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Il programma della portaerei nucleare cinese

Hemri Kenhmann East Pendulum 05/03/2018

La Cina sviluppa un programma per portaerei nucleari? Se la risposta alla domanda sembra logica e banale, data la crescente importanza degli interessi marittimi nell’alimentare la “rinascita” del Paese e il progresso della potenza tecnologica a tutto campo osservato negli ultimi 10 anni, nessuna prova pubblica lo conferma finora. Ma un articolo pubblicato sul sito della China Shipbuilding Industry Corporation (CSIC), uno dei due principali conglomerati della cantieristica navale pubblica cinese, oltre la China State Shipbuilding Corporation (CSSC), dava un chiarimento alla domanda. Infatti, nella prima edizione del testo “Nuovo viaggio, nuovo piano. Cosa dovrebbe fare la CSIC in questa nuova era di sviluppo ad alta qualità?“, non più accessibile ma copiato prima di essere riscritto, la parola “portaerei nucleare” era in cima alla lista delle varie importanti attrezzature da sviluppare per raggiungere la “trasformazione strategica della Marina cinese entro il 2025“. Anche se il gruppo cantieristico cinese ha rapidamente rielaborato il testo poche ore dopo cancellando la frase citata, dalle parole chiave come “portaerei nucleare”, “nuovo sottomarino nucleare”, “sottomarino silenzioso” a propulsione diesel, “Sistema globale d’intelligence sottomarino senza equipaggio”, “Sistema di guerra anti-sottomarini globale multidimensionale” e “Sistema d’informazione sul campo di battaglia navale integrato”, molti hanno già avuto il tempo di avere queste informazioni vitali. Il ministro della Difesa giapponese Itsunori Onodera, ad esempio, esprimeva preoccupazione per tali notizie ai giornalisti, dicendo che la Cina aumenta le attività aeree e marittime nelle aree limitrofe, con una capacità militare rapidamente rafforzata e poco trasparente. Il suo discorso fu trasmesso da diversi media giapponesi inclusa NHK statale. Se questa pseudo-conferma dell’esistenza del programma di portaerei nucleari cinese sembra sorprendente a prima vista, non lo è in realtà poiché la portaerei nucleare è sempre stata parte del programma per le portaerei cinesi, dall’agosto 2004.
Secondo il “Progetto 048” (leggasi anche 04.8 per agosto 2004) che definisce il quadro principale in cui la Marina cinese acquisisce le portaerei, la portaerei nucleare sarà la terza e ultima fase dopo il passaggio alla portaerei STOBAR (ex-Varjag diventata Liaoning) e lo sviluppo di una CATOBAR a propulsione convenzionale. Coi primi due passi effettuati, accelerando l’operatività della portaerei Liaoning e la costruzione della seconda portaerei STOBAR a Dalian, oltre a preparare la costruzione della terza portaerei CATOBAR cinese a Shanghai, è logico che i cinesi abbiano iniziato gli studi per il futuro programma di portaerei nucleari. Sul motivo per cui CSIC faceva tale annuncio, la risposta è altrettanto banale visto che in questo gruppo cantieristico navale cinese c’è la più grande azienda di costruzione di grandi navi da guerra di superficie del Paese (Istituto 701) e anche l’unico grande ufficio progettazione di navi a propulsione nucleare (Istituto 719). Al momento non è chiaro quale cantiere navale sarà interessato dalla costruzione delle future portaerei nucleari cinesi, dato che Dalian del gruppo CSIC e Jiangnan Changxing del gruppo CSSC hanno capacità e competenze per eseguirla. Ma non è escluso che la costruzione possa essere assegnata ad entrambi allo stesso tempo. Oggi, quasi alcun’altra informazione pubblica è disponibile sullo stato del programma delle portaerei nucleari cinesi. Solo le fonti vicine agli industriali cinesi sanno che le navi avranno “due grandi reattori appositamente sviluppati” e non trasformati dai reattori miniaturizzati sottomarini. Dati i progressi fatti e visibili sulle catapulte elettromagnetiche, è del tutto plausibile pensare che anche questi sistemi saranno usati.

Pechino pianifica una Marina con sei portaerei
Sputnik, 17.05.2018

Proprio mentre la prima portaerei costruita in Cina, nota come Type 001A, veniva inviata per le prove in mare, i media cinesi prospettavano l’idea che l’Esercito Popolare di Liberazione (PLA) ne abbia bisogno di altre quattro. Al momento, la Cina ha solo una portaerei operativa: la Liaoning, ricostruita da una nave portaerei dell’era sovietica incompleta, la Varjag. La Cina costruiva una seconda portaerei, la Type 001A, ora sottoposta a test. La nuova portaerei potrebbe essere consegnata alla PLAN entro la fine dell’anno ed operare entro due anni, secondo quanto riportato da Asia Times, secondo cui media cinesi suggeriscono che il PLA avrà bisogno di sei portaerei per formare gruppi d’attacco a sostegno degli interessi della Cina nella regione. Il sito aveva anche indicato che ulteriori portaerei permetteranno alla Cina di gestire “emergenze su più fronti” nello “scenario peggiore”. Una terza portaerei, ipotizzata dal sito, potrebbe essere costruita nel prossimo decennio. Tuttavia, i funzionari non ne parlavano ufficialmente. Ma non tutti i media cinesi avanzano la stessa storia; media statali riportavano che Pechino non ha intenzione di dare il via alla “corsa agli armamenti” cogli Stati Uniti, che hanno 11 portaerei.
Wang Yunfei, esperto navale di Pechino ed ammiraglio in pensione, affermava che la Cina non intende costruire tante portaerei come suggerito, sottolineando che l’obiettivo della Cina non è inseguire gli Stati Uniti. “La missione della PLAN è salvaguardare sovranità, integrità territoriale e interessi nazionali della Cina, piuttosto che giocare al “poliziotto mondiale”“, affermava. Se i leader militari cinesi decidono di costruire più portaerei, il team di costruttori navali è pronto alla sfida, affermava Hu Wenming, presidente della China Shipbuilding Industry Corporation, “Abbiamo già sviluppato un team di esperti in ricerca, progettazione e costruzione di portaerei, e la loro età media è di soli 36 anni“, dichiarava Hu, secondo il South China Morning Post. “In futuro, se il Paese vorrà sviluppare qualsiasi tipo di portaerei, abbiamo la capacità per farlo“. La portaerei Type 001A richiese quattro anni per la costruzione. Non è chiaro quando il Paese potrebbe iniziare a costruirne un’altra.

Traduzione di Alessandro Lattanzio