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Il Pentagono porta a 64 il numero di statunitensi feriti nell’attacco missilistico iraniano

PressTV, 31 gennaio 2020

Il Pentagono ha nuovamente aumentato a 64 la cifra di soldati feriti nell’attacco di ritorsione iraniana in Iraq all’inizio del mese, dicendo che avevano subito “traumi cranici”. Il capo del Pentagono Mark Esper e il presidente dei Capi di Stato Maggiore Congiunto Mark Milley avevano detto che i militari subirono tali lesioni “molto seriamente” dopo critiche sulle autorità che cercavano di nascondere i dati. “I numero cresce”, aggiunse Milley, spiegando che ci vuole tempo per diagnosticare e selezionare i soldati presenti nell’area al momento dell’attacco. Il New York Times citava una dichiarazione del Pentagono che portava il numero totale di truppe ferite a 68. Il rapporto afferma che otto truppe sono attualmente in cura negli Stati Uniti, 21 a Landstuhl, in Germania, e che altre 39 erano tornate operative in Iraq. Il nuovo conteggio segna almeno il quarto caso in cui i funzionari statunitensi aumentavano il numero di truppe statunitensi ferite dall’attacco missilistico dell’Iran dell’8 gennaio, in risposta all’assassinio del generale comandante dell’antiterrorismo Qasim Sulaymani, del 3 gennaio.
All’inizio l’amministrazione Trump affermò che nessun nordamericano fu ferito nell’attacco. “Non abbiamo subito vittime, tutti i nostri soldati sono al sicuro e nelle nostre basi militari ci sono stati solo danni minimi”, dichiarava il presidente Donald Trump un giorno dopo l’attacco missilistico. Una settimana dopo, tuttavia, l’esercito nordamericano dichiarava che 11 erano rimasti feriti nell’attacco. Poi il conteggio arrivava a 34 e quindi 50, attirando ulteriori critiche sulle affermazioni iniziali dell’amministrazione Trump di non aver avuto vittime. Trump comunque cercava di minimizzare i rapporti, dicendo che “ho sentito che avevano mal di testa”. “Non li considero lesioni molto gravi rispetto ad altre lesioni che ho visto”, aveva detto la scorsa settimana. I commenti furono lanciati dai Veterani delle guerre straniere (VFW), la maggiore organizzazione di veterani nordamericana che chiedeva a Trump di scusarsi per le sue osservazioni. “La lesione cerebrale traumatica (TBI) è una lesione grave che non può essere presa alla leggera. È noto che la TBI causa depressione, perdita di memoria, forti mal di testa, vertigini e affaticamento, tutte le lesioni che hanno effetti a breve e a lungo termine “, aveva detto il comandante nazionale della VFW William Schmitz. Esper aveva cercato di difendere il presidente. “È molto preoccupato per la salute e il benessere di tutti i nostri militari, in particolare quelli coinvolti nelle nostre operazioni in Iraq”, aveva detto.

L’ordine di assassinio di Soleimani aveva “turbato” i funzionari statunitensi
Un rapporto della NBC che descriveva in dettaglio gli eventi per l’ordine di Trump di assassinare il Generale Sulaymani, affermava che la misura “turbava” molti ufficiali dell’esercito e dell’intelligence nordamericani. “Stupita”, fu la reazione di un ex-ufficiale della CIA che la NBC affermò aver “passato l carriera” lavorando contro il Generale Sulaymani. Il rapporto afferma che i funzionari statunitensi temono che la decisione, presa in presenza di “un gruppo ristretto di capi”, potrebbe mettere in moto “una guerra su vasta scala” che danneggerebbe gravemente l’economia mondiale e bloccherebbe gli Stati Uniti “ancora un altro pantano in Medio Oriente”. Il rapporto afferma che i comandanti statunitensi in Iraq previdero numerose forme di attacchi a seguito dell’assassinio, dai droni suicidi iraniani ad attacchi a terra dai combattenti iracheni. Insieme al Generale Soleimani, anche il comandante iracheno Abu Mahdi al-Muhandis fu assassinato nell’attacco dei droni. Era il secondo in comando delle Unità di mobilitazione popolare antiterrorismo dell’Iraq (PMU). Molti politici nordamericani denunciarono l’assassinio di Trump del Generale Sulaymani come pericolosa provocazione che rischia di impantanare gli Stati Uniti in un altro pericoloso conflitto nella regione.
Il 30 gennaio, la Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti approvava due atti legislativi volti a contenere i poteri di guerra di Trump. L’assassinio da parte degli Stati Uniti dei più importanti comandanti antiterrorismo del Medio Oriente aveva spinto decine di milioni in Iraq, Iran, India, Pakistan e altrove a scendere in piazza e sfogare la rabbia contro gli Stati Uniti. Gli iraniani hanno onorato in numeri senza eguali nella storia il comandante carismatico chiedendo vendetta.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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