parti sul fronte orientale
Nel corso degli anni, l’immagine sulle differenze tra le due parti in guerra durante l’Operazione Barbarossa prevalse come cosa eccezionale. Non è raro vedere affermazioni totalmente infondate sulla differenza tra le perdite sovietiche e tedesche come 10 a 1 o addirittura 20 a 1. Uno studio più attento, tuttavia, rivela ciò come ennesimo mito, probabilmente basato su resoconti tedeschi colorati da pregiudizi razzisti. Un confronto tra i rapporti delle perdite durante l’Operazione Barbarossa e la campagna occidentale tedesca nel 1940 mostra che i tedeschi in realtà inflissero maggiori perdite ai nemici occidentali, in relazione alle loro perdite, rispetto all’Armata Rossa. La relazione tra le vittime totali fu 19 a 1 a favore dei tedeschi nella campagna occidentale e di 3,2-4,8 a 1 a favore dei tedeschi e loro alleati nell’Operazione Barbarossa. Anche se i prigionieri di guerra degli avversari dei tedeschi sono scontati, i rapporti non sono ancora migliori per i tedeschi sul fronte orientale: 2,3 a 1 a favore dei tedeschi nella campagna occidentale e 1,9-2,4 a 1 a favore dei tedeschi e loro alleati nell’Operazione Barbarossa.

8. I partigiani sovietici
La storia dei partigiani sovietici è in gran parte offuscata da resoconti tedeschi estremamente distorti e dalla glorificazione della storiografia ufficiale sovietica. Nel famoso discorso radiofonico del 3 luglio 1941, Josif Stalin sollecitò la popolazione a formare unità di guerriglia nelle aree occupate dal nemico. Tuttavia, in realtà Stalin e la leadership sovietica temevano l’iniziativa individuale fuori controllo più di ogni altra cosa e nei primi 15 mesi di guerra “la politica sovietica scontò e perfino scoraggiò l’iniziativa e la partecipazione popolare”. Le direttive nazionali per l’attività dei partigiani, emanate il 18 luglio 1941, affermavano che partigiani dovevano essere solo “partecipi alla guerra civile e quei compagni che hanno già dimostrato valore nel battaglione di distruzione [NKVD, Organizzazione per la Sicurezza dello Stato – unità di sabotaggio], nella milizia popolare e anche operai dell’NKVD”. In effetti, il compito principale assegnato dalla leadership sovietica ai partigiani non era tanto combattere gli occupanti, ma svolgere i compiti politici assegnati, cioè ripristinare e sostenere l’autorità del governo sovietico nei territori occupati. Nei primi anni, la maggior parte delle persone uccise dai partigiani erano civili accusati di essere contrari al sistema sovietico. Solo nel 1943 il movimento partigiano iniziò a diventare una forza militare su cui contare.

9. Un’ondata misconosciuta di stupri di massa sul fronte orientale
Gli scrittori occidentali hanno avuto successo nel spacciare la terribile ondata di stupri commessa dai soldati sovietici in Germania e Polonia verso la fine della guerra al pubblico. Ad esempio, nel suo epico libro sulla battaglia di Berlino, lo storico Antony Beevor affronta lo stupro di donne tedesche o polacche da parte di soldati sovietici in 28 pagine. Quando si tratta di stupro, la prospettiva della vittima ovviamente domina, e quindi è assolutamente giustificato e d’obbligo affrontare tali atrocità. Ciò che rende l’intera faccenda ancora più tragica è che gli stupri tedeschi di donne polacche e sovietiche, probabilmente su scala ancora maggiore e precedenti di certo questi stupri sovietici, sono ignorati da tutti gli storici occidentali. Sebbene probabilmente milioni di cittadini sovietici, principalmente donne e ragazze, furono vittime di stupri, l’argomento fu trascurato. Esiste anche un mito diffuso secondo cui gli ebrei non furono aggrediti sessualmente dai tedeschi. Le prove da tutta Europa, compresi i territori occupati e i campi di concentramento, dimostrano che ciò non è vero. Le leggi naziste contro il sesso con una donna ebrea riguardavano solo i casi di sesso consensuale. Anche a dispetto delle loro leggi e regole ufficiali militari e razziali, i tedeschi di Wehrmacht, SS, polizia, amministrazione civile e i loro alleati commisero stupri di massa, incluso lo stupro di gruppo su scala enorme e di routine nei territori occupati di Unione Sovietica e Polonia. Le vittime erano ebrei oltre che gentili; donne e ragazze, nonché uomini e ragazzi; e le vittime andavano dai bambini ai vecchi; ci sono esempi di vittime di stupro di 90 anni e di ragazze di nove od otto anni.

Christer Bergström è l’autore di Operazione Barbarossa 1941: Hitler contro Stalin. I suoi lavori precedenti includono Ardenne 1944-1945: l’offensiva invernale di Hitler e La Battaglia d’Inghilterra: Un epico conflitto rivisto.

Traduzione di Alessandro Lattanzio