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La guerra batteriologica degli Stati Uniti contro la Corea democratica

Wayne Madsen, SCF 19 dicembre 2017

Con la crescente evidenza che gli Stati Uniti condussero operazioni di guerra batteriologica contro la Corea democratica durante il conflitto coreano, le scuse degli Stati Uniti al popolo nordcoreano potrebbero fare molto per portare Washington e Pyongyang al dialogo sui programmi di missili balistici intercontinentali ed armi nucleari. Durante la guerra di Corea, ci furono accuse sostanziali della comunità internazionale secondo cui gli Stati Uniti usavano armi chimiche e biologiche (CBW) nella penisola coreana. Un memorandum segretp della Central Intelligence Agency (CIA), del 7 luglio 1953, di Horace S. (“Pete”) Craig per il direttore della CIA Allen Dulles, discusse la proposta d’utilizzare i risultati del US Psychological Strategy Board (PSB) per contrastare gli sforzi della comunità internazionale per indagare sulle accuse di uso di CBW degli Stati Uniti in Corea. Un “Memorandum of Conversation” segreto precedentemente emesso dal dipartimento di Stato degli Stati Uniti del 6 luglio 1953 delineava un piano per dissimulare un rapporto pubblicato dalla Commissione scientifica internazionale (ISC) che concludeva che gli Stati Uniti usavano armi biologiche in Corea. Anche se la nota del dipartimento di Stato ammise che gli scienziati che firmarono il rapporto ISC erano “persone altamente competenti” e che il loro “lavoro manuale” era “difficile da attaccare”, una squadra di funzionari di dipartimento di Stato, CIA e Pentagono, sostenuta dall’ambasciatore nordamericano Henry Cabot Lodge alle Nazioni Unite, dal consigliere per la guerra psicologica CD Jackson del presidente Dwight Eisenhower, e Allen Dulles, decisero di screditare il rapporto dell’ISC.
Il colonnello Arthur Long, rappresentante del Pentagono nella squadra del PSB e l’epidemiologo capo dell’esercito definirono il rapporto ISC una “fabbricazione” basata su “prove” che non potevano essere “demolite” dagli Stati Uniti. In altre parole, il rapporto ISC si basava su fatti scomodi per la CIA e la dirigenza in politica estera e militare statunitensi. Poiché l’ISC aveva sostanzialmente dimostrato che gli Stati Uniti utilizzavano armi biologiche in Corea, gli Stati Uniti cercarono di screditare il rapporto senza criticare il team internazionale di rinomati scienziati che partecipò allo studio dell’ISC. Il PSB fece in modo che la National Academy of Sciences (NAS), collegata alla comunità d’intelligence, nominasse un comitato guidato dal dr. Detlev Bronk per screditare il rapporto ISC. Bronk, un biofisico, era presidente del Rockefeller Institute for Medical Research di New York e persona non estranea ai programmi segreti di armi biologiche della CIA e del Pentagono condotti nell’ambito dei programmi della CIA come MK-ULTRA, MK-NAOMI e MK-DELTA. Bronk in realtà espresse un certo dispiacere per la dipendenza del NAS dalle “scoperte” del colonnello Long sull’uso di armi batteriologiche in Corea. Questi risultati furono spacciati dalla NAS presso la comunità scientifica internazionale per una revisione. Tuttavia, Bronk assicurò che le conclusioni di Long ebbero un trattamento “di basso profilo” dalla NAS.
L’obiettivo di CIA e PSB era organizzare un gruppo di scienziati internazionali per contestare il rapporto dell’ISC all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Il ministero degli Esteri inglese respinse la proposta del dipartimento di Stato degli Stati Uniti a che la Gran Bretagna guidasse la condanna del rapporto ISC. Londra si oppose alla proposta che i principali scienziati ingle4si si unissero alla NAS nel definire il rapporto ISC infondato e senza merito. Tutto ciò che PSB e dipartimento di Stato poterono raccogliere dalla Gran Bretagna fu un rapporto commissionato, non scritto da uno scienziato ma da John Clews, giornalista del Birmingham Post of England. La prefazione del rapporto fu scritta dal capo della British Association for the Advancement of Science. Gli Stati Uniti decisero di far emanare alla 7.ma Assemblea Generale delle Nazioni Unite una risoluzione di condanna del rapporto ISC. Solo una ventina di Stati membri delle Nazioni Unite appoggiò la risoluzione. Vi opposero anche la Gran Bretagna e il “blocco arabo-asiatico”. Il dipartimento di Stato si riferiva a chi sosteneva il rapporto ISC come “comunistofili”. Tra questi c’erano i giornali del Partito Comunista di Italia e Francia. La CIA pensò d’usare il professore di filosofia dell’Università della Pennsylvania, dott. Conway Zirkle, autore del libro “Soviet Science”, per una confutazione accademica dei risultati del rapporto dell’ISC. Gli Stati Uniti contestarono dinanzi le Nazioni Unite e la comunità scientifica internazionale le indagini “in loco” in Corea per provare l’uso delle armi batteriologiche degli Stati Uniti. Ciò alla fine fu respinto perché tali indagini potevano comportare la divulgazione di “preparativi od operazioni (ad esempio per la guerra chimica) dell’8.va armata dell’US Army che, se rivelati, potevano infliggere danni psicologici e militari agli USA”. Tale affermazione ammise che per lo meno gli Stati Uniti impiegavano armi chimiche in Corea. Inoltre, il rapporto dell’ISC estese le armi statunitensi utilizzate in Corea alle armi biologiche,
Vi sono ampie prove che gli Stati Uniti impiegarono criminali di guerra giapponesi graziati, incluso il generale dottor Shiro Ishii e i suoi assistenti, che lavorarono nell’ultrasegreta Unità 731 giapponese, ente di ricerca sulla guerra biologica nella Seconda Guerra Mondiale, per impiegare armi biologiche contro la Corea democratica. Ishii compì almeno tre visite in Corea del Sud nel 1952 su concessione del Comando per l’Estremo Oriente degli Stati Uniti. Data la storia delle relazioni tra Giappone e Corea, l’uso dei criminali di guerra giapponesi per sostenere la guerra civile contro i nordcoreani e i militari cinesi era ingiustificabile agli occhi del Nord. Il rapporto ISC scoprì la presenza di numerosi insetti nella Corea democratica che erano “finora sconosciuti”. Tra questi c’erano alcuni tipi di mosche, ragni, pulci, scarafaggi, grilli, zanzare e altri insetti. Inoltre, tali specie invasive furono trovate in luoghi assai improbabili, come neve, fiumi coperti di ghiaccio e pietre. La maggior parte degli insetti esaminati dagli scienziati dell’ISC risultò infetta da Vibrio cholera, pasteurella pestis, Eberthelss typhosa, Bacillus paratyphi A e B, Rickettsis prowazekii e shingella dysenteriae. Questi e altri contagi furono accumulati da Pentagono e CIA presso gli US Biological Warfare Laboratories di Camp Detrick (ora Fort Detrick) nel Maryland. In molti luoghi della Corea democratica che subirono un’improvvisa infestazione di specie di insetti invasivi, testimoni oculari riferirono della presenza di aerei a bassa quota che non sganciavano bombe o mitragliavano, circostanza insolita durante il conflitto coreano. La peste scoppiò presto nelle regioni in cui gli insetti, alcuni esistenti solo in ambienti tropicali, furono scoperti in posti con temperature sotto zero. L’ISC scoprì che furono rinvenuti contenitori con segni in inglese vicino le aree in cui furono trovati gli insetti.
Oltre alle prove dell’uso di armi biologiche dagli Stati Uniti, gli esaminatori dell’ISC scoprirono villaggi sottoposti ad attacchi col gas cloro. I civili nordcoreani soffrivano di sintomi di attacchi da armi chimiche. Inoltre, varie colture furono distrutte dall’uso di armi chimiche. Il rapporto ISC, criticato da PSB e CIA come fabbricazione con valide prove a sostegno, concludeva: “Le forze nordamericane in Corea hanno in possesso armi chimiche di vario genere e queste furono usate in molte occasioni contro la popolazione civile, causando numerose vittime”. Gli Stati Uniti violarono la Convenzione dell’Aia del 1907 sulle leggi sulla guerra terrestre e il Protocollo di Ginevra del 1925 sulla guerra batteriologica, durante la guerra di Corea. Per un ulteriore dialogo col governo nordcoreano che cerca di unirsi al “club nucleare” per scoraggiare le aggressioni estere, le scuse formali degli Stati Uniti alla Repubblica democratica popolare di Corea farebbero molto nel gettare le basi per un serio dialogo diplomatico inserendo la RPDC nel quadro del Trattato di non proliferazione nucleare. Tuttavia, considerando lo sciovinismo dell’amministrazione Trump, tale soluzione sembra vana.

Traduzione di Alessandro Lattanzio