Le euronullità cercano disperatamente un padrone

Chroniques du Grand Jeu 18 giugno 2018

Era rassicurante per i vassalli europei lasciarsi guidare da Washington per decenni e non decidere. Sì, ma ora l’elezione di Donald ha causato un cataclisma e l’Unione ectoplasmatica ha perso il sovrano che gli dava ordini. Lasciata a se stessa, sbanda e ciò non è triste…
In Italia, il colpo di Bruxelles si è fermato e l’alleanza “populista” ha formato il suo governo. Certo, va visto che cosa farà alla lunga, ma le prime decisioni/misure/annunci non si sono fatti attendere. Il primo ministro italiano Conte sosteneva l’idea di Trump di reintegrare la Russia nel G8, che Mosca ha gentilmente messo da parte: “Nel G20, gli ultimatum non funzionano e ci si deve accordare, penso che sia il formato più promettente per il futuro“. Uno schiaffone al club dei Paesi più indebitati del mondo… In questa occasione, le euronuillità (cioè Germania, Francia, Regno Unito e tecnocrati di Bruxelles) si opposero, con grande unanimità, al ritorno della Russia, cosa divertente quando si sa che Berlino disse il contrario solo due anni fa. A un punto, la russofobia deve fermarsi, all’altro diventa dogma della politica estera. E quando l’Italia, fedele alla linea, si propone di togliere le sanzioni alla Russia, i capi del vecchio continente sono più o meno d’accordo, perché Trump vi si oppone. I nostri piccoli eurocrati sembrano in realtà completamente persi…
È vero che in quest’ultimo caso l’improvvisa benevolenza europea puzza di gas. Abbiamo visto ripetutamente che Putin scommette sull’egoismo tedesco per avere il Nord Stream II e Frau Milka non chiede altro. Il gasdotto russo è una prova economica e gli europei lo sanno bene nonostante gli sforzi del centro imperiale descritti un mese fa: “Mentre la Germania ha iniziato a lavorare nelle sue acque territoriali, e la Finlandia pure dopo l’approvazione di Helsinki del passaggio del gasdotto nella sua esclusiva zona marittima economica, gli statunitensi sparano ovunque: minacciano sanzioni; piagnucolano sul loro agente a Kiev che sa che non può avere burro e dollari (il transito dall’Ucraina alla fine sarà di una decina di miliardi di mc l’anno); appello di Pompeo , l’ex-capo della CIA e ora segretario di Stato per gli affari esteri, il governo svedese…” Per la Svezia, è fatta: Stoccolma ha appena approvato il passaggio del tubo nella propria zona economica esclusiva. Rimane solo la Danimarca, come spiegammo ad aprile: “Il placido Paese scandinavo deve affrontare un dilemma travolgente , la “decisione più importante sulla politica estera dalla Seconda guerra mondiale: consentire o meno il passaggio del Nord Stream II dalle sue acque territoriali. Il progetto deve anche ricevere nei prossimi mesi le autorizzazioni finali di Russia (già decisa), Finlandia e Svezia. Ma sugli ultimi due, si tratta solo della loro zona economica esclusiva, governata dalla legge internazionale del mare sulla quale i governi svedesi (russofobo) e finlandesi (più equilibrato) hanno comunque poco da fare. Solo la Danimarca è preoccupata della propria sovranità, e andrebbe bene. Gli emissari USA e di Bruxelles sollecitano il governo a impedire il passaggio del Nord Stream II in 139 km dalle sue acque territoriali, mentre Mosca e Berlino incoraggiano ad accettare. Copenhagen può andare contro il suo principale partner (Germania) e la principale potenza militare europea (Russia), che ha appena testato alcuni missili nelle vicinanze? Il sistema imperiale riuscirà a silurare il gasdotto, come nel caso del South Stream?” Il principio di realtà di fronte all’impero che svanisce. Dirigenti del calibro di un De Gaulle avrebbero scelto immediatamente, ma le nostre povere euronullità vassallizzate sono intrappolate nei meandri della propria debolezza e vigliaccheria. Un esempio illuminante è la Bulgaria che nel 2014 rifiutò il South Stream su pressione del McCainistan e ora striscia a Mosca per chiedere il privilegio di accogliere un ramo del Turk Stream. Spettacolo eterno da lacchè dal destino infelice ma che non osa ribellarsi apertamente al padrone…
Un paese che sembra. siamo cauti, emanciparsi è l’Italia, come già visto. Il nuovo governo italiano non nasconde simpatia per Mosca. Oltre a chiedere la fine delle sanzioni (in opposizione a Washington) e il reinserimento della Russia nel G8 (in opposizione a Bruxelles), Roma ha anche annunciato due decisioni contrarie al sistema imperiale. Il parlamento non ratificherà il CETA, l’accordo di libero scambio tra UE e Canada. A Soros deve essergli andato di traverso il Tokaj… Ricorda ciò che volle l’oligarchia globalista negoziando di nascosto questi accordi, che in ultima analisi mirano a soppiantare gli Stati con le multinazionali che avrebbero il potere di annullare per via legale le decisioni dei governi. Un’altra cattiva notizia per Soros & Co, l’Italia ora si oppone all’immigrazione e ha vinto la prima battaglia con Bruxelles. A questo proposito, l’80% degli italiani è d’accordo col governo, che farà sudare freddo agli eurocrati non eletti. Peggio ancora, il Paese subalpino raggiunge i Paesi dell’Europa centro-orientale: Polonia, Ungheria, Slovacchia… notammo l’ironia della cosa due anni fa: “L’Europa statunitense sarà messa a morte da chi avrebbero dovuto rigenerarla? Si può seriamente porre la domanda quando si vede il crescente divorzio tra UE e i Paesi dell’Europa cento-orientale, punte di lancia della “Nuova Europa” cara ai neocon. Il piede destro di Washington dà colpi al piede sinistro e l’intero sistema di vassalli europei rischia di cadere (…) La caduta del muro e l’integrazione nell’UE delle ex-democrazie popolari furono solo il trucco dell’avanzata della NATO verso la Russia. Meglio ancora, i nuovi Stati liberi dalla protezione sovietica e ferocemente anti-russi per comprensibili ragioni storiche, avrebbero probabilmente stabilito un nuovo favorevole rapporto di forza degli Stati Uniti nell’UE di fronte a qualche febbrile fronda, ancora possibile, dalla “vecchia Europa” (De Gaulle, Chirac e Schroeder…) Tuttavia, nel momento in cui le istituzioni europee sono infiltrate e sottoposte come sempre alle pretese degli Stati Uniti, il castello di carte cade… le prime sanzioni anti-russe fecero breccia. Se accolte con gioia da Polonia e Paesi baltici, l’accettazione da Ungheria, Slovacchia e persino Repubblica Ceca fu molto più misurato, per usare un eufemismo. Prima frattura nella “nuova Europa”. E ora il problema dei profughi potrebbe benissimo allarmare. La Polonia, così favorevole agli Stati Uniti, rifiuta di obbedire alle ingiunzioni delle istituzioni ugualmente pro-USA di Bruxelles. Diamine, Brzezinski non l’ha previsto…
Senza fermarsi, Roma vuole ora formare su tale questione un asse con l’Austria e il ministro degli Interni tedesco, apertamente contrario alla sua cancelliera. Con la sua coalizione di governo sull’orlo del collasso, Frau Milka potrebbe vivere i suoi ultimi giorni al timone della Germania, con grande dispiacere dei padroni rimasti a bocca aperta con la manodopera a basso costo dei “migranti”. Il paradigma degli ultimi venticinque anni (USA = NATO = nemico russo = UE = globalismo e liberalismo) esplode ai nostri occhi. I Paesi pro-USA diventano anti-UE (Polonia), i globalisti diventano antiamericani e vogliono la fine delle sanzioni alla Russia (Merkel). Per non parlare degli Stati (Italia, Ungheria) che decisamente prendono un’altra strada. Inimmaginabile solo pochi anni fa …
Il sistema imperiale è stravolto e gli orfani euronullità, non abituata a vivere senza un padrone, sono in tumulto. Di fronte a tante disgrazie, un troll eurocrate, Verhofstadt, per non nominarlo, ha una spiegazione pronta: l’inglese Farage, l’olandese Wildeers, la francese Le Pen, l’ungherese Orban, Salvini e persino il polacco Kaczynski sono tutti al soldo di Putin!

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Una risposta a “Le euronullità cercano disperatamente un padrone”

  1. Articolo piacevole e condivisibile.
    Complimenti Sig. Lattanzio per il nuovo sito.

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